Verso una nuova vita
Mamma, ma quanto dobbiamo ancora restare in questo paesello sperduto? Sembra di vivere nellultima provincia della provincia! sospirò Donatella, rincasando dopo un caffè al bar.
Dona, te lho detto cento volte: questa è casa nostra, qui sono le nostre radici. Io da qui non mi muovo.
La mamma era distesa sul divano con le gambe doloranti appoggiate su un cuscino, una posizione che lei chiamava Mussolini in relax.
Smettila con questa storia delle radici, mamma. Ancora dieci anni qui e diventiamo due rami secchi. E poi arriverà lennesimo tipo che vorrai farmi chiamare papà.
Dopo quelle parole pungenti, la mamma si alzò e si fissò allo specchio nellarmadio.
Non sono ancora secca, non dire sciocchezze
Dico solo che per ora sei in forma, ma tra poco, che cosè che preferisci: una zucchina, una zucca o magari un topinambur?
Se vuoi trasferirti, fallo pure. Ormai sei maggiorenne, puoi scegliere tu senza finire in galera. Perché avresti bisogno di me, scusa?
Mamma, è la coscienza: se vado via verso un mondo migliore, chi si prenderà cura di te?
Ci pensa lassicurazione, lo stipendio fisso, linternet, e magari qualche nuovo tipo, come hai detto tu. Per te è facile cambiare vita, sei giovane, moderna, ti intendi di tecnologia e resistere ai ragazzi ti viene naturale. Io ormai sono a metà strada per la casa di riposo.
Ma dai, mamma. Sei ancora giovane, hai solo quarantanni
Dovevi proprio ricordarmelo? Volevi rovinarmi la giornata?
Se lo traduciamo in anni felini, sono appena cinque, si corresse subito Donatella.
Va bene, sei perdonata.
Dai mamma, finché siamo in tempo, saltiamo su un treno e partiamo. Qui non cè nulla che ci trattenga.
Un mese fa sono riuscita a farmi scrivere correttamente il cognome sulle bollette del gas. E poi ormai ho il medico di base qui, provò ancora a difendersi la mamma.
Con lassicurazione medica ti visitano dappertutto e la casa non serve venderla subito. Se non va, possiamo tornare. Ti porto io in città, ti insegno come si vive davvero.
Diceva sempre il ginecologo: questa ragazza non vi darà mai tregua. Pensavo scherzasse, ma ci aveva visto lungo tanto che ha fatto anche un programma TV da sensitivo! Va bene, partiamo. Però, se non funziona, prometti che mi lasci tornare senza scenate.
Parola mia!
Anche tuo padre mi aveva fatto la stessa promessa in Comune. E sappiamo comè andata
***
Donatella e la mamma non persero tempo col capoluogo di provincia: puntarono dritte su Roma. Ritirarono tutti i risparmi messi da parte in tre anni e affittarono uno spazioso monolocale in periferia, incastrato tra il mercato rionale e lautostazione, pagando quattro mesi anticipate in euro sonanti. I soldi finirono prima ancora di iniziare a spenderli davvero.
Donatella era calma ed entusiasta. Senza perdere tempo a disfare i bagagli, iniziò subito a immergersi nella vita romana: eventi, mostre, cene, serate nei locali. Trovava amici con facilità, imparava in fretta i quartieri giusti, parlava e si vestiva come una vera capitolina, quasi fosse nata dalla brezza del Tevere e dallarroganza tipica dei locali.
La mamma, invece, si divideva tra la camomilla mattutina e la tisana serale. Già il primo giorno, ignorando le proposte della figlia di andare a spasso, si mise a cercare lavoro. Le offerte e le buste paga romane sembravano progettate per farsi beffe dei nuovi arrivati. Dopo rapidi calcoli, la donna previde: sei mesi al massimo e si sarebbe tornate indietro.
Non voleva ascoltare le critiche della figlia e, senza troppe storie, trovò impiego come cuoca in una scuola privata e, la sera, lavava i piatti al bistrot sotto casa.
Mamma, di nuovo tra i fornelli tutto il giorno? Pare che non sia cambiato nulla. Così non scoprirai mai le meraviglie della città. Non potresti studiare qualcosa? Magari fare la designer, la sommelier, o almeno lestetista per sopracciglia. Prendi la metro, bevi un espresso nei locali giusti, integrati!
Dona, io ora non me la sento di imparare a imparare. Ma non ti preoccupare per me, me la caverò, vedrai! Sta a te ora farti largo, proprio come volevi.
Dopo aver sospirato sulle vedute retrograde materne, Donatella si organizzava al meglio: passava le giornate nei bar dove giovani provenienti da piccoli centri pagavano anche il suo conto, costruiva connessioni mentali e spirituali con la città (come suggerito da una influencer romana), partecipava a gruppi dove si parlava solo di successo e di euro. Ma non aveva fretta di cercare un vero lavoro o una relazione importante. Prima voleva capirsi con Roma a fondo.
Dopo quattro mesi, la mamma riuscì a pagare laffitto coi soldi guadagnati, lasciò il lavoro di lavapiatti e si prese lincarico di cuoca anche in unaltra scuola. Donatella, nel frattempo, aveva mollato vari corsi, fatto un provino in radio, partecipato come comparsa in un film universitario (pagata in piatti di pasta e pomodoro) e frequentato per un po due musicisti di strada, uno asino vero e laltro un gatto con troppi figli a carico.
