Un piccolo miracolo di Capodanno: come un papà distratto, una mamma furibonda, una bambina che sogna Babbo Natale e un tenero gattino randagio hanno trasformato una notte di fine anno in una festa di amore e speranza, tra insalata russa, tradizioni italiane e un garage pieno di sorrisi

Un miracolo di Capodanno

Paolo, spiegami per favore, come hai potuto dimenticartene?! Te lho ricordato più volte stamattina, e ti ho mandato pure un messaggio! Giulia mi guardava con aria severa.
Io rimanevo sulla soglia della cucina, con la faccia colpevole, stringendomi solo nelle spalle.
Davvero non so nemmeno io come sia successo, Giulietta… Mi è proprio passato di mente, cercavo di giustificarmi.
E il telefono?
Il telefono non lho nemmeno tirato fuori dalla tasca, quindi il tuo messaggio non lho proprio visto…
Giulia cominciava a scaldarsi.
Quindi, il nuovo caricabatterie per la macchina non te lo sei dimenticato, ma il regalo da mettere sotto lalbero per nostra figlia sì?!
Eh, mi è proprio passato di testa… Il negozio di ricambi auto chiudeva alle otto, e mi sono precipitato, dimenticandomi di tutto il resto. Scusa.
A volte penso, Paolo, che la tua vecchia scassata, che si rompe ogni mese, ti sia più cara di Martina, sospirò Giulia, sedendosi sullo sgabello e controllando lorologio.
Erano le undici meno cinque.
Era tardi, fuori notte fonda, e ormai non si poteva cambiare nulla. E proprio il fatto di non poter fare più niente rendeva tutto ancora più triste.
Non dire sciocchezze, Giulia! Lo sai che voglio bene a Martina. Mi è solo scivolato di mente… Capita a tutti, no?
A me non capita mai, Paolo! e voleva quasi urlare, ma abbassò la voce per non farsi sentire dalla figlia.
Cercai di abbracciarla, per placare larrabbiatura che montava, ma lei si scostò, si girò di spalle e…
…iniziò a riempire la ciotola dinsalata russa.
Mezza giornata passata su questa insalata per fargli piacere, e lui… Lui dimentica il regalo della figlia!
Lo sentivo che dovevo fare tutto io, brontolava piano Giulia. E invece, mi sono fidata di te, Paolo. Credevo fossi una persona affidabile.
Giulietta, hai ragione. Ho sbagliato, ma in fondo non è poi così grave, dissi. Vabbè, il regalo non sarà sotto lalbero. Le diciamo a Martina che…
Che cosa, caro? Che le diciamo? Che suo padre ha la memoria di un pesce a trentacinque anni? O che era più importante comprare la batteria?
Le diciamo che questanno Babbo Natale aveva troppo da fare e non è riuscito a passare. Domattina le compro io il regalo e glielo consegno, come se fosse di Babbo Natale.
E dove lo trovi domani?! Tutti i negozi saranno chiusi, a parte magari qualche supermercato. Eh, Paolo, Paolo…
Non cera molto da ribattere.
Da quando era nata Martina, avevamo una tradizione: la notte di San Silvestro, subito dopo il brindisi, tutti insieme andavamo allalbero…
…e trovavamo i regali.
Martina adorava quella tradizione; come quasi tutti i bambini, credeva a Babbo Natale, nei miracoli e… nelle magie natalizie. Ogni volta che scopriva la scatolina tanto desiderata era unesplosione di gioia pura.
Quella sera aveva già sbirciato più volte sotto lalbero, sperando che il regalo apparisse anche prima di mezzanotte, e raccontava alla mamma quanto aspettasse con ansia il dono di Babbo Natale.
Chissà cosa mi porterà questanno il nonno in rosso… fantasticava la bambina. Mi piacerebbe una bicicletta come quella di Leonardo, ma andrebbero bene anche i pattini a rotelle.
Giulia sorrideva. Era appunto il regalo che aveva chiesto a me, comprare per Martina un paio di pattini.
Di solito il regalo lo sceglieva lei stessa, ma oggi lavevano chiamata urgentemente al lavoro, allora si era detta che potevo pensarci io, ormai sarei passato vicino al negozio tornando a casa.
Rientrai dopo le otto e solo alle dieci, mentre Giulia cominciava a preparare il tavolo, mi chiese complice del regalo: dun tratto, mi ricordai che non avevo comprato un bel niente…
Giulietta, dai, non roviniamoci la serata, dissi ancora, tentando dabbracciarla per consolarla. Davvero, mi è scappato. Se vuoi, parlo io con Martina e le spiego tutto. Capirà, vedrai.
Nessuna risposta.
Continuava a sistemare i piatti, le guance rigate di lacrime. Ma come si fa a dimenticarsi del regalo per la figlia?.
Fino allultimo Giulia aveva pensato che il regalo fosse solo nascosto da qualche parte; invece ormai tutto chiuso, non si compra più niente…
Ti serve una mano? chiesi incerto, vedendo la tavola già quasi pronta.
