UNA NUOVA VITA ALL’ORIZZONTE «Signore, la prego, smetta di seguirmi! Le ho già detto che sono in lutto per mio marito. Non mi perseguiti, la prego! Inizio ad avere paura!» urlavo io, esasperata. «Ricordo perfettamente… Ma ho come l’impressione che lei porti il lutto per se stessa. Mi scusi,» insisteva il mio… corteggiatore. …Mi trovavo in un centro benessere al lago di Garda. Cercavo solo pace e il canto degli uccelli, non l’assillo di uomini sconosciuti. Mio marito era venuto a mancare da poco. Avevo bisogno di ritrovare me stessa davanti a una perdita immensa. …Insieme a mio marito, Oleg—che in quella versione italiana diventa Oliviero—avevamo appena iniziato la ristrutturazione della nostra casa a Verona, risparmiando su tutto. Poi, il destino: Oliviero si è sentito male, e neanche i soccorsi hanno potuto rianimarlo. Era un secondo infarto. Sono rimasta senza marito, senza ristrutturazione… ma con due figli adolescenti. Mi sentivo senza forze. Sul lavoro mi hanno assegnato un soggiorno premio in centro benessere. Non volevo uscir di casa, ma i colleghi non hanno accettato un no: «Non sei né la prima né l’ultima vedova. Hai due figli, Caterina! Devi vivere. Vai, distraìti!» Così, a malincuore, sono partita. Sono passati quaranta giorni dalla morte di Oliviero e il dolore non mollava la presa. Al centro benessere mi hanno sistemata in stanza con una ragazza, Viviana. Sempre allegra, solare, persino fastidiosa. Non volevo condividere il mio lutto con lei, né con nessuno, tanto meno con animatori insistenti e seduttori da villaggio turistico—lo sappiamo: in questi posti sono tutti single, divorziati o vedovi. Ho messo in guardia Viviana dall’animatore, un certo Maurizio, certo che fosse sposato almeno al secondo matrimonio. Viviana rideva: «Ma dài, non si preoccupi, Caterina! Sono un passerotto con molte vite…» Io, invece, rimanevo chiusa in camera, senza voglia né di leggere né di vivere. Fino a quella mattina in cui mi sono svegliata serena, ho spalancato la finestra e ascoltato gli uccelli tra i pini del lago. Così ho incontrato quel tipo—lo avevo già notato a pranzo: bassino, lo sguardo sfacciato, impeccabile nel vestire. Non mi piaceva, ma lui ogni sera si avvicinava, offrendomi una manciata di campanule trovate nel bosco. Piano piano, con la sua insistenza gentile e la voce calda, è riuscito a intrufolarsi nelle mie giornate. Col passare dei giorni, tra balli, frutta al mercato in città e passeggiate serali, l’ho lasciato entrare un po’ nel mio cuore ferito. Il suo nome era Valentino. Prima della mia partenza mi invitò nella sua stanza per una tazza di tè. Quella sera capii che c’erano sentimenti veri. Ma poi, dopo il commiato, la distanza ha preso il sopravvento… e a scrivermi è stata addirittura sua moglie, per annunciarmi che lui non era libero e che, comunque, non avevo speranze: «Io ho trent’anni, lei quaranta.» Ho lasciato perdere, continuando a crescere i miei figli con dignità. Ma dopo sei mesi, Valentino si presentò davanti alla mia porta… con la valigia in mano, gli occhi bassi e il cuore sincero: «Ho divorziato. Vuoi sposarmi, Caterina?» Non era una favola: io con i miei due ragazzi, lui con una figlia di dieci anni, Arianna, da una donna problematica. Una nuova famiglia da ricostruire, con tutte le difficoltà del caso, i litigi, le incomprensioni tra figli acquisiti. Poi, il tempo ha fatto il suo corso: mio figlio Andrea e Arianna sono diventati grandi, si sono innamorati e sposati. In un primo momento ci hanno accusato di aver rovinato le loro vite, di aver formato una famiglia «impossibile». Se ne sono andati a vivere per conto loro… Ma col passare degli anni, hanno capito che nella vita bisogna perdonare e che l’amore è più forte. Quando Andrea e Arianna ci hanno chiamati perché era nato il loro bambino, Mirko (Mirco, da Miroslav), ci hanno chiesto perdono e ci hanno riuniti intorno a una tavola di festa. Ecco il nostro NATALE DI GIOIA RINATA: una famiglia intrecciata, una nuova felicità nata sulle ceneri del dolore.

