Va bene, faremo il test del DNA,” sorrisi a mia suocera. “Ma anche tuo marito dovrebbe verificare la sua paternità…

10 ottobre 2023 Diario di Luca Romano

Va bene, facciamo il test del DNA ho sorriso alla suocera, Rosa Bianchi. E anche tuo marito dovrebbe verificare la sua paternità

Daccordo, provvederò anchio ha replicato Rosa, con quella voce che sa sempre di cè da capire se sei davvero il papà del mio nipote.

Il pomeriggio dopo il parto, quando siamo entrati nella nostra nuova casa a Napoli, la suocera ha lanciato:

Alessio non assomiglia affatto a noi.

Sono rimasto immobile, la valigia ancora in mano. Era davvero il momento di far emergere i dubbi?

Basta, Rosa ha interrotto il suocero, Giuseppe Bianchi, avvicinandosi a lei e conducendola in unaltra stanza, lanciandomi uno sguardo di compassione.

Sono rimasto solo con il piccolo Alessio. Non assomiglia? ho pensato, osservando i suoi capelli biondi, gli occhi azzurri e il nasino minuto. Era il ritratto di mio nonno Pietro da bambino. Ho deciso di chiedere a mia madre alcune foto dinfanzia per fare un confronto.

Mentre riflettevo, la voce di mia madre mi ha interrotto dal balcone. Al telefono con suo papà, ha esclamato:

Hai un nipote che è nato, ma non sei neanche venuto a vederlo!

Ha riattaccato bruscamente, mi ha guardato e ha sospirato:

Scusa, cara, ho rovinato la tua giornata. Speravo che tuo padre venisse a trovarci, ma nemmeno il nipote riesce a distogliere lui dalla bottiglia.

Non è colpa tua, mamma lho abbracciata. Non è niente di serio.

La sera, a tavola con tutta la famiglia, la suocera tratteneva a stento il suo disappunto, mentre Giuseppe e io cercavamo di alleggerire latmosfera. Quando gli ospiti se ne sono andati, Giuseppe mi ha stretto la mano:

Grazie per averci donato Alessio.

Il tempo è volato. I primi passi, le prime parole, le notti insonni. Abbiamo comprato un appartamento nel centro di Napoli per 150000, cambiato auto, e Alessio è andato allasilo I Girasoli.

Ho paura della scuola, le riunioni dei genitori le ho confidato a Rosa.

Andrà tutto bene, tesoro mi ha rassicurato.

Ma la tranquillità è stata spezzata da Rosa, che al nostro weekend al mare ha cominciato a evitare Alessio, fissandolo con sospetto.

Guardalo, è tutto rosso, con le lentiggini sei sicura che sia figlio di Luca? ha sussurrato mentre lavavamo i piatti.

E voi siete sicuri che Giuseppe sia il padre di questo bambino? ho replicato, con un filo di rabbia.

Rosa è rimasta pallida.

Come osi! ha gridato.

E voi? ho sbattuto la porta, ho preso le cose e, con Alessio sul braccio, sono tornato a casa.

Il giorno dopo abbiamo inviato il campione per il test del DNA. I risultati non hanno sorpreso: Alessio è davvero nostro figlio. Ho messo il referto nella borsa, senza dirlo a nessuno.

Rosa, però, non si è placata. Al compleanno di Giuseppe, ha ripetuto:

La nipote è una copia della nonna! E noi? ha indicato Alessio con disprezzo.

Ho tirato fuori il risultato e glielho mostrato:

Ecco, leggi bene. I vostri sospetti sono infondati. Forse è il caso di occuparsi dei vostri scheletri nellarmadio?

Il suo volto si è sbiancato.

Qualche giorno dopo Luca, devastato, è tornato a casa piangendo:

Rosa abbiamo fatto anche noi il test. È emerso che non è mio padre.

Lho preso in braccio, senza parole.

Poco dopo, Giuseppe è venuto da noi.

