Zenaide stava per dare in sposa sua figlia. Gli invitati erano una trentina, quasi tutti parenti e amici dello sposo.
La figlia, Loredana, era bellissima, come tutte le spose. Per Zenaide, quel matrimonio a soli diciannove anni era stato una sorpresa. Sperava, come ogni madre di ragazze diligenti, che prima si laureasse, e poi… ma le cose andarono diversamente. Loredana era al secondo anno, lo sposo, Edoardo, all’ultimo. Decisero di sposarsi e basta. Edoardo riteneva assurdo vivere senza un impegno ufficiale: la sua ragazza meritava di diventare sua moglie subito e per sempre!
L’ex marito di Zenaide, il padre di Loredana, non si presentò alla cerimonia, pur essendo stato invitato. Però regalò alla figlia una somma in euro, e per quello almeno lo ringraziarono. Erano passati cinque anni da quando aveva lasciato la famiglia, e non cercava mai il rapporto con la figlia, limitandosi a versare gli alimenti tramite l’ufficio.
La festa era nel pieno del suo splendore. Tutto procedeva alla perfezione, il maestro di cerimonia sapeva il fatto suo. Un solo particolare turbava Zenaide: uno degli invitati, un parente lontano di Edoardo, non le toglieva gli occhi di dosso. Ovunque si trovasse nella sala, sentiva il suo sguardo perforarla. Si infastidì: come osava quel ragazzo fissarla così?
Poi iniziò un valzer, ballo ormai raro nei matrimoni moderni, che pochi sanno ancora eseguire.
Zenaide amava il valzer e accettò con gioia l’invito proprio da quel giovane che poco prima l’aveva infastidita. Lui ballava come un angelo. Furono la coppia più elegante al centro della pista. Lei, già di bell’aspetto, quel giorno sembrava più la sorella che la madre della sposa. L’abito smeraldo le aderiva al corpo sinuoso, l’acconciatura casual ma alla moda, lo scintillio negli occhi: era irresistibile.
“Dove hai imparato a ballare così?” gli chiese quando la riaccompagnò al tavolo.
“Ho studiato balli da sala per anni. Ho occhio: ho capito subito che nessuno qui balla meglio di lei,” rispose con un sorriso.
Tutti gli altri balli, quel giorno, Marcello—così si chiamava—li dedicò solo a Zenaide. Non si allontanava, per non perdere l’occasione di invitarla ancora. A lei girava un po’ la testa per lo spumante e quella strana leggerezza, come ai tempi della giovinezza.
“E allora? È giovane, ma almeno ballerò finché non cado. Quando mai mi ricapiterà?” pensò.
Dopo il matrimonio, Loredana andò a vivere col marito, in affitto per il momento. Zenaide finì la sua settimana di ferie e tornò in ufficio. Fu sorpresa quando, uscendo dal comune—lavorava lì—vide Marcello con un mazzo di fiori.
“Che ci fai qui, e con i fiori? Domani tutte le colleghe mi prenderanno in giro, chiedendomi in che classe va il mio corteggiatore!” sbottò.
“Ho già finito l’università e lavoro. Esco un’ora prima, e oggi avevo una voglia matta di vederti. Ho avuto l’indirizzo da tua figlia. E poi, non sembro poi così giovane: ho venticinque anni, sai?” rispose lui, contrariato.
“E io quaranta, senti un po’ la differenza. Ti avverto: non insistere! Non perdere tempo! Guardati attorno, ci sono tante ragazze giovani e carine,” e si diresse decisa verso la fermata.
“Quaranta anni? Non ci credo! E anche fosse, che importa? Ti amerò a qualsiasi età, e nessuno potrà impedirmelo, nemmeno tu! Ora credo nell’amore a prima vista: da quando ti ho vista al matrimonio, sei diventata la mia ossessione,” le disse Marcello, affrettandosi a seguirla.
Da quel giorno, iniziò ad aspettarla ogni sera. Prendeva l’autobus con lei fino a casa sua, poi tornava indietro. Non chiedeva nulla, era gentile e premuroso.
Zenaide non lo negava: quelle attenzioni le lusingavano, ma la differenza d’età la spaventava. Non voleva rovinargli la vita; avrebbe dovuto trovare una ragazza giovane.
Per quanto cercasse di respingerlo, a un certo punto la loro relazione progredì. E Marcello si rivelò sensibile, onesto e serio. Quando Zenaide si ammalò di polmonite, si prese cura di lei. La salvò, praticamente. Fu allora che capì: per lui era tutto vero. La amava davvero.
Quell’ondata di passione la travolse. Quale donna avrebbe resistito?
Marcello le chiese di sposarlo. La figlia e il genero la spinsero ad accettare. Ma lei rifiutava: prima o poi, l’avrebbe lasciata.
I dubbi svanirono quando scoprì di essere incinta. Voleva interrompere la gravidanza: un figlio a quell’età? Stava per diventare nonna! E se Marcello l’avesse abbandonata?
Ma lui stravolse ogni piano. Lui e i suoi genitori la convinsero: anche se si fossero separati, avrebbero aiutato a crescere il bambino.
Così si sposarono. Festeggiarono in intimità, con i più cari, visto che il vestito della sposa ormai tradisceva la situazione.
Oggi il loro figlio Andrea ha vent’anni.
Zenaide e Marcello sono ancora insieme. Hanno tanti interessi comuni. Si capiscono al volo, a volte basta uno sguardo. Insomma, sono felici.
Ma c’è un “ma”. Adesso lei ha sessant’anni, lui solo quarantacinque. E Zenaide ancora si tormenta: gli ha rovinato la vita?
Lui, invece, non potrebbe essere più soddisfatto.





