Vedere con i propri occhi
Dopo la terribile tragedia dellincidente stradale in cui persi mio moglie e la nostra bambina di sei anni, impiegai molto tempo per riprendermi. Rimasi quasi sei mesi in una clinica. Non volevo vedere nessuno. Lunica persona sempre accanto a me era mia madre, che pazientemente mi parlava ogni giorno. Un pomeriggio mi disse:
Luca, lazienda di tua moglie rischia di fallire. È già un miracolo che sia ancora in piedi; Lorenzo fatica a tenerla in vita. Mi ha chiamato per dirti che la situazione è grave. Per fortuna è una persona onesta Ma
Quelle parole mi scossero in qualche modo.
Sì, mamma, forse hai ragione. Elena sarebbe stata felice se avessi continuato il suo lavoro. In fondo, qualcosa capisco di quellattività: è stata quasi una sua intuizione, portarmi in ufficio tempo fa.
Tornai così al lavoro e riuscii a salvare lazienda di famiglia dal fallimento. Ma se la situazione lavorativa si era stabilizzata, il vuoto lasciato dalla perdita di mia figlia continuava a pesarmi terribilmente.
Figlio, suggerì mia madre ti consiglio di adottare una bambina dal quale la vita ha richiesto anche più di quanto ha tolto a te. Daresti una nuova vita a qualcuno, e forse troveresti anche tu una nuova speranza.
Riflettendo sulle sue parole, capii che aveva ragione. Sapevo che nessuna bambina avrebbe mai potuto sostituire mia figlia, ma decisi di provare comunque: entrai così in un istituto di accoglienza.
La piccola Ludovica era nata quasi cieca. I suoi genitori lavevano abbandonata appena seppero della sua condizione; eppure erano persone colte, famiglie perbene, ma non ebbero il coraggio di prendersi quella responsabilità. Evidentemente la vigliaccheria può colpire chiunque.
La chiamarono Ludovica allistituto, dove crebbe imparando a distinguere solo ombre e sagome confuse. Amava ascoltare le fiabe e sognava, un giorno, di incontrare la sua fata buona.
Ludovica aveva quasi sette anni quando, per lei, arrivò davvero una fata: bella, elegante, facoltosa e tremendamente sola. Certo, Ludovica non poteva vederla bene, ma sentì che aveva davanti una donna dal cuore buono. Quando mi recai in istituto, la direttrice pareva perplessa sul perché volessi proprio una bambina con gravi problemi di vista. Non mi dilungai in inutili spiegazioni: dissi solo che avevo i mezzi e il desiderio di aiutare una bimba diversa.
Una delle assistenti accompagnò Ludovica tenendola per mano. Nel vederla, capii allistante: quella bimba era destinata a me. Un piccolo angelo, con riccioli dorati e occhi azzurri profondi, anche se privi di luce.
Chi è? domandai, senza riuscire a staccare lo sguardo da lei.
Questa è Ludovica, affettuosa e sensibile, rispose leducatrice.
È la mia Ludovica, non ho dubbi, decisi dentro di me.
Io e Ludovica ci trovammo subito. Avevamo bisogno luno dellaltra. Da quando era arrivata, la mia casa aveva ritrovato vita e io un nuovo senso. Parlammo con diversi medici. Uno di loro mi spiegò che unoperazione poteva regalarle un po di vista; avrebbe però dovuto portare gli occhiali a vita.
Mi aggrappai con speranza a questa possibilità. Così, poco prima dellinizio della scuola, Ludovica fu operata, ma il risultato non fu ottimale: vedeva ancora molto poco. Unaltra possibilità ci sarebbe stata solo crescendo. Il tempo passava. Dedicavo ogni mia attenzione a Ludovica mentre la mia attività prosperava. Non pensavo ai sentimenti: per me cera solo lei.
Ludovica crebbe diventando una splendida giovane donna: una bellezza quasi celestiale. Terminò luniversità, era riconoscente e già lavorava con me. Ero geloso delle sue frequentazioni; temevo che qualche furbo potesse ingannarla e approfittare della sua innocenza e della dote che laspettava. Bastava un minimo sospetto e mettevo subito i puntini sulle i.
Poi lamore giunse anche nella sua vita. Conobbi Giulio: non mi parve un cattivo ragazzo e non mi opposi alle loro frequentazioni. Presto lui le fece la proposta e nei mesi seguenti stavamo già organizzando le nozze. Dopo il matrimonio, Ludovica avrebbe dovuto affrontare unultima operazione agli occhi.
Giulio era affettuoso e premuroso, ma a tratti sentivo del falso nei suoi atteggiamenti, anche se scacciavo questo pensiero. Un giorno, accompagnai Ludovica e Giulio in un elegante ristorante sui colli per decidere come allestire la sala del ricevimento. Cera poca gente. Giulio lasciò il suo cellulare sul tavolo e uscì a controllare un allarme della sua auto. Mentre era fuori, iniziò a squillare il telefono. Ludovica, esitante, rispose dopo molte insistenze. Non appena mise lapparecchio allorecchio, riconobbe la voce forte e decisa di Clara, la madre di Giulio.
Giulio caro, ho pensato al modo per liberarci di quella cieca di Ludovica. Ho parlato con unamica allagenzia: dopo il matrimonio andrete in montagna. Ti inventi che vuoi vedere i panorami. Portala a spasso e falla cadere da qualche parte. Poi corri dalla polizia, piangi, racconta che si era allontanata da sola. Nessuno si preoccuperà troppo di indagare. Tanto lo so che sei bravissimo a fare la parte del marito disperato. Se non ci sbrighiamo, tua suocera riuscirà a farle loperazione e così si complicano le cose: bisogna agire in fretta, non possiamo lasciarci sfuggire tutti quei soldi. Riflettici, ora ti lascio.
Quando la chiamata terminò, Ludovica lasciò cadere il telefono sul tavolo, sconvolta e tremante.
Sua madre vuole che mi faccia fuori e lui sembra daccordo pensava, scioccata.
Appena qualche minuto prima, era una sposa felice in attesa delle ultime prove dellabito. Ora realizzava che due persone, ormai parte della sua famiglia, avevano organizzato la sua fine. Per fortuna Giulio non aveva sentito nulla. Ludovica lo vide rientrare nella sala, agitata ma cercando di restare calma.
Strano, non so perchè sia scattato lallarme, forse un gatto. Non ci sono segni sullauto. poi squillò ancora il telefono e prese la chiamata. Sì, certo, ok, arrivo subito in ufficio, disse prima di correre via.
Vai pure, rispose Ludovica a bassa voce, aspetto mamma qui così discutiamo meglio.
Sedette sola, piangendo. Chiamò subito me.
Papà, vieni subito qui, cercò di parlare con voce calma, ma era chiaro che qualcosa non andava.
Ludovica, che succede? Hai una voce stranissima Arrivo subito, aspettami.
Arrivai venti minuti dopo, le sedetti accanto e la vidi sconvolta.
Che ti è successo, piccola mia?
Papà loro vogliono uccidermi
Ma chi? chiesi incredulo.
Giulio e sua madre. Ho sentito la telefonata con le mie orecchie. Giulio era uscito, il cellulare è rimasto sul tavolo, sua madre ha iniziato a spiegargli tutto come avrebbe dovuto liberarsi di me, approfittando del viaggio che volevano regalarci.
Sei sicura, amore? Non è che hai frainteso?
Ti giuro, papà, la voce era di Clara inconfondibile. Ho spento subito il telefono così loro non si sono accorti di nulla. Giulio è stato chiamato in ufficio in fretta.
Ero attonito. Possibile essermi sbagliato così tanto su quel ragazzo? Sedemmo a ragionare sul da farsi. In quel momento Giulio richiamò Ludovica, fingendosi completamente alloscuro.
Allora, Ludovica, la mamma è arrivata? Avete deciso lallestimento?
Presi io il telefono.
Pronto Giulio, ci fa piacere sapere dei tuoi piani con tua madre. Siamo venuti a conoscenza della vostra idea per la gita in montagna
Ma quali piani? Quale gita? rispose, spiazzato o forse fingendo bene.
Quella dove Ludovica sarebbe dovuta incidentalmente cadere. Vedi, ora anche la polizia potrebbe ricostruire tutto dal tuo telefono, perfino una chiamata cancellata.
Giulio rimase in silenzio qualche secondo.
Non sono stato io È stata mia madre
Sei davvero una persona spregevole se nemmeno hai il coraggio di assumerti le tue responsabilità. Addio, Giulio.
Il giorno dopo Giulio era già lontano da Firenze. Ha accusato la madre di averlo messo nei guai, portato via i soldi e si è dato alla fuga, temendo che avremmo sporto denuncia. Anche Clara lasciò in fretta la città.
Sconvolto per aver visto con i miei occhi la malvagità delle persone, portai Ludovica in una clinica oculistica specializzata. Io le stavo sempre accanto; portava ancora le bende sugli occhi ma cercavo di distrarla. Il dottor Matteo Ricci, giovane e premuroso, prese Ludovica particolarmente a cuore. Lintervento fu affidato a un bravo chirurgo, ma Matteo era sempre presente. Era evidente che Ludovica gli piaceva: arrossiva facilmente quando le parlava e la seguiva con uno sguardo innamorato.
E quando finalmente tolsero la benda, il primo a farle visita fu proprio Matteo, con un enorme mazzo di rose rosse in mano. Ludovica rimase senza parole: per la prima volta vedeva nitidamente un volto, dei fiori colorati, la sala tutta illuminata.
Che gioia, vedo tutto! esclamò tra le lacrime. Matteo si affrettò a prenderle la mano.
La vista le fu restituita, ma doveva indossare sempre gli occhiali: non era un problema, considerando la felicità che provava.
Dopo qualche tempo, si sposarono con una cerimonia semplice ma bellissima. Un anno dopo nacque una bambina con gli occhi grigio chiaro come quelli del papà. Ludovica era finalmente felice: accanto a sé aveva un marito onesto e lamore di una famiglia vera.
Cosho imparato? La sofferenza può spegnere la luce, ma se si affronta la vita con coraggio e cuore aperto, la luce ritorna più forte di prima. E, come dice un vecchio proverbio toscano, la speranza è lultima a morire.






