**Diario di un uomo Una storia di coraggio e redenzione**
Ero seduto sul mio balcone a Firenze, sorseggiando un caffè, quando mi è tornata in mente una storia che mi ha toccato il cuore. Una storia di ingiustizia, ma anche di coraggio e speranza.
Alessia si trovava davanti a una casetta cadente in un paesino della Toscana, stringendo tra le dita un foglietto sgualcito con lindirizzo. Il vento di ottobre le accarezzava la nuca, facendole rabbrividire sotto quella giacca leggera. Ventanni passati in un orfanotrofio, e ora era lì, sola, con una valigia e pochi spiccioli in tasca. Il futuro era un punto interrogativo.
La casa sembrava abbandonata da un secolo. Il tetto stava per crollare, le persiane cigolavano appese a un filo, il portico scricchiolava sotto i suoi passi. Sentì le lacrime salirle agli occhi. Dopo una vita senza famiglia, questo era tutto ciò che aveva?
Proprio allora, la porta accanto si aprì. Ne uscì una signora anziana con un vestito a fiori. Notando Alessia, si avvicinò con passo deciso.
«Che ci fai qui al freddo, piccola?» le chiese con dolcezza. «È ottobre, e tu sei vestita così leggera!»
Alessia tirò fuori un taccuino e scrisse: «Mi hanno dato questa casa. Vengo dallorfanotrofio. Non parlo.»
La donna lesse e sospirò. «Povera stella! Io sono Margherita. E tu?»
«Alessia», rispose lei con una scrittura incerta.
«Su, vieni dentro, ti scalderai con un po di tè. Domani vedremo cosa si può fare con questa casa. Qui in paese abbiamo brava gente che ci darà una mano.»
Nella casa di Margherita regnava un calore che Alessia non aveva mai conosciuto. Tendine gialle, tovaglie ricamate, vasi di fiori sui davanzali. Sulla parete, una foto di un giovane in divisa.
«Mio figlio, Luca», spiegò Margherita. «È un carabiniere. Bravo ragazzo, ma sempre fuori per lavoro. Dimmi, tesoro, come pensi di vivere? Hai bisogno di un lavoro?»
Alessia annuì e scrisse: «Sì, qualsiasi lavoro. So pulire, cucinare, prendermi cura degli anziani.»
«Ascolta, conosco una signora Giovanna. È molto anziana, ha bisogno di una badante. Ha famiglia, ma beh, non sono di grande aiuto. Vuoi provare? Ti do lindirizzo.»
La casa di Giovanna era grande ma trasandata. Pittura scrostata, giardino incolto, immondizia sparsa nel cortile. Ad aprire fu una donna sulla quarantina, con unespressione stanca e irritata.
«Sei la badante?» sbuffò. «Io sono Claudia e lui è Antonio, mio marito.»
Luomo, seduto sul divano con una birra in mano, annuì distrattamente senza staccare gli occhi dalla TV.
«Il lavoro è tanto», continuò Claudia accendendo una sigaretta. «La nonna è quasi immobilizzata devi darle da mangiare, lavarla, pulire. È nervosa, potrebbe insultarti. Paghiamo 500 euro al mese, il cibo è quel che cè. Va bene?»
Alessia scrisse: «Va bene. Sono muta, ma capisco tutto e lavoro con cura.»
«Muta?» Claudia scambiò unocchiata con il marito. «Meglio così. Niente chiacchiere, niente lamentele. Vieni, ti presento la nonna.»
Giovanna giaceva in una stanza buia, laria pesante di medicine e muffa. Il suo corpo era scheletrico, gli occhi pieni di dolore. Alessia sentì un nodo alla gola.
«Nonna, questa è Alessia, la tua nuova badante», disse Claudia a voce alta. «Noi partiamo per una settimana. Arrangiatevi.»
La vecchia guardò Alessia. Nei suoi occhi brillò qualcosa di vivo speranza?
«Come ti chiami?» scrisse Alessia.
«Giovanna e tu?»
«Alessia. Mi prenderò buona cura di lei.»
Per la prima volta, un sorriso sfiorò il volto di Giovanna.
Quando Claudia e Antonio se ne andarono, Alessia si mise al lavoro. La casa era un disastro polvere, piatti sporchi, pavimenti luridi. Ma quello che la turbò di più furono i lividi sulle braccia di Giovanna.
«Come è successo?» scrisse.
«Cadute sono fragile», sussurrò la nonna, evitando il suo sguardo.
Alessia non ci credette.
Col tempo, Giovanna migliorò. Alessia le preparava pasti freschi, le leggeva libri, le sistemava fiori sul davanzale. La casa si riempì di vita.
Ma quando Claudia e Antonio tornavano, latmosfera si faceva pesante. Brontolavano per il cibo, per le medicine.
«A cosa le serve mangiare così tanto? Tanto ormai», borbottava Claudia.
Dopo una loro visita, Alessia trovò altri lividi su Giovanna. La nonna piangeva in silenzio.
«Cosè successo?»
«Niente, cara la vecchiaia è crudele.»
Alessia capì che doveva agire. Andò in un negozio di elettronica a Siena. Con biglietti e gesti, spiegò al commesso, Matteo, ciò che le serviva.
«Una microcamera? Perché?»
«Per proteggere chi non può difendersi», scrisse.
Matteo la fissò, poi sorrise. «Capisco. Ecco, questa è perfetta. Prendila, è regalo mio. Solo stai attenta.»
Alessia installò la camera, nascosta bene. Quando visionò il video, il cuore le si fermò.
Antonio scuoteva violentemente Giovanna: «Dove sono i soldi? La pensione, dammela! Ci serve per la macchina nuova!»
«Non ho niente tutto in medicine», singhiozzava la nonna.
«Mentisci!» urlava Claudia. «E la casa? Prima o poi la firmerai!»
Antonio le diede uno schiaffo. Giovanna cadde sul letto, umiliata.
«La prossima volta portiamo i documenti», disse Claudia freddamente. «O firmi, o ti spediamo in una casa di riposo.»
Alessia corse da Margherita e Luca. Il carabiniere guardò il video e impallidì.
«Questo è reato minacce, violenza, estorsione. Andiamo subito.»
Bloccarono Claudia e Antonio, che urlavano: «È tutto falso!»
Ma il video era prova inconfutabile.
Giovanna fu portata in ospedale. I medici trovarono costole rotte, lividi, segni di maltrattamenti prolungati.
«Se non fosse intervenuta», disse il dottore, «sarebbe finita male.»
Alessia rimase sola, ma Margherita la invitò a casa sua.
«Resta con noi finché Giovanna non starà meglio. Sei stata coraggiosa.»
Due settimane dopo, Giovanna tornò a casa. Era debole, ma negli occhi aveva una luce nuova.
«Alessia, mi hai salvato la vita. Come posso ripagarti?»
«Guarisca, e basta», scrisse Alessia.
Ma Giovanna insistette: «Ti lascio la casa. Te la meriti più dei miei “cari”.»
Matteo, il commesso, iniziò a farle visita. Era il nipote di Margherita. Un giorno le propose:
«Hai mai provato cure per la voce? Potremmo tentare.»
«Ho paura e se non funziona?»
«E se funziona?»
Le terapie furono lunghe, ma quando Alessia riuscì a dire «Grazie», tutti piansero di gioia





