Un marito vale più delle amare delusioni: la mia storia tra amori, figli, difficoltà e rinascita nella provincia italiana

MIO MARITO VALE PIÙ DELLE AMARE DELUSIONI

Mauro, questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso! Basta, ci separiamo! Puoi anche risparmiarti di cadere in ginocchio questa volta, come fai sempre: non serve più a niente! metto un punto finale al nostro matrimonio.

Mauro ovviamente non ci crede. Lui è convinto che tutto continuerà come sempre: si inginocchierà, chiederà scusa, mi regalerà lennesimo anello e io lo perdonerò. Così era già successo diverse volte. Ma questa volta ho deciso che il mio matrimonio è davvero finito. Tutte le mie dita, dai pollici ai mignoli, sono coperte di anelli, ma nella mia vita non cè più serenità. Mauro beve, e tanto.

Eppure tutto era cominciato come in una fiaba.

Il mio primo marito, Edoardo, è scomparso nel nulla. Questo succedeva negli anni Novanta, un decennio difficile in Italia, tra disordini e cambiamenti. Edoardo non era una persona facile, si andava sempre a cercare i guai. Come si dice qui da noi: “occhi da falco, ali da zanzara”. Se una cosa non gli andava a genio, iniziava a fare scenate. Sono convinta che Edoardo sia rimasto vittima di qualche regolamento di conti. Da lui non ho mai più avuto notizie. Sono rimasta sola con due bambine: a Lisa restavano cinque anni, a Raffaella solo due. Sono passati cinque anni dalla sua misteriosa scomparsa.

Pensavo di impazzire, amavo molto Edoardo, nonostante il suo carattere impulsivo. Eravamo una cosa sola, come si suol dire. Avevo deciso che per me la vita era finita: avrei cresciuto le mie bambine da sola. Su di me misi una pietra sopra. Tuttavia

Non fu per niente facile in quellepoca. Lavoravo in fabbrica, e lo stipendio lo prendevo in ferri da stiro. Dovevo venderli per comprarmi un po di generi alimentari. Passavo i miei fine settimana tra i mercatini a sbarazzarmi di quegli oggetti. Dinverno, mentre gelavo al banco del mercato con i ferri davanti, si avvicina un uomo. Gli feci pena, credo.

Signorina, ha freddo? mi chiese con premura quello sconosciuto.

Come fa a vederlo? cercai ancora di fare la spiritosa, anche se i denti mi battevano dal freddo. Ma la sua vicinanza dava già un po di calore.

In effetti ho detto una sciocchezza. Vuole riscaldarsi in un bar? La aiuto a trasportare questi ferri da stiro.

Daccordo altrimenti qui rischio proprio di lasciarci le penne, sussurrai stremata.

Alla fine non andammo da nessuna parte. Portai quelluomo verso casa mia, gli chiesi di aspettarmi sotto al portone giusto il tempo di riprendere le bambine dallasilo e di tenere docchio il mio borsone con i ferri da stiro. Corsi via in fretta, le gambe intorpidite dal gelo, ma dentro sentivo un calore nuovo.

Tornando dallasilo, già da lontano vidi Mauro (così si chiamava). Fumava una sigaretta ed era impaziente. Pensai: Beh, gli offro almeno un tè caldo, poi si vedrà!

Mauro mi aiutò a portare fin su la borsa, sei piani senza ascensore naturalmente quello era fuori servizio. Mentre io e le bambine arrancavamo al terzo piano, lui era già giù.

Aspetti, mio salvatore! Non la lascerò andare via senza averle offerto almeno un tè caldo! dissi stringendo il suo giubbotto con la mano gelida.

Non vorrei disturbare Mauro guardava le bambine.

Si figuri! Prenda le bimbe per mano, io vado avanti a mettere su il bollitore, proposi senza pensarci troppo.

Non volevo assolutamente lasciarmi sfuggire quelluomo, aveva già qualcosa di familiare per me. Tra una tazza di tè e due chiacchiere, Mauro mi propose di lavorare con lui come assistente. Mi offrì più di quanto avrei guadagnato in un anno di ferri da stiro.

Ovviamente annuii subito, un po come segno di devozione. Avrei voluto persino baciarli le mani per quellofferta

Mauro era al secondo matrimonio e proprio in quel periodo stava divorziando. Dalla prima moglie aveva avuto un figlio.

E così iniziò tutto.

Poco dopo, io e Mauro ci sposammo. Lui adottò le mie figlie come fossero sue. Era una vita da sogno. Comprammo un grande appartamento a Milano, lo arredammo con mobili costosi, elettrodomestici di ultima generazione. Poi venne anche una casa al lago. Ogni estate, puntualmente, al mare in Liguria o in Sardegna. Sembrava una favola.

