Vicini: Storie di Vita e Relazioni nei Nostri Quartieri

Caro diario,

oggi il sole di primavera ha scaldato il piccolo borgo di SanMartino, dove la vita scorre lenta come il fiume Liri che mormora tra i campi di grano. Io, Vincenzo, mi ritrovo ancora a rimuginare sul matrimonio con la mia giovane sposa, Caterina, e su quanto sia stato difficile il nostro inizio.

Mentre mi sedevo sul tronco di quercia davanti alla casa di campagna del vicino, guardavo con malinconia la modesta dimora che ho condiviso con Caterina per poco più di un mese. Lei, appena sposata, non sa nemmeno come cucinare un ragù né a stirare bene una camicia.

Il mio amico del vicino, Nicola, stava armeggiando con la chiave inglese sul suo scooter.
Ehi, Vanni, è appena finita la festa, mi ha detto, lascia che la tua donna si riposi un po dopo gli sposi.
Che? Non voglio più sentire parlare del matrimonio, ho ribattuto. Quel giorno mi ha prosciugato tutti i nervi.
Prosciugato? ha chiesto Nicola, preoccupato.

Ho sputato il nocciolo di una nocciolina di girasole e ho alzato lo sguardo:
Tutto è iniziato quando sono andato a prenderla in pagamento al villaggio dei Cervelli. Lì, nella loro corte, ci hanno fatto indovinare misteri contorti, farci danzare uno scialpinista zingaro e, infine, i pantaloni nuovi di Caterina si sono strappati per lo sforzo.

Ai miei genitori hanno dato i pantaloni a lei, così ho sposato una vecchia, ho proseguito, ma appena ho messo piede nella sua stanza, ho attraversato dodici cerchi infernali e lei non cera più! È saltata dalla finestra e è corsa via. Il paese lha cercata per mezza giornata, lha trovata a ridere, a dire che aveva cambiato idea. Quando ho pestato il suo mazzo di fiori, ha pianto come una fontana. Non capisci i miei scherzi, vero?

Alla cerimonia sembrava una farfalla intrappolata, costretta ad andare al matrimonio contro la sua volontà. Al banchetto non mi ha permesso neppure di toccarla, temeva di rovinare il suo vestito.
Vincenzino, sei sporco di mani! Hai mangiato pesce fritto e il tuo viso è ancora unto, mi ha detto. Il mio vestito è prezioso, non è uno strofinaccio per te.

Così, Nicola ha messo da parte la chiave e, sotto il cappello, ha grattato la testa:
Non ti preoccupare, Vanni. Io conosco già Caterina, è sempre stata dolce, mai ha combinato guai.

Io ho sbuffato: Tutte le donne sono normali, tranne la mia, che è una combinazione di pigrizia e capricci. Dal mattino mi alzo, faccio tutto il lavoro, e lei resta a dormire! Almeno mettesse una pentola sul fuoco.

E non vuole lavorare? ha chiesto Nicola, sorpreso.
No, dice che dopo gli studi ha bisogno di riposo. Sua madre e sua nonna le mandano di nascosto denaro per comprare fermagli e accessori. Altrimenti mi tormenterebbe tutto il giorno.

Nicola, con aria pensierosa, mi ha avvicinato e mi ha guardato fisso:
Vincenzo, sei finito in una brutta situazione. Hai trovato una moglie pigra; mandala via finché non ha figli. Prova a fare di meglio

Ho ribattuto: Come avrei potuto sapere che i Cervelli avessero cresciuto una figlia così pigra? Loro dicono che la loro figlia Lidia sia doro, ma è solo una truffa. Ora la trattano come un peso e mi incolpano.

Il villaggio è tranquillo, il fiume scorre, le cicale cantano tra lerba, le mucche muggiscono lontano e il gallo canta allalba. I trattori e gli scooter ruggiscono raramente sulla strada di ghiaia.

