Brava donna, davvero. Eh, che faremmo senza di lei?
E tu però a Rosa le dai solo duemila euro al mese.
Ma dai, Lucia, le abbiamo pure intestato lappartamento!
Carlo si alzò dal letto, con la lentezza degna di uneroica tartaruga, e si trascinò verso la stanza accanto. Nella luce flebile della lampada notturna, scrutò con occhi miopi sua moglie.
Si accovacciò vicino a lei, sulle ginocchia scricchiolanti.
Pare tutto a posto.
Si rimise in piedi e partì per la cucina. Prese il kefir (ormai non si usa più il latte la sera), passò al bagno e tornò nella sua cameretta.
Si stese sul letto. Il sonno tardava a venire:
Abbiamo novantanni io e Lucia. Novanta tondi. Quanta vita alle spalle Tra poco toccherà bussare al Paradiso, e qui accanto non è rimasto nessuno.
Le figlie, la Maria, non cè più: non aveva ancora compiuto sessanta.
Anche Gabriele, il nostro mascalzone, non cè più: sempre a far bisboccia.
La nipote, Chiara, vive in Germania da ventanni e chi la sente? Di noi ormai se ne sarà scordata Avrà figli grandi, chissà
Non si accorse nemmeno di essere caduto nel sonno.
Si svegliò di colpo, sentendo una mano:
Carlo, tutto bene? sussurrò una voce debole.
Aprì gli occhi. Lucia era china su di lui.
Coshai, Lucia?
Ti vedevo immobile, mi sono spaventata.
Ma va, son vivo! Torna a dormire!
Si allontanarono quei passetti strascicati. Clic, la luce della cucina.
Lucia bevve un bicchiere dacqua, passò di nuovo in bagno e tornò a letto.
Eh, prima o poi mi sveglierò e lui non ci sarà più. E poi che faccio? O magari tocca prima a me.
Carlo già ha prenotato pure i nostri funerali, pensa te. Non avrei mai detto che si potesse organizzare sta cosa in anticipo. Daltra parte chi lo fa per noi?
La nipote, zero. La vicina, Rosa, solo lei viene a trovarci. Ha le chiavi di casa, Carlo le passa mille euro al mese dalla pensione. Ci prende la spesa, le medicine, due chiacchiere. I soldi, che ce ne facciamo ormai? E i nostri amati quattro piani a piedi, non li facciamo più.
Carlo aprì gli occhi: il sole spuntava dalla finestra. Balcone, unocchiata allalbero di alloro del cortile e un sorriso gli illuminò la faccia.
Siamo arrivati allestate anche stavolta!
Andò a vedere come stava Lucia. Lei era seduta assorta sul letto.
Lucietta, su, basta musi lunghi. Vieni, ti mostro una cosa!
Oh, non ho più le forze ormai! mugugnò la vecchina, alzandosi piano. Dove vuoi andare?
Su, andiamo!
La sorresse fino al balcone.
Guarda che verde quellalloro! E pensare che dicevi che non arrivavamo allestate Siamo ancora qua!
Eh, sì! E cè pure il sole oggi.
Si sedettero sulla panchina sul balcone.
Ti ricordi quando ti invitai al cinema? Eravamo ragazzi, chissà quanti anni fa. Anche allora era già tutto verde.
Pensi che si possa dimenticare? Sono passati che, settantacinque anni?
Persero un bel po di tempo sui ricordi, e a dire il vero, a questetà, uno si dimentica pure cosa ha fatto ieri ma la giovinezza no, mai.
Accidenti, è volata la mattina! si alzò Lucia. E ancora niente colazione.
Lucietta, fai un bel tè buono stavolta! Basta sto brodino di erbe!
Eh ma sai che non possiamo
Dai, giusto leggero, ma metti un cucchiaino di zucchero!
Carlo sorseggiava la tisana slavata, con un micro-panino al formaggio, e ricordava i tempi in cui la colazione era sacra: tè vero, pane, dolci, frittelle
Arrivò Rosa, la vicina, col suo sorriso luminoso.
Come va oggi?
