Oggi ho visto un uomo entrare nel bar con laria di chi ha dormito per strada. Ma quando ha parlato, tutti hanno smesso di chiacchierare.
Era sporco di fuliggine, la camicia strappata al colletto, il mento macchiato di polvere, come se fosse appena uscito da un edificio crollato. Nessuno lo ha fermato, ma nessuno lo ha salutato neanche.
La gente lo fissava. Sussurrava. Due donne al tavolo accanto si sono scostate, come se la sua presenza fosse contagiosa.
Si è seduto da solo. Non ha ordinato niente. Ha solo preso un tovagliolo, come se avesse un significato speciale, lha posato con cura davanti a sé e ha fissato le sue mani.
Poi il cameriere si è avvicinato, incerto.
“Signore, ha bisogno di aiuto?” ha chiesto.
Lui ha scosso la testa in silenzio.
“Ho solo fame” ha detto. “Vengo dallincendio di Via Sesto.”
Nel locale è sceso un silenzio tombale.
Quella mattina tutti i telegiornali avevano parlato dellincendio in Via Sesto. Un palazzo di tre piani era andato a fuoco. Non cerano vittime perché qualcuno, prima ancora che arrivassero i pompieri, aveva tirato fuori due persone dalluscita laterale.
Nessuno sapeva chi fosse stato.
E poi si è alzata una ragazza con la giacca di pelle. Cinque minuti prima aveva persino fatto gli occhi al cielo quando lo aveva guardato. Ora, invece, si è avvicinata e
Si è seduta di fronte a lui come se lo conoscesse da una vita.
“Buongiorno” ha detto, tirando fuori il portafoglio. “Mi permetta di offrirle una colazione.”
Luomo ha battuto le palpebre lentamente, come se non avesse sentito bene. Poi ha annuito una volta sola.
Il cameriere ha esitato, ma ha preso lordine. Pancakes, uova al tegamino, caffè tutto quello che luomo non aveva chiesto.
“Come si chiama?” ha domandato la ragazza.
Lui ha esitato. “Alessio.”
Pronunciandolo piano, uniforme poteva essere un nome inventato. Ma nella sua voce cera una stanchezza che non sembrava una bugia.
Lei, nonostante tutto, ha sorriso. “Io sono Chiara.”
Lui non ha ricambiato il sorriso, ha solo annuito. Continuava a fissarsi le mani, come se ricordasse qualcosa di terribile.
“Ho visto le notizie stamattina” ha detto Chiara. “Dicevano che qualcuno ha salvato due persone. Da una scala laterale che sembrava chiusa.”
“Sì” ha risposto luomo, ancora concentrato sui suoi palmi. “Non era chiusa. Non del tutto. Solo, cera troppo fumo. La gente nel fumo va nel panico.”
“Vuol dire che era lei?”
Ha alzato le spalle. “Ero lì.”
Lei lo ha scrutato. “Lei ci abitava?”
Luomo lha guardata. Non arrabbiato. Solo stanco. “Non proprio. Stavo in uno degli appartamenti vuoti. Non avrei dovuto esserci.”
Intanto è arrivato il cibo. Chiara non ha fatto altre domande. Gli ha solo spinto il piatto davanti e ha detto:
“Mangi.”
Non ha usato le posate ha mangiato con le mani, come se si fosse dimenticato delle buone maniere. La gente continuava a guardare. A sussurrare. Ma più piano, adesso.
Quando ha finito metà delle uova, finalmente ha alzato lo sguardo e ha detto:
“Gridavano. La donna non riusciva a camminare. Suo figlio doveva avere sei anni. Non ho pensato. Li ho solo afferrati.”
“Lei li ha salvati” ha detto Chiara.
“Forse.”
“Lei è un eroe.”
Luomo ha riso, un suono secco.
“Dai, no. Sono solo un tizio che ha sentito lodore del fumo e non aveva niente da perdere.”
La frase è caduta pesante. Chiara non sapeva cosa dire, così lo ha lasciato finire di mangiare.
Quando ha finito, si è pulito le mani con lo stesso tovagliolo che aveva posato con tanta cura davanti a sé. Lha piegato e infilato in tasca.
La ragazza ha notato che le sue mani tremavano.
“Sta bene?” ha chiesto.
Lui ha annuito.
“Non ho dormito stanotte.”
“Ha un posto dove andare?”
Non ha risposto.
“Ha bisogno di aiuto?”
Ha alzato appena le spalle.
“Non del tipo che la gente di solito offre.”
Per un po sono rimasti in silenzio. Poi Chiara ha domandato:
“Perché stava in un appartamento vuoto? È senzatetto?”
Non è parso offendersi. Ha solo detto:
“Qualcosa del genere. Una volta ci vivevo. Prima che tutto accadesse.”
“Tutto?”
Luomo ha fissato il tavolo, come se la risposta fosse incisa nel legno.
“Lanno scorso è morta mia moglie. Incidente dauto. Poi ho perso la casa. Non sono riuscito a riprendermi.”
A Chiara è salito un nodo alla gola. Non si aspettava tanta onestà.
“Mi dispiace molto” ha detto.
Luomo ha annuito una volta, poi si è alzato.
“Grazie per il cibo.”
“È sicuro di non voler restare ancora un po?”
“Non dovrei essere qui.”
Stava per andarsene, ma Chiara si è alzata.
“Aspetti.”
Si è fermato. Lha guardata con uno sguardo spento ma attento.
“Non può sparire così. Ha salvato delle persone. Questo conta.”
Luomo ha sorriso, triste.
“Non cambia dove dormirò stanotte.”
Chiara si è morsa il labbro. Ha guardato il bar. La gente li fissava ancora. Non le importava.
“Venga con me” ha detto.
Lui ha aggrottato le sopracciglia.
“Dove?”
“Mio fratello gestisce un dormitorio. Non è grande, non è perfetto, ma è caldo. Sicuro.”
Lha guardata come se gli avesse offerto la luna.
“Perché lo fa?”
Chiara ha alzato le spalle.
“Non lo so. Forse perché mi ricorda mio padre. Lui riparava le biciclette dei bambini del quartiere. Non chiedeva mai niente. Dava soltanto.”
Le labbra di Alessio hanno tremato appena.
Senza dire una parola, lha seguita.
Il dormitorio era nel seminterrato di una vecchia chiesa, a tre isolati di distanza. Il riscaldamento era traballante, i letti duri, il caffè sapeva di cartone. Ma lo staff era gentile, e nessuno guardava Alessio come se non avesse diritto di essere lì.
Chiara è rimasta ancora un po. Ha aiutato a registrare alcuni nuovi arrivati. Ogni tanto guardava Alessio, seduto sulla sua branda a fissare il vuoto.
“Dagli tempo” ha sussurrato suo fratello, Marco. “Tipi come lui? Sono stati invisibili troppo a lungo. Ci vuole tempo perché si sentano di nuovo persone.”
Chiara ha annuito. Non lha detto ad alta voce, ma aveva deciso che sarebbe tornata ogni giorno finché quelluomo non le avrebbe sorriso.
Le notizie si sono sparse in fretta.
Anche i sopravvissuti dellincendio sono venuti avanti. Una giovane madre, Francesca, e suo figlio, Luca. Hanno raccontato ai giornali di un uomo che li aveva portati fuori dal fumo denso, avvolgendo il bambino nella sua giacca e dicendo: “Trattieni il fiato. Ti tengo io.”
Un furgone delle agenzie di stampa





