Una figlia per l’amica: la storia di Lilia, una giovane madre sola, alle prese con una famiglia allo…

Figlia per un’amica

Quando Giulia stava arrivando agli ultimi mesi di gravidanza, il suo fratellino se nera andato di casa, e il papà aveva ripreso a scolarsi bottiglie di vino, trasformando la quotidianità di Giulia in una piccola tragedia da commedia allitaliana.

Ogni mattina, il rituale era lo stesso: arieggiava la casa, raccattava bottiglie da sotto il tavolo manco fosse la festa di San Giovanni e aspettava paziente che il padre si alzasse dal letto.

Papà, non dovresti bere. Hai appena superato un ictus.

Se voglio bevo. Chi può impedirmelo? Così almeno sento meno dolore.

Che dolore?

Quello di chi sa di non servire a nessuno. Nemmeno a te. Sono solo un peso morto, Giulia. Troppo debole, troppo povero. Avrei fatto meglio a non sposarmi mai, e i figli? Solo problemi che ho lasciato. Tutto inutile, figlia mia. Almeno col vino passa.

Giulia, già abbastanza nervosa di suo, si faceva venire il cattivo umore.

Ma no che non è tutto inutile, papà. Cè chi sta peggio, sai?

Peggio, Giulia? Sei cresciuta senza mamma. Ora vuoi mettere al mondo un povero disgraziato, senza papà, e che crescerà nella miseria.

Non tutto è nero come sembra, papà. Le cose cambiano, mica restano sempre identiche.

Giulia ripensava tristemente a quando, non molto tempo prima, sognava il matrimonio con Michele. Cera stato il terremoto, certo, ma bisognava andare avanti.

Quella sera il padre si era fatto unaltra scorpacciata di vino. Giulia, ormai al limite, sbottò:

Ma hai bevuto i soldi che avevo messo da parte? Come li hai trovati? Hai rovistato dappertutto, anche fra le mie cose?!

Giulia, in questa casa tutto è mio! Anche la pensione che cerchi di nascondermi: la MIA pensione!

Ti sei bevuto tutto? E non ti sei nemmeno chiesto come vivremo ora?

Perché dovrei preoccuparmi io? Sto male! Ora sei grande, arrangiati con me!

Giulia sbirciò disperata nella dispensa.

Sono certa che ieri cerano due pacchi di pasta e lolio. Ora? Spariti! E per cena?

Giulia era allibita. Si sedette tenendosi la testa fra le mani.

Non poteva certo sapere che zia Annalisa, nelle sue assenze, affogava il padre nel vino e svuotava la credenza.

Come una serpe silenziosa, Annalisa si era infilata in casa loro e faceva di tutto per peggiorare le cose.

Quella notte Giulia la passò in lacrime, impotente, col pancione e la fame.

Al mattino, alla porta bussò Annalisa. Sfoggiava un cappotto all’ultima moda, stivali tacco dodici e attraversò la casa senza neanche togliere le scarpe.

Ciao cara. Unamica mia, che lavora allufficio comunale, mi ha detto che avete bollette arretrate e tra poco vi tolgono la luce. Che succede Giulia? Non mi offri almeno un tè?

Neanche il tempo di rispondere, che Annalisa era già in cucina a frugare ovunque.

Tranquilla, preparo io il tè; con quella pancia è meglio che ti siedi… Ma qui non cè zucchero, né tè. La cucina è più desolata di una salumeria a Ferragosto! Andiamo al supermercato.

Giulia evitava il suo sguardo.

Zia Annalisa, forse è meglio se vai via, il tè lo offro unaltra volta.

Annalisa neanche a parlarne:

Ti ricordi che ti avevo offerto di stare da me? Stavolta non propongo, insisto. Fai subito la valigia, vieni a vivere da me. Qui tuo padre beve, non cè neanche da mangiare, figurati la frutta e le vitamine! Su, raccogli le cose e vieni.

Giulia si appoggiò allo schienale, un po per la testa che girava, un po per la disperazione. Si mise a piangere e Annalisa la strinse.

Senti, piccola, so che non mi sopporti. Non mi perdonerai mai: mia figlia ti ha soffiato il fidanzato, ma io non sono un mostro. Non posso vederti così. Che tu lo voglia o no, io ti aiuterò.

