“Vi avevo detto di non portare i vostri figli al matrimonio! – La storia della nostra battaglia fami…

Ti avevo scritto di non portare i tuoi figli al matrimonio!

Le porte della sala ricevimenti si aprirono lentamente, lasciando fluire nel corridoio una calda luce dorata. Indossavo labito bianco, attento a non far vedere il tremolio che avevo nelle mani. La musica era soffusa, gli ospiti sorridevano, i camerieri sistemavano i calici di prosecco… Tutto era come io e Matteo avevamo sempre sognato.

Quasi tutto.

Mentre cercavo di prendere fiato prima di fare ingresso in sala, fuori si sentì improvvisamente una frenata brusca. Attraverso le porte a vetri vidi arrivare un vecchio monovolume grigio chiaro che si arrestò proprio davanti alla scalinata. Dalla macchina scesero rumorosamente mia zia Gabriella, sua figlia con il marito e cinque bambini che già correvano intorno allautomobile.

Sudai freddo.

No, non ci posso credere sussurrai.

Matteo si avvicinò.

Sono arrivati? chiese guardando anche lui fuori.

Sì. E con tutti i figli.

Eravamo lì, tra la soglia e la sala, fermi come due attori incapaci di ricordare le battute della prima.

In quel momento compresi che, se non avessi tenuto duro, tutta la giornata sarebbe andata in rovina.

Ma, per capire come siamo arrivati a questo surreale momento, bisogna tornare indietro di qualche settimana.

Quando con Matteo abbiamo deciso di sposarci, sapevamo una cosa: volevamo una festa intima, raccolta, serena. Soltanto 40 invitati, un po di jazz dal vivo, luci calde, atmosfera accogliente. E nessun bambino.

Non perché non amiamo i bambini, ma volevamo una serata senza corse, urla, pianti improvvisi, succhi rovesciati e scenate educative pubbliche.

Tutti gli amici lo hanno preso con filosofia. I miei genitori pure. I genitori di Matteo si sono stupiti un po’, ma si sono adattati.

Ma i parenti più lontani

La prima telefonata arrivò da zia Gabriella una donna per cui il volume della voce è una questione di sangue.

Chiara! esordì senza saluto. Ma hai davvero scritto che i bambini non possono venire? Sei seria?

Sì, Gabriella risposi calma . Vorremmo solo una serata tranquilla affinché gli adulti possano rilassarsi.

Rilassarsi dai figli?! si scandalizzò come se avessi suggerito di abolire i bambini in tutta Italia. Hai dimenticato che siamo una famiglia unita? Sempre insieme!

È il nostro giorno. Nessuno è obbligato a venire, ma questa è la nostra regola.

Pausa. Pesante come il marmo di Carrara.

E allora, va bene. Non ci saremo, rispose secca mettendo giù.

Rimasi lì col telefono in mano come uno che ha appena premuto il pulsante rosso dellautodistruzione.

Tre giorni dopo, Matteo tornò a casa con unaria cupa.

Chiara, parliamo? disse togliendosi il giubbotto.

Cosa succede?

Laura piange. Dice che è una vergogna per la famiglia. Che i suoi tre figli non sono piccole pesti, ma persone. Se non li vuoi, non verranno nemmeno lei, il marito e i suoceri.

Quindi, via cinque?

Otto mi corresse sedendosi pesantemente. Hanno deciso che abbiamo rotto la tradizione.

Scoppiai a ridere istericamente, quasi con le lacrime agli occhi.

Che tradizione? Far perdere ai matrimoni i camerieri inseguiti dai bambini?

Anche Matteo ridacchiò.

Non dirglielo, sono già agitati

Eppure, non era finita.

La settimana dopo andammo a cena dalla famiglia di Matteo. E lì ci aspettava una sorpresa.

Sua nonna, la calma e discreta signora Antonietta, che normalmente evita qualsiasi discussione, decise di dire la sua.

I bambini sono una benedizione, disse con tono materno. Senza di loro, anche un matrimonio sembra vuoto.

Stavo per rispondere, ma la mamma di Matteo mi precedette.

Basta, mamma sospirò appoggiandosi allo schienale. I bambini ai matrimoni fanno solo confusione. Anche tu te ne sei sempre lamentata! Quante volte abbiamo raccolto i piccoli corridori sotto il buffet?

Però la famiglia deve stare insieme!

E rispettare chi si sposa replicò la suocera impassibile.

Avrei voluto applaudire. Ma nonna Antonietta si limitò a scuotere la testa:

Io continuo a pensare che sia sbagliato.

In quel momento mi fu chiaro: il nostro caso era diventato una piccola guerra in stile Il Padrino. E noi, il Don e la Donna a rischio colpo di stato.

Il colpo di scena però arrivò poco dopo.

Chiamata. Sul display lo zio di Matteo: Michele. Luomo più pacato dellintera stirpe, quello che io non mi infilo.

Ciao Chiaretta esordì gentile . Volevo solo capire perché proprio no bambini? Sono parte di noi! Siamo sempre venuti insieme a tutte le feste.

Michele, risposi stanca è solo che vorremmo una festa tranquilla. Nessuno obbliga nessuno

Sì, sì, capisco. Comunque, se non ci sono i nostri figli, Orazia non viene. E io nemmeno.

