Un padre non è da meno di una madre

Il padre non è peggiore della madre

Anna ha incontrato il suo secondo marito, Lorenzo, in un campo di volontariato sulle coste della Sicilia, dove proteggevano i nidi degli uccelli rari dai bracconieri. Era arrivata lì con suo figlio di dieci anni, Stefano.

Lorenzo era lanima e il motore di tutto il progetto un biologo appassionato con lo sguardo sempre acceso. Organizzava quei tour un po insoliti insieme a un suo vecchio amico dinfanzia: era sia un modo per staccare che una fonte di guadagno extra.

Dopo tre giorni, Anna scivolò su delle rocce bagnate e si slogò la caviglia. A quanto pareva, Lorenzo non era solo un entusiasta della natura ma anche un medico praticante. Le fasciò subito la gamba, la portò in braccio fino alla tenda e per tutta la settimana si prese cura di lei come fosse una bambina.

Mentre Stefano aiutava gli scienziati tutto entusiasta, tra gli adulti cera già quellenergia speciale che bastava uno sguardo per sentirla. Però rimanevano entrambi prudenti: venivano da storie difficili e nessuno dei due si lasciava andare troppo alle emozioni.

Tornata a casa, Anna si immerse completamente nel lavoro, cercando di dimenticare quella che, a conti fatti, era stata una piccola fuga romantica. Lorenzo pure credeva che fosse stata una semplice avventura estiva, ma due settimane dopo già chiedeva il suo indirizzo

Sei mesi dopo si trasferirono insieme, un anno dopo si sposarono.

Lorenzo si buttò senza esitazione nel ruolo di padre: aveva sempre desiderato dei figli, ma era sempre stato risucchiato dalla carriera e dalle sue passioni. Stefano, cresciuto con la mamma e la nonna, si era affezionato da morire al patrigno e presto iniziò a chiamarlo papà. Presero un appartamento bello grande con vista su un parco e cominciarono a sognare una bambina. Anna ci pensava da anni, e stavolta i loro sogni coincidevano. Avevano pure già scelto il nome Eva. Sembrava davvero che la vita non potesse andare meglio.

Tutto è cambiato con la nascita dei gemelli Eva è arrivata insieme al fratellino Michele. Anna è finita nel vortice di pannolini, pappette e notti senza dormire, aiutata come poteva dalla sua mamma. Lorenzo, per mantenere la famiglia sempre più numerosa, trovò lavoro in una grande azienda farmaceutica. Le sue giornate erano fatte di trasferte lunghe e report da preparare. Ben presto si rese conto che non aveva più voglia di tornare a casa, dove i bambini piangevano senza sosta e la moglie, stanca, non riusciva nemmeno a stare dietro a una conversazione.

Lui diceva che, visto che manteneva la famiglia, aveva diritto al suo spazio e a un po di riposo vero. Secondo Anna, invece, i figli erano una responsabilità condivisa, e Lorenzo doveva aiutare anche con la routine quotidiana. Sempre più spesso litigavano sulle regole della famiglia, e la distanza cresceva: ormai era raro che finissero una conversazione senza punzecchiarsi sul tema.

La salvezza fu lasilo. Eva e Michele non avevano ancora tre anni quando Anna riuscì a riprendere il lavoro come designer. Stefano divenne un vero aiutante. La tensione familiare si allentò. Ma solo per poco.

Dopo altri due anni, Lorenzo si innamorò. Questa volta di una collega nuova, anche lei tutta presa dal lavoro, indipendente, brillante come lui lo era stato una volta. Dopo aver tradito Anna, che pure era un tipo scrupolosissimo, Lorenzo andò subito a confessare tutto e le disse che secondo lui sarebbe stato meglio separarsi.

Ti aiuterò sempre con i bambini, promesso. Vediamo di sistemare la questione della casa in meno di un anno, ok? Però ora ti chiedo di portare via i bambini e andare da tua mamma. Il divorzio lo seguo io, non preoccuparti.

