Prendi, tesoro, e porta anche ai tuoi fratellini. Dovete mangiare, bambini miei. Non è peccato condividere, peccato è chiudere gli occhi quando qualcuno ha bisogno.
Giulia ha solo sei anni, ma la vita le ha già adagiato sulle spalle un peso che tanti altri bambini non saprebbero nemmeno descrivere. Vive in un piccolo paese tra le colline umbre, in una casa vecchia che si regge ormai più sulle preghiere che sui muri. Quando il vento spira forte, le assi del soffitto scricchiolano come lamenti; di notte, il freddo sinfila sotto le porte senza chiedere permesso.
I suoi genitori fanno lavori saltuari. Oggi trovano qualche giornata e domani chissà. A volte tornano esausti, con le mani screpolate e gli occhi svuotati come le tasche. Giulia resta a casa con i suoi due fratellini più piccoli, li stringe forte a sé ogni volta che la fame brucia più del gelo.
Oggi è dicembre. Un vero dicembre italiano: cielo grigio, aria che sa di neve. Il Natale bussa a quasi tutte le porte, ma non alla loro. Sul fornello sobbolle una semplice minestra di patate, senza carne, senza spezie, ma cucinata con tutto lamore che una mamma riesca a mettere. Giulia mescola piano, come se volesse farla bastare per tutti.
Allimprovviso, dal cortile dei vicini, si solleva nellaria il profumo caldo e festoso che ti scalda il cuore prima ancora dello stomaco. I vicini di casa hanno appena ammazzato il maiale per Natale. Si sentono voci allegre, risate, tintinnii di piatti e il sibilo della carne sulla brace. Per Giulia, tutto quello è una favola che arriva da troppo lontano.
Si avvicina alla siepe, con i fratellini che si aggrappano al suo golfino. Deglutisce in silenzio. Non osa chiedere niente. Solo osserva. I suoi grandi occhi castani si colmano di un desiderio muto. Sa che non è elegante volere ciò che non si ha. Così le ha insegnato la mamma. Ma il cuore di una bimba non sa smettere di sognare.
Madonna santa, sussurra piano, almeno un pezzettino
E proprio allora, come se il cielo le avesse dato ascolto, una voce gentile spezza il gelo dellaria:
Giulietta!
La bambina si scuote.
Giulietta, vieni qui, amore!
La signora Teresa, la vecchina del paese, è lì accanto al fuoco con le guance arrossate e gli occhi caldi come una stufa accesa. Sta girando la polenta e guarda Giulia con una dolcezza che la piccola non sentiva addosso da tanto.
Vieni da me, tesoro, prendi per te e i tuoi fratellini, dice con una bontà naturale e semplice.
Giulia resta ferma un attimo. La vergogna le stringe il petto. Non sa se si può essere felici in certi momenti. Ma la vecchietta la chiama di nuovo ed, esitando, le mani tremanti le porgono un contenitore pieno di carne fumante, rosolata, con un profumo che sa di vera festa.
Mangiate, figliola. Non è peccato spartire con chi ha meno. Peccato sarebbe far finta di niente.
Le lacrime le scivolano senza freni. Non piange di fame. Piange perché, per la prima volta, qualcuno la vede. Non la bambina povera, ma semplicemente una bambina.
Corre a casa stringendo il contenitore al petto come fosse un dono prezioso. I fratellini saltano dalla gioia e, almeno per un attimo, nella loro casetta povera entrano il calore, le risate e un profumo che non avevano mai sentito prima.
Quando i genitori tornano la sera, sfiniti e infreddoliti, trovano i figli seduti a tavola, che mangiano sorridendo. La mamma piange in silenzio e il papà si toglie il berretto e ringrazia il cielo.
Quella sera non cè un albero di Natale. Non ci sono regali. Ma cè ancora umanità.
E, a volte, è proprio quello che serve per ricordare di non essere soli al mondo.
Anche ora ci sono bambini come Giulia, che non domandano nulla solo guardano. Guardano i cortili illuminati, le tavole imbandite, la felicità degli altri.
A volte un piatto caldo, un piccolo gesto, una parola di conforto sono il regalo più bello che tu possa mai fare.
Se questa storia ti ha toccato il cuore, non passare oltreE, magari, proprio grazie a quei piccoli gesti, qualcuno troverà la forza di non smettere mai di sperare. Perché domani è un giorno nuovo, e nei cuori che sanno tendere la mano cè sempre spazio per una festa, anche quando lalbero non cè.
Fuori cade silenziosa la prima neve, e ciascun fiocco che si posa sul tetto sembra una promessa: che il calore umano sa passare anche tra le mura più fredde, dove basta la carezza di qualcuno perché il Natale diventi una luce che rischiara ogni buio.
Giulia, stringendo i fratellini nel letto, sorride. Nel buio, sente ancora la voce di Teresa come un abbraccio: un giorno, pensa, lo restituirà anche lei quel gesto. La bontà, lo sa adesso, è una scintilla che viaggia e non si spegne mai.
E chissà, domani, in unaltra casa silenziosa e lontana, arriverà lo stesso profumo: quello dellattesa che si trasforma in dono, e del Natale che, finalmente, trova la strada per entrare.




