Una nonna solitaria accudiva un cane randagio, e ciò che accadde dopo la scioccò completamente

Ti racconto di una vecchia che viveva da sola in un piccolo borgo dellAbruzzo, dove le case sono tutte di pietra e le persiane sono un po storte. La signora era Rosalba Bianchi, una donna che dopo la morte del marito e la partenza dei figli in città si era ridotta a fare il tè, lavorare a maglia, curare il vaso di violette e ascoltare le canzoni della radio di sera.

Un autunno, quando il cielo era grigio come la cenere e le foglie cadevano lente come lettere bruciate, Rosalba vide unombra dietro il recinto. Era un cane magro, sporco, con le costole in vista e gli occhi che parevano nascondere unanima umana. Non abbaiava, non ringhiava, si limitava a fissare.

Rosalba gli diede un pezzetto di pane raffermo e una fetta di salame. Il cane si avvicinò piano, divorò tutto e se ne andò. Il giorno dopo tornò, e poi di nuovo il giorno dopo, così di continuo.

Lo chiamò Barone, anche se sembrava più un randagio che un nobile. Col tempo Barone iniziò a fidarsi di lei: scodinzolava, si strofinava contro la mano e la accompagnava persino al pozzo.

Una notte sentì un latrato forte. Barone correva impazzito intorno al capanno. Quando Rosalba si avvicinò, udì dei rumori: qualcuno era lì dentro. Prese la lanterna, aprì la porta e quasi svenne: dentro cera un ragazzino sporco, magro, con una giacca strappata e gli occhi pieni di paura.

Per favore, non picchiate sussurrò il ragazzo.

Era un fuggitivo di un orfanotrofio, scappato da un educatore crudele. Barone lo aveva trovato nel bosco, lo aveva nutrito con quello che aveva trovato e lo aveva tenuto al caldo con il suo corpo, poi laveva portato da qualcuno che gli trasmetteva gentilezza.

Rosalba non esitò: nascose il ragazzo. Quando arrivarono i carabinieri chiamati dai vicini per il latrato e la luce non lo consegnò subito. Dopo aver parlato con lunico carabiniere del paese, scoprì che il ragazzo era ricercato da tempo e che leducatore era già stato licenziato. Il ragazzo fu affidato a una nuova famiglia, ma prima di partire sussurrò:

Ora sei la nonna mia Posso scriverti?

Barone rimase, ma non più senza padrone: era diventato il vero padrone del cortile.

Da quel momento Rosalba aveva di nuovo una famiglia un cane, lettere dal nipote ogni settimana e quella sensazione che la vita, proprio come una coda di cane, può girare allimprovviso e portarti felicità.

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Una nonna solitaria accudiva un cane randagio, e ciò che accadde dopo la scioccò completamente