Una Sera Invernale Qualsiasi

Una sera dinverno, mentre il crepuscolo avvolgeva il piccolo borgo di SanPietro in Val di Fassa, una nebbia leggera si posava sulle vette dei monti. Allalba, Cinzia uscì di casa; la neve cadeva lenta, fiocchi grossi e silenziosi come piume di corvo. Il cielo era coperto, le stelle nascoste, e la luna, timida, tentava di farsi vedere ma veniva inghiottita dalloscurità prima ancora che lalba colorasse lorizzonte. Intorno a mezzogiorno un pallido sole si levò sopra le case di pietra.

Il giorno trascorse come gli altri, e al tramonto Cinzia, stanca, rientrò verso la sua dimora. Nuvole grigie strisciarono nel cielo, un vento gelido soffiò con la furia di un lupo affamato.

Che cosa è comparsa dal nulla in questo silenzio? pensò, mentre il vento si trasformava in una tempesta così fitta da far perdere ogni forma. Per fortuna la sua casa era quasi davanti a sé. Aprì il cancello, sospirando:

Per fortuna la neve non ha ancora trasformato il sentiero in una distesa impenetrabile. Ma pare che la natura stia facendo uno scherzo crudele Sento il vento ruggire fuori, e vicino al cancello una possente abete ondeggia come una mano tremante. Grazie al Signore, sono riuscita a raggiungere lingresso. Spinto la porta e varcai la soglia.

Dopo cena, salì sul fornello di pietra per ascoltare i sussurri della notte; dalla canna fumosa usciva il lamento del vento, e senza accorgersene cadde in un sonno leggero. Improvvisamente, tra il torpore, udì un bussare insistente.

Chi porta una visita a questora? pensò, infilando i piedi nelle pantofole di feltro, e si avviò verso la porta.

Chi è lì?

Signora, apri, lasciami riposare un attimo, riecheggiò una voce maschile.

E chi sei tu?

Mi chiamo Gregorio, sono un autista. Mi sono fermato davanti a casa tua, la neve ha seppellito la strada, è tutto buio, la burrasca è un muro. Ho provato a spalare, ma la neve scendeva senza sosta. Fammi entrare, non ti farò del male, lo giuro. Vengo da un villaggio vicino, Val di Fiemme.

Cinzia esitò, il crepuscolo avvolgeva ormai il cortile, ma aprì lo sportello. Un uomo alto, ricoperto di fiocchi, si precipitò dentro.

Benvenuto, Gregorio, del villaggio vicino, disse.

Grazie, signora. Avevo paura che non mi aprissi, altrimenti avrei dovuto continuare a camminare nella tempesta rispose, togliendosi il cappotto di lana e scuotendo la neve dalle spalle.

Vuoi un tè? chiese Cinzia.

Sarebbe un sollievo, sono gelato, il vento mi ha avvolto Grazie, signora.

Cinzia pose sul tavolo le torte che aveva sfornato il giorno prima, una tazzina su un piattino, e tirò fuori dal fornello la teiera ancora fumante.

Grazie, disse Gregorio, come ti chiamo?

Cinzia Bianchi, ma puoi chiamarmi Cinzia, rispose con un sorriso caldo.

Vivi sola? Da quanto?

Da cinque anni.

E il marito?

Il marito si è stufato delle pere e, scappando con una ragazza nuova, è sparito in città.

E i figli?

Nessun figlio E tu? Hai una famiglia?

Non più. Un tempo fui sposato, ma non è andata bene rispose Gregorio, abbattendo latmosfera con un gesto di rassegnazione.

È la stessa storia, anche per me. Bevi il tè, mangia le torte, ti preparo un letto sul fornello.

Gregorio si sistemò sul fornello e, presto, si addormentò raulemente. Cincin, giovane e forte, non riusciva a dormire. Il peso della solitudine le gravava sul cuore come una coperta umida.

Ecco il mio uomo, addormentato sul fornello, un estraneo. Come sarebbe bello se fosse qualcuno di mio, affettuoso e laborioso

Addormentò solo poco prima dellalba; al risveglio dovette riaccendere il fuoco, preparare i pancake sullardore del legno. Gregorio, svegliandosi, sbuffò felice.

Che profumo di mattina dal fornello! I pancake sono il mio pane quotidiano disse, sorridendo.

Dopo la colazione, Cinzia si preparò per andare al lavoro.

Gregorio, non chiudo la porta; se vuoi partire, basta bloccare la serratura. Se ti congeli, il bollitore è sul fornello, e cè ancora patate bollite. Buon viaggio, forse non ci rivedremo più.

Addio, Cinzia. Grazie per lospitalità.

A mezzogiorno, durante la pausa, tornò a casa e trovò Gregorio accanto alla sua vecchia auto, scavata fuori dalla neve ma ancora incapace di muoversi.

