Valeria sta lavando i piatti in cucina quando entra Giovanni. Prima di entrare, spegne la luce della stanza.
Cè ancora abbastanza luce, borbotta scuro. Non serve sprecare elettricità.
Volevo far partire una lavatrice, dice Valeria con voce calma.
La fai stanotte, risponde secco Giovanni. Quando la corrente costa meno. E non serve aprire così tanto il rubinetto, Valeria, sprechi troppa acqua. Davvero troppa. Così fai scivolare via tutti i nostri euro.
Giovanni abbassa il flusso dacqua. Valeria lo guarda con malinconia, poi spegne il rubinetto, si asciuga le mani e si siede a tavola.
Giovanni, ti sei mai guardato da fuori? chiede.
Mi guardo ogni giorno da fuori, non faccio altro, ribatte con astio Giovanni.
E che ne pensi di te? insiste lei.
Come persona? precisa lui.
Come marito e padre.
Marito come tanti, padre come tanti, sbuffa Giovanni. Niente di speciale, nella norma. Perché mi attacchi?
Vuoi dire che tutti i mariti e padri sono come te?
Cosa vuoi ottenere? Vuoi una lite? dice Giovanni, sollevando le sopracciglia.
Valeria sa che ormai è arrivata al punto di non ritorno: questa conversazione deve andare avanti, magari finché lui non capirà che vivere con lui è un continuo tormento.
Sai perché tu non mi hai mai lasciata, Giovanni?
E perché dovrei lasciarti? ribatte con una smorfia.
Almeno perché non mi ami, dice Valeria. E nemmeno i nostri figli, li ami.
Giovanni sta per protestare, ma Valeria continua:
Non dirmi che non è vero. Tu non ami nessuno, punto. E risparmiamoci la fatica di discuterne. Voglio dirti unaltra cosa: il vero motivo per cui sei ancora qui.
E quale sarebbe? chiede Giovanni.
La tua avarizia, risponde lei. Il tuo attaccamento esagerato ai soldi. Giovanni, sei così tirchio che separarti da me per te sarebbe solo una grande perdita economica. Quanti anni sono che stiamo insieme? Quindici? E cosa abbiamo concluso in tutto questo tempo? A parte i figli e il matrimonio?
Abbiamo ancora tutta la vita davanti, abbozza Giovanni.
Non tutta, Giovanni, ribadisce Valeria. Quella che manca, appunto. Da quando siamo sposati, non siamo mai andati al mare. Mai. E non parlo dellestero. Nemmeno in Italia siamo mai partiti. Le ferie sempre in città. Mai nemmeno a cercare funghi sui colli! E tutto perché è costoso.
Perché risparmiamo per il futuro, ribatte lui.
Noi? domanda Valeria sorpresa. Forse risparmi tu.
Lo faccio per voi! replica Giovanni.
Per me e i bambini? Davvero credi che ogni mese tu abbia messo da parte soldi anche dei miei per noi?
Certo! Lo vedi quanti euro ho già accumulato?
Davvero noi? O sono solo tuoi? E comunque
Dammi dei soldi, per favore. Voglio comprare abiti per me e per i nostri figli. Da quindici anni indosso ancora quello che avevo al matrimonio e gli avanzi della moglie di tuo fratello maggiore. I bambini uguale, vivono di vestiti passati dai loro cugini. E soprattutto, voglio affittare un appartamento. Non ce la faccio più a vivere con tua madre.
Mamma ci ha dato due stanze, replica Giovanni. Dovresti solo ringraziarla. E per i vestiti dei bambini, perché sprecare soldi? Quelli dei miei nipoti vanno benissimo.
E per me? Quelli di chi dovrei mettermi, della moglie di tuo fratello maggiore?
E per chi ti dovresti vestire elegante? Hai trentacinque anni, sei madre di due figli! Pensa a cose più importanti che agli abiti.
Tipo cosa? chiede Valeria.
Al senso della vita, dice lui, e allo sviluppo interiore, qualcosa di veramente importante, non la sciocchezza della moda, della casa, o altro.
Ecco perché tieni tutto sul tuo conto e non ci dai nulla. Per il nostro futuro radioso, giusto? Per farci crescere spiritualmente. Ho capito bene?
Perché a voi non si può affidare nulla! sbotta Giovanni. Altrimenti spendete tutto subito. E poi con cosa vivremmo, se capitasse qualcosa?
Con cosa viviamo adesso, secondo te? risponde Valeria. Tu risparmi persino su sapone, carta igienica, fazzoletti porti tutto dal lavoro, quello che vi danno lì.
Ogni centesimo conta! Tutto parte dalle piccole cose.
Dimmi almeno quanto ancora dovremo sopportare: dieci anni? Quindici? Venti? Quando smetterai di risparmiare, quando potrò avere della normale carta igienica? Ho trentacinque anni, il momento non è ancora arrivato?
Giovanni tace.
Forse a quaranta allora, posso cominciare a vivere?
Silenzio.
No, certo, forse a cinquanta?
Silenzio ancora.
Ah, nemmeno allora. Probabilmente bisognerà aspettare i sessanta. Allora sì, potremo vivere davvero, e io potrò finalmente comprare abiti per me e per i bambini?
Sempre silenzioso, lui.
Sai, Giovanni, ho pensato a una cosa adesso: e se non arrivassimo a sessantanni? Con tutto questo risparmiare, mangiamo male, solo roba economica e ne mangiamo troppa. Hai mai pensato che fa male alla salute? E siamo pure sempre di cattivo umore. Ma con una brutta atmosfera, non si vive a lungo.
Se lasciamo casa di mamma e iniziamo a mangiare meglio, non si risparmia più, sostiene Giovanni.
Appunto per questo me ne vado via, risponde Valeria calma ma decisa. Non ne posso più di mettere da parte. A te questo piace, io invece sono stanca.
E come farai da sola? mormora lui, sconvolto.
Mi arrangerò. Affitterò una casa per me e i bambini. Con il mio stipendio posso farcela benissimo. E avrò finalmente qualcosa da spendere anche per abiti, cibo, e soprattutto non dovrò più sentire le tue ramanzine su come risparmiare energia, gas, acqua. Posso usare la lavatrice di giorno; non mi farà più nessuna ansia se lascio la luce accesa in cucina; la carta igienica la prenderò della migliore e le salviette sul tavolo non mancheranno mai. E al supermercato potrò comprare quello che mi va, senza rincorrere le offerte.
Non risparmierai più nulla, si dispera Giovanni.
Invece sì: le tue assegni familiari li metterò via. Però hai ragione: probabilmente spenderò tutto, euro dopo euro, vivere dallo stipendio a stipendio. E il weekend i bambini verranno a trovarti da mamma: per me sarà un bel risparmio. Così io potrò andare a teatro, a mostre, nei ristoranti. E destate me ne andrò finalmente al mare. Non so ancora dove, ma lo deciderò quando sarò finalmente libera.
Gli occhi di Giovanni si fanno cupi. Ha paura, non per i figli o la moglie, ma per sé: già fa la somma mentale di quanto gli resterà, dopo gli alimenti, e soprattutto pensa alle spese di Valeria per viaggi e vacanze. Per Giovanni, sono solo euro buttati i suoi euro.
Non ti ho ancora detto la cosa più importante, aggiunge Valeria. Quel conto dove tieni i risparmi, lo divideremo.
Divideremo? Come?
A metà, risponde lei. E spenderò anche quelli. Tutta la cifra di quindici anni la godrò tutta. Non risparmierò più per la mia vita, Giovanni. Io voglio vivere ora.
Le labbra di Giovanni si muovono mute, paralizzate dallo shock.
Sai qual è il mio sogno, Giovanni? conclude Valeria. Che quando arriverà il mio ultimo giorno, sul mio conto non ci sia nemmeno un centesimo. Solo allora saprò di aver speso tutto per me, di aver vissuto davvero.
Due mesi dopo, Giovanni e Valeria si separano.






