Una riflessione così bella… che lascia davvero senza parole

Una bellissima riflessione quasi mancano le parole
Cera una donna, di nome Ginevra Moretti, che ormai viveva in continua discordia con il marito, Ettore. Una notte, nel cuore di un sogno confuso, il suo cuore si fermò dimprovviso. Proprio quando la nebbia della morte sembrava avvolgerla, un angelo dagli occhi color nocciola le apparve, circondato da fili di luce che si intrecciavano come i panni stesi nelle vie di Napoli. Langelo le sussurrò che, valutando il bilancio delle sue azioni, non poteva ancora entrare in paradiso. Ma, pietosamente, le concesse di tornare sulla terra per pochi giorni, affinché potesse compiere i gesti buoni che le mancavano.
Ginevra accettò e si ritrovò, come sospesa tra sogno e veglia, nuovamente nella sua casa di Firenze, tra le mura dove il silenzio pesava quanto una lastra di marmo. Ettore non le rivolgeva nemmeno uno sguardo: da tempo dormiva sul divano, il loro parlare ridotto a qualche sospiro stanco.

Pensò tra sé:
Forse dovrei fare pace con questuomo. Dorme sempre lì, non preparo più la cena per lui da mesi, e ora lo sento stirare la camicia di nascosto Potrei sorprenderlo.

Appena Ettore uscì per andare a cercare lavoro fra le vie della città, Ginevra iniziò a lavare e stirare con cura tutte le sue camicie e pantaloni. Prese dal mercato delle rose fresche e le mise in un vaso accanto a delle candele accese sulla tavola apparecchiata, insieme a un piatto di lasagne fumanti. Sul cuscino del divano lasciò un biglietto:

«Credo che sarebbe più comodo per te dormire nel letto che era nostro. Quel letto in cui, per amore, sono nati i nostri figli. Quel letto in cui abbiamo custodito le paure nella notte e ci siamo stretti come viti di unantica vite toscana. Lì la nostra amore ancora respira e ci attende. Se saprai perdonare tutti i miei errori incontriamoci lì.»
Tua moglie

Quando scrisse lultima frase, Se saprai perdonare tutti i miei errori, la mente di Ginevra esplose in un vortice di pensieri:
Sono matta? Dovrei scusarmi io? Lui tornava a casa furioso dopo aver perso il lavoro al pastificio, disperato nel tentativo di trovarne uno nuovo. Io con i nostri ultimi risparmi dovevo fare miracoli, mentre lui, chiuso nel suo dolore, ha iniziato a bere più vino di quanto la tavola potesse sopportare. Sgridava i bambini, si isolava, mi urlava contro quando provavo a parlarci. Ha distrutto tutto e ora dovrei chiedere perdono io?

In preda alla rabbia strappò il biglietto, ma proprio allora la voce dellangelo si fece sentire, come campane che suonano nel vento di Capri:
Ricorda: solo qualche atto buono ancora e raggiungerai il paradiso. Altrimenti non ci entrerai mai.

Si fermò, sospesa come una nuvola:
Ne vale la pena?

Allora riscrisse la lettera, riversandovi ancora più dolcezza:

«Non capivo niente allora. Non vedevo la tua paura dopo aver perso il posto, la sicurezza che ti avevano portato via. Ti sarai sentito piccolo, invisibile. Ricordo i tuoi sogni sul nostro futuro quando saremmo ormai in pensione. Potevo aiutarti a realizzarli, invece ti ho obbligato a guidare il taxi per Milano, anche se odiavi il traffico.
Ricordo la notte in cui ho strappato le tue lettere damore e bruciato le tele dei tuoi quadri. Mi infastidiva vederti chiuso a dipingere o a scrivere poesie per me, mentre io pensavo ai conti. Avrei dovuto aiutarti a vendere quei quadri, erano davvero pieni di luce. Ero prigioniera della mia paura quanto te: soltanto quando avevi un lavoro stabile mi sentivo al sicuro. Non vedevo il tuo dolore.
Perdonami, amore mio. Ti giuro che da oggi cambierà tutto. Ti amo.»
Tua Ginevra

Al ritorno dal suo nuovo lavoro in una pasticceria, Ettore percepì subito che qualcosa era diverso. Laroma di ragù, la luce soffusa delle candele, la sua canzone preferita di Lucio Battisti. E quella lettera sul cuscino.

Quando Ginevra uscì dalla cucina con il vassoio fumante, lo vide piangere come un bambino davanti al presepio. Mise il piatto sul tavolo e lo abbracciò forte: non servivano parole. Le loro lacrime si confondevano, come lolio e il vino benedetto. Ettore la sollevò tra le braccia e la portò nel loro letto. Si amarono con la passione di una prima sera di primavera.

Poi cenarono assieme, le risate che rimbalzavano tra le pareti mentre ricordavano i giochi dinfanzia dei loro bambini.

Dopo, mentre puliva la cucina, Ginevra scorse attraverso la finestra langelo seduto sul vecchio pozzo in giardino, tra ortensie gigantesche. Corse fuori tra le ombre della notte, ancora con le lacrime:
Ti prego, angelo mio, lasciami rimanere ancora. Ora voglio aiutarlo a ricominciare, a ritrovare i suoi pennelli, ricostruire ciò che ho distrutto. Giuro che presto sarà felice. Poi verrò con te.

Langelo le sorrise, col volto illuminato dalla luce dei lampioni:
Non cè bisogno che io ti porti via. Sei già in paradiso. Te lo sei meritato. Solo, non dimenticare linferno in cui vivevi e che spesso il paradiso è molto più vicino di quanto immaginiamo.

Allora sentì la voce di Ettore, che dalla casa le gridava:
Amore, fa freddo, vieni a letto. Domani sarà un nuovo giorno.

E Ginevra pensò, con una pace mai avuta prima:
Sì grazie al cielo, domani sarà davvero un nuovo giorno.

Per riflettere:
Tu che ti lamenti di ciò che non ricevi, hai mai pensato a quanto dai?
Tu che soffri, hai mai pensato a quanto soffrire fanno gli altri a causa tua?
Tu che rimproveri lignoranza altrui, ti sei mai esaminato?
Tu che condanni gli errori, riesci a vedere i tuoi?
Tu che ti proclami amico sincero, sei sincero con te stesso?
Tu che parli di mancanza, riesci a vedere ciò che possiedi davvero?
Tu che critichi il mondo, hai fatto qualcosa per migliorarlo?
Tu che sogni il paradiso, hai fatto qualcosa per diminuire linferno sulla terra?
Tu che dici di essere umile, lo sei davvero nel profondo?
Tu che condanni il male, favorisci il bene?
Tu che ti lamenti dellindifferenza, mostri amore tu per primo?
Tu che temi la povertà, sai far fruttare quello che hai?
Tu che temi le spine, sai piantare le rose?
Tu che hai paura del buio, accendi tu la luce?
Tu che guardi solo te stesso, ti prendi cura degli altri?
Tu che ti senti piccolo, provi a crescere?
Tu che temi la solitudine, offri la tua presenza?
Tu che temi la malattia, custodisci la tua salute?
Tu che desideri la pace, combatti i conflitti?

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