Verso una nuova vita
Mamma, ma quanto dobbiamo restare in questo buco sperduto? Non siamo nemmeno in periferia, siamo nella periferia della periferia, cominciò a lamentarsi la figlia appena rientrata dal bar.
Giulia, te lho spiegato cento volte: questa è casa nostra, qui ci sono le nostre radici. Io non me ne vado.
La mamma era stesa sul divano, con le gambe indolenzite sopra un cuscino. Chiamava quella posizione il Garibaldi-allenatore.
Sempre con questa storia delle radici Mamma, fra dieci anni le tue foglie appassiranno e arriverà un altro parassita che mi suggerirai di chiamare papà.
Dopo quelle parole amare, la mamma si alzò e andò a specchiarsi nellanta dellarmadio.
Le mie foglie stanno ancora bene, che racconti
Sì, lo dico anchio: ancora stanno bene, ma tra un po passerai più per una zucca che per una donna, scegli pure se ti piace più come zucchina, carota o patata, da cuoca quale sei.
Giulia, se ci tieni tanto, vai pure da sola. Hai vent’anni, puoi fare tutto, basta che rimani nei limiti della legge. A me qui cosa vuoi che piaccia?
Per coscienza, mamma. Se vado a cercare una vita migliore, chi si occupa di te qui?
Un’assicurazione sanitaria, lo stipendio fisso, internet, e magari pure un altro parassita lo troviamo, come hai detto tu. Per te è facile spostarti, sei giovane, sveglia, sai come si vive oggi, i ragazzi ti sopportano ancora, mentre io sono già a metà strada verso laldilà.
Però vedi che scherzi come i miei amici e hai solo quarantanni.
Dovevi proprio ricordarmelo? Grazie, eh, così mi hai rovinato la giornata.
Se la mettiamo in termini felini, hai solo cinque anni, si affrettò a correggere la figlia.
T’accollo il perdono.
Dai, mamma, finché possiamo, saltiamo su un treno e ce ne andiamo. Qui non abbiamo nulla che ci lega.
Appena un mese fa ho ottenuto che scrivessero correttamente il nostro cognome sulle bollette del gas. Inoltre cè il medico di base assegnato qui, espose gli ultimi argomenti la mamma.
Con la tessera sanitaria ci curano dappertutto e la casa possiamo anche non venderla, nel caso si torna indietro. Ti faccio vedere io come si vive veramente.
Il medico mi aveva detto allecografia: Questa non ti farà star tranquilla e pensavo scherzasse. Non per nulla poi ha vinto il bronzo a Italias Psychic Battle. Va bene, partiamo, ma se non va, promettimi che mi lasci tornare senza scenate.
Te lo giuro!
Anche tuo padre mi aveva fatto la stessa promessa in Comune, e guarda comè andata siete uguali nello spirito.
***
Giulia e la mamma non si accontentarono della città di provincia, andarono dritte a Roma. Presero tutti i risparmi messi da parte in tre anni e si trasferirono con entusiasmo in un monolocale in periferia, schiacciato tra il mercato e la stazione degli autobus, pagando laffitto di quattro mesi in anticipo. I soldi sparirono ancora prima di spenderli sul serio.
Giulia era serena e carica di energia. Senza perdere tempo a sistemare le valigie, si immerse subito nel turbinio romano: vita notturna, eventi, gallerie e aperitivi. Si fece subito di casa: trovava il modo di parlare e vestirsi da romana, come se fosse nata direttamente dallaria della città invece che da un paesino campagnolo.
La mamma, invece, si divideva tra la camomilla del mattino e la tisana alla sera. Il primo giorno, nonostante Giulia la esortasse a uscire, si mise subito a cercare lavoro. Le offerte romane sembravano fantasiose: stipendi bassissimi per responsabilità altissime, e la diffidenza cresceva. Dopo un rapido calcolo, la mamma sentenziò: sei mesi al massimo, poi si torna.
Non ascoltando le critiche della figlia moderna, si affidò allistinto e trovò lavoro come cuoca in una scuola privata; la sera, lavava piatti in un bar sotto casa.
Mamma, sei di nuovo tra i fornelli ventiquattrore su ventiquattro! Sembra che tu non sia mai andata via. Così non scoprirai il bello della città. Impara qualcosa! Fai la designer, la sommelier, o almeno lestetista per sopracciglia. Prendi la metro, bevi caffè, adattati
Giulia, ora studiare non fa per me. Ce la farò, non ti preoccupare. Pensa piuttosto tu a sistemarti come desideri.
Sospirando sullapproccio vecchio stile della madre, Giulia iniziò a sistemarsi. Poltriva nei nuovi bar, dove erano ragazzi come lei, trasferitisi dal sud; si creava connessioni mentali consigliate dagli influencer su Instagram; frequentava gruppetti dove si parlava solo di successo e soldi. Al lavoro e alle relazioni serie non ci pensava ancora: lei e la città dovevano ancora annusarsi.
Dopo quattro mesi, la mamma riuscì a pagare laffitto con il suo stipendio, lasciò il secondo lavoro e iniziò a cucinare anche per unaltra scuola. Giulia, nel frattempo, aveva già mollato diversi corsi; aveva provato a fare un provino radiofonico, era finita come comparsa in un film di studenti dove veniva pagata in piatti di pasta al ragù, e aveva frequentato due musicisti di strada, uno dei quali si rivelò un vero asino e laltro un gatto con famiglia numerosa che non voleva sistemarsi.
***
Mamma, vuoi uscire stasera? Ordiniamo una pizza, guardiamo un film? Oggi sono esausta, non mi va di muovermi, sbadigliò una sera Giulia, stesa sul divano nella solita posa da Garibaldi.