***
Mamma, vuoi uscire stasera? Ordiniamo una pizza, guardiamo un film? Giuro, sono distrutta, non ho voglia di fare nulla sbadigliò Donatella, rilassata sul divano nella posizione Mussolini in relax, mentre la madre si sistemava davanti allo specchio.
Ordina pure, ti mando i soldi con la carta. Non lasciarne per me, dubito di avere fame quando torno.
Cosa vuol dire, quando torni? Da dove?
Mi ha invitato a cena un signore rispose, abbassando lo sguardo e sorridendo come una ragazzina.
Chi sarebbe, scusa? Donatella non sembrava affatto contenta.
Alla scuola è venuta una commissione di controllo. Gli ho preparato le polpette che piacevano tanto a te da piccola. Il capo della commissione mi ha fatto una battuta: Mi presenti lo chef? Ho riso, chef in una scuola! Poi abbiamo preso un caffè insieme, come mi consigliavi tu. Stasera vado da lui, a casa sua, a cena.
Ma sei matta? In casa di un uomo che conosci appena, per cena?
E che problema cè?
Ma non pensi che voglia qualcosa di più della cena?
Dona, ho quarantanni e non sono sposata. Lui ne ha quarantacinque, è bello, intelligente e single. Mi può anche piacere quello che vuole da me.
Ma ragioni come una provinciale senza carattere, come se non avessi scelta.
Non ti riconosco Sei tu che hai insistito perché partissimo, perché vivessimo davvero.
Argomentazioni difficili da controbattere. Donatella avvertì allimprovviso che lei e la madre si erano scambiate i ruoli. Ordinò la pizza più grande e passò tutta la sera tra una fetta e laltra, piena dansia. A mezzanotte tornò la mamma. Non accese nemmeno la luce, tanto era radiosa.
Comè andata? chiese Donatella, cupa.
Un bravo uomo, romano doc. E niente patate americane, rise la mamma, correndo in bagno.
Da quel giorno, la mamma usciva spesso: andava a teatro, a spettacoli comici, a concerti jazz, si iscrisse a una biblioteca, entrò in un club del tè e si prese un nuovo medico. Dopo sei mesi cominciò anche dei corsi di cucina avanzata, prese certificati e imparò piatti difficilissimi.
Anche Donatella si dava da fare. Non voleva continuare a vivere alle spalle della mamma, così tentò di lavorare in grandi aziende. Ma le grandi opportunità la schiacciavano e, alla fine, perse pure quella cerchia di nuovi amici che la invitavano in giro solo quando potevano offrirle qualcosa. Fece la barista, poi, dopo due mesi, fu assunta come barman di notte.
La routine la divorava tra occhiaie e fatica. La vita amorosa era un disastro: i clienti alticci del bar lanciavano solo avances ridicole, lontane anni luce dallamore vero. Alla fine, Donatella ne ebbe abbastanza.
Lo sai mamma? Avevi ragione tu, qui non cè niente da fare. Scusami se ti ci ho trascinata, dobbiamo tornare al nostro paese, annunciò, tornando stanca dal turno notturno.
Ma tornare dove? chiese la mamma, che proprio in quel momento stava chiudendo una valigia.
A casa nostra! Dove almeno ci scrivono il cognome giusto sulle bollette e abbiamo il medico vicino. Che tu lo volevi dallinizio.
Ormai io sono qui e non voglio andare via, rispose calma la mamma, leggendo negli occhi rossi della figlia per capire.
Ma io no! Voglio tornare. Qui mi sento persa: la metro mi stressa, il caffè costa come una bistecca, al bar tutti superbi. Non ho più amici, nemmeno la casa è mia. E tu, vedo che stavi preparando i bagagli.
Sto andando a vivere da Giovanni, dichiarò serenamente la mamma.
Cioè, vai a vivere con lui sul serio?
Certo. Ora che sei sistemata, puoi pagarti da sola laffitto. Dona, è un regalo! Sei adulta, bella, hai un lavoro e vivi a Roma. Le occasioni qui capitano ad ogni angolo, davvero! Se non fosse stato per te, sarei ancora in quel paesello a marcire. Qui la vita scorre, è vera! Grazie, davvero! disse la mamma, baciando la figlia sulle guance. Ma Donatella restò senza parole.
Mamma, ma io da sola come faccio? Chi si occuperà di me?! balbettò, senza più trattenere le lacrime.
Lassicurazione, il contratto, internet e magari troverai pure tu un bravuomo. disse la mamma, citando se stessa.
Quindi mi stai semplicemente lasciando sola?
Non ti lascio: tu stessa avevi promesso niente drammi, ricordi?
Ricordo Dammi allora le chiavi di casa.
Sono in borsa. Ma ti devo chiedere un favore.
Cosa vuoi?
Anche la nonna vuole trasferirsi. Ho già parlato con lei al telefono. Passa a casa sua e aiutala a preparare le valigie.
La nonna qui?!
Sì, glielho raccontata con la stessa storia della vita migliore, dei paeselli e dei giovincelli. Hanno bisogno di una persona alle Poste e lo sai che nonna, con quarantanni di esperienza, riesce a spedire qualsiasi lettera anche senza francobollo e farla arrivare ovunque. Che rischi anche lei, finché le sue radici sono ancora verdi.
Ogni nuova partenza ci insegna che il cambiamento, se affrontato con coraggio e apertura, non conosce età. E le nostre vere radici non sono solo nel luogo dove nasciamo, ma anche nelle persone e nei sogni che scegliamo di coltivare.