Oh guarda, che storia ti devo raccontare. Sai quando la vita ti fa girare la testa, e poi ti mette davanti a certe sorprese? Ecco, ascolta qui.

Signore, per favore, smetta di seguirmi dappertutto! Glielho già detto che porto il lutto per mio marito. Non mi perseguiti! Comincio davvero ad avere paura di lei! quasi urlavo.

Lo ricordo Ma sa, ho come limpressione che non stia facendo lutto solo per suo marito, ma anche per se stessa. Mi perdoni insisteva ancora questo mio corteggiatore.

Ti spiego. Ero in villeggiatura alle terme, un piccolo centro sul lago vicino a Como, sognando solo silenzio e il canto degli uccellini nei boschi, non certo le avances di uomini insistenti. Mio marito, Giorgio, era morto allimprovviso da poco un dolore che non si spiega. Dovevo riordinare la mente, capire come andare avanti dopo quella perdita.

Giorgio e io avevamo appena cominciato a ristrutturare casa, eravamo sempre attenti alle spese, non ci concedevo neanche una pizza fuori. Poi così, di colpo Giorgio si sente male. Lambulanza non fa in tempo, secondo infarto. Lho sepolto senza aver finito casa… Mi sono ritrovata sola, con due figli adolescenti. Le forze mi mancavano completamente. Come si supera una cosa del genere?

A lavoro mi hanno assegnato una settimana alle terme per staccare un po. Allinizio, ti giuro, non volevo nemmeno lasciare lappartamento. Ma le colleghe mi hanno quasi trascinata di forza:

Non sei né la prima né lultima vedova, Marina, dicevano hai due figli che hanno bisogno di te. Devi reagire! Vai, riprenditi. Svuota la mente.

Così, col cuore pesante, ho ceduto.

Era passato appena un mese dalla morte di Giorgio, e il dolore sembrava sempre più grande. Alla pensioncina, mi hanno messo in stanza con una ragazza solare, Viviana. Sempre allegra, a volte persino irritante con quella felicità traboccante. Non avevo la minima voglia di trascinare la mia tristezza addosso a lei. Daltronde era così giovane che le importava delle mie pene?

Viviana aveva subito dietro uno degli animatori: sempre così va nei centri termali, no? Libertini, divorziati, single impertinenti, vedovi che non si rassegnano… Io però ho i radar, e ho subito avvisato Viviana che si lasciava troppo abbindolare da quel tipo:

Fidati di me, Viviana, questi qui sono pericolosi Quasi sicuramente già sposato una seconda o terza volta!

Viviana rideva: Ma dai, Marina, non mi spaventi sono una volpe esperta! e la sera la trovavi fuori a cena con lui o chissà chi.

Io invece, la prima settimana, chiusa in stanza a leggere libri di cui non ricordavo nemmeno una riga, con la TV che faceva solo rumore di fondo.

Una mattina però, mi sveglio con una inspiegabile voglia di aria buona. Che giornata! Guardo fuori e penso: mi faccio una bella passeggiata nei boschi, ascolto le cinciallegre e via Ed è lì che incontro quel tizio.

A tavola lavevo già notato: basso, lo sguardo troppo diretto, davvero poco piacevole. Era almeno una spanna meno di me, e con quella pelata lucente No, non ci siamo proprio.

Però, cè da dire che quello era sempre ben vestito, profumato, curato come uno che fa bella figura anche solo a scendere al bar. Ogni sera, con mille ossequi, veniva a salutarmi. Io, solo un cenno, per cortesia. Finché una sera, si siede proprio al mio tavolo.

