Un’ingiustizia familiare: A chi spetta davvero l’eredità? La battaglia di Alina per il milione del p…

Ingiustizia

Mamma, chiese Martina, quasi incredula, Perché mi sono arrivati solo trecentotrentamila euro, e non un milione? Che somma è questa?

Dallaltra parte del telefono si sentiva il phon acceso. La mamma, Clara, lo spense e rispose a Martina:

Sì, è giusto così, confermò con sicurezza, Trecentotrenta.

Ma a Martina sarebbe dovuta arrivare una cifra molto più alta.

Trecentotrenta? Mamma, e i restanti seicentottanta? Io aspettavo un milione, quasi tondo! Erano i soldi di mio padre, avresti dovuto trasferirli tutti dopo la vendita dellappartamento.

Oh Martina, non iniziare con la tua contabilità, sbuffò la madre, Tu sai che ho fatto tutto onestamente.

Con quale onestà, di grazia? il parquet sotto ai piedi di Martina sembrava scricchiolare per la rabbia, Ti ho dato la delega per vendere lappartamento che mio padre mi aveva lasciato. Avevo chiesto il bonifico della somma. E ora? Dove sono finiti quei soldi?

Martina si rese conto troppo tardi che avrebbe dovuto vigilare di più.

Li ho trasferiti! disse la mamma mentre riaccendeva il phon, Ma ho agito da mamma. Da buona mamma. Ho diviso tutto tra i miei figli. In parti uguali. La tua parte giusta, ce lhai.

Quella parte giusta non era ciò che spettava a Martina.

Hai diviso leredità di mio padre in tre? Tra me e loro? Martina si riferiva ai suoi fratellastri, Mamma, erano soldi solo miei! Mio padre! Io e loro abbiamo padri diversi, se non te ne fossi accorta.

Cosa cambia chi è il padre? rispose la mamma sistemando i capelli, I soldi sono per tutti. E tu sei comunque la loro sorella. E io sono la tua mamma. Avrei dovuto lasciare che solo tu avessi tutto quel capitale, mentre i tuoi fratelli ti avrebbero invidiata? Non sarebbe stato giusto! Ho dato a tutti la stessa opportunità.

A volte Martina avrebbe voluto potersi dare uno schiaffo per quella delega firmata con troppa fiducia.

Ugualmente? Hai diviso il mio milione per tre! Trecentotrentatremila euro! E il resto? Lappartamento valeva anche di più.

Sí, ci sono rimasti un po più di un milione dopo tutte le tasse e le spese, tagliò corto Clara, Ho arrotondato. Il resto lho tenuto per il disturbo. Avresti fatto tu tutte quelle corse di ufficio? No! Ho fatto tutto io, mentre tu eri al lavoro.

Chissà quanto ti sarà costata tutta questa fatica, eh?

Non permetterti! sbottò la mamma, Tuo padre era tuo padre, va bene, ma io sono tua madre, e decido io. E poi tu sei grande, sei la maggiore, hai meno bisogno degli altri. E ho diviso così, per equità. I ragazzi devono pensare a fare famiglia. Tu sei una ragazza, da te non si pretende tanto.

E io la famiglia non la devo costruire? O devo mangiare pane e acqua perché da me non si pretende tanto? rispose acida Martina, Trasferiscimi il resto, mamma. Adesso.

No.

Secco. Punto.

La mamma sapeva che Martina non avrebbe fatto nulla. Citare in causa la propria madre per soldi? Nessuno lavrebbe capita. E in fondo, la mamma era pur sempre la mamma, il rapporto non si era mai spezzato del tutto.

Dopo qualche settimana, tranquillizzandosi e sistemando le sue finanze, Martina vide delle foto sui social. Andrea sfoggiava una nuova Fiat Panda blu in un autoscatto. Luca pubblicò: La mia nuova bimba!

I fratellastri si erano comprati delle utilitarie. Così sia, pensò Martina, che mise via i suoi 330.000 euro e decise di aspettare. La pazienza, diceva sempre la nonna, è oro.

Passò più di un anno. Martina lavorava, risparmiava, progettava il suo futuro. Aveva lasciato andare la rabbia, ma non aveva dimenticato. La mamma si comportava come se nulla fosse, telefonando e raccontando le solite chiacchiere.

Ma quella sera la voce della madre la raggelò.

Martina si irrigidì.

Che succede, mamma?

La nonna balbettò Clara, La nonna di Andrea e Luca stamattina è venuta a mancare.

Martina provò una strana distanza, quasi fosse una scena da film. Quella nonna non era la sua, non era mai stata presente. Per Martina era solo la suocera di mamma o la nonna dei fratellastri. Ma, umanamente, sentì dispiacere.

Mi spiace, rispose con rispetto, Ti sono vicina.

Bisogna occuparsi dei funerali, dei documenti, non ce la faccio da sola. I ragazzi non sanno da dove cominciare. Vieni ad aiutare?

Martina non fece finta: non poteva davvero lasciare il lavoro in pochi minuti.

Mamma, sto lavorando. Non posso mollare tutto e venire al funerale di una persona che avrò visto sì e no tre volte in vita mia, rispose Martina.