Sette anni di serenità. Poi, come spesso accade, Mauro una volta arrivato allapice cominciò a rifugiarsi nel vino. Allinizio non ci badavo. Sapevo che lavorava tanto e ritenevo che un po di relax ci potesse stare. Ma quando Mauro cominciò a presentarsi in ufficio ubriaco, capii che cera un problema.

Bisogna dire che io sono sempre stata un po temeraria. Così, per distrarre Mauro dalla bottiglia, pensai di fargli un figlio. A trentanove anni. Le mie amiche, quando lo seppero, non si stupirono più di tanto.

Dai, Antonella, magari ci viene voglia anche a noi di diventare mamme a quarantanni! scherzavano.

Io però sostenevo sempre:

Se sposate un figlio, magari ve ne pentite amaramente. Ma se lo mettete al mondo, un bambino anche non previsto, non vi pentirete mai.

Così arrivarono delle gemelle. Ora eravamo in sei, tutte femmine! Mauro però non smise con lalcol. Sopportai a lungo, fino a quando sentii il bisogno di tornare alla natura e di crescere animali, coltivare. Sarebbe stato salutare per le bimbe e un diversivo per Mauro. Vendemmo lappartamento, anche la casa al lago, e comprammo una casa in un paese della campagna toscana. Aprimmo un piccolo ristorante. Mauro cominciò a dedicarsi seriamente alla caccia; prese un fucile e tutta lattrezzatura. Nei boschi non mancava certo la selvaggina.

Le cose andavano abbastanza bene, finché Mauro una notte non bevve troppo e impazzì completamente. Non so cosa abbia combinato, ma distrusse piatti, mobili, tutto, persino prese il fucile e sparò verso il soffitto!

Io e le ragazze fuggimmo dai vicini. Fu terribile.

Il mattino dopo, tornai pian piano a casa. Uno spettacolo da far venire i brividi. Mi dispiace che le bambine abbiano visto tanta paura. Tutto era rotto o distrutto. Niente tavolo dove sedersi, niente piatto da cui mangiare, nessun letto su cui dormire. Mauro dormiva svenuto per terra.

Raccolsi il salvabile e con le figlie me ne andai da mia madre, che abitava poco distante.

Antonella, che facciamo con questa tribù di femmine che mi hai portato? Torna da tuo marito. Nella famiglia capita di tutto. Passerà, vedrai, diceva mia mamma.

Lei aveva questa filosofia: meglio un marito bello, anche se con qualche marachella, che la solitudine.

Dopo qualche giorno, si presentò Mauro. In quel momento decisi che era davvero finita. Lui, però, non ricordava nulla di quella serata. Non credeva ai miei racconti drammatici. Ma ormai per me non faceva differenza. Avevo tagliato tutti i ponti. Dietro di me, solo macerie.

Non avevo idea di che vita mi attendesse. Ma pensai che era meglio soffrire la fame che rischiare la pelle per mano di un uomo fuori controllo.

Dovetti vendere il nostro ristorante per pochissimi euro, tanto era urgente scappare via. Ci sistemammo in unaltra provincia, in una casetta minuscola.

Le figlie maggiori trovarono lavoro, poi per fortuna si sposarono presto. Le gemelle andavano ancora alle medie. Tutte adoravano Mauro e continuavano a vederlo. Così, indirettamente, sapevo sempre cosa faceva. Tramite loro, Mauro supplicava di tornare insieme. Anche le figlie premevano: Dai mamma, abbassa un po la cresta. Papà si è pentito, ha chiesto scusa cento volte! Devi pensare a te, ormai non sei più una ragazzina Ma restai ferma sulla mia decisione. Volevo una vita tranquilla, senza scosse e senza drammi.

Passarono due anni.

Cominciai a sentire la mancanza di Mauro. Mi rodeva la solitudine. Tutti gli anelli che mi aveva regalato finirono al Monte di Pietà; non sono mai riuscita a ricomprarli, che peccato. Pensavo spesso agli anni felici e mi domandavo: in fondo, a casa nostra cera amore. Mauro amava tutte le ragazze nello stesso modo, era affettuoso e sapeva chiedere scusa. Era una famiglia esemplare. Ognuno ha la sua felicità, non si può desiderare quella degli altri.

E ora le figlie grandi solo telefonavano, mai avevano tempo per una visita. Lo capisco, stanno costruendo la loro vita. Ma presto anche le gemelle sarebbero volate via, e io sarei rimasta sola come unusignolo in gabbia. Le ragazze sono come le ochette: quando crescono le piume, partono per altri lidi.

Alla fine, convincendo le gemelline, ho fatto indagare un po sulla vita di Mauro. Chissà, magari si era rifatto una vita? Le bimbe hanno scoperto tutto: Mauro vive e lavora a Firenze, non tocca più una goccia di vino, è single. Ha lasciato alle ragazze il suo nuovo indirizzo. Chissà mai

Insomma, stiamo di nuovo insieme, da cinque anni.

Lavevo detto, io sono nata avventuriera.

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