**Un giorno per me**
**Parte 1: Il ritorno**
Il tramonto scendeva lentamente sul quartiere, tingendo le nuvole di un arancione delicato che prometteva una serata tranquilla. Per Marco, però, la routine era sempre la stessa. Dopo una giornata estenuante in ufficio, tra scartoffie che sembravano moltiplicarsi e riunioni che si susseguivano senza sosta, pensava solo a tornare a casa, cenare e magari guardare un po di televisione prima di dormire. Non era un uomo infelice, ma uno abituato alla monotonia, alla prevedibilità dei giorni che scorrevano come grani di un rosario infinito.
Parcheggiò lauto davanti a casa e, uscendo, notò subito qualcosa di strano. La portiera dellauto di sua moglie, Elena, era aperta. Marco aggrottò le sopracciglia. Elena era meticolosa, attenta ai dettagli, soprattutto con lauto, che considerava quasi un suo santuario. Ancora più sorprendente fu vedere la porta di casa socchiusa, da cui usciva una folata daria fresca mescolata alle risate dei bambini.
Fece due passi e si fermò di colpo. Il giardino, normalmente curato da Elena e dai bambini nei weekend, era diventato un campo di battaglia. I loro tre figli, Matteo, di otto anni; Sofia, di sei; e il piccolo Davide, di appena quattro, giocavano tra pozzanghere di fango, completamente sporchi e ancora in pigiama. Scatole di cibo vuote e involucri erano sparsi sullerba, come se un mini tornado avesse attraversato il prato. Marco sentì un misto di preoccupazione e incredulità.
“Papà!” gridò Matteo, vedendolo. “Guarda cosa abbiamo fatto!”
Sofia agitava le mani, mostrando orgogliosa una montagna di fango che, a suo dire, era una fortezza invincibile. Davide, intanto, rideva a crepapelle, sguazzando in una pozzanghera.
Marco guardò intorno, cercando il cane, Rex, ma non cera traccia di lui. Nemmeno un abbaiare in lontananza. La sua inquietudine aumentò. Dovera Elena? Perché tutto era così?
“Dovè la mamma?” chiese, cercando di non sembrare allarmato.
“Dentro,” rispose Sofia, senza distogliere lo sguardo dalla sua creazione.
Marco entrò in casa, evitando giocattoli e rifiuti. Oltrepassata la soglia, il caos si moltiplicò. Una lampada giaceva a terra, il tappeto era tutto stropicciato e spinto contro il muro. In salotto, la televisione era accesa a volume altissimo su un cartone animato, e il divano era sommerso da giocattoli e vestiti sparsi.
Nellaria fluttuava un odore di cibo mescolato a detersivo e terra. Marco si diresse in cucina, dove il lavandino era pieno di piatti sporchi, avanzi della colazione coprivano il bancone e lo sportello del frigo era spalancato. A terra, il cibo del cane era sparso e, sotto il tavolo, un bicchiere rotto luccicava nellombra.
Il cuore di Marco batteva forte. Qualcosa non andava. Salì le scale in fretta, spostando giocattoli e pile di vestiti che ostruivano il passaggio. Arrivato al corridoio, vide dellacqua scorrere da sotto la porta del bagno. Aprendola, trovò asciugamani fradici, schiuma e giocattoli galleggianti, mentre rotoli di carta igienica srotolati formavano montagne bianche.
Senza perdere tempo, corse in camera da letto. Spinse la porta e lì, avvolta nella penombra, cera Elena. Rannicchiata nel letto, in pigiama, con i capelli raccolti in una crocchia disordinata, leggeva un libro con unespressione di assoluta tranquillità.
Al vederlo, Elena alzò lo sguardo, gli sorrise e chiese con voce serena:
“Comè andata la tua giornata?”
Marco la fissò, furioso, incapace di capire cosa stesse succedendo.
“Che cosa è successo oggi qui?” domandò, trattenendo a fatica la rabbia.
Elena sorrise di nuovo, con una calma disarmante.
“Sai quando torni ogni sera dal lavoro e mi chiedi ‘Per lamor del cielo, cosa fai tutto il giorno?'”
“Sì,” rispose Marco, incredulo.
“Be, oggi non lho fatto,” disse Elena, chiudendo dolcemente il libro. “Oggi mi sono presa un giorno per me.”
**Parte 2: Il silenzio e la verità**
Per un attimo, il silenzio riempì la stanza. Marco rimase immobile sulla porta, senza sapere se ridere, urlare o semplicemente lasciarsi cadere a terra come uno dei suoi figli. Guardò Elena, ancora con quella stessa espressione serena, e ripensò mentalmente a tutto ciò che aveva visto tornando: il caos, lo sporco, il disordine assoluto. Per la prima volta da molto tempo, non seppe cosa dire.
“Ti sei presa un giorno per te?” ripeté, come se quelle parole non avessero senso.
Elena annuì, posando il libro e sedendosi sul letto. Il suo pigiama di cotone blu era macchiato di caffè e cioccolato e i suoi piedi scalzi spuntavano da sotto la coperta.
“Sì. Oggi ho deciso di non fare assolutamente nulla di quello che faccio ogni giorno. Non ho riordinato, non ho pulito, non ho cucinato, non ho organizzato, non ho litigato con i bambini per vestirli, non ho lavato i piatti, non ho inseguito Rex perché non scappasse, non ho risposto ai messaggi del gruppo dei genitori, non ho pensato alla cena, non mi sono nemmeno pettinata. Oggi sono stata solo Elena. Non mamma, non moglie, non casalinga. Solo io.”
Marco sentì un misto di ammirazione e smarrimento. Si sedette sul bordo del letto, cercando di mettere ordine nei suoi pensieri.
“Ma” iniziò, ma non trovò le parole.
Elena lo guardò negli occhi, con una tenerezza inaspettata.
“Quante volte ti sei chiesto se ti rendi conto di tutto quello che faccio ogni giorno?” domandò, senza rancore, solo con curiosità. “Ti sei mai chiesto come sarebbe la casa se per un solo giorno non facessi niente?”
Marco abbassò lo sguardo. Ricordò tutte le volte che era tornato a casa e, senza pensarci, aveva chiesto: “Cosa hai fatto oggi?”, come se lordine, il cibo, i vestiti puliti e i bambini curati fossero cose che semplicemente accadevano, senza sforzo, per magia.
“Suppongo di no” ammise a voce bassa.
Elena sorrise, questa volta con un velo di tristezza.
“Non ti biasimo. A volte nemmeno io mi rendo conto di tutto quello che faccio, finché non smetto di farlo.”
In quel momento, un urlo interruppe la conversazione. Era Davide, che dal giardino reclamava la presenza della madre. Elena sospirò, ma non si mosse.
“Scendi?” chiese Marco, quasi sussurrando.
“No. Oggi no. Oggi è il mio giorno,” rispose Elena, chiudendo gli occhi e sdraiandosi di nuovo.
Marco rimase seduto, osservando sua moglie. Per la prima volta, vide la stanchezza sul suo viso, le occhiaie sotto i suoi occhi, le piccole rughe agli angoli delle labbra. Vide anche la pace di chi, per un momento, aveva smesso di portare il mondo sulle spalle.
Si alzò lentamente e uscì dalla stanza. Scendendo le scale, il disordine lo accolse come uno schiaffo. I bambini continuavano a giocare, ignari di tutto, e la televisione continuava a urlare in salotto. Marco