E ti sembra normale? Questa casa labbiamo presa insieme, proprio pensando a una famiglia grande gli rispose Anna, calma.

Non complicare le cose! Ti sto proponendo una soluzione civile! sbottò lui.

Devo pensarci, restò serena.

Ci pensò su una settimana e poi diede la sua risposta:

Ti sei innamorato di unaltra. Capita a molti. Ma i figli non sono solo miei, sono anche tuoi, e restano nostri per sempre, giusto? Non voglio dividere questa casa, anche se ne avrei tutto il diritto puoi starci tu con la tua nuova compagna. Ma i figli, ci dividiamo i compiti: io prenderò Stefano ed Eva, Michele resta con te.

Lorenzo rimase di sasso.

Sei fuori di testa? Come dovrei crescere da solo un bimbo dellasilo? Io lavoro! Ha bisogno della mamma!

Davvero? Anna lo guardò come fosse una rivelazione. Ma non era il tuo sogno, avere dei figli tuoi e una vera famiglia? Ecco, ora ce lhai. Anche io lavoro, caso mai non te ne fossi accorto. E dovrei tenere io tutti e tre i figli mentre tu ti rifai una vita? No, caro, almeno uno lo prendi con te. È giusto così.

Scoppiò la lite.

Lorenzo uscì di casa arrabbiatissimo e raccontò tutto ad amici, parenti e colleghi. Nessuno poteva crederci. Telefonavano ad Anna, la imploravano, la criticavano, le dicevano che era crudele e insensibile. Persino sua madre le disse che non glielavrebbe mai perdonata. Ma Anna restò ferma: «Perché un padre dovrebbe essere meno bravo di una madre? Li ama anche lui! E poi, Michele non è più neonato, è autonomo».

Spiazzato e disperato, Lorenzo alla fine cedette. Sua mamma non riuscì ad aiutarlo con il nipote stava male. La nuova fiamma, dopo aver assaporato le giornate di un papà single, sparì in meno di un mese. Lidea di occuparsi di un figlio non suo proprio non le andava.

***

Passarono tre mesi.

Una sera, Anna andò a prendere Stefano, che era stato un po da suo padre. Lorenzo aprì la porta. La casa era pulita, nellaria cera profumo di pappa, Michele era seduto sul tappeto e tutto preso a costruire con i Lego.

Lorenzo sembrava stanco, ma stranamente sereno.

Vieni dentro, disse a bassa voce.

Stefano corse a raccogliere le sue cose, e loro due rimasero in cucina.

Lo sai, iniziò Lorenzo senza guardarla, le prime settimane ti ho odiata con tutto me stesso. Pensavo che fosse la vendetta più crudela. Poi mi sono semplicemente accorto di chi era Michele. Ho scoperto che adora i pomodori e le arance. Odia laspirapolvere. È fissato coi mattoncini. Fa ridere quando russa nel sonno. E si addormenta solo se gli gratto la schiena.

Alzò lo sguardo:

Sono diventato suo padre. Sul serio. Non solo nei weekend, ma tutti i giorni.

Anna ascoltava in silenzio.

Non ti chiederò scusa per quello che è successo. Però ti ringrazio, fece un cenno verso Michele. Per noi due.

Io lo sapevo, disse piano Anna.

Sapevi che? Che ce lavrei fatta?

Certo che sì. Ma la cosa più importante è che sapevo che ti saresti affezionato davvero. Solo così poteva andare. Abbiamo sempre fatto tutto in grande, noi due, Lorenzo. Nellamore, nel lavoro, anche come genitori, mi pare.

Allora era una vendetta?

Anna sorrise e, uscendo dalla cucina, rispose:

No. Era lunica maniera per rivedere in te luomo di cui mi ero innamorata. E credo proprio di esserci riuscita.

E se ne andò, lasciandolo in quellappartamento silenzioso con il loro figlio. Per la prima volta da tanto tempo, entrambi sapevano che, anche se il matrimonio era finito, la famiglia in modo tutto nuovo, imperfetto e un po doloroso era rimasta.

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