No, ormai hai già aiutato abbastanza…
In quel momento arrivò Martina, raggiante dopo essersi vista tutti i cartoni natalizi:
Mamma, papà! Mancano meno di due ore allanno nuovo! Presto Babbo Natale porterà il mio regalo!
Giulia mi lanciò unocchiataccia, ma si girò subito per non rovinare il sogno della bambina.
Aveva già escogitato un piano: avrebbe messo una busta con dei soldi sotto lalbero, scrivendo Per i pattini di Martina.
Certo, non era ciò che la piccola si aspettava, ma era meglio di niente.
Chissà, magari sarebbe bastato.
*****
Alle undici, raccolti a tavola, si sentì bussare alla porta.
Paolo, aspettavi qualcuno? chiese stupita Giulia. Io non ho invitato nessuno.
Nemmeno io… Saranno i vicini. Intanto versate da bere che vado a vedere, risposi.
Aprendo la porta, mi trovai davanti un uomo barbuto con un giaccone rosso tutto liso. Sembrava più un senzatetto che Babbo Natale: lo si capiva anche dallodore, di sicuro non era profumo.
Che vuoi? Hai sbagliato o vuoi soldi? Te lo dico subito: nemmeno un euro, tanto li spenderesti in vino.
No no, non vengo per soldi, sto benone io, rispose allegro il tipo.
Benone, certo… pensai, trattenendo a fatica una risata. Non avevo mai guardato dallalto in basso i poveracci; anzi, provavo pietà. Ma sentirsi dire sto benone proprio non suonava credibile.
Cosa vuoi allora? uscii sul pianerottolo, richiudendo la porta per non far entrare altri odori.
Ehm, ho trovato un gattino nellandrone. Guardi che musetto, tirò fuori da sotto la giacca un batuffolo bianco. Volevo chiedere se magari è vostro, lavete smarrito?
Sorrisi.
Ecco, capito: visto che i soldi non li scucio, tenta di rifilare il gattino abbandonato come lui a chiunque abbia una figlia.
No, è la prima volta che vedo questo gatto. In famiglia animali non ne abbiamo mai avuti.
Non lo volete vedere? Sicuro che a una bimba piacerebbe un sacco.
Vedi che ci prova, vuole vendermi il gattino pensai, scuotendo la testa.
No, grazie.
Capito, fece triste luomo. Allora vado a lasciarlo vicino ai cassonetti.
Stava già andando via con il gattino dentro la giacca, quando, distinto, lo bloccai.
Ehi, aspetta… Come sarebbe a dire, vicino ai cassonetti? Non puoi buttare via un cucciolo così! Lascialo nellandrone almeno.
Tanto lo cacceranno fuori di notte. Almeno lì tra le scatole di cartone il piccolo può scaldarsi e trovare qualcosa da mangiare.
A me gli animali mai avevano fatto né caldo né freddo, ma per qualche motivo ora mi dispiaceva per quella creaturina.
Mi immaginai la bestiola sola la notte, tra freddo e fame…
Forse con un po più di tempo avrei riflettuto. Ma non cera: la famiglia mi aspettava a tavola, luomo se ne andava…
Dammelo qui! presi il gattino dal tipo barbuto. Non buttarlo fuori.
Come vuoi, sorrise amichevolmente luomo, per poi incamminarsi giù per le scale.
*****
Rientrando in casa, trovai Giulia e Martina che spuntavano dalla cucina con aria preoccupata.
Che hai combinato? È successo qualcosa?
Tutto ok! risposi, cercando di nascondere il gattino dietro la schiena e sperando che non miagolasse.
Perché lo sapevo: se Giulia avesse scoperto chi avevo portato, avrebbe buttato fuori me o il gattino.
Lei lavrebbe scoperto comunque, ma volevo almeno guadagnare tempo per trovare le parole giuste su come, unora prima di Capodanno, mi ero lasciato convincere a portare a casa un micetto senza chiedere.
E chi era? Mi scrutava scettica, come se sospettasse che stessi combinando qualcosa.
Ah, era Vittorio, quello del quinto piano. Mi chiedeva consiglio su una batteria per la macchina.
Eh beh, chi meglio di te… Dai, lavati le mani e vieni, che si mangia.
Cinque minuti e arrivo!
Appena se ne andarono, corsi per casa con il gattino in cerca di un nascondiglio.
Sul balcone era ghiaccio, in bagno rischiavo che qualcuno entrasse, nella camera di Martina o nostra nemmeno pensarci. Alla fine optai per il salotto…
Paolo, ma arrivi?! gridò Giulia scocciata. Quanto ci metti?
Arrivo!
Senza pensarci troppo, aprii larmadio e misi il gattino sulla mensola in basso, lasciando la portina socchiusa per laria. Poi volai in cucina.
*****
Buon annoooo! gridavano già per strada.
Feci gli auguri a moglie e figlia, augurando salute e felicità come sempre.
