Chi è quella donna e che ci fa? sbottò Ginevra, lanciando la borsa a terra e pronta a scagliarsi a pugni.
È Veronica! rispose Marco con aria soddisfatta.
Che sporco! si incrinò sul viso. Che ci fa qui?
Vedi tu! Marco tirò un lungo respiro, lasciando che il profumo di carne si diffondesse per lappartamento. Sta friggendo le polpette!
Sei impazzito per le polpette? rimase a urlare Ginevra. Hai portato una sconosciuta in cucina per farti cuocere le polpette?
Esatto! annuì Marco. Dopo le mie polpette mi è venuta voglia di qualcosa di più sostanzioso!
Dalla cucina spuntò Veronica:
Ah, sono qui! Finalmente una padrona di casa! Il tuo marito non sa nemmeno come rosolare una polpetta!
Come? Non lo so! sbuffò Ginevra, incredula. Certo che lo so!
Non ho notato che il tuo uomo si fosse tirato indietro quando gli ho proposto di cucinare per lui! Veronica fece una smorfia. Che ne dite, gli offro qualcosaltro? Magari accetterà!
Ti taglio a pezzettini con le mie mani! ringhiò Ginevra.
Con le tue mani non mi preoccupo di nulla! Hai le unghie curate, il rossetto sempre perfetto!
Con quelle mani dovresti solo arricciare i ricci e farti vedere importante! Si capisce subito che non sai nulla di casa!
Sì, è Ginevra si strozzava dal ridere. Solo perché
Vattene, signora daffari, ti porto una polpetta! Ma solo una, altrimenti non starai più nei tuoi tacchi! Veronica la invitò in cucina.
Ti farò vedere! disse Ginevra, passando accanto a Marco. Dopo ti occupo io di te, poi preparati!
Non rubare le mie polpette! gridò Marco alle sue spalle.
Ginevra entrò in cucina con la determinazione di strappare via quellintrusa, pronta a cacciarla fuori.
Veronica la aspettava seduta al tavolo, versando il tè in due tazze.
Un po di balsamo per calmarsi? chiese con un sorriso.
Sì, a te Ginevra sputò tra i denti.
Come vuoi, rispose Veronica scrollando le spalle, a me il tè rimane!
Tu! sbottò Ginevra lanciando imprecazioni.
Hai tolto la lingua! si alzò Veronica. Hai spinto Marco a girare per strada a cercare chi gli cucini le polpette!
Solo quando un uomo ha promesso di dimagrire con una dieta di polpette, si può farlo morire di fame. Negli altri casi, luomo deve stare sazio, pulito e amato!
Eh rispose incerta Ginevra.
Bene, lho fermato! Altrimenti si era già messo a girare con un parrucchiere chimico, pronto a fare le polpette, a preparare il letto e a fare tutto il resto!
E tu? chiese sorpresa Veronica, sedendosi sullo sgabello.
A me serve? Veronica sorrise, sorseggiando il tè. Ho già un marito! E tu, cliente abituale, vuoi che gli faccia un favore!
E lo salvo per te! Ti avviso, altrimenti se ne andava per strada a chiedere chi gli friggesse le polpette!
È un tipo di uomo da tenere stretto, non da farlo volare! Per te lo ho tenuto!
Mi sembra di averti già incontrata, osservò Ginevra con sospetto.
Che memoria hai! rise Veronica. Lavoro nella macelleria sotto casa vostra! Voi e il marito venite sempre a fare scorta da me!
Proprio così! esultò Ginevra.
Nel tuo portafoglio! replicò Veronica. Hai mandato tuo marito a invitare una donna estranea in cucina per le tue polpette? È normale, ormai?
***
Allinizio Marco e Ginevra erano una famiglia tradizionale. Marco lavorava e provvedeva, mentre Ginevra era in congedo di maternità.
Le era capitato di trascorrere otto anni a casa con i bambini, tre dei quali aveva già allattato, così ha portato a termine il suo programma di genitore.
Marco era felice di avere una famiglia così numerosa e unita. Lui era figlio unico e ricordava bene quanto fosse solitaria la vita quando i genitori erano al lavoro.
Sognava ancora da ragazzo:
Se avessi un fratello o una sorella, giocheremmo insieme!
Nella sua famiglia Marco ha fatto di tutto per non trasmettere ai figli le proprie tristezze.
Tre figli, e Ginevra era una casalinga, sempre in casa.
Molti non capivano come Marco riuscisse a mantenere una famiglia così numerosa. Eppure, insegnante universitario, i salari non sono grandi.
Il segreto della stabilità finanziaria di Marco non era in schemi loschi o attività illegali, ma nella buona sorte.
Per il suo diciottesimo compleanno, i genitori di Marco gli regalarono una cascina. Nessuno sapeva davvero perché, ma era un dono.
Marco, però, studiava alluniversità e voleva restare professore. La cascina non lo interessava affatto.
Due anni prima dei ventanni, la cascina rimase chiusa; poi Marco decise di liberarsene.
La vendette a buon prezzo, senza sprecare i soldi in follie, e li diede a un amico, Arnaldo, per avviare unattività.
Arnaldo non sprecò quei soldi: li investì in unimpresa che crebbe rapidamente, e Marco divenne socio. Marco però rimaneva al di fuori del business.
Arnaldo, tu lo capisci, occupati pure! gli diceva. Metti il mio saldo sul tuo conto!