Non si annoia, signora? mi domanda con quella voce da crooner.

No, affatto, faccio io seria.

Non menta, signorina… Si vede che ha una tristezza dentro. Forse posso dare una mano?

Bravo, ha indovinato. Tristezza per mio marito che non cè più. Altro?

Mi alzo per tagliare corto. Lui si scusa, si presenta: Mi chiamo Valentino.

Si vedeva che temeva di perdermi. Io, a denti stretti: Marina. E vado via.

E niente, ora tutte le sere mi trovo Valentino al tavolo, e mi porge mazzi di campanellini raccolti nei dintorni. Ti dico la verità, mi faceva piacere, ma non avevo nessuna intenzione di farne nascere qualcosa.

E lui non mollava. Pure mi seguiva nelle passeggiate serali, e io quasi mi vergognavo di mettere i tacchi per non sembrare unoca accanto a un uomo più basso. Ma a Valentino del proprio aspetto non fregava nulla. Credo che affascinasse più che altro con la voce. Quel tono non lavevo mai sentito in vita mia, davvero irresistibile.

Insomma, ci trovavamo a ballare la sera al salone, che manco a ventanni ero così allegra. Una volta siamo pure andati insieme ad acquistare mele e ciliegie al mercato di Como. E certo, lui ci provava, mi invitava in stanza a bere un caffè. Io, inflessibile come una guardia svizzera: niente da fare.

Lultimo giorno, nonostante tutto, Valentino riprova:

Marinella, domani partiamo. Che dici, vuoi venire da me stasera, anche solo per un tè?

Vedremo gli rispondo io, e lo lascio in sospeso.

Alla fine ho pensato che, insomma, non era giusto chiudergli la porta in faccia. E sapevo già come sarebbe andata a finire.

Arrivo da lui e il tavolo è apparecchiato meglio che in un ristorante sul Naviglio. Ho pensato: Qui le posate le ha fregate dalla sala da pranzo! Ma sorridevo, e lui tutto galante che mi serve lo spumante.

Allora, Marinella, si brinda? Non so come farò domani a salutarti Lasciami almeno il tuo indirizzo, ti vengo a trovare!

Fai il brillante adesso, ma domani nemmeno ti ricordi di me… Dai, per cosa brindiamo, Vale?

Davvero non capisci? Allamore, Marina, allamore! dice sollevando il calice.

Il mattino seguente ci svegliamo abbracciati. Mi sono detta: Ma quanto sono stata stupida a fare la preziosa per tutto questo tempo? Se solo ci fossi andata subito Ed eccomi, una ragazzina innamorata a quarantanni. E ora? Dovevo rifare la valigia e tornare a casa.

Ho salutato Viviana che piangeva sommessamente seduta sul letto.

Che succede, Vivi? le chiedo.

Sono incinta, Marina Ma non so nemmeno chi sia il padre, piangeva.

Ma è lanimatore quello? Quello delle serate-disco? cerco di capire.

Non so Ma in questi giorni ho conosciuto anche un tizio nella pensione accanto. Solo che è sposato…

Eh, Viviana, chiama i tuoi genitori, falli venire qui e chiarisci tutto con loro. E adesso andiamo a parlare col direttore, magari ci aiuta a capire qualcosa, le consigliavo.

Viviana fugge fuori, ancora in lacrime. Eh, ragazza, quanta confusione facciamo quando siamo giovani

Ho fatto le valigie con una nostalgia assurda. In quei venti giorni tutto mi era diventato familiare soprattutto Valentino.

È arrivato il pullman, e Vale era lì, ad aspettarmi con il solito mazzo di campanellini in mano. Non ci ho visto più e lho stretto forte. Era finito il nostro piccolo romanzo destate. Il cuore mi tremava. Bastava che mi dicesse solo una parola e avrei mollato tutto per seguirlo.

