Un giovane milionario trova una bambina svenuta afferrata a due gemelli in una piazza innevata di Verona.

Un giovane milionario scopre una bambina svenuta che stringe due neonati gemelli in una piazza coperta di neve. Alessandro Moretti osserva la neve cadere attraverso i grandi vetrati del suo attico nella Torre Moretti. L’orologio digitale sul tavolo segna le 11:47, ma il trentadueenne non ha intenzione di tornare a casa. Da anni è abituato a notti di lavoro solitarie, una routine che gli ha permesso di triplicare il patrimonio lasciatogli dai genitori in appena cinque anni.

I suoi occhi azzurri riflettono le luci di Milano mentre si massaggia le tempie, cercando di scacciare la stanchezza. L’ultimo rapporto finanziario è ancora aperto sul portatile, ma le parole cominciano a sfumare. Ha bisogno di aria fresca. Indossa il cappotto di cashmere italiano e si dirige verso il garage, dove lo attende la sua Ferrari rosso fuoco. La notte è gelida, anche per gli standard di dicembre a Milano. Il termometro dell’auto segna –5 °C, 23 °F, e le previsioni indicano un ulteriore calo durante la notte.

Alessandro guida senza meta per qualche minuto, lasciandosi cullare dal morbido ronzio del motore. I pensieri gli balzano tra numeri, grafici e la solitudine che lozione avverte ultimamente. Francesca, la sua governante da più di dieci anni, insiste che dovrebbe aprirsi all’amore, come lei stessa gli dice spesso. Ma dopo il disastro dell’ultima relazione con Vittoria, una signora dell’alta società che gli era interessata solo al suo denaro, Alessandro decide di dedicarsi esclusivamente agli affari. Senza rendersene conto, arriva vicino al Parco Sempione.

Il parco è completamente deserto a quell’ora, tranne qualche addetto alla manutenzione che lavora sotto la luce gialla dei lampioni. La neve cade in grossi fiocchi, creando un paesaggio quasi irreale. “Forse una passeggiata aiuta”, mormora tra sé. Quando parcheggia l’auto, l’aria gelida gli colpisce il volto come piccoli aghi. I suoi stivali italiani affondano nella neve soffice mentre percorre i sentieri, lasciando impronte che subito vengono ricoperte da altra neve.

Il silenzio è quasi totale, rotto solo dal fruscio occasionale dei suoi passi. Allora sente un suono. All’inizio pensa sia solo il vento, ma la voce è debole, quasi impercettibile, e attiva tutti i suoi sensi. Inizia a piangere, Alessandro si ferma, cercando di capire da dove provenga quel lamento. Un suono più chiaro emerge dalla zona del parco giochi. Il cuore gli batte più forte mentre si avvicina con cautela. I giochi sono completamente coperti di neve.

Altalene e scivoli sembrano strutture spettrali sotto la debole luce dei lampioni. Il pianto diventa più forte, proviene da dietro a qualche cespuglio innevato. Alessandro si aggira tra i rami e quasi gli si blocca il cuore. Lì, parzialmente sepolta dalla neve, giace una bambina. Non sembra avere più di sei anni e indossa solo un cappotto leggero, assolutamente inadeguato per quel freddo. Ciò che più lo sorprende è vedere che stringe due piccoli sacchetti contro il petto.

“Bambini, Dio mio”, esclama, inginocchiandosi subito nella neve. La bambina è incosciente, le labbra di un colore bluastro spaventoso. Con dita tremanti le prende il polso: è debole, ma presente. I neonati cominciano a piangere più forte al sentirla muoversi. Senza perdere tempo, Alessandro si toglie il cappotto e avvolge i tre piccoli in esso. Prende il cellulare. Le mani tremano così tanto che quasi lo lascia cadere. “Dott. Bianchi, so che è tardi, ma è un’emergenza.” la sua voce è tesa ma controllata.

“Venga subito alla mia villa. No, non è per me. Ho trovato tre bambini al parco. Una è incosciente.” “Sì, arrivo subito.” Poi chiama Francesca. Anche dopo tutti questi anni resta stupito dalla sua prontezza a rispondere al primo squillo, a qualunque ora. “Francesca, prepara tre camere calde immediatamente e porta vestiti puliti. Non è per visite. Porto tre bambini, una bambina di circa sei anni e due neonati.”