Avrò il divorzio da Rosa ha dichiarato con fermezza. Ma tu, Luca, sarai sempre mio figlio. Il sangue non conta.

Luca ha pianto, stringendomi.

Così la nostra famiglia ha superato lo shock. Rosa è rimasta sola, mentre noi siamo diventati più uniti.

Mezzo anno dopo il divorzio, la vita sembrava tornata alla normalità: Luca ha smesso di bere, Alessio trascorre i weekend con nonno Pietro e con me, e io non mi spavento più al suono di un telefono.

Una sera, mentre lavavo i piatti, è squillante un numero sconosciuto.

Luca? una voce rauca e incerta. Sono il tuo compagno di classe allultimo anno di scuola.

Il cucchiaio è caduto nella lavandina.

Marco? Non ti vedevo da dieci anni, da quando ci siamo trasferiti a Roma.

Dobbiamo incontrarci. È importante.

Di cosa si tratta?

Della tua suocera.

Ci siamo ritrovati in un piccolo bar allaperto.

Rosa mi ha cercato, diceva che Alessio è mio figlio perché è così rosso di capelli, come me, e mi ha offerto dei soldi.

Cosa?!

Era convinta che si è arrossato. Che tra noi ci fosse qualcosa

Ma è pazza! ho urlato. Pensare che abbia avuto una relazione con me?!

Marco ha annuito. Sapevo che una volta le era piaciuta, e che aveva sofferto del mio matrimonio, bevendo per dimenticare.

Non ho voluto fare i test. Ho detto che era una menzogna ha ammesso. Non posso far soffrire un bambino con bugie.

Le mie mani tremavano. Rosa non si limitava a sospettare, ma costruiva trame dolorose per umiliarmi.

A casa ho raccontato tutto a Luca. Le sue guance si sono sbiancate.

Allora mentiva anche a tuo padre voleva distruggere la nostra famiglia.

Il giorno dopo Giuseppe è irromputo, sbattendo la porta:

Rosa ha citato in giudizio! Chiede metà della nostra casa di campagna!

Su quale base? ha scoppiato Luca.

Dice che non ha più nulla, la pensione è poca, vuole vendere la casa.

La sera, il telefono è squillato. Rosa, per la prima volta in mesi:

Siete felici? la sua voce era colma dodio. Avete distrutto la famiglia, ora vi accontentate di distruggere anche me, sporca!

Hai mentito a tuo marito! Hai abbandonato il nipote! ho gridato.

Alessio non sarà mai mio nipote ha sibilato, prima di riagganciare.

Una settimana dopo, lavvocato di Rosa ha inviato una lettera: voleva vietare a Giuseppe di vedere Alessio, sostenendo che non era un parente di sangue.

È una vendetta ha sussurrato Luca, stringendo i documenti. Non è sana.

Giuseppe ha sorriso:

Che provi.

Il giudice ha respinto ogni sua domanda e, dopo aver ascoltato la storia, lha avvertita delle conseguenze per diffamazione.

Il giorno della sentenza, Giuseppe ha mostrato una vecchia foto: lui da bambino sulle spalle di Pietro, entrambi sorridenti.

Questo è il vero senso di famiglia ha detto. Non è il sangue, né il cognome.

Alessio è corso a correre verso il nonno, lo ha abbracciato forte.

Sei il migliore!

Rosa è rimasta sola.

Un anno dopo labbiamo vista per caso in un parco, seduta su una panchina, lo sguardo spento. Alessio, senza rancore, le ha agitato la mano.

Rosa si è girata.

Che ne pensi? ha chiesto Luca.

No, ho risposto sinceramente. È triste per tutti coloro che ha ferito.

E così abbiamo continuato il nostro cammino, verso Giuseppe, che dondola Alessio sullaltalena, verso la nostra vera famiglia.

**Lezione personale:** nessuna prova di sangue può sostituire la lealtà, lamore e la sincerità. Solo chi sapeva guardare oltre il sangue è rimasto al mio fianco.

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