Viaggiatrice Incantata

Non so come sia riuscita quella giovane donna, vestita di tutto punto, a convincermi a farmi leggere il futuro. Non lo capisco neanche io. Siamo rimasti affiancati nello stesso compartimento per più di due ore, e la sua presenza mi ha lasciato unimpressione decisamente piacevole: una bruna di circa trentanni, taglio alla moda, figura snella che farebbe invidia a chi, come me, ha una corporatura più rotonda. Sorridente, chiacchierona, ma gli occhi nulla di speciale, a mio avviso. Forse perché indossava degli occhiali da sole. E allora? potreste pensare. È vero, in una giornata grigia di autunno, col cielo coperto da nuvole scure, indossava occhiali quasi neri. Una strana scelta, forse voleva nascondere le occhiaie o qualche livido. Succede, no?

Io cercavo scuse per giustificare quel gesto insolito e ne trovavo tante, ma la curiosità mi rosicchiava. Non la conoscevo bene. Lunica cosa che sapevo era che si chiamava Ginevra Bianchi e lavorava nel settore dei servizi. Chiedere a una quasi sconosciuta: «Perché indossa gli occhiali in una giornata così buia?» mi sembrava poco educato. Chissà se avesse qualche problema agli occhi?

Così rimasi in silenzio, mantenendo una conversazione leggera, tipica di chi viaggia accanto a uno sconosciuto. Allimprovviso, con un cambiamento di tono, mi propose:

«Marco, ti va se ti leggo le carte? Sono davvero brava. Mia bisnonna era una cartomante professionista, una vera, non una truffatrice come tante che trovi ovunque oggi. Non vuoi scoprire il tuo destino? Sarebbe divertente!»

Strinsi le spalle, spaventato. Non volevo sapere cosa mi riservava il futuro. E se

«Grazie, Ginevra, ma non credo alle carte né a queste letture», risposi.

«Allora non hai niente da temere», replicò.

«Come hai capito che ho paura? È solo che non voglio», cercai di far suonare la voce ferma, ma i suoi labbra tremarono un attimo in un sorriso.

«È una tua scelta. Nessuno ti costringe», disse, e nella sua testa sentì una strana pruriginosa, come se potesse grattarsi dallinterno.

Poi, quasi a sorpresa, aggiunse: «Allora perché no? Proviamoci». Pensai subito a una risposta diversa, ma il ritmo della conversazione mi fece aprire la bocca e, invece di dire «Meglio no», le sorrisi cordialmente.

Ginevra annuì, tirò fuori da una borsetta un sacchetto di velluto e pose sul tavolino tra noi un mazzo di carte.

Rimossa la maschera, gli occhiali scoprirono gli occhi completamente coperti da enormi lenti scure. Il mio cuore balzò.

«Come farai a leggere? Non vedi», bisbigliai, spaventato.

«Tranquillo, Marco, sento le carte e le conosco tutte. Nella mia vita non ho molte distrazioni; cominciamo?» rispose, rimettendo gli occhiali, che rendevano la sua vista ancor più inquietante.

Io, ignaro che i suoi movimenti non mi potessero vedere, scrollai le spalle.

Ginevra dispôs le carte in cerchio, rispettando i soliti rituali, e disse: «Gira quella più vicina, ti mostrerà il passato».

Allungai la mano, le dita tremavano mentre la estraggo. La carta era totalmente bianca, priva di disegni. La cartomante si fermò a riflettere.

«Strano. Una pagina bianca indica che non eri presente nel passato. Come è possibile?»

«Che mazzo bizzarro! Nei normali tarocchi non succede», dissi cercando di suonare sicuro, ma un brivido mi percorse la schiena. È davvero una truffa?

«Proviamo ancora. Pesca una carta a caso, quella che ti piace», suggerì.

Il mio unico desiderio era quello di raccogliere le cose e scappare dal compartimento, scendere alla prossima stazione per non sentire più quella voce e le formicolii invisibili nella testa. Ma, obbedendo al suo volere, presi unaltra carta e la girai. Lo stesso risultato: una foglia immacolata. Iniziai a sospettare una truffa e trovai il coraggio di chiedere:

«Finissimo qui? Probabilmente tutte le tue carte sono così. È una barzelletta che non mi diverte!»

Lei, però, sembrava agitata.

«Ti assicuro, Marco, le carte sono normali; il disegno è inciso con un ago sottile, lo sento con le dita, ma adesso le foglie sono lisce. Credimi, anche io sono sorpresa. Prova ancora, scegli qualcosa di più audace!»

Sospirai, presi due carte simultaneamente, le accarezzai. Come previsto, nessun segno, solo carta liscia come seta. Le lanciai in mano.

«Basta distruggere questa commedia, dimmi onestamente: perché hai iniziato tutto questo?»

Sembrava confusa, pallida.

«Giuro, non ho pensato a nulla di male, volevo solo intrattenerti durante il viaggio. Facciamo unultima prova, per il futuro»

«Va bene, facciamo», replicai, irritato, e presi la carta successiva. Girandola, volevo mostrarla a Ginevra, ma mi ricordai che non lavrebbe vista, così quasi urlai:

«Il futuro è bianco come la neve. E adesso?»

Lavversaria si fece ancora più pallida, le vene si evidenziarono come macchie nervose.

«Probabilmente morrò presto, vero?»

Gli occhi si spalancarono, ma non mi lamentai; presi la mia giacca e la valigia, guardai fuori dal finestrino, espirai irritato:

«Come potrei saperlo? Un giorno tutti moriamo Addio, devo scendere alla prossima fermata, ho una commissione urgente», e corsi fuori dal compartimento senza voltarmi. Nella mia mente rimbalzava: «Che rottura, ha rovinato lumore! Voleva fare i suoi esperimenti!»

Arrabbiato come mille diavoli, mi precipitai nel vestibolo e tirai fuori una sigaretta dal pacchetto. Quella cieca mi aveva proprio mandato in tilt. Chiesi a un uomo pensieroso che stava fumando:

«Hai una fiamma?»

Lui annuì, «Certo», e mi porse l’accendino. Guardandomi negli occhi, fece una piccola caduta lungo il muro, finendo sul pavimento sporco. Dovetti piegarmi a prendere l’accendino da solo, feci un tiro, rilasciando un anello di fumo che mi alleggerì.

Le porte si aprirono, e prima di uscire sul binario, sistemai rapidamente il mio volto, lanciando unocchiata al giovane ancora spaventato.

«Che sfortuna, vedere quel teschio deve essere stato un vero divertimento! Scusa, amico, non volevo spaventarti. Il tuo tempo non è ancora arrivato, e anchio sono in vacanza, ho perso il controllo! Che cosa si può fare, la veggente cieca è più sveglia della Morte stessa. Da queste persone non ti puoi nascondere»

Mormorando tra me e me, mi incamminai verso il binario di una piccola città sconosciuta. Buone vacanze, Marco!

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