“Sì, hai capito bene. Te lo spiegherò quando arrivo.” Francesca chiama anche l’infermiera che lo curò quando si ruppe il braccio, la signora Ferri. Con molta cura Alessandro solleva il piccolo gruppo. La bambina è incredibilmente leggera, i neonati, che sembrano gemelli, non devono avere più di sei mesi. Rientra in auto, felice di aver scelto un modello con ampio bagagliaio. Accende il riscaldamento al massimo e guida il più velocemente possibile verso la villa di campagna ai margini di Milano.

Ogni pochi secondi guarda nello specchietto retrovisore per controllare i bambini. I neonati si sono calmati un po’, ma la bambina resta immobile. La sua mente è invasa da domande. Come sono finiti lì? Dove sono i genitori? Perché una piccola bambina è sola con due neonati in una notte così fredda? Qualcosa non quadra. La Villa Moretti è una imponente struttura di stile georgiano di tre piani e più di 1 800 m².

Quando attraversa le porte di ferro battuto, vede che molte luci sono già accese. Francesca lo attende nell’ingresso principale con i capelli grigi raccolti in un nodo abituale e una veste la casa in una camicia di seta. “Mamma mia”, esclama vedendo Alessandro con i bambini. “Che è successo?” “Li ho trovati al Parco Sempione”, risponde subito. “Le camere sono pronte?” “Sì, ho preparato la suite rosa e le due stanze adiacenti al secondo piano. La signora Ferri è in arrivo.” Alessandro sale le scale di marmo con Francesca alle sue spalle.

La suite rosa, così chiamata per la delicata decorazione in tonalità rosa e crema, è una delle camere più accoglienti della villa. Adagia la bambina sul grande letto a baldacchino mentre Francesca si prende cura dei neonati. “Farò un bagno caldo a questi piccoli”, dice la governante, dimostrando anni di esperienza con i bambini. “Il dottore arriverà presto?” “Sì, dovrebbe essere qui.” Il campanello suona. Deve essere il dottore.

Il dott. Bianchi è un uomo di sessant’anni, medico di famiglia dei Moretti fin da quando Alessandro era piccolo. Nonostante l’ora e l’urgenza, indossa impeccabilmente il suo completo grigia. “Dove sono i pazienti?” chiede aprendo la borsa. Alessandro lo conduce nella suite rosa, dove la bambina è ancora incosciente. Il medico la esamina minuziosamente, controllando i segni vitali e la temperatura. Diagnostica una lieve ipotermia. È stata fortunata, altrimenti le conseguenze del freddo avrebbero potuto essere gravi.

Poco dopo arriva la signora Ferri, infermiera robusta di mezza età con un sorriso gentile. Con Francesca assiste i gemelli, che sorprendentemente sono in migliore forma rispetto alla sorella maggiore. “Solo un po’ di freddo”, commenta il dott. Bianchi, “la bambina ha usato il suo corpo per proteggerli dal gelo”. Un nodo si stringe nella gola di Alessandro, commosso da quel gesto di coraggio di una bambina così giovane.

Le ore successive scorrono lentamente. La signora Ferri resta con i gemelli nella stanza accanto, dove Francesca ha improvvisato due culle. Alessandro non vuole separarsi dalla bambina, osservando il suo volto pallido mentre dorme. Intorno alle tre dottorino, qualcosa in lei accende i suoi istinti protettivi come mai prima. Verso le tre del mattino la bambina inizia a muoversi, soltanto lievi sbalzi degli occhi, poi apre gli occhi di un verde intenso, pieni di paura.

Lei tenta di alzarsi di scatto, ma Alessandro la trattiene delicatamente. “Stai tranquilla, piccola”, sussurra. “I neonati, dove sono?” grida con voce piena di panico. “Sono nella stanza accanto. Francesca e la signora Ferri li stanno curando.” Il suo sguardo rimane teso, ma il timore si attenua leggermente. “Dove? Dove sono?” chiede con voce appena un sussurro. “Sei nella mia casa?”, risponde Alessandro con gentilezza. “Mi chiamo Alessandro Moretti. Ti ho trovata tu e i neonati al parco. Vi siete svenuti nella neve.” Fa una pausa, scegliendo le parole con cura. “Puoi dirmi il tuo nome?”

La bambina esita, poi morde il labbro inferiore e guarda verso la porta, come se valutare una via di fuga. “Va bene”, la rassicura Alessandro. “Qui nessuno ti farà del male, vogliamo solo aiutarti.” Livia, così si chiama, sussurra finalmente, così piano che Alessandro quasi non la sente. “Che nome bello, Livia”, sorride cercando di tranquillizzarla. “Quanti anni hai?” “Sei?” “Sei sei”, risponde ancora titubante. “E i neonati?” “Emma e Irene, vero? Sono i tuoi fratelli.” Il ricordo dei neonati riaccende la sua paura. “Devo vederli”, esulta, cercando di alzarsi di nuovo. “Stai tranquilla, sono al sicuro.” Alessandro la tiene per le spalle, poi aggiunge, “Ma devi raccontarmi cosa è successo, Livia. Dove sono i tuoi genitori?”