Sei ancora qui?

Sì, laccumulator è scarico e la strada è un manto bianco.

Entra, mangiamo qualcosa, anchio ho appena finito il turno. La neve è tanta, ho lottato per arrivare.

Cinzia, dove posso trovare un trattore? Non potrò partire finché non pulite la strada.

Al capannone, ma solo dalle due alle tre. Dopo, ti accompagnerò lì

Un sentimento strano di parentela avvolse Cinzia mentre osservava Gregorio lavorare. Il suo capo dei capelli mostrava una striscia dargento, e intorno agli occhi si formavano rughe quando sorrideva.

Ha quasi trentasette anni, ma la barba argentata è già una promessa di saggezza. Che gioia avere in casa un uomo gentile, è il sogno di ogni donna.

Accompagnò Gregorio al capannone, poi tornò al suo lavoro.

Buon viaggio, Gregorio, chiamò.

A te tutta la felicità, Cinzia!

Di sera, di nuovo al tramonto, la notte scendeva veloce sullAppennino. Avvicinandosi alla casa, vide la luce accesa nei vetri; il cuore le balzò, una dolce speranza di attesa.

Entra, signora sorrise Gregorio, il bollitore è pronto.

Perché non sei partito?

Domani arriverà il trattore. Oggi il capannone è senza mezzi. Lhanno promesso per domani.

Dopo cena, sistemata la casa, Cinzia si coricò. Gregorio, seduto sul fornello, sembrava pensare intensamente; poi si alzò di scatto e si sedette accanto a lei sul letto. Lei, sorpresa, non seppe cosa dire. Gregorio, senza parole, le si avvolse sotto la coperta, stringendola forte. Lei allungò le mani verso di lui

Rimasero in silenzio per un lungo istante; fu Cinzia a spezzare il silenzio.

Sai, Gregorio, potrei vivere tutta la vita accanto a te.

Lui, imbarazzato, si alzò di scatto.

Allora devo sposarmi con te, o cosa?

Cosa? chiese timida.

Gregorio, con un tono un po brusco, rispose.

Sposarsi non è una passeggiata. Non credo più alle donne; una volta ero marito, la moglie mi ha tradito, ho avuto altre relazioni, ma non è nulla. E tu, non sei diversa. Non sei una moglie, ma sei già sotto la coperta. Domani partirò, e tu ne prenderai unaltra.

Cosè, Gregorio? Non ho mai avuto nessuno.

Cera, ora non cè. Non mi hai conosciuto a fondo, eppure vuoi già un matrimonio.

È necessario esclamò Cinzia, in lacrime voglio una famiglia, dei figli, prendermi cura di un marito. Voglio la felicità di una donna

Non piangere. Decidi tu, non ci conosciamo, quali bambini? Perdona il mio cuore

Cinzia tacque, provando vergogna per aver creduto in uno sconosciuto. Passò la notte senza sonno. Allalba, Gregorio si preparò a partire; alle sei il trattore doveva arrivare. Cinzia lo salutò dal portico.

Perdona, Cinzia.

Addio, Gregorio, la prossima volta non aprirò più la porta a chi è intrappolato pensò, ma un grido interiore le chiedeva di attendere.

Gregorio partì. A pranzo, la macchina non era più davanti alla casa. Cinzia lo aspettò, ma non tornò. Il tempo scorreva, e lei sentì qualcosa cambiare dentro di sé. Raccontò a Nadia, lamica del villaggio:

Nadia, sei incinta!

Ah, ma è vero! Vai subito in città dal dottore rise Nadia.

Ringraziò il cielo per la maternità. Il dottore confermò la gravidanza; Cinzia ringraziò il destino per quellincontro con Gregorio, che, nonostante tutto, laveva portata a diventare madre.

Il bambino nacque a termine, un maschietto.

Come lo chiamerai? chiese linfermiera, mentre lo porgeva al seno.

Lo chiamerò Stefano, e più tardi sarà StefanoBianchi. Sarà la gioia dei miei vecchi anni.

Non è ancora il momento di pensare alla vecchiaia, prima devi farlo crescere rise linfermiera. Altrimenti arriverà la prossima visita

Se avessi avuto un marito, verrebbe a farlo vedere rispose Cinzia.

Il giorno della dimissione, Nadia disse che non poteva accompagnarla, ma le avrebbe lasciato dei soldi per il viaggio. Cinzia, con il bambino al petto, si avviò verso luscita dellospedale, ma fu fermata da una figura familiare: Gregorio, con un grande mazzo di fiori, accanto a Nadia, che sorridendo, aggiunse:

Gregorio ha detto che è tuo marito e non lascerà che tu te ne vada senza il tuo bambino.

Cinzia affidò il piccolo a Gregorio, sorrise felice, le lacrime scivolarono sui suoi occhi, ma erano lacrime di gioia.

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