Martina, presa dallentusiasmo, lasciò il suo bicchiere e corse in salotto.
Giulia, vedendola andare, si accigliò ricordandosi di non aver ancora messo la busta con i soldi sotto lalbero, e mi lanciò unaltra occhiata che voleva dire Tutto per colpa tua!.
Adesso sistemala tu, nostra figlia!
Ma Martina non era affatto delusa. Anzi, dopo qualche minuto esplose in grida di gioia, così forti che nemmeno il baccano dei botti fuori poteva coprire.
Mamma! Papà! Correte! Guardate cosa mi ha lasciato Babbo Natale sotto lalbero!
Ci precipitammo in salotto e restammo senza parole sulla soglia: Martina era lì, accanto allalbero, e sotto cera il piccolo gattino bianco.
Lo desideravo da tantissimo! Babbo Natale me lha portato! aveva le lacrime agli occhi dalla felicità. Lo chiamerò Fiocco!
La bimba prese il gattino e iniziò ad abbracciarlo forte. Giulia mi tirò in disparte.
Cosè questa storia? Da dove?! Lhai fatto tu?
Giulietta, non arrabbiarti! Ora ti spiego tutto…
Arrabbiarmi? Ma guarda che Martina è felicissima! Però… potevi almeno dirmelo che preparavi una sorpresa. Ho perso tempo a sgridarti oggi… e mi abbracciò dandosi un bacio sulla guancia.
Io restavo lì stordito, senza ancora crederci di essermela cavata così.
Proprio vero che a Capodanno succedono miracoli. Figlia felice, moglie serena.
Tutto grazie a un gattino bianco e…
Mi ricordai del senzatetto.
Senti Giulia… ti devo chiedere una cosa…
Le sussurrai allorecchio e lei mi ascoltò sorpresa, poi annuì.
*****
Ehi, Giorgio, luomo barbuto diede una pacca al collega seduto accanto a lui. Anche stasera abbiamo sistemato tutti i gattini. Si può tornare in cantina prima che chiudano il portone.
Già, siamo stati bravi, Michele. Bella lidea dei cassonetti, gli sorrise laltro.
Dici? Ho pure rischiato di beccarmi qualche insulto…
Sì, rischio cera. Ma solo chi ci tiene davvero al destino del gattino se lo porta via con sé pur di non lasciarlo là.
Verissimo…
E comunque ora i piccoli sono in buone mani, e tutto andrà bene. Ottima pensata, Michele.
Seduti sulla panchina davanti alla casa dove avevano lasciato i quattro gattini trovati in cantina, stavano a guardare la gente festeggiare. Nessuno stava loro lontano come spesso succedeva; anzi, auguravano pure buona fortuna, a cui loro ringraziavano.
Dun tratto la porta si spalancò e Paolo uscì di corsa, guardandosi intorno. Mi vide sulla panchina, mi fece cenno con la mano e si avvicinò.
Che fa quello? Ha cambiato idea sul micino? chiese Michele, riconoscendo in me colui a cui aveva dato lultimo gattino.
È proprio lui? Che strano…
Buon anno, amici! dissi porgendo loro una grande busta. Con mia moglie vi abbiamo preparato qualcosa per la notte, almeno questa sia una bella festa.
Grazie, sinceramente non ce lo aspettavamo, ringraziarono Giorgio e Michele.
E questa è da parte mia, aggiunsi una bottiglia di spumante. Per un brindisi come si deve.
Vedi che i miracoli capitano, Michele! esultò Giorgio, sfregandosi le mani.
Stavo tornando indietro, poi mi girai di nuovo verso di loro.
Dove pensate di festeggiare, se posso chiedere?
Dalle parti della cantina, qui vicino. Almeno non si gela, si dorme sul cartone…
Ma sapete cosa vi dico? Venite con me.
Dopo cinque minuti, eravamo davanti al garage. Aprii il portone e li invitai dentro.
Accomodatevi qui, cè anche un divano letto, il riscaldamento si può accendere, e cè il tavolo già pronto. Decisamente meglio che laggiù. Sposto la macchina fuori nel cortile, fate pure come a casa vostra.
Ma si sta anche stretti, non vogliamo sceccarti… provarono a protestare.
Scossi la testa.
No, fuori va bene, non succede nulla. Però mi raccomando, non esagerate col bere.
Ma no, solo un sorso per la festa, assicurò subito Michele.
Perfetto. Mi fido. Domani torno, magari mi raccontate qualcosa di voi; forse potrò aiutarvi anchio, chi lo sa.
Davvero incredibile, borbottò Giorgio.
Già, annuì Michele.
E così fu: una notte davvero di Capodanno. Con un piccolo miracolo, per tutti.

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Un piccolo miracolo di Capodanno: come un papà distratto, una mamma furibonda, una bambina che sogna Babbo Natale e un tenero gattino randagio hanno trasformato una notte di fine anno in una festa di amore e speranza, tra insalata russa, tradizioni italiane e un garage pieno di sorrisi