Vittoria si affretta verso casa, con le borse della spesa piene tra le mani.
Tutti i suoi pensieri sono presi dallidea di preparare la cena, sfamare i ragazzi, e poi ancora aiutare il più piccolo con i compiti.
Già da lontano, la donna vede che davanti al condominio cè unambulanza. Subito si preoccupa e accelera il passo: suo marito ha avuto diversi malesseri negli ultimi tempi, e se fosse successo qualcosa di grave da dover chiamare subito i soccorsi?
È per il quindicesimo appartamento? chiede con voce tremante al conducente.
No, signora, al quattordicesimo, a una signora anziana non è stato bene… risponde luomo.
A Vittoria torna il respiro: non sono lì per loro. Saranno dalla signora Nina Alessandri, la vicina. Anche questo però non è piacevole: la signora Nina vive sola, e letà, ormai, sfiora gli ottantanni.
Oh, ma la signora Nina ha la sua gatta! Se la ricoverano, qualcuno dovrà occuparsene… pensa tra sé mentre sale le scale fino al suo piano.
Davanti alla porta di Nina cè un piccolo trambusto. La porta è spalancata, la barella pronta, e suo marito, Alessio, sta aiutando linfermiere a sorreggere lanziana.
Sta arrivando anche il conducente, in due sistemiamo, dice linfermiere.
Nina Alessandri, intravedendo Vittoria, apre un largo sorriso:
Vittoria cara, mi stanno portando in ospedale. Ti lascio le chiavi, potresti badare a Minù? Il cibo è sulla cucina, la sabbietta già sistemata, cambiale solo una volta al giorno, non fare la schizzinosa. Spero di rientrare per Capodanno! e consegna le chiavi nelle mani di Vittoria.
Certo che me ne occupo, limportante è che tu ti rimetta presto! assicura Vittoria, stringendo affettuosamente le mani della vicina.
Su, non si deve più muovere! la redarguisce linfermiere. Ecco che arriva un altro aiuto, forza ragazzi
Aspetta, interviene Nina. Vittoria, avrei ancora una preghiera da farti. Sullingresso, sul mobile, cè un foglio con un numero. Se dovesse succedermi qualcosa, potresti chiamare lì? È mia figlia, Simonetta. Sono anni che non ci parliamo, abbiamo litigato tanti anni fa…
Vittoria la rassicura che andrà tutto bene. Quando portano via Nina, prende il foglio con il numero, verifica che Minù abbia tutto il necessario, e chiude la porta.
Non ci posso credere, viviamo accanto da tutta la vita e non sapevo nemmeno che avesse una figlia, dice a suo marito al suo ritorno.
Nemmeno io lho mai vista da queste parti risponde Alessio. Ma si mangia, oggi?
Vittoria si mette allopera con le faccende domestiche, prepara la cena, sistema i figli, li manda a letto, poi si ricorda di Simonetta, prende il foglietto e si interroga.
Guarda lorologio; ormai è tardi, se anche dovesse chiamare, non la farebbero entrare in ospedale a questora.
Il giorno dopo, mentre fa visita a Minù nellappartamento della vicina, la gatta le si struscia sulle gambe felice, lei ancora esita: chiamare o no quella Simonetta?
Alla fine si decide:
Pronto, Simonetta? dice quando laltra risponde. Non ci conosciamo, sono la vicina di tua madre. Ieri lhanno portata via durgenza. Dovresti farle visita.
Non mi interessa nulla di quella donna, risponde fredda Simonetta. Per me non è più una madre da anni.
Ma come fate! esclama esasperata Vittoria. Non sapete cosa può succedere, forse non la rivedrete più Volete davvero portare questo peso?
Signora, non sono affari suoi! Simonetta non cede di un millimetro.
Siete senza cuore! Fosse per me, darei metà della mia vita per rivedere ancora la mia di madre, anche solo un attimo. Quando non ci sarà più, capirete… Io ho accudito la mia per sei anni nella malattia e a volte davvero era quasi insopportabile, nemmeno potete immaginare cosa significhi. E una volta persa, pagherei perché fosse rimasta altri dieci anni a letto, purché fosse viva!
Vittoria chiude la telefonata trafelata.