Abitavamo in città diverse e lunico modo per sentirsi era scriversi lettere. Sai che mi arriva una lettera, ma non da lui: da sua moglie. “So tutto di voi,” mi diceva. “Ma sappi che non riuscirai a portarmelo via, io ho trentanni, tu quaranta.” Non le ho nemmeno risposto. A che serve.

Passano sei mesi ed ecco che Valentino mi si presenta davanti la porta. I miei figli sono rimasti così, non capivano chi fosse quello sconosciuto, ma hanno evitato domande.

Valentino? Sei di passaggio, o che? Dico io (e dentro di me speravo dicesse: Sono qui per restare).

O qualcosa del genere non mi mandi via, vero, Marinella? Era quasi in soggezione sulluscio.

I ragazzi se ne sono chiusi in camera subito.

Entra. Ma che è successo? La lettera della moglie te la sei portata dietro? gli dico un po pungente.

Mi dispiace, Marinella. Ti avevo pure scritto, ma ha trovato la lettera lei Ho sbagliato, lo so. Comunque ci siamo separati.

Non sapevo fossi sposato non sarebbe mai successo niente, credimi. E adesso? davvero non capivo dove volesse arrivare.

Marina, sposiamoci! mi fa così, dritto come un treno.

Non lo so, Vale Io ho due figli. Non so come la prenderebbero. E poi, tu hai figli?

Una figlia di dieci anni, mi spiazza.

Lhai lasciata alla madre? sono proprio perplessa.

Ma che dici, Marinella! La porto con me appena posso. La mamma beh, diciamo che beve. Faremo una bella famiglia, tutti insieme!

Vale, ma io nemmeno la conosco, questa figlia. E tu già mi vuoi far fare la mamma! Mi pare che stai correndo troppo Sentiamoci un po, parlo coi miei ragazzi e poi vediamo. Intanto siediti, ti preparo qualcosa di buono gli sorrido.

Inutile raccontarti che la famiglia felice non è mica venuta così semplice. Discussioni, litigi, fughe da casa ognuno con il proprio carattere. Non è mica facile andare daccordo, soprattutto quando arrivi a una certa età e hai vissuto già metà della vita da solo.

Passa il tempo che nemmeno te ne accorgi. Mio figlio, Andrea, e la figlia di Valentino, Alessia, si sono innamorati e messi insieme. Dopo un po, si sono anche messi in testa di andar via e vivere per conto loro, e ci rinfacciavano ogni cosa: “Avete distrutto le nostre famiglie, non dovevate rimettervi insieme, papà non doveva lasciare la mamma, tu da vedova avresti dovuto restare sola…”

Se ne sono andati in affitto, pieni di rancore. E io e Vale, che potevamo fare? Solo continuare ad amarci come due ragazzi nonostante tutto.

Un anno passa in fretta. I figli prodighi non tornavano mai, e Alessia sentiva il padre solo il giorno del compleanno.

Tre anni dopo, ci invitano finalmente a casa loro. Io e Valentino quasi non ci credevamo, ma siamo andati.

Morale: era nato un bambino, nostro nipote! Una gioia che non ti dico A tavola ci hanno pure chiesto scusa, dicendo che nella vita tutto può accadere, e che occorre saper perdonare, amare e onorare i genitori, che ci hanno dato la vita. Hanno chiamato il piccolo Filippo, per ricordarci che in famiglia deve sempre regnare la pace.

Ecco qui, cara mia, il nostro piccolo miracolo. Questo è il nostro piccolo felicità nata due volte… Tutto alla italiana!

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UNA NUOVA VITA ALL’ORIZZONTE «Signore, la prego, smetta di seguirmi! Le ho già detto che sono in lutto per mio marito. Non mi perseguiti, la prego! Inizio ad avere paura!» urlavo io, esasperata. «Ricordo perfettamente… Ma ho come l’impressione che lei porti il lutto per se stessa. Mi scusi,» insisteva il mio… corteggiatore. …Mi trovavo in un centro benessere al lago di Garda. Cercavo solo pace e il canto degli uccelli, non l’assillo di uomini sconosciuti. Mio marito era venuto a mancare da poco. Avevo bisogno di ritrovare me stessa davanti a una perdita immensa. …Insieme a mio marito, Oleg—che in quella versione italiana diventa Oliviero—avevamo appena iniziato la ristrutturazione della nostra casa a Verona, risparmiando su tutto. Poi, il destino: Oliviero si è sentito male, e neanche i soccorsi hanno potuto rianimarlo. Era un secondo infarto. Sono rimasta senza marito, senza ristrutturazione… ma con due figli adolescenti. Mi sentivo senza forze. Sul lavoro mi hanno assegnato un soggiorno premio in centro benessere. Non volevo uscir di casa, ma i colleghi non hanno accettato un no: «Non sei né la prima né l’ultima vedova. Hai due figli, Caterina! Devi vivere. Vai, distraìti!» Così, a malincuore, sono partita. Sono passati quaranta giorni dalla morte di Oliviero e il dolore non mollava la presa. Al centro benessere mi hanno sistemata in stanza con una ragazza, Viviana. Sempre allegra, solare, persino fastidiosa. Non volevo condividere il mio lutto con lei, né con nessuno, tanto meno con animatori insistenti e seduttori da villaggio turistico—lo sappiamo: in questi posti sono tutti single, divorziati o vedovi. Ho messo in guardia Viviana dall’animatore, un certo Maurizio, certo che fosse sposato almeno al secondo matrimonio. Viviana rideva: «Ma dài, non si preoccupi, Caterina! Sono un passerotto con molte vite…» Io, invece, rimanevo chiusa in camera, senza voglia né di leggere né di vivere. Fino a quella mattina in cui mi sono svegliata serena, ho spalancato la finestra e ascoltato gli uccelli tra i pini del lago. Così ho incontrato quel tipo—lo avevo già notato a pranzo: bassino, lo sguardo sfacciato, impeccabile nel vestire. Non mi piaceva, ma lui ogni sera si avvicinava, offrendomi una manciata di campanule trovate nel bosco. Piano piano, con la sua insistenza gentile e la voce calda, è riuscito a intrufolarsi nelle mie giornate. Col passare dei giorni, tra balli, frutta al mercato in città e passeggiate serali, l’ho lasciato entrare un po’ nel mio cuore ferito. Il suo nome era Valentino. Prima della mia partenza mi invitò nella sua stanza per una tazza di tè. Quella sera capii che c’erano sentimenti veri. Ma poi, dopo il commiato, la distanza ha preso il sopravvento… e a scrivermi è stata addirittura sua moglie, per annunciarmi che lui non era libero e che, comunque, non avevo speranze: «Io ho trent’anni, lei quaranta.» Ho lasciato perdere, continuando a crescere i miei figli con dignità. Ma dopo sei mesi, Valentino si presentò davanti alla mia porta… con la valigia in mano, gli occhi bassi e il cuore sincero: «Ho divorziato. Vuoi sposarmi, Caterina?» Non era una favola: io con i miei due ragazzi, lui con una figlia di dieci anni, Arianna, da una donna problematica. Una nuova famiglia da ricostruire, con tutte le difficoltà del caso, i litigi, le incomprensioni tra figli acquisiti. Poi, il tempo ha fatto il suo corso: mio figlio Andrea e Arianna sono diventati grandi, si sono innamorati e sposati. In un primo momento ci hanno accusato di aver rovinato le loro vite, di aver formato una famiglia «impossibile». Se ne sono andati a vivere per conto loro… Ma col passare degli anni, hanno capito che nella vita bisogna perdonare e che l’amore è più forte. Quando Andrea e Arianna ci hanno chiamati perché era nato il loro bambino, Mirko (Mirco, da Miroslav), ci hanno chiesto perdono e ci hanno riuniti intorno a una tavola di festa. Ecco il nostro NATALE DI GIOIA RINATA: una famiglia intrecciata, una nuova felicità nata sulle ceneri del dolore.