Dovevo tornare a casa dopo le vacanze, e il viaggio era parecchio lungo, così ho deciso di prenotare un posto sul treno, in scompartimento.
Mi hanno sistemato sulla cuccetta superiore, ma sinceramente non mi importava: avevo già programmato di dormire tutto il tragitto. I miei compagni di viaggio erano una mamma e suo figlio di quattro anni. Pensavo che il bambino ci avrebbe tenuto svegli con urla e pianti, ma sorpresa delle sorprese era più silenzioso di uno studente nel giorno dellesame. Dopo che il bambino ha preso sonno, io e la mia compagna di viaggio abbiamo scambiato due parole, bevuto una tazza di tè (rigorosamente italiano) e poi ci siamo messi a dormire.
La mattina, sono stata svegliata da qualcuno che bussava energicamente alla porta. Due poliziotti sono entrati nello scompartimento. Avete visto il bambino? chiedono. Certo, eccolo lì, sulla cuccetta, dorme come un ghiro! In un angolo, il piccolo Mattia stava dormendo raccolto su se stesso, probabilmente congelato. Dovremo farvi qualche domanda.
A quanto pare, la mia compagna di viaggio la sera prima aveva esagerato un po con il vino. Poi, nella confusione, è scesa alla stazione sbagliata. La mattina, rinvenendo come se niente fosse, ha pensato che qualcuno le avesse rapito il figlio. Risultato: i poliziotti hanno seguito la procedura, setacciato il treno e alla fine hanno trovato il bimbo dove la mamma laveva lasciato, ignara di ogni cosa.
Fa un po paura pensare cosa passi nella testa di una mamma così, fuori controllo come Renata quando cè il vino buono. Per fortuna si è dimenticata del ragazzo, e lui ha dormito tutta la notte senza problemi. Immaginate se invece fosse partita con lui verso un paese sperduto, si fosse addormentata di nuovo e il piccolo fosse finito nei boschi delle Marche!
Non ho la minima idea di come sia andata a finire per il piccolo Mattia, ma spero davvero che la mamma abbia ricevuto almeno una multa bella salata, magari in euro contanti, che le serva come promemoria. Anche se dubito che un bambino così coccolato possa essere memorizzato da una multa stessaQuando finalmente siamo arrivati a destinazione, la mamma di Mattia è stata accolta dagli sguardi indispettiti dei poliziotti e da quello adorante del figlio, che appena aperti gli occhi lha abbracciata forte, sussurrando semplicemente: Mamma, ho fatto un sogno bellissimo. A quel punto, nonostante la confusione e le multe, un sorriso stanco ma sincero si è disegnato sul volto della donna. Nel caos del viaggio, tra treni persi e stazioni sbagliate, ciò che restava era la certezza che, almeno per quella mattina, il piccolo Mattia era più felice e sereno che mai.
Io, con la valigia in mano e la stanchezza negli occhi, scesi dal treno pensando che, in fondo, il viaggio era stato piuttosto tranquillo. Ma la scena di quellabbraccio, tra una madre e suo figlio sperduti e subito ritrovati, mi rimase impressa più di qualsiasi avventura. E mentre mi allontanavo dalla stazione, capii che a volte basta un treno, una notte, e un po di fortuna per sentirsi davvero a casa.





