Vivremo l’uno per l’altro: una storia di famiglia, dolore e perdono nella provincia italiana

Dopo la morte della mamma, Marco si riprese un po. Negli ultimi tempi la madre era in ospedale, lì se nè andata. Prima era rimasta a casa sua, lui e la moglie Claudia si alternavano per prendersi cura di lei. Le loro case erano accanto; anche se Marco aveva proposto più volte di farla venire a vivere da loro, lei niente da fare.

Figlio mio, qui è morto tuo padre e anche io voglio restare qui. Mi sento più serena così, piangeva lei, e Marco, come poteva, doveva assecondarla.

Per loro sarebbe stato più semplice averla in casa, certo. Ma daltra parte, la figlia, Francesca, aveva tredici anni: non volevano farle vivere la sofferenza della nonna giorno dopo giorno. Marco lavorava su turni, Claudia faceva linsegnante alle elementari. Così la nonna era sempre sotto controllo: facevano anche i turni per dormire da lei.

Mamma, la nonna morirà presto? chiedeva Francesca, mi dispiace tanto per lei, è sempre stata così buona.

Non lo so, tesoro. Ma prima o poi quel momento arriva per tutti, così va la vita.

Quando la nonna peggiorò, la portarono al Policlinico. Marco aveva una sorella, Roberta, più giovane di tre anni. Aveva un figlio, Antonio, che quasi sempre era accudito dalla nonna e da Claudia, mentre lei viaggiava spesso per lavoro o così diceva. Era divorziata da tempo, non le interessava prendersi cura della mamma, sapeva che cera già Marco con la moglie. Roberta era proprio il contrario del fratello: dura, egoista, sempre polemica.

Tre giorni dopo, la mamma di Marco e Roberta se nera andata in ospedale. Dopo il funerale, decisero di vendere la casa materna; lasciarla vuota voleva dire lasciarla andare in rovina. La mamma, tanto tempo prima, aveva già fatto il passaggio di proprietà a Marco: con la figlia non cerano mai stati rapporti buoni. Roberta lo sapeva e infatti da anni avevano rapporti minimi.

Quando vendettero la casa, Claudia insistette:

Appena prendi quei soldi, dividili a metà con Roberta.

Claudia, Roberta ha già un appartamento, lex marito le ha lasciato una bella casa, lui è uscito senza nulla. Tanto lo sappiamo: spenderà tutto.

E allora? Così almeno abbiamo la coscienza pulita. Altrimenti ti sparlerà dietro ovunque, e anche me.

Marco si convinse: diede metà dei soldi a sua sorella. Lei, invece di ringraziare, fece solo:

Tutto qui? E il resto?

Il tempo passava. Francesca aveva già quindici anni, e unaltra disgrazia: Claudia si ammalò seriamente, ormai debilitata da settimane. Diceva sempre che era la stanchezza, lavorare con i bambini alle elementari era pesante. Ma un giorno si sentì male proprio nel cortile di casa e la portarono durgenza in ospedale: diagnosi tremenda, già troppo tardi.

Ma cè possibilità di aiutarla? domandava Marco disperato al primario. Lui scuoteva la testa:

Facciamo il possibile, ma purtroppo il problema è arrivato troppo presto. Diciamo che non si curava, è semplicemente crollata.

Ma come non me ne sarei accorto io lho sempre pregata di andare dal dottore, ma Claudia è fatta così: vive sempre per gli altri, mai per sé stessa e si arrestò, sconsolato.

Marco la portò a casa. Non si alzava più dal letto. Lui e la figlia stavano sempre con lei, ma la malattia peggiorava ogni giorno, Claudia stava sempre peggio. Si organizzò: Marco imparò a farle le iniezioni, prese anche le ferie secche per starle vicino. Alla fine dovette riprendere il lavoro e Francesca, dopo la scuola, dava da mangiare alla mamma, a volte la lavava anche ormai era esausta.

Un giorno arrivò Roberta:

Marco, mi si è rotta la lavatrice. Puoi venire a vedere? Tu te ne intendi, lo so.

Va bene, ci passo domani dopo lavoro, le promise lui. Andò e riparò il guasto.

Quando stava per uscire, le disse:

Cerca di passarci ogni tanto da noi, così Francesca non resta da sola con Claudia. Ha solo quindici anni, è dura per lei stare dietro a tutto, anche la notte quando sono di turno. Claudia ti ha praticamente cresciuto Antonio da quