Un ultimo addio tra lacrime e coraggio: Nikita sfida tutto per esaudire l’ultimo desiderio di Michai…

Stamattina Giacomo Serafini stava davvero peggio. Faticava a respirare.
Matteo, non voglio niente. Niente delle vostre medicine, niente di niente. Ti chiedo solo una cosa: fammi salutare Fido. Ti prego. Stacca tutta questa roba
Indicò le flebo attaccate al braccio.
Non riesco ad andarmene così, capisci non ce la faccio
Una lacrima gli scivolò silenziosa sulla guancia. Matteo sapeva bene che, se avesse staccato tutto, forse non sarebbe riuscito nemmeno a portarlo fuori dalla stanza.
Nel frattempo, si erano radunati anche gli altri uomini della stanza.
Matteo, davvero non cè un modo? Così non si fa
Capisco ragazzi però qui è un ospedale, tutto deve essere sterile
Ma chi se ne importa Guarda, non riesce a lasciarci
Certo che aveva capito tutto. Ma cosa poteva fare? Poi si alzò. Che vada tutto allaria, che vadano allaria anche i progetti di mio padre. Se proprio devo, che mi licenzino. Si voltò di scatto e incontrò lo sguardo di Lucia. I suoi occhi brillavano per lammirazione.
Matteo uscì di corsa.
Fido, ascolta, dobbiamo fare in fretta e stare zitti. Magari nessuno ci vede. Vieni, andiamo da Giacomo.
Stava già aprendo la porta quando qualcuno si mise di traverso. Davanti a lui cera la dottoressa Emma De Laurentiis.
E cosa pensi di fare?
Dottoressa De Laurentiis La prego, davvero. Solo cinque minuti. Devono salutarsi. Lo capisco, può anche licenziarmi.
Lei rimase zitta per un lunghissimo minuto. Chissà cosa le passava per la testa in quel momento, ma poi si fece da parte.
Va bene. Allora che licenzino anche me.
Fido, vieni!
Matteo si lanciò di corsa nel corridoio dellospedale, con Fido che gli correva accanto. Lucia aveva già aperto la porta. Il cane, come avesse capito tutto, in due balzi era davanti alla camera un altro salto e Fido stava già sulle zampe posteriori, con le anteriori appoggiate al bordo del letto di Giacomo Serafini. In stanza regnava un silenzio irreale. Luomo aprì gli occhi. Provò a sollevare una mano, ma le flebo lo bloccavano. Allora, con laltra, se le strappò via da solo.
Fido! Sei qui
Il cane posò la testa sul petto di Giacomo. Lui riuscì ad accarezzarlo una, due volte. Gli si disegnò un sorriso. Quel sorriso gli rimase sulle labbra. La sua mano scivolò giù. Qualcuno mormorò sottovoce:
Il cane sta piangendo
Matteo si avvicinò al letto. Fido, davvero, piangeva.
Basta. Andiamo Vieni
***
Matteo si sedette sul muretto mentre Fido si infilò nei cespugli e si rannicchiò lì. Gli si avvicinò uno degli uomini della stanza, quello che per primo aveva dato i suoi polpettoni a Fido. Gli porse un pacchetto di sigarette. Matteo lo guardò, stava per dire che non fumava, ma poi scrollò le spalle e ne accese una.
Poco dopo si sedette anche Lucia, con gli occhi gonfi e il naso tutto arrossato.
Luci oggi è il mio ultimo giorno.
Come mai?
Allinizio ero qui per punizione, poi volevo dimostrare a papà che potevo farcela Avrebbe dovuto lasciarmi la ditta. Ma non è quello il punto. Non ce la faccio più. Torno a casa. Gli dirò chiaramente che suo figlio non vale niente. Scusami, Luci
Matteo se ne andò. Consegnò la lettera di dimissioni, prese le sue cose. Lucia lo guardava dalla finestra mentre arrivava con la sua Alfa Romeo davanti allospedale, ne scendeva, apriva lo sportello del passeggero e si dirigeva verso i cespugli. Parlava con Fido, poi rientrava in auto, si appoggiava e aspettava. Fido lo raggiunse dopo qualche minuto. Si fissarono negli occhi a lungo, poi Fido saltò in macchina.
Lucia si mise a piangere ancora.
Non sei un fallito! Sei il migliore!
***
Un paio di giorni dopo Lucia vide arrivare, insieme al direttore sanitario, un uomo che somigliava moltissimo a Matteo. Scese di corsa le scale e lo raggiunse fuori dallospedale.
Lei è il papà di Matteo?
Il direttore la guardò tra il divertito e il perplesso.
Lucia, che succede?
Aspetti, dottor Sergio! Mi licenzi dopo se vuole! Allora, lei è suo padre?
Vittorio Serafini la guardava stupito, questa ragazzina con le lentiggini e le guance rosse.
Sì, sono io.
Non si azzardi! Ha capito? Non si azzardi nemmeno a pensare che Matteo non valga niente! Lui è il migliore! È stato lunico ad avere il coraggio di lasciare che Giacomo potesse salutare il suo amico prima di morire! Matteo ha davvero cuore e anima!
Lucia si voltò e rientrò dritta in ospedale. Vittorio Serafini sorrise sornione.
Hai visto comè?
Sergio rispose:
Eh, e con lei che ci facciamo? Bella persona, ma sempre la verità le serve!
E questo è un male?
Non sempre è semplice
***
Passarono tre anni.
Dal cancello di una bella villetta uscì tutta la famiglia. Matteo spingeva il passeggino, mentre Lucia conduceva al guinzaglio un enorme e bellissimo cane. Arrivarono al fiumicello e Lucia liberò Fido.
Fido, non allontanarti troppo!
Il cane, a balzi enormi, corse verso il fiume. Dopo un paio di minuti il bambino nel passeggino iniziò a strillare. Fido tornò indietro con la stessa velocità.
Lucia rise.
Matteo, mi sa che la tata non ci serve proprio! Ma che cè adesso? Sonia ha solo perso il ciuccio.
Il bimbo si riaddormentò, Fido sbirciò nel passeggino e, dopo essersi accertato che fosse tutto a posto, volò di nuovo verso una farfallaMatteo raccolse il ciuccio e lo pulì con cura, mentre Fido si accucciava vicino al passeggino, attento su ogni movimento della piccola. Sonia stringeva il muso del cane tra le mani e Fido, complice, si lasciava fare. Lucia si fermò a guardarli: la sua famiglia, unita in quella calma luminosa di metà pomeriggio. A pochi passi scorreva lacqua chiara, e tutto sembrava finalmente semplice.

Matteo avvicinò le labbra allorecchio di Lucia:
Tu hai avuto più coraggio di me, quel giorno. Senza di te
Lucia scosse la testa, sorridendo:
Si fa quello che si deve, quando si sa cosa conta davvero.

Sonia starnutì. Fido le leccò la guancia, facendola ridere di gusto. Il vento portava il profumo dellerba tagliata e il rumore dellacqua. Matteo si chinò a carezzare Fido, il vecchio compagno che aveva insegnato a tutti loro cosa fosse la lealtà, la speranza, il coraggio di non lasciarsi indurire mai.

A quellistante giunse il pensiero breve, sottile, ma così vero che certe storie finiscono, ma solo per chi non sa guardare bene. Perché, a volte, basta il tempo di un abbraccio, la corsa gioiosa di un cane fedele, o una piccola mano che trova la tua, per scoprire che lamore non lascia cicatrici. Solo tracce luminose, che brillano anche nei ricordi degli addii.

Lucia prese per mano Matteo.
Andiamo. Ci aspettano ancora tante passeggiate.
E insieme, mentre il sole calava, si misero in cammino lungo il sentiero. Fido in testa, Sonia tra le braccia, ognuno portando con sé la certezza che la cosa più importante, alla fine, era arrivare insieme dovunque portasse la vita.

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Un ultimo addio tra lacrime e coraggio: Nikita sfida tutto per esaudire l’ultimo desiderio di Michai…