Allinizio gli introiti erano modesti, ma con il tempo aumentavano.
Il denaro cominciò a bastare per tutto e avanzava ancora. Quello che avanzava lo depositava.
Per qualcosa di grande, sorrideva Marco. I figli potranno usarlo per studi, case, auto, matrimoni!
Così la famiglia viveva serena e unita. Marco continuava a insegnare, a fare ricerca, a pubblicare; era felice.
Ginevra si occupava della casa, dei bambini e di Marco.
Il tempo libero e le spese venivano condivisi; la vita era comoda finché il figlio minore non compì dieci anni.
Marco non cambiò nulla, ma Ginevra sentì il peso della vita. I bambini non avevano più bisogno di lei come prima; il vuoto si faceva sentire.
Marco, credo di impazzire, non ce la faccio più! disse un giorno. Ti amo, amo la nostra famiglia, ma mi sto sciogliendo!
Cè Ginevra, la moglie, la mamma, la casalinga. Non cè più la donna felice. Temeva di abbandonare tutto e fuggire.
È una cosa seria, rispose Marco. Cosa proponi?
Marco era pronto a sentirla dire non lo so. Era una scusa femminile: alzare la voce e poi far risolvere gli altri.
Iniziò a pensare a hobby per lei, ma Ginevra gli riservò una sorpresa:
Voglio avviare unattività! dichiarò. Abbiamo dei risparmi che rendono qualche percento. Se ne prendo una parte per un business, o moltiplico il capitale, o lo perdo, non sarà una catastrofe per noi.
Mmm rifletté Marco.
Tesoro, sorrise Ginevra. Se riesco, sarò madre, moglie e imprenditrice! E se fallisco, capirò che non è per me, ma almeno non sarò rimasta a rimpiangere.
Allora fai come credi, acconsentì Marco.
Non poteva dire di no. Non cerano alternative se non avviare quel progetto. E così si aprì la porta a possibili disastri.
Ginevra si tuffò nel business, dimenticandosi quasi della famiglia. Solo le urgenze domestiche le ricordavano il ruolo di moglie, madre e padrona di casa.
Marco, pur essendo professore, non era un incapace di faccende domestiche. Sapeva pulire, cucinare e badare ai figli, ma con quel tipico tocco da uomo.
Puliva in modo superficiale; dove non vedeva lo sporco, lo lasciava. La spazzatura se ne poteva anche infilare sotto il tappeto. Via gli occhi, via il cuore.
I figli erano ormai autonomi, chiedevano solo aiuto per i compiti o qualche spicciolo.
Il punto debole di Marco era la cucina. Non era uno chef; sapeva preparare qualcosa di commestibile, ma semplicemente basico: polpette surgelate, crocchette, gnocchi pronti. Il resto la vita è così.
Il cuore vuole qualcosa di più! spiegava al fruttivendolo. Voglio qualcosa di fatto in casa, non quello che preparo io!
Cosa non può fare la tua padrona di casa? chiedeva il venditore.
Può, ma è al lavoro! E a casa non cè nessuno! Ho un business e devo accontentarmi di quello che trovo! sospirava Marco. Vorrei un po di macinato per le polpette, ma non capisco come usarlo! Se lo metto in freezer, non serve a nulla.
Signore! Posso farle io! intervenne una cliente. Sono bravissima in cucina!
Lo so! rispose il fruttivendolo. Vengo da te da cinque anni, ma compri solo i ravioli! Sai come preparare le polpette?
La cliente si ritirò offesa, e il fruttivendolo disse a Marco:
Puoi aspettare fino alle sette? Chiudo alle sette. Posso venire a friggere le polpette! Mio marito è in viaggio, a casa non cè nulla da fare! Ti porto qualcosa di buono!
Marco, già impaziente per le sue polpette casalinghe, accettò. Entrò in negozio verso le sette e aiutò Veronica a sistemare la cassa.
Poi comprarono pane, latte e cipolle nel negozio accanto. E iniziò la frittura: Veronica frigggeva le polpette per Marco, attendendo che la vera padrona tornasse a casa. Aveva tanto da dire!
Stai più attenta al tuo business, consigliò Veronica mentre puliva la cucina. Hai quasi perso il marito per una sceneggiata! Lho fermato per caso, e poi gli ho offerto le polpette, non ti arrabbiare.
Non è un problema, rispose Ginevra.
Che cosa cè di cui arrabbiarsi? rise Veronica. Oggi è stato il giorno delle polpette, domani saranno i biscotti, poi arriverà il minestrone!
Sei tutta realizzata, ma rimarrai senza marito! E lui è ancora buono! Peccato perderlo!
Grazie, disse Ginevra con tono spenta.
Non si può dire che Ginevra abbia raggiunto vette spettacolari nel suo business, ma non è nemmeno fallita. Ha ottenuto un profitto medio, abbastanza per stare bene.
Se avesse continuato a sacrificare la famiglia, forse avrebbe toccato altezze maggiori, ma la lezione di Veronica lha costretta a rivedere le priorità.
In caso di sopravvivenza, la fuga avrebbe avuto senso; ma con un lavoro di otto ore al giorno e due giorni liberi, Ginevra aveva già il suo valore.
E, soprattutto, Marco non cercava più altre donne per nutrirsi di polpette!