Non era mai stata invitata da quella nonna.

Per favore! supplicò la mamma, È importante.

Non posso venire, ma ti aiuto con i soldi. Dimmi quanto serve e te li mando subito.

La mamma allinizio esitò, poi si persuase che i soldi sarebbero stati utili.

Beh, non è la stessa cosa però va bene. Puoi aggiungere ventimila euro?

Lo farò. E anche qualcosina in più, così non devi preoccuparti delle spese quotidiane. Consideralo il mio contributo, in memoria della loro nonna.

Grazie, Marti. Sei sempre disponibile.

Martina chiuse la chiamata, provando una soddisfazione amara. Aveva acquistato una scusa: non era andata, ma aveva aiutato. Nessuno poteva rimproverarla.

Passarono sei mesi. I funerali erano ormai un ricordo. Luca e Andrea avevano già condiviso foto di nuove moto o smartphone.

Un silenzioso martedì, Martina decise che era giunto il momento. Chiamò la madre dal tavolino della mensa aziendale, aspettando la solita riunione.

Ciao, mamma! Tutto bene?

Ciao, Marti! Va avanti. Luca ha trovato un lavoro nuovo, meglio del precedente. Andrea anche lui sta bene, ha conosciuto una ragazza.

Felice per loro, rispose Martina, Mamma, volevo chiederti una cosa

Di cosa parli? la mamma si allarmò.

Mi pare che il semestre dalla morte della nonna sia passato. Tutti hanno ricevuto la loro parte, vero?

Questa volta la discussione fu ancora più pesante di quella sui trecentotrentamila euro.

Martina, dove vuoi arrivare? Sì, hanno ricevuto leredità.

Ecco. Dovè la mia parte di eredità?

Quale parte? la mamma fece finta di nulla, ma Martina riconobbe il tono: ora mentiva.

Quella della nonna.

Ma non era la tua nonna.

E che differenza fa? chiese Martina, sottolineando la logica della mamma, Sono tua figlia. Dicevi che nessun figlio va escluso. Il mio milione lhai diviso in tre, giusto? Pari opportunità, come dicevi tu.

È un’altra cosa, Martina! la mamma tentò di cambiare argomento, La situazione è diversa!

In che modo? Hai detto tu che le eredità in famiglia si devono spartire fra tutti, la mamma decide per tutti e bisogna aiutarsi tra fratelli!

Non puoi paragonare

Oh! ironizzò Martina, Comè comodo! Quando si trattava del mio milione, era patrimonio comune di tutti i figli della stessa madre. Ma ora che si tratta dellappartamento della loro nonna, di colpo leredità va solo a loro?

Non giocare con le parole! si innervosì la madre, Vuoi forse dire che pretendi una quota delleredità della madre di mio marito? Come lo spiego ai ragazzi?

Voglio solo che tu sappia che hai abusato della mia fiducia per trattenere un terzo dei miei soldi, con la scusa che siamo fratelli e sorella. Allora, seguendo la tua stessa logica, vorrei lo stesso trattamento. Hai gestito tu la vendita, no?

I soldi sono già stati spesi.

In cosa? Auto? Ristrutturazioni? Anchio ho dei progetti. Dovè la mia parte, mamma? Mi hai spiegato che una donna deve accontentarsi, ma io non sono d’accordo.

La mamma probabilmente stava cercando una via duscita dalla trappola che si era costruita. A casa loro era sempre stato così: per i figli maschi, il patrigno era un padre affettuoso, spettavano loro le attenzioni migliori, i regali più costosi. Quella nonna non aveva mai nascosto la preferenza. Martina era sempre stata unestranea. E la madre non aveva mai fatto nulla per proteggerla.

Marti, ma che persona sei? la voce della mamma si fece più aspra, A che ti servono questi soldi? Hai già il lavoro, sei giovane, sana. Dovresti pensare ad altro. Mentre Luca e Andrea devono farsi una famiglia, loro sì che fanno fatica!

Quindi: leredità del mio papà si divide per tutti, perché siamo fratelli e sorella; ma quella della loro nonna resta solo ai maschi, perché io sono una donna e da me non si pretende? ribatté freddamente Martina.

Non esagerare, disse la mamma, Come fai a essere così attaccata ai soldi?

La mamma non avrebbe mai ammesso di aver sbagliato. Per lei, Martina era sempre la tirchiona perché voleva giustizia.

Magari non te ne sei accorta, ma per quella delega eri obbligata a versarmi tutta la somma della casa. E il termine di prescrizione non è ancora scaduto. Non che voglia minacciare

Martina! Vorresti forse minacciarmi? mormorò la madre spaventata.

No, mamma. Ma posso sempre farlo valere. Pensaci.

Meno di un mese dopo, Martina ricevette la somma che le spettava. Poco dopo, si vide bloccata ovunque.

Nella vita impariamo che chi agisce in modo scorretto può conservare la forza per un po, ma la dignità non si compra né si calcola in euro: il rispetto per se stessi si ottiene solo difendendo la propria verità, anche se questo significa essere soli. E, spesso, la giustizia arriva proprio quando smetti di aspettarla dagli altri.

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