Allora, Minù, dice alla gatta se la tua padrona non si riprende, dovremo portarti da noi. Spero che tu vada daccordo con il nostro Birillo. Ho chiamato oggi in ospedale, ma la signora Nina non migliora proprio…
Passano i giorni, e si avvicina il Capodanno. Vittoria rientra con il marito dal supermercato, Alessio trasporta un enorme albero di Natale.
Tieni la porta! grida lei, rincorrendo due donne che stanno entrando nel portone, poi chiama il marito:
Dai, Alessio, sbrigati!
Mentre Alessio si fa largo con il suo abete, Vittoria si sofferma sulle due donne appena entrate, e rimane di stucco.
Ma Signora Nina, è lei?! esclama. Lhanno dimessa?
Sì, mi sono fatta lasciare andare a casa, mi sentivo meglio. Così posso passare il Capodanno a casa! E ti presento, questa è Simonetta, mia figlia! ride di gioia la signora Nina.
In realtà ci conosciamo già anche se solo per telefono! scherza Simonetta.
Tutti insieme salgono le scale, Simonetta regge amorevolmente la madre sottobraccio e, sussurrando, si rivolge a Vittoria:
Grazie per avermi parlato chiaro. Posso venire a trovarti più tardi?
Certo, risponde ancora sorpresa Vittoria.
Mezzora dopo, Simonetta bussa alla porta di Vittoria e Alessio con una torta in mano. Bevono il tè, Simonetta racconta:
Io e mamma abbiamo litigato una decina danni fa, per una sciocchezza che nemmeno ricordo. Lei era insegnante, voleva sempre darmi consigli, e quella volta ho perso la pazienza. Abbiamo smesso di parlare, orgogliose tutte e due. Poi solo qualche messaggio a Natale, le telefonate di cortesia.
Mi ricordo ancora quella frase: preferirei non avere una madre, che sentirmi sempre rimproverata.
Quando tu, Vittoria, mi hai chiamata e detto dellospedale, allinizio sono stata quasi contenta. Ma poi, con quello che mi hai detto sulla tua mamma, ho avuto paura: senza di lei, va via linfanzia, non cè più nessuno da chiamare mamma, si resta soli al mondo…
Simonetta confessa di aver pensato alle parole di Vittoria per due giorni interi, poi, mettendo da parte lorgoglio, è corsa dalla madre in ospedale.
E sapessi, da quando sono passata a trovarla, ha iniziato subito a stare meglio. Non la lascerò mai più! Simonetta saluta calorosamente e torna dalla madre.
Ma che le hai detto? chiede incredulo Alessio una volta rientrata la quiete.
Solo la verità mormora Vittoria. La verità, a volte, è la sola cosa che fa davvero aprire gli occhi. Dai, caro, non dimenticare di chiamare tua mamma stasera. Anzi, perché non andiamo tutti insieme a casa sua a festeggiare il Capodanno? Ormai, abbiamo una sola mamma, in dueAlessio sorride, posando una mano sulla spalla della moglie. I bambini, già in pigiama, corrono ridendo tra cucina e salotto, ignari di quanto in un solo giorno il loro mondo si sia allargato. Sul pianerottolo, Minù miagola, richiamando lattenzione: la porta di Nina è di nuovo socchiusa, le luci accese, e dallinterno arrivano voci allegre, quelle di una madre e una figlia ritrovate.
Mentre fuori inizia a cadere una neve sottile, Vittoria sente il calore dellappartenenza che si espande come il profumo dolce del tè, colmando ogni stanza della sua casa e quelle dei vicini. Alza lo sguardo verso Alessio e, senza bisogno di parole, lui comprende: ci sono giorni in cui basterebbe una telefonata, un gesto semplice, per cambiare il destino di due vite.
Quella sera, tra tazze fumanti e risate sincere, i buoni propositi per lanno nuovo si intrecciano a promesse di non lasciare mai irrisolti i piccoli malintesi del cuore. E quando la mezzanotte arriva, tra brindisi e abbracci, Vittoria ringrazia silenziosamente per aver avuto il coraggio di cambiare qualcosa, anche solo un piccolo pezzo di mondo intorno a sé. Perché in fondo, pensa, la famiglia è dove si sceglie di restare. E a volte basta una porta che si riapre, per sentirsi finalmente a casa.