Chiusi gli occhi. Altro giro, altra perdita.

A questo punto la lista era a dieta dopo due settimane di insalata: erano spariti quindici invitati.

Matteo si sedette vicino a me, mi abbracciò:

Facciamo bene, sussurrò. Altrimenti non sarebbe più la nostra festa.

Ma la pressione non smise mai.

Ora nonna che ci dice che senza le risate dei bimbi non cè vita.
Ora Laura che pubblica sul gruppo di famiglia:
Peccato che per alcuni i figli siano indesiderati ai matrimoni

E così arrivò il giorno delle nozze.

Il monovolume si fermò proprio davanti ai gradini. I bambini uscirono di corsa, pestando sulle mattonelle come in una processione. Gabriella scese aggiustandosi i capelli.

Sto impazzendo sussurrai.

Matteo mi strinse la mano.

Tranquilla. Sistemiamo.

Andammo incontro agli ospiti.

Gabriella era già sulla scalinata.

Eccoci, ragazzi! esclamò spalancando le braccia. Scusate il ritardo. Però alla fine abbiamo deciso di venire: siamo famiglia! Non avevamo con chi lasciare i piccoli Però saranno tranquilli, promesso. Restiamo poco.

Tranquilli? sussurrò Matteo guardando i bambini già pronti a scandagliare ogni centimetro.

Inspirai a fondo.

Gabriella avevamo concordato dissi scandendo bene le parole che i figli non venivano. Lo sapevi.

Eh, ma siamo al matrimonio

Intervenne la nonna.

Siamo venuti a festeggiarvi disse seria . Ma i bambini sono parte della famiglia. Non sta bene separarli.

Signora Antonietta le risposi con dolcezza , siamo grati che siate venuti. Ma questa decisione è nostra. Se non viene rispettata, saremo costretti

Non feci a tempo a finire.

Mamma! esclamò la mamma di Matteo uscendo dalla sala Basta rovinare la festa ai ragazzi. I grandi festeggiano, i piccoli restano a casa. Fine. Andiamo.

La nonna rimase perplessa. Gabriella si bloccò. Persino i bambini, avvertendo laria tesa, smisero subito di fare confusione.

Gabriella tirò su col naso.

Vabbè Non volevamo litigare. Pensavamo fosse meglio così.

Non dovete andarvene dissi. Ma i figli li riportate a casa.

Laura roteò gli occhi. Il marito sospirò. Dopo due minuti di silenzio, li videro accompagnare i bambini al monovolume. Il marito di Laura si mise alla guida e li riportò a casa, mentre gli adulti restarono.

Per la prima volta, spontaneamente.

Appena entrammo, ci accolse la sala delle grandi occasioni: luce di candele, jazz dal vivo, chiacchiere leggere. Gli amici alzarono i calici, qualcuno ci fece largo, i camerieri servirono il prosecco.

E capii che avevamo fatto la scelta giusta.

Matteo mi sussurrò:

Allora, moglie Mi pare abbiamo vinto.

Direi di sì, gli sorrisi.

La serata fu perfetta. Ballammo il primo ballo senza bambini che ci sfrecciavano intorno. Nessuno che urlava, nessuno che faceva cadere pasticcini o mettesse i cartoni animati a tutto volume. Ospiti che parlavano, ridevano, si godevano la musica.

Dopo un paio dore, la nonna si avvicinò a noi.

Chiaretta, Matteo iniziò piano avevo torto. Oggi è stato bello. Veramente tranquillo.

Sorrisi con calore.

Grazie, signora Antonietta.

Sai, sospirò gli anziani si legano alle abitudini Ma vedo che avevate ragione.

Quelle parole per me valevano più di qualsiasi brindisi.

A fine serata, si avvicinò anche Gabriella, stringendo il bicchiere come fosse la sua corazza.

Chiara mi sono scaldata troppo. Perdonami. Abbiamo sempre fatto così però stasera, che eleganza. Che silenzio. Da grandi.

Grazie di essere venuti, risposi sincero.

Sai, con i figli piccoli non si stacca mai la spina. Invece stasera mi sono sentita di nuovo persona, confessò quasi quasi mi dispiace non averci pensato prima.

Ci stringemmo in un abbraccio. Tutta la tensione accumulata in settimane svanì.

Quando la festa finì, io e Matteo uscimmo fuori, sotto la luce morbida dei lampioni. Lui si tolse la giacca e la poggiò sulle mie spalle.

Allora, che te ne pare del nostro matrimonio? chiese.

Perfetto, dissi perché era nostro.

E perché labbiamo difeso.

Annuii.

Sì, quella era la cosa più importante.

La famiglia è importante. Le tradizioni anche. Ma il rispetto dei confini lo è altrettanto. Se gli sposi chiedono niente bambini, non è un capriccio. È un loro diritto.

E, a volte, anche gli ingranaggi familiari più arrugginiti possono adattarsi se comprendi che la decisione è presa.

Questo matrimonio è stato una lezione per tutti presenti soprattutto per noi:
a volte, per salvare la festa, è necessario saper dire no.

E quel no rende il giorno davvero felice.

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