Ordina pure, ti faccio un bonifico. Per me non lasciare niente, penso che non avrò fame quando torno.
Che vuol dire, da dove torni? la figlia si tirò su dallo schienale fissando la mamma.
Mi hanno invitata a cena, la mamma, arrossendo come una ragazzina, distolse lo sguardo dallo specchio.
Chi ti ha invitata? Giulia non sembrava per niente felice.
È venuta una commissione di controllo a scuola. Gli ho preparato le polpettine, quelle che piacevano a te da piccola. Il capo della commissione ha detto che voleva conoscere la chef. Ho riso. Poi siamo usciti a prendere un caffè, proprio come suggerisci tu. Stasera vado da lui a cena.
Ma sei impazzita? A casa di uno sconosciuto, a cena!
E cosa ci trovi di strano?
Non hai pensato che magari aspetta altro da te invece della cena?
Giulia, ho quarantanni, non sono sposata, lui ne ha quarantacinque, è bello, intelligente e single. Mi va bene tutto quello che si aspetta.
Ma ragioni come una provinciale senza spina dorsale, come se non avessi scelta!
Non ti riconosco più. Sei stata tu a trascinarmi qui per vivere davvero!
Era difficile ribattere. Giulia realizzò improvvisamente che si erano scambiate i ruoli, ed era troppo. Con i soldi ricevuti ordinò la pizza più grande e passò tutta la serata a struggersi di nostalgia. Fu solo quasi a mezzanotte che la mamma tornò, raggiante, neanche accese la luce, splendente di felicità.
Allora, comè andata? chiese Giulia imbronciata.
Un bravuomo, decisamente romano, ridacchiò la mamma andando in bagno.
Poi la mamma iniziò a uscire più spesso: teatro, spettacoli di stand-up, concerti jazz, si prese la tessera della biblioteca, entrò a far parte di un club del tè, e trovò il nuovo medico di base. Dopo sei mesi si iscrisse anche lei a corsi di aggiornamento, prese certificati, imparò a cucinare piatti raffinati.
Giulia, da parte sua, non perse tempo. Non voleva restare attaccata alla forte spalla materna e cercò lavoro in grosse aziende; ma per quanto ci provasse, le grandi posizioni sembravano sempre sfuggirle dalle mani. Non trovando altro e perdendo anche gli amici che smettevano di offrirle caffè, Giulia diventò barista, e dopo due mesi, barista notturna.
La routine avvolgeva tutto, lasciando occhiaie e rubando energie. Nemmeno la vita sentimentale andava avanti: nel bar, i clienti alticci le facevano avances stonate, ma nessuno sembrava minimamente parente al concetto di amore vero. Alla fine, Giulia non ne poteva più.
Sai mamma, avevi ragione tu: stare qui non fa per me. Scusami che ti ho portata qui, torno a casa, dichiarò Giulia sulluscio dopo lennesima notte movimentata al bar.
Di che parli? Tornare dove? chiese la mamma, mentre chiudeva una valigia.
A casa, dove vuoi che sia! rispose Giulia, afferrando vestiti e lanciandoli sul divano. Dove almeno il nostro cognome è scritto giusto e abbiamo il dottore assegnato. Tu avevi ragione su tutto.
Ma io qui ci sto bene, mi sono sistemata e non voglio andarmene, rispose la mamma guardando la figlia con occhi attenti.
Io invece no! Qui non mi piace: la metro puzzolente, il caffè costa come una bistecca, le facce arroganti al bar. Voglio tornare dove almeno ho amici, casa, qui non ho niente che mi tenga. E poi vedo che anche tu stai facendo le valigie.
Mi sto trasferendo da Gino, annunciò allimprovviso la mamma.
In che senso ti trasferisci da Gino?
Ho pensato che ora sei autonoma, lavori e puoi pagarti la stanza. Ma lo capisci che è un regalo? Sei grande, bella, con un lavoro, vivi nella capitale. Opportunità ne hai quante ne vuoi, basta aprire il rubinetto! disse dolcemente la mamma. Ti devo solo ringraziare per avermi portata qui. Se non eri tu, sarei rimasta a marcire nel nostro orticello. Qui invece si vive davvero. Grazie di cuore! La mamma la baciò sulle guance, ma Giulia era ancora in lacrime.
E io, mamma? Chi si occuperà di me? chiese mentre le lacrime le scendevano sulle guance.
Unassicurazione sanitaria, stipendio fisso, internet, e magari pure un bravo ragazzo lo trovi, rispose la mamma, ironicamente citando se stessa.
Allora mi abbandoni così? esclamò Giulia in singhiozzi.
Non ti sto abbandonando, e ti ricordi che hai promesso di non fare scenate?
Sì, mi ricordo Allora dammi pure le chiavi di casa.
Cerca nella borsa. Ho solo una richiesta.
Quale?
Anche la nonna si è messa in testa di traslocare. Ho già parlato con lei. Passale a trovare, aiutala a prepararsi.
La nonna si trasferisce qui?!
Sì, le ho raccontato tutta la storia della nuova vita, dei parassiti e della palude, e guarda caso, cercano unaddetta in posta e la tua nonna, lo sai, dopo quarantanni di servizio, spedirebbe una lettera anche al Polo Nord pure senza francobollo, e arriverebbe Che rischi anche lei, prima che la sua botta di vita appassisca.
Nel vivere ogni giorno, ognuno trova le proprie radici dove sceglie di piantarle, ma la vera crescita avviene sempre dove cè il coraggio di tentare qualcosa di nuovo. Mai temere il cambiamento, perché spesso proprio lì, in mezzo al trambusto, si trova il sapore autentico della vita.