Ma che vuoi che vada a novantanni? rispose con una smorfia Carlo.
Se scherzi così, vuol dire che va ancora bene. Che vi serve dalla spesa?
Rosa, guarda, un po di carne, eh? chiese Carlo con speranza.
Ma la carne non potete
Il pollo sì.
Vabbè, vi faccio un bel brodino di pollo con pastina!
Rosa sparecchiò, lavò i piatti e poi via, di nuovo fuori.
Lucia, andiamo a prendere il sole sul balcone!
Andiamo, va!
Rosa tornò con un pentolino di zuppa fumante:
Vi porto un po di pastina; poi preparo il pranzo!
Che donna meravigliosa, disse sottovoce Carlo guardandola andar via, Che faremmo senza di lei?
E tu a Rosa solo duemila euro gli dai
Lucia, lappartamento è suo, eh!
Lei non lo sa, però
Rimasero lì fino a pranzo. Brodo di pollo, pastina, patata schiacciata. Lucia sorrise nostalgica:
Così piaceva alla Maria e a Gabriele, quando erano piccoli
Ed eccoci invece, a farci cucinare da estranei, sospirò Carlo.
Forse è questo il destino nostro, Carletto Quando spariamo noi, manco una lacrima.
Basta Lucia, ora arriva la pennichella!
Hai ragione, caro Dice sempre la gente:
«Anziano e bambino, pari sono: pappa, nanna e merenda.»
Carlo fece un micrissimo riposino, poi si strascinò in cucina. Trovò due bicchieri di succo, sistemati da Rosa con quella sua cura.
Li prese tra le mani tremolanti e portò uno a Lucia, che fissava meditativa la finestra.
Che cè, Lucietta, che ti fai triste? Vieni, beviamo il succo!
Lei bevve un sorso.
Anche tu fatichi a dormire, eh?
Sarà il tempo, chi lo capisce
Anchio da stamattina mi sento strana, come se Lucia scosse la testa. Carlo, mi raccomando: trattami bene ‘sto giorno che toccherà a me, eh?
Ma che dici, Lucia! Come faccio senza di te?
Uno di noi dovrà pur andare via per primo
Basta, dai, al balcone!
Restarono lì anche al tramonto. Rosa portò una bella tagliata di ricotta. Dopo cena, si sedettero davanti al televisore. Ogni sera stessa storia: i film nuovi non ci fanno capir nulla, meglio i vecchi sketch e i cartoni.
Quella sera, solo un cartone. Lucia si alzò:
Io vado a letto. Sono stanca.
Allora vado anchio.
Fammi guardare bene in faccia! chiese lei allimprovviso.
Perché mai?
Così, solo per guardarti.
Rimasero a fissarsi a lungo. Forse vedevano i ragazzi di cinquantanni prima.
Ti accompagno al letto.
Lucia prese Carlo sotto braccio e si incamminarono piano.
Lui lavvolse nella coperta con dolcezza e si avviò verso la sua camera.
Aveva un peso sul petto. Non dormiva proprio.
Sembrava di non aver mai chiuso occhio, ma lorologio digitale segnava le due di notte. Allora si alzò, andò verso la stanza di Lucia.
Lei stava lì, occhi socchiusi.
Lucia!
Le prese la mano.
Lucia, svegliati Lucia!
Unimprovvisa mancanza daria lo colpì. Si trascinò in camera sua, prese i documenti preparati e li lasciò sul tavolo.
Tornò da Lucia. Si sedette accanto a lungo, poi si sdraiò, chiuse gli occhi.
La rivide: era giovane, bello come settantacinque anni prima. Lei camminava verso una luce lontana. Lui le corse incontro, la prese per mano.
Al mattino Rosa entrò. Erano lì, uno accanto allaltra, con lo stesso sorriso sereno.
Chiamò il 118, tremante.
Il medico guardò i due vecchietti sul letto e scosse la testa:
Sono andati via insieme. Devessere stato un grande amore.
Li portarono via e Rosa crollò su una sedia. Sul tavolo, i documenti e il testamento col suo nome.
Si coprì il volto con le mani e pianse.
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