Un giorno, Caterina ha chiamato dalla finestra:
Vieni a casa, il pranzo è pronto!
Io, ancora assonnato, ho risposto alzandomi pigramente, mentre Nicola, vicino al suo scooter, ascoltava le voci che provenivano dalla casa dei novelli sposi.

La zuppa è pronta, prendi le patate, io porto le cipolle, ha cantato dolcemente Luisa, la figlia di un amico, con una voce che ricordava il miagolio di un gatto.

Io mi sono lamentato: Perché devo sbucciare le patate? È lavoro di una donna!

Nicola ha sorriso: È lei che cucina, non io.

A quel punto è scoppiata una discussione sul pranzo:
Stai preparando il pranzo, ma io voglio sistemare i miei affari, ha detto Nicola.
Non è compito mio pulire la casa, è tua responsabilità.

Da quel momento, la tensione è aumentata. Caterina, stanca di pulire e di preparare marmellate, ha chiesto a Nicola di andare a raccogliere funghi dopo la pioggia. Nicola, però, non voleva andare da solo, così ha invitato me; ho accettato linvito, ma temeva di offendermi.

Quando sono arrivato con un sacchetto di funghi, Nicola mi ha offerto del pesce affumicato:
Prova, è il mio pescato, lo ho affumicato io stesso.
Abbiamo bevuto un tè insieme, ma la conversazione è caduta subito sul mio matrimonio.

Come va la tua vita con Caterina? ha chiesto Nicola.
È andata via, ho risposto.

Nicola ha tirato fuori un giornale e ha commentato: Caterina è andata al mercato, ha comprato una busta di gnocchi e del rossetto. Invece di comprare pane per la famiglia, spende in cosmetici.

Caterina, in cucina, ha sospirato e ha detto: Lascia che compri quello che vuole, è il mio modo di sentirmi bella.

Il conflitto è cresciuto: Nicola ha suggerito che le donne dovrebbero imparare a gestire la casa e a cucinare, non a sprecare soldi in trucco.

Una sera, ho deciso di parlare con Caterina:
Amore, sei cambiata. Hai tinto i capelli di bianco, le ciglia allungate, il trucco smagliante.
Ti piace? ha risposto, felice.

Le parole mi hanno colpito: era una nuova donna, più simile a una star del cinema, ma il suo sorriso era un velo sopra una realtà dura.

Il giorno dopo, ho ricevuto una nota sulla porta di casa:
«Caro Vincenzo, ho capito che non sono più la moglie che vuoi. Mi stanco delle lamentele, delle accuse. Non voglio più vivere così. Addio.»

Il mio cuore è scoppiato in mille pezzi. Nicola è stato il primo a consolarmi, dicendo: Lasciala andare, troveremo unaltra. Una donna laboriosa ti aspetta, forse la giovane Mariella della fattoria vicina.

Mentre la tempesta di pioggia continuava a battere il tetto, Caterina ha lasciato il villaggio, portando con sé solo una valigia.

Io, disperato, ho deciso di trasferirmi anchio. Ho accettato un lavoro in un centro abitativo della città di Perugia, dove cè un bar e un club. Ho trovato un piccolo appartamento e ho invitato la mia nuova compagna, Mariella, a trasferirsi con me.

Nicola, sconvolto, ha urlato: Sei pazzo, Vincenzo! Hai creduto a una donna che ti ha tradito! Prendi invece la mia sorella Manuela, che sa fare il brodo e pulire le camicie!

Io ho riso, dicendo: La felicità non sta nelle torte, ma nel cuore della donna che amo. Anche se è solo una ragazza che compra il pane al mercato, finché è al mio fianco, è tutto quello che serve.

Alla fine, ho capito che non importa quanto si combini il pranzo o quanto si lavori nei campi; la vera serenità è trovare qualcuno che ti accetti con i tuoi difetti e che voglia condividere la vita.

Questa esperienza mi ha insegnato che, quando una donna decide di volare via, è meglio lasciarla andare e cercare la propria pace, perché la felicità non si compra né si fissa, ma nasce dal rispetto reciproco e dalla capacità di ascoltarsi.

Fine.

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