Un’unica figlia per due madri
Tra me, Silvia, e Costantino, è stato amore a prima vista. Ci frequentavamo da appena un mese, quando, durante una passeggiata sul lungomare di Viareggio, lui mi ha detto:
Silvia, vuoi diventare mia moglie? E io sono rimasta senza parole.
Come? Davvero come moglie? Ma ci conosciamo da solo un mese
Che importa? Basta un mese per capire che sei la mia metà. Non riesco a immaginare la mia vita senza di te Con te mi basta. Per me esisti solo tu.
Mi sono lasciata sfuggire un sorriso, stringendolo forte.
Mamma, non avrai fatto tutto troppo in fretta? mi domandava mia madre, preoccupata Non sarai mica incinta?
Ma no, mamma! Non è questo Costantino mi ha detto che non può vivere senza di me, e anche io Insomma, è amore, mamma.
Ci siamo sposati presto. In paese, vicino Pisa, tutti si chiedevano come fosse possibile una decisione così rapida, ma col tempo hanno capito che eravamo fatti luno per laltra. Costantino era premuroso, io lo amavo e mi prendevo cura di lui.
Il nostro amore era vero e sincero, ma cera una cosa che ci tormentava: non riuscivamo ad avere un figlio. Lo desideravamo entrambi intensamente, ma la gravidanza tardava ad arrivare.
Costantino, dovremmo fare degli accertamenti. Magari cè qualcosa che ci impedisce di avere un bambino.
Hai ragione lui era subito daccordo.
Abbiamo provato di tutto: medici, cliniche, pellegrinaggi a Roma, preghiere Nulla. Non sono riuscita a restare incinta.
Poi Costantino mi propose con delicatezza:
Ho pensato potremmo andare in un istituto, prendere un bambino e crescerlo come nostro.
Sono daccordo! ho risposto prima ancora che finisse la frase. Era il mio sogno segreto da tempo, ma avevo paura che lui fosse contrario. Anche io ci pensavo
Allora andiamo disse lui. Conosco un orfanotrofio sulla strada tra Firenze e Lucca, ci passo davanti ogni volta che torno dal lavoro.
Quando siamo arrivati allistituto, tra tanti bambini timorosi e con occhi stanchi, una bimba bionda di tre anni con occhi azzurri mi ha subito abbracciato le gambe.
Mamma! ha gridato allegra, e io non sono più riuscita a lasciarla.
Così è arrivata nella nostra famiglia Anna, una bambina solare, il cui sorriso riempiva la casa di gioia. Finalmente ho potuto provare le emozioni di una madre, che si erano tenute nascoste dentro di me per anni. Costantino era entusiasta e le voleva un bene immenso.
Andava tutto bene. Il nostro paese era piccolo, ci si conosceva tutti, ed era risaputo che Anna era stata adottata. Finché era piccola non cerano problemi. Ma crescendo, frequentando la scuola media, qualcuno le disse che non era la figlia naturale di Silvia e Costantino.
Quando Anna aveva quattordici anni, un giorno tornò da scuola urlando, sconvolta.
Mamma, perché non mi avete detto che non sono vostra figlia? So che mi avete presa allorfanotrofio
Tesoro, volevamo dirtelo quando fossi cresciuta, per evitare che ne soffrissi troppo Lo abbiamo sempre temuto, ma ormai la verità è venuta a galla.
Anna piangeva, si arrabbiava, si è chiusa in sé stessa. Era letà difficile delladolescenza, il periodo delle ribellioni: trattava me e Costantino con freddezza, sbatteva le porte, a volte rispondeva male.
Poi accadde linaspettato: Costantino morì. Non riuscivo a crederci, mi dissero che aveva avuto un incidente dauto, proprio prima di Natale, col suo collega, tornando da Firenze. La strada era ghiacciata e il tempo da lupi.
Costantino era spesso fuori per lavoro, spediva cartoline se restava via a lungo, in quei tempi non cerano telefonini. Dopo la sua morte, a quarantasei anni, mi rimasi solo Anna, che invece di starmi vicino andava via di casa, spariva, non obbediva.
La cercavo, piangevo, supplicavo, ma mai urlai contro di lei. Si cresceva così, come potevamo. Anna maturava in fretta. Finito il liceo, mi annunciò:
Me ne vado in città disse con voce ferma.
Hai deciso di studiare? la guardai affaticata, con il canovaccio in mano.
No, voglio cercare la mia madre biologica.
Mi mancò il fiato.
Ma perché, Anna? Non sono forse la tua mamma?
Anna guardò fuori dalla finestra, silenziosa.
Devo sapere chi è. Devo capire perché mi ha abbandonata, perché non mi ha voluta. Voglio conoscere la verità. Ne ho diritto.
È vero, hai diritto dissi, sapendo che nessun discorso lavrebbe fatta cambiare idea.
Ormai aveva quasi diciannove anni. Prese la sua sacca, mi diede un bacio veloce e promise che sarebbe tornata ogni tanto. Vidi la sua figura andare verso la fermata del bus, e rimasi sola.