Il volto della ragazza si contorce in puro terrore. “Non posso tornare indietro”, afferra il suo braccio con una forza sorprendente. “Il padre li farà ancora del male. Per favore, non portargli i neonati.” Francesca, appena entrata con un vassoio di cioccolata calda, scambia uno sguardo preoccupato con Alessandro. “Nessuno ti farà del male, Livia”, promette, accarezzandole la mano tremante. Livia scoppia in un pianto silenzioso, le lacrime scivolano sul suo viso pallido. Francesca posa il vassoio sul comodino e si avvicina con un fazzoletto. “Tesoro, devi avere fame. Vuoi un cioccolato caldo? Così potrai vedere i neonati, te lo prometto.” L’idea del cibo la rallegra; il suo stomaco brontola. “Non ho mangiato da tanto”, ammette timidamente.

Alessandro sente una fitta di rabbia. “Quanto tempo è passato senza una buona alimentazione?” chiede a Francesca. “Puoi portarle qualcosa di leggero? Forse una zuppa.” “Certo, vengo subito”, risponde la governante, lanciando uno sguardo materno a Livia prima di andarsene. Mentre Livia sorseggia il cioccolato caldo a piccoli sorsi, Alessandro la osserva attentamente. Ora che è sveglia, nota segni inquietanti che prima non aveva visto: lividi giallastri sui bracci, guance concave per una bambina della sua età, occhiaie profonde. Francesca ritorna con una zuppa di verdure e pane fresco. L’aroma del cibo fa sobbalzare Livia, ma aspetta educatamente che la governante sistemasse tutto.

“Mangia piano”, le consiglia Francesca con dolcezza. “Il tuo stomaco ha bisogno di riabituarsi al cibo.” Mentre la bambina mangia, Alessandro e Francesca si scambiano uno sguardo significativo. C’è molto di più dietro a questa storia di quanto immaginassero, e le parole di Livia sul padre cattivo riecheggiano nella mente di Alessandro. Dopo aver finito la zuppa, Livia mostra segni di stanchezza, ma insiste ancora per vedere i neonati. “Solo un rapido sguardo”, concede Alessandro. “Poi devi riposare.”

La aiuta a alzarsi, stupito ancora per la leggerezza del suo corpo, e la conduce nella stanza accanto. La signora Ferri, ancora seduta su una sedia, osserva i gemelli dormire pacificamente nelle culle improvvisate. Livia entra in punta di piedi, controllando ogni bambino con un’attenzione che spezza il cuore ad Alessandro. Soddisfatta che siano al sicuro e al caldo, si lascia riportare al suo letto. “Dormi ora”, sussurra Alessandro, sistemandola sotto le coperte.

“Domani parleremo di più.” Livia prende la sua mano quando lui si alza. “Prometti che non ci troverà nessuno?”, chiede con gli occhi verdi imploranti. “Lo prometto”, risponde Alessandro con fermezza, anche se non è del tutto sicuro a chi sta promettendo. “Ora sei sotto la mia protezione.” La bambina sembra accettare e chiude gli occhi, sentendo il sonno prendere il sopravvento. In pochi minuti il suo respiro diventa regolare e profondo. Alessandro rimane accanto al letto ancora qualche istante, osservando il suo sonno inquieto.

Francesca si avvicina silenziosa e gli posa una mano confortante sulla spalla. “Anche tu hai bisogno di riposare”, sussurra. “Non riesco a smettere di pensare a quello che hanno passato questi bambini.” Francesca risponde con voce preoccupata. “Chi potrebbe far scappare un bambino in una notte così con due neonati?” “Domani ne sapremo di più”, dice la governante con prudenza. Per ora sono al sicuro. Alessandro annuisce, ma non si muove. Sa che non potrà dormire.

Il suo istinto gli dice che salvarli dalla neve è solo l’inizio di una storia molto più grande. Mentre osserva Livia dormire, fa una promessa silenziosa: farà tutto il possibile per proteggere quei tre piccoli, a qualunque costo. Fuori continua a nevicare, ma dentro la Villa Moretti tre vite piccole cominciano a trovare una nuova speranza.

Tommaso Rinaldi, il detective privato che Alessandro ha scelto per la sua discrezione,

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