Una settimana fa ho scoperto qualcosa che mai avrei potuto immaginare. Passeggiavo nel centro di Roma quando, del tutto per caso, mi sono imbattuta in una mia ex compagna di classe…

Una settimana fa scoprii qualcosa che mai avrei potuto immaginare. Passeggiavo spensierata per il centro di Bologna, quando per puro caso mi imbatto in una compagna delle scuole elementari, che non vedevo dallepoca delle caramelle Mou. Ci abbracciamo, scambiamo due chiacchiere, aggiorniamoci sulle rispettive vite. Tra una battuta e laltra, mi racconta che adesso lavora come infermiera nella casa di riposo del paese. Le dico che mi sembra un lavoro nobile, per quanto faticoso ci vuole stomaco e cuore, sottolineo. Lei, e qui casca lasino, lascia cadere una frase come se fosse la cosa più ovvia del mondo:

«Eh, guarda, vedo tua mamma tutti gli ultimi venerdì del mese.»

Sono rimasta imbambolata come davanti a una vetrina di pasticceria alle sei di sera. Balbetto: Come sarebbe? Cosa ci fa mia madre lì? Lei mi guarda serena e risponde, con laria di chi commenta il tempo:

«Non lo sapevi? Porta sempre una merenda per tutti i nonni. Ogni mese, precisa come un treno svizzero. Una bella iniziativa, davvero.»

Rimango senza parole. Non avevo la minima idea. Neanche mezza. Mi vergogno quasi ad ammetterlo davanti a lei, che probabilmente pensa che io stia scherzando. Ma quando vede la mia faccia smarrita aggiunge:

«Tua mamma è davvero umile. Viene, saluta, lascia tutto e se ne va senza tanti complimenti.»

Tornata a casa, affondo il colpo, diretta:

«Mamma, perché non mi hai mai detto che vai ogni mese alla casa di riposo?»

Lei sta spazzando il soggiorno e non si degna di alzare più di tanto la testa:

«E perché dovevo dirtelo?»

Io insisto:

«Perché è una cosa bella! Meravigliosa, mamma»

Appoggia la scopa, calma come una statua di santi, e mi dice:

«Non penso che le buone azioni vadano sbandierate. Le fai, punto e basta. Dio vede, e a me basta così.»

Mi racconta che due anni fa, dopo la morte di unamica, sentì di dover fare qualcosa di buono per qualcuno che ne avesse veramente bisogno. Un giorno, passando davanti alla casa di riposo, vide un paio di anziani seduti in cortile e sentì il desiderio di entrare. Parlò con lassistente sociale e chiese di cosa ci fosse bisogno. Da allora, ogni ultimo venerdì del mese, mia mamma compra succhi di frutta, pacchetti di merendine, biscotti e va a lasciarli lì. A volte qualche pacco di salviette umidificate o prodotti per ligiene personale dipende da come vanno le finanze. E, mi dice, non ha voluto coinvolgermi né dirlo a nessuno, per non sembrare alla ricerca di attenzione o complimenti: preferisce fare le cose con discrezione, a modo suo.

«Quando vuoi aiutare, aiuti. Se non vuoi, non serve inventarsi scuse. Ma non devo dirlo a nessuno. Io so cosa faccio.»

Mi dice questo mentre sparecchia la tavola, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Quella notte non ho chiuso occhio. Mia madre una donna umile, con poco in tasca e ancora meno pretese ogni mese si priva di qualcosa di suo per portare un po di gioia a persone che quasi nessuno va più a trovare. Ho provato un orgoglio immenso, ma pure una fitta al cuore per tutto quello che ha portato avanti da sola, in silenzio.

Adesso sto pensando di andare con lei il prossimo venerdì. Ma non so ancora come dirglielo, per non farle pensare che mi impiccio o che sto invadendo il suo spazio.

So solo una cosa: vedere mia madre fare qualcosa di così grande, con altrettanta semplicità be, qualcosa dentro di me è cambiato, per sempre.

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