Una nuova famiglia vale più di quella vecchia: quando il matrimonio di un figlio cambia la vita di u…

Una nuova famiglia conta più della vecchia

Mamma, ti presento Chiara, la mia fidanzata, dichiarai appena entrato, abbracciando con rispetto la ragazza imbarazzata. Oggi abbiamo fatto la richiesta per sposarci in Comune.

Auguri, rispose confusa mia madre, Rosanna, asciugandosi le mani sul grembiule. Aveva appena finito di preparare la cena. Su, entrate, non fate anticamera.

Rosanna rimase colpita in modo spiacevole. Io ero il suo orgoglio, il suo scopo nella vita Un bravo ragazzo, sempre educato, mai una parola fuori posto, e invece Lavevo messa di fronte al fatto compiuto del mio matrimonio.

Per lei fu una pugnalata saperlo per ultima. Non era forse una madre comprensiva e capace di capire il desiderio del figlio di crearsi una famiglia? Anzi, ne sarebbe stata felice, avrebbe aiutato con il matrimonio

Mamma, scusa se non ti ho detto nulla prima, provai a rassicurarla, abbracciandola con un po di disagio. È successo tutto in fretta Mi sono innamorato come un ragazzo! Al primo sguardo, per sempre.

E lo sei ancora, un ragazzo: venticinque anni non sono mica unetà! sorrise Rosanna, cercando di ingoiare il suo dispiacere. Parliamo piuttosto del futuro. Dove avete intenzione di vivere?

Per il momento restiamo con te, se non ti dispiace, risposi, sollevato che mamma non sembrasse arrabbiata. Più avanti ci sistemeremo.

E perché mai dovrei essere contraria? chiese stupita. La casa è grande, cè posto per tutti.

Chiara, ancora impacciata sulla soglia, accennò un sorriso soddisfatto, ma subito si fece più seria. Quello era il momento in cui doveva conquistare la madre del suo futuro marito; dopo le nozze si sarebbe permessa di mostrare il vero carattere.

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Il matrimonio fu una festa in grande stile. Rosanna, per il figlio adorato, si era davvero superata, svuotando il gruzzoletto che teneva nascosto per le emergenze. Regalò anche una settimana al mare agli sposi che potessero riposarsi un po come si deve. Fra poco non ci sarebbe più stato tempo, visto che Chiara aveva già annunciato la gravidanza.

Non che Rosanna disapprovasse la scelta del figlio Solo che la ragazza le sembrava troppo perfetta, troppo accondiscendente, sempre sorridente

Sua sorella Maria, sentendo le confidenze di Rosanna, le rise quasi in faccia.

Considerati fortunata con una nuora così! Vedrai, adesso è così, ma aspetta che prenda confidenza, poi cambierà. Improvvisamente si fece seria. Tienila docchio, se hai brutte sensazioni. Non si sa mai, magari davanti ad Arturo si finge unangioletta ma poi

E Maria ci aveva proprio visto giusto. Chiara, dopo il tanto agognato timbro sul libretto, cambiò radicalmente. Sfruttando il fatto che Arturo lavorava molto, iniziò unopera sistematica per rendere la vita impossibile a Rosanna.

Aveva persino il coraggio di dirle in faccia che non cera posto per estranei nel loro nido domestico. Rosanna, sentendo quella frase per la prima volta, stava quasi per cascare dalla sedia. Estranea lei!

Quella stessa sera andò da mio padre a chiedere dintervenire.

Mamma, hai frainteso, risposi spazientito, convinto che Chiara fosse incapace di certi gesti. È buona, gentile, la migliore!

Chiara, percependo la mia risposta, rise soddisfatta. Tutto procedeva secondo i suoi piani.

Appena qualche giorno dopo, mi accolse al ritorno dal lavoro con le lacrime agli occhi. Diceva di avere paura a stare sola in casa con Rosanna, che mia madre avrebbe persino tentato di ucciderla.

Lo sai, piangeva, che sono gravemente allergica al miele. Stamattina non riuscivo a dormire e ho pensato di aiutare tua madre con la colazione. Arrivo in cucina e la trovo che aggiunge miele allimpasto per le crêpes! Ho avuto paura!

Non ci vidi più e corsi da mamma a dirgliene quattro. Urlavo che non ero più un bambino, che la mia vita la decidevo io, che non avrei permesso a nessuno di fare del male alle persone più care

Rosanna, pallida come un cencio, non capiva nemmeno cosa mi avesse preso. Ogni spiegazione veniva respinta e causava una nuova ondata di rabbia. La vide portarsi una mano al petto e recuperare a fatica dei medicinali, ma io, ormai accecato, non ci feci caso e continuai a urlare.

Alla fine Rosanna non resse, si mise il cappotto e si avviò verso casa di sua sorella. Non si dava pace: cosa aveva sbagliato, perché il suo ragazzo ora si comportava così? Sentiva dentro un dolore lancinante.

Si fermò a pochi metri dal portone di Maria. Stava sempre peggio, finché perse conoscenza su quel marciapiede.

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Erano passate due settimane dal funerale di Rosanna. Camminavo come unombra e mi sentivo il solo colpevole. Chiara provava a consolarmi, porgendomi un bicchiere dacqua.

Amore, capisco il tuo dolore, ma ora devi pensare ai vivi, mi diceva, accarezzandosi il pancione già evidente. Se ti vedo così, mi sento male anchio.

Io tacevo, e questo la irritava tremendamente. Il suo piano aveva funzionato, anche se non avrebbe mai voluto arrivare a tanto. In fondo, aveva sperato solo di poter scambiare la casa con Rosanna. Ma forse, così era ancora meglio.

Ad un tratto sentimmo la porta aprirsi. Era Maria, che entrò con le chiavi di casa.

Con che coraggio continuate a entrare come se fosse casa vostra? sbottò Chiara, guardandola con odio.

Difatti, è proprio casa mia, le rispose Maria con un sorriso amaro. Non lo sapevi? Questo appartamento è intestato a me.

Chiara lasciò cadere il bicchiere di mano, tremando. Come? Tutto quel tempo sprecato dietro quella casa, e ora niente?

Arturo, cosa significa questo? gridò isterica.

Proprio quello che hai sentito, risposi senza trasporto. Mamma era riuscita a mettere da parte i soldi per riscattare lappartamento da zia Maria

E li ha spesi tutti per il vostro matrimonio! concluse Maria. E io che pensavo di registrare la proprietà a nome del vostro bambino, ma ora non se ne parla. Avete tre giorni di tempo per lasciare la casa, altrimenti chiamo i carabinieri.

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P.s.

Rimasi a vivere nellappartamento di mia zia. Da solo. Chiara, quella sera stessa, raccolse tutte le sue cose, lasciandomi con la notizia che il bambino non era neppure mio, e se ne andò.

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