Due anni fa avevo tutto: una famiglia, una moglie, progetti per il futuro, speranze Ora non resta più nulla. Non riesco a vivere, né a rassegnarmi al dolore della perdita. Se potessi tornare indietro a quel giorno sventurato, farei di tutto per impedirlo. Se solo
Per la prima volta in due anni mi avvio verso il silenzio opprimente della casa vuota. Finalmente potrò vendicare la morte di mia moglie. Avevo pensato di fermarmi a comprare della grappa, ma ho cambiato idea. È giunta lora della vendetta; la testa deve restare lucida. Sono andato a letto presto e, sorprendentemente, mi sono addormentato in fretta. Dopo due ore mi sono svegliato con il cuore che batteva a rottami, afferrando laria con la bocca. Spesso, come ora, sogno Ludovica, il suo respiro accanto a me. Ascolto, sperando che i miei occhi si aprano e la vedano di fronte. Ma no. Il cuscino non è schiacciato. Torno a dormire.
Ho sfiorato il lenzuolo con la mano; il tessuto si è scaldato al contatto, dandomi lingannevole sensazione che la moglie fosse ancora lì, appena prima del mio risveglio. Non sono riuscito a riaddormentarmi. Sono rimasto a fissare il soffitto bianco nella penombra, rimuginando. Due anni di attesa, di malinconia. Il nemico è tornato. Lo sapevo bene.
Quel giorno sventurato Ludovica aveva chiesto di uscire dal lavoro in anticipo. Era diretta a un consultorio per una ecografia. Era in ritardo. Non credeva più ai test di gravidanza; anni di tentativi, speranze, desiderio di un figlio.
Ludovica era sulla soglia del marciapiede. Dallaltro lato della strada, il semaforo verde lampeggiò e lei fu la prima a mettere il piede sulla zebra. Non vide lauto che sfrecciava verso di lei, cercando di superare il flusso di pedoni. Lautista sarebbe riuscito a passare, se non fosse stato per un ciclista che arrivava dalla direzione opposta. Limpatto era inevitabile. Ma lautista sterzò a destra, mandando lauto contro Ludovica. Morì sul colpo.
Il conducente fu condannato a due anni di reclusione. Ludovica non ci è più. Il ciclista si limitò a lividi per la caduta. I medici confermarono che Ludovica non era incinta.
Il nemico, ora libero, continuerà a vivere con la sua famiglia. Io non ho più nulla, nessuna speranza. Ho deciso da tempo che ucciderò il mio avversario, lo colpirò con tutta la potenza del motore. Che la sua famiglia subisca ciò che ha sopportato io. Non mi nasconderò, né fuggirò, anche se dovessi perdere la vita. Sono morto insieme a mia moglie due anni fa. Non si può chiamare vita il tempo speso a pianificare la vendetta.
A volte mi avvicino allincrocio dove Ludovica è caduta, compro dei fiori e li poso sul marciapiede. I passanti li notano e passano oltre. Rimango lì a immaginare lultimo pensiero di Ludovica: forse sperava di ricevere una buona notizia. Ha fatto lultimo respiro e ha varcato la zebra
Ho visitato la tomba, sono andato alla chiesa, ma non ho trovato pace. Solo vendicandomi potrò sentire la libertà. Esausto, mi alzo, faccio una doccia e mi raso con cura. Mangio lentamente una fetta di pane con il caffè, fissando una macchia sul muro. Ludovica voleva ridipingere la parete, ma io non lho fatto; la macchia è parte del ricordo. Indosso una camicia pulita, tiro su il cappotto e, prima di uscire, do unultima occhiata alla stanza. Tornerò?
Allinizio girovagavo per la città per uccidere il tempo. Troppo presto. Il mio nemico è ancora a letto, su lenzuola fresche accanto alla moglie. O forse si è già alzato, si è stirato, è andato al bagno, grattandosi la gamba sotto gli slip. Ha fatto la sua abluzione, sbadigliato. Poi ha preso la doccia. Mia moglie ha già preparato la colazione. Esco dal bagno profumato al gel, bacio la moglie e mi siedo di fronte al figlio Basta, mi dico. Il nemico non può essere così bello. Lassassino di mia moglie non può apparire così affascinante.
Immagino il nemico la sera prima, ubriaco, a compensare gli ultimi due anni. Si sveglia con un forte mal di testa e una sete martellante. Beve un litro dacqua dal rubinetto, come faceva in prigione. Non si rade. Si siede al tavolo con la maglietta e i pantaloni addosso Ora è giusto così. Questo è il tipo di nemico che non merita pietà.
Giro il volante e mi dirigo verso la casa del nemico. Parcheggio in modo da vedere lingresso. Due bambini giocano sul parco. Aspetto. Prima o poi il nemico uscirà, da solo o con la famiglia; non importa. Oggi no, ma la prossima vendetta lo raggiungerà.
Sono gli ultimi giorni di aprile. Sui cespugli e sugli alberi, soprattutto sul lato soleggiato del cortile, spuntano foglioline tenere. Lasfalto è ancora bagnato dalla pioggia notturna. Il cielo è coperto di nuvole. Fa fresco.
Allimprovviso, dal portone delledificio, esce un ragazzino di circa sei anni. Corre verso il parco, ma si ferma davanti al mio fuoristrada, avvicinandosi lentamente. Potrebbe essere il figlio del nemico? penso. Abbasso il finestrino.
Che vuoi, ragazzino?
Niente. Mi guarda dritto negli occhi, senza paura. Anche mio papà aveva una macchina, non così potente come la tua.
E dove è finita? Lha venduta? Mi rallegra sentire una risposta così semplice.
Sì. Lha sperperata in un incidente e non ne ha ancora comprata unaltra.
Osservo il bambino, tentando di riconoscere il volto del nemico. Non ci riesco. Forse somiglia alla madre, di cui non ho memoria. Ricordo bene il volto del nemico. Gocce di pioggia rare cadono sul parabrezza.
Vuoi salire? Ti faccio stare al coperto. Apro la portiera del passeggero.
Il ragazzino esita un attimo, poi la pioggia si intensifica. Sale sul sedile alto e chiude la portiera. Il rumore della pioggia è quasi ovattato dentro labitacolo. I suoi occhi brillano mentre osserva il cruscotto rosso.
I sedili sono riscaldati? Consuma molto carburante? chiede con voce da adulto.
Rispondo con piacere a tutte le sue domande. Poi penso che stare lì, in mezzo al cortile, con un bambino, sia pericoloso.
Ti porto a fare un giro? Piove lo stesso.
Il bambino mi fissa sospettoso.
Se non vuoi, restiamo qui, dico ad alta voce.
E penso: Un ragazzo coraggioso e furbo.
La mamma si arrabbierà. Capisco.
Il bambino guarda di nuovo verso di me.
Non è il suo problema. Sarà breve.
Riparto dal cortile, chiedendomi se qualcuno mi abbia visto. I bambini non contano; difficilmente riconoscono le marche dauto o ricordano i numeri di targa.
Mi torna in mente un detto: la migliore vendetta a chi ti ha offeso è uccidere ciò che ama. La decisione arriva improvvisa, quasi da sé.
Come ti chiami?
Davide, risponde il ragazzino.
Davide? Sembra che siamo omonimi. Anchio mi chiamo Alessandro.
Non lo ucciderò, non posso. Il ragazzino non è colpevole. Il nemico è unaltra storia. Lo porterò via e lo lascerò. Non riuscirà a scappare. Che cerchi suo figlio, soffra.
Il ragazzino interrompe il mio pensiero.
Cosa? chiedo.
Ho detto che non è stato papà a colpire quella donna. È stata la mamma a guidare. Papà era accanto.
Il freddo mi corre lungo la colonna vertebrale.
La donna? chiedo.
La mia Luna non è morta per colpa del nemico, ma della sua stessa moglie. Papà ha preso la colpa. La mamma non ce lavrebbe fatta in prigione, è malata, sta spesso in ospedale.
Come lo sai?
Non sono piccolo. Ho sentito i genitori parlare, e la mamma lo ha detto lei stessa.
Il calore mi invade. Stringo il volante con le mani bagnate.
Perché me lo racconti? Andrai alla polizia?
Il ragazzino guarda il suo padre, ormai scontato.
Il padre è già stato in prigione. Si può essere condannati due volte per lo stesso crimine?
Probabilmente no. È quello che ho detto, sorrido a fatica.
Non mi accorgo di aver lasciato la città. Davide osserva il volante con gli occhi spalancati. Lasfalto bagnato, tracciato a linee bianche, scivola sotto le ruote.
Dove andiamo? chiede.
Sento una lieve paura nella sua voce.
Non lo so. Fermo lauto sul ciglio, abbasso il finestrino e respiro laria umida. Il rumore dei passanti diventa più forte.
Ti senti male? la voce del bambino è ora preoccupata, ma il suo sguardo è così comprensivo che mi sento di nuovo scaldarmi.
Non credo che capisca, ma sente. I bambini e gli animali non mentono. Mi giro e riparto verso la città.
La Luna non tornerà. Il nemico non lha colpita. Ha preso la colpa della moglie. Ha scontato la pena. A chi vendere? A lei? È già morta, non ha più tempo. Che cosa diceva Davide? I suoi reni sono uno solo e sta fallendo. E io? Ho deciso di vendicare un ragazzino innocente
Con chi stavi quando tua mamma era in ospedale?
Con la nonna. Anche lei ha il cuore malato e non vuole la mamma.
Guardo la striscia di asfalto bagnata che corre davanti a noi. La pioggia è cessata.
Quanti anni hai?
Sette. A settembre andrò a scuola. E voi? Avete figli?
Il mio cuore si stringe. Come dirgli che avrei voluto un figlio? Un bambino intelligente, ma la sua mamma ha ucciso Luna Immagino i genitori già alla ricerca del figlio, forse anche la polizia.
Siamo arrivati dico.
Entriamo nel cortile. I bambini si rifugiano in casa, nessuno corre più disperato. Davide apre la portiera.
A chi venite?
Non capisco subito la domanda.
Cosa? Ah Sono venuto a trovare amici, ma non cè nessuno.
Davide scende a terra.
Tornerete ancora?
Vedremo. Se tornerò, vuoi fare un giro con me? Non ho figli, né figlie. Se tuo padre comprerà una nuova macchina, sarà unottima occasione. Che ne pensi?
Grazie, addio dice il suo timido sorriso mentre la porta si chiude.
Davide si ferma al portone, si gira. Io alzo la mano. Esco dal cortile, compro una bottiglia di grappa al negozio più vicino, mi siedo sullerba umida lungo il fiume. Bevo dritto dal collo; il liquido brucia lo stomaco. Mi lascio indietro, guardo il cielo. Le nuvole si aprono, rivelando un azzurro limpido.
Ehi, zio, non prendi freddo? la voce rauca di due adolescenti mi sveglia. Sono caduto addormentato. Mi alzo di scatto, vado verso lauto.
Ehi, zio, vuoi un po di grappa? chiede uno dei ragazzi.
È ancora presto per bere rispondo, sollevando la bottiglia quasi vuota da terra.
Un insulto colorito risuona alle mie spalle, ma non mi volto.
Rimango in macchina e riparto verso casa. Per la prima volta in due anni mi sento libero.
Signore, ho quasi combinato un disastro. Grazie per avermi salvato. Vorrei un figlio così sussurro, mentre la strada si dissolve in lacrime che scendono come pioggia.
La vendetta è una vita dedicata a chi ti ha odiato. Quando vendichi, consumi la tua unica e irripetibile esistenza per un altro, persino per il nemico. Perdi, anche se vinci!