Il resto sembra un sogno: Annalisa aiutò Giulia a preparare due cose e chiamò un taxi.

***

Il giorno del parto Annalisa non la lasciava un attimo.

Ascolta bene Giulia. Ho già detto allospedale che vuoi lasciare la bambina. Quando nasce, non prenderla in braccio, non darle il seno. Non guardarla.

Giulia era tra dolori e onde di contrazioni:

Ah, zia Annalisa, ormai mi è indifferente! Basta che finisca il dolore.

Ricordati che non puoi crescere questa figlia da sola. Ho già trovato una brava coppia pronta ad adottarla anche subito.

Poche ore dopo, nacque una femminuccia.

Tre chili e trecento, sanissima, va tutto bene, dissero.

Linfermiera la portò via avvolta nel lenzuolino, senza neanche mostrare la bimba a Giulia.

Ma la pediatra la fissò severa:

Ma che storia è questa? Avete una bimba sana e bella e non volete neanche guardarla? Signora Rossetti, riportate qui la neonata e lasciate che la madre le dia il seno.

Giulia abbassò il capo:

Non voglio. Non posso mantenerla, non volevo neanche questa gravidanza… Ci sono famiglie a cui serve più che a me, firmo la rinuncia, ladottano…

Piantatela! Almeno datele uno sguardo.

Giulia chiuse gli occhi, ma sentì un buffo tocco morbido sulla mano.

Linfermiera posò la piccola accanto a lei, che subito mugolava cercando il contatto, con la bocchina aperta.

Finalmente Giulia guardò sua figlia.

Una creaturina minuscola e indifesa la fissava tra le ciglia, allungando le manine goffe verso il suo seno.

Allora, mammina? Diamole da mangiare, sorrise la pediatra, , vedendo come Giulia tremava in quellattimo speciale.

Una bimba così dolce, lei ha bisogno di te, non di altri, capito?

Giulia scoppiò in lacrime e abbracciò la figlia, annuendo.

Per due ore Giulia restò lì, incantata, impossibile staccare gli occhi dalla bambina.

Finalmente, listinto materno era sbocciato.

Ecco, ho trovato il senso della mia vita: lei.
Che mi importa di Michele, che mio padre sia fuori di testa… Mia figlia ha bisogno di me, dunque resto con lei.

***

La voce di Annalisa la svegliò.

Entrò in stanza con una vestaglia, guardava Giulia nel letto con aria di rimprovero.

Hai dimenticato il nostro accordo? Avevi promesso che dopo il parto avresti lasciato la bambina. Ho gente pronta a prenderla SUBITO.

Zia Annalisa, ho cambiato idea. Non la lascio a nessuno.

Ma non hai un euro, dove la porti? Vuoi finire per strada con la piccola?

La porto a casa, e non ti darò più peso. Me la caverò da sola.

Giulia vide il viso di Annalisa farsi furioso.

Sei matta? Con che soldi pensi di mangiare? Andrò a vedere le mani?

Il pianto della bimba le zittì. Giulia si avvicinò alla culla.

Lascia! La prendo io, le do il biberon. Diremo ai medici che non hai latte, ordinò Annalisa.

Giulia scosse la testa.

Non decide nessuno qui, è mia figlia. Te lho detto: ci ho ripensato! Non la lascio!

Non puoi. Avevi promesso! Annalisa quasi sibilava.

Fuori.

Annalisa lasciò la stanza. La compagna di stanza di Giulia, finora silenziosa, sollevò la testa:

E quella sarebbe la zia?

Sì.

Roba da non credere, davvero. Hai fatto bene a cacciarla via. Io sono Laura. Se ti serve una mano, ci sono. Non tutti sono cattivi, ci sono anche brave persone.

Io sono Giulia.

Piacere, Giulia! Sai che mi sembrava volesse portarsi via la tua bimba sotto il naso? Semplicemente folle.

***

Poco prima delle dimissioni, una visita inaspettata.

Non lasciarono entrare la visitatrice in stanza; Giulia uscì nel corridoio.

Fuori la aspettava lex amica Martina, anche lei con un bel pancione finto.

Ciao.

Giulia si sedette su una panchina, Martina si accodò.

Ho saputo che hai partorito.

Sì. Una femminuccia.

Martina abbassò lo sguardo.

Giulia, ecco il punto. Lo sai che mamma ha trovato una coppia benestante che vorrebbe adottare tua figlia.

E quindi?

Gente davvero perbene, che ci tiene tanto. Ti offrono un milione. Un milione, hai capito? Potresti comprarti una stanza, magari mettere qualcosa da parte per una casa.

Davvero, un milione? rispose Giulia con un mezzo sorriso. Se li vuoi così bene, perché non dai loro la tua, di bambina?

Martina fece il broncio, ma non mollava la presa sulla manica di Giulia.

Aspetta, Giulia. Dalla a me, ti prego! La crescerò io, è figlia di Michele…

E tu credi di riuscire con due figli insieme?

Non capisci nulla! La mia famiglia sta crollando!

Giulia si alzò di scatto per andare via, Martina lafferrò quasi isterica:

Mi serve questa bambina, Giulia!

Lasciami stare.

Qualche ora dopo, in camera piombò direttamente Michele. Giulia trasalì.

Hai partorito? Posso vederla?

No! Tanto tra un po la tua Martina avrà la sua, guardati quella!

Devo parlare, Giulia. Da quando sei diventata mamma non dormo più. Voglio prendermi mia figlia. Lascia la bambina e giuro che la adotto subito.

Giulia scosse la testa.

Io non faccio come voi: non lascerò mai chi ha bisogno di me. Hai perso tempo: mia figlia non la vedrai.

Neanche lui voleva andarsene.

Dammi la bambina! Non avevi il diritto di tenerla! Prima o poi me la riprendo!

Tu, mammone? Prima chiedi il permesso alla tua mamma!

Giulia lo spinse via e, presa la piccola, si rifugiò al banco delle infermiere.

Scusi, può non lasciar più entrare nessuno? Qui sembra la stazione di Termini!

Epilogo

Alluscita dallospedale, Giulia abbracciava stretta la sua piccola.

Non era sola: usciva anche Laura, accolta da marito e madre.

Sul marciapiede cera una macchina familiare. Ne uscì la madre di Michele, Valeria, che la squadro con occhi da lupa.

Giulia si sentì un brivido freddo correre lungo la schiena.

Lex suocera la fissava con unintensità minacciosa, pronta al salto.

Laura, notando la scena, le si avvicinò.

Chi sono quelli?

I genitori di Michele.

Hanno unaria inquietante, Lho già detto: da te vogliono qualcosa. Lascia perdere. Da me cè una camera tutta tua, andiamo via, va bene?

Giulia annuì. Sentiva unansia difficile da spiegare.

***

Da Laura e la sua famiglia, Giulia scoprì lamore: il cugino di Laura, Ivano, impenitente scapolo, iniziò a farle la corte.

Ivano era un vero signore: non solo sposò Giulia e adottò sua figlia, ma aiutò anche il nonno un po sbandato.

Quanto a Martina e Michele, finirono col divorziare.

Indovinate? Martina aveva finto la gravidanza con una pancia finta, prendendo in giro i parenti dei Mancini.

Annalisa, nel disperato tentativo di salvare la reputazione della figlia, confessò al genero che Martina aveva avuto un aborto precoce. E subito pensò al piano geniale:

Michele, non fartene un problema! Anche tu hai le tue colpe Dato che Giulia sta per partorire, perché non prendete voi la sua bambina? La adottate, nessuno lo saprà, facciamo passare la piccola per figlia di Martina. Così nessuno in famiglia si preoccupa, e vissero tutti felici e contenti!

A Michele il piano piacque.

Finché Giulia non mandò allaria tutto, rifiutandosi di lasciar la bambina allospedale, gettando nel panico le due stratege.

La madre di Michele, Valeria, inorridita dalla presa in giro, cacciò Martina di casa, costringendo il figlio a chiedere il divorzio.

E Giulia? Finalmente aveva una famiglia che lamava per davvero e una figlia che era tutta la sua vita. E nel suo piccolo, persino il nonno sembrava stare meglio con una nuova nipotina da viziare, sempre che tra un bicchiere e laltro si ricordasse come si chiamava.

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