17 marzo
Mi chiamo Giorgio, sono ormai in pensione e vivo nella campagna piemontese, in una casetta circondata da olivi e vigneti che curo con amore ogni giorno. Per anni, la mia esistenza è stata tranquilla: qualche passeggiata nel bosco, il profumo del pane caldo la domenica mattina e la compagnia del mio vecchio setter, Arturo. Tuttavia, la mia serenità a un certo punto fu sconvolta dalle preoccupazioni legate alla situazione della famiglia di mio figlio, Andrea, che da anni si era trasferito a Torino.
La mia nipote, Bianca, era sempre stata una ragazza per bene, gentile e rispettosa. Aveva preso buoni voti al liceo, ma invece di iscriversi alluniversità, aveva preferito lavorare in una fabbrica tessile della zona. Dopo il matrimonio e la nascita di suo figlio, sembrava che tutto stesse andando per il meglio fino a quando Bianca non cadde in balìa della dipendenza dallalcol.
La vedevo sempre più spesso in cattive compagnie, trascinata da abitudini autodistruttive che la allontanavano dalla sua famiglia. I litigi e i musi lunghi in casa si fecero la normalità. Il suo matrimonio era ormai solo apparenza, prossimo alla rottura definitiva. Nel tentativo di aiutare Bianca e provare a salvare quel poco che restava di serenità familiare, decisi di invitarla a vivere con me in campagna. Speravo che cambiare ambiente le avrebbe giovato, che la vita genuina del paese e la mia presenza le avrebbero mitigato la solitudine e le avrei potuto insegnare qualche valore sulle piccole cose e sul lavoro.
Allinizio, la presenza di Bianca portò davvero una ventata daria nuova: sembrava più rilassata, più presente, e il marito tirò finalmente un sospiro di sollievo. Insieme, cominciarono anche a darmi una mano nellorto, tornando quasi una vera famiglia. Ma dopo qualche settimana, i vecchi demoni di Bianca tornarono a galla. Litigi e bugie ripresero il sopravvento. Più tardi, stanca della situazione, la moglie prese il bambino e se ne andò. Bianca invece non si arrese, trovò subito compagnia in unaltra donna della zona, con la quale iniziò a convivere nella mia casa, completamente indifferente ai miei sentimenti e alla mia fatica.
Ben presto si presentarono anche i problemi economici: i creditori bussavano sempre più spesso alla porta chiedendo il rimborso dei debiti. Bianca arrivò persino a chiedere denaro ai miei vecchi amici del circolo del paese, mettendomi profondamente in imbarazzo. E come se non bastasse, riuscì a convincermi non so ancora come a intestare la casa a suo nome, lasciandomi in una posizione insicura e vulnerabile. Da quel momento lei e la nuova compagna continuarono a vivere sulle mie spalle, senza alcuna intenzione di contribuire, lasciandomi nellansia che un giorno potesse persino cacciarmi via.
Ricordo ancora la sera in cui, sopraffatto dalla tristezza, esclamai ad alta voce: Quando arriverò nellaldilà, linferno non mi spaventerà: lho già vissuto su questa terra!. Intanto, il nuovo duo si era convinto di voler aprire una gelateria artigianale. Presero un prestito dalla banca, parlando di sogni di gloria e dolci successi. Ma con la loro incoscienza e la facilità con cui hanno sempre mandato tutto allaria, il rischio che finissimo tutti senza un tetto sulla testa era palpabile.
Oggi, mentre siedo sul portico assaporando laria fresca della sera, ripenso a questa esperienza. Ho capito che il bene, quando diventa cieco, può ritorcersi contro noi stessi. Adesso so che aiutare va bene, ma bisogna anche sapersi proteggere e mettere dei limiti, altrimenti non salviamo nessuno nemmeno noi stessi.