Il tempo passava lento. Ora sono pensionata, passo i lunghi inverni a riordinare le cartoline di Costantino, chiuse in una vecchia scatola di biscotti, legata con un nastro. Le cartoline sono poche; lultima, ingiallita, con un ramo di abete, dice sul retro: «Silvietta, mi fermo altri tre giorni, mi manchi, ti bacio. Tuo Costantino».
Faccio scorrere le dita tremanti sulla cartolina, la stringo al petto, come se abbracciassi il mio marito. Sono passati tanti anni, la vita è cambiata. Sono quasi venticinque anni che Costantino non cè più.
Mi siedo alla finestra, persa nei ricordi. Ormai esco poco, solo fino al negozietto e ritorno. La casa è silenziosa, solo il mio gatto Teo rompe la quiete, saltando dalla finestra al tavolo o miagolando vicino a me. Gli riempio la ciotola, bevo il mio tè, decido che oggi uscirò a fare la spesa. Guardo la foto di Costantino sul comò, lo vedo mentre tiene fra le braccia una piccola Anna, entrambi sorridenti.
Ah, Costantino, te ne sei andato troppo presto, mi hai lasciato sola, dico. Ora sono proprio sola.
Il silenzio regna nella casa, solo Teo ogni tanto si aggira.
Una mattina mentre sorseggio tè, qualcuno bussa al cancello. Ricordo il giorno in cui Anna mi disse che sarebbe partita per cercare la vera madre. L’atmosfera era grigia e il paese silenzioso. Mi siedo in cucina, faccio il tè, e il battito al cancello mi riporta al presente.
Mi infilo le scarpe, mi avvolgo nella sciarpa, vado nel cortile e apro il cancello. Davanti a me cè una donna più giovane di me, con gli occhi tristi.
Buongiorno Lei è Silvia? la voce trema.
Sì, e lei chi è?
La donna sembra esitare.
Sono la mamma di Anna cioè la seconda mamma meglio dire la biologica mi chiamo Teresa insomma, ecco, ora ha capito.
Mi si gela il cuore. Anna era partita da poco, ora è davanti a me la sua madre biologica, come avrà fatto a trovarmi?
Aspetti, problemi con Anna? mi allarmo lha trovata, vero?
Teresa parla veloce e agitata:
Anna è in ospedale A Firenze, ha avuto problemi allo stomaco. Eravamo al parco, allimprovviso si è accasciata sulla panchina, è diventata pallida e ho chiamato subito lambulanza.
Restiamo in silenzio, guardandoci negli occhi.
Anna mi ha trovata già da tempo, ma aveva paura a dirle nulla, Teresa singhiozza.
Ma cosa facciamo qui fuori? Venite dentro, mi riprendo. Si accomodi.
Le preparo un tè caldo, lei si siede al tavolo e racconta:
Ero giovanissima quando ho avuto Anna. I miei genitori, molto severi, mi obbligarono a lasciarla. Il mio fidanzato sparì appena seppe della gravidanza, i miei mi minacciarono di cacciarmi di casa con la bambina. In ospedale ho firmato la rinuncia Ho vissuto con questo peso Scusi, non è il momento giusto. Anna vuole assolutamente che lei vada in ospedale.
Mi alzo di scatto.
Perché non mi ha chiamata?
Le hanno rubato la borsa, telefono compreso. È successo tutto in fretta, fra ambulanza, documenti Quando sono tornata la borsa non cera più.
Povera la mia bambina sussurro.
È stata lei stessa a darmi il suo indirizzo, mi ha detto: Trova mia mamma.
Non cè odio fra noi, solo ansia e stanchezza.
Andiamo, rispondo, chiudo bene la porta muoviamoci in fretta.
Il vecchio autobus sembrava andare piano. All’inizio siamo rimaste silenziose, poi Teresa si è confidata:
Anche io sono sola, sospirò. Il mio marito è morto tre anni fa, malato. Non ho avuto altri figli. Credo sia la punizione di Dio per aver abbandonato Anna.
Alla fine, nessuna di noi ha altri rispondo.
Esatto Anna è figlia di tutte e due, dice Teresa con tristezza.
Arrivate in ospedale ci chiedono:
Da chi venite?
Da Anna Rossi, nostra figlia, rispondiamo insieme.
Chi siete per lei?
La madre, diciamo a coro, e ci guardiamo ridendo.
Due mamme? Venite, avanti
Anna è stesa nel letto, pallida, con la flebo. Ci vede, sorride.
Mamma e mamma sussurra.
La bacio per prima.
Piano, amore, ci sono qui Teresa le si siede accanto.
Ora va tutto bene, sei con noi, dice sistemando la coperta.
Rimaniamo a lungo a parlare. Da quel giorno, Anna ha due mamme, poi una famiglia, marito e due figli. Per me e Teresa, Anna è figlia di entrambe. Ci vediamo insieme, ogni tanto.
Grazie per aver letto il mio diario. Vi auguro felicità e forza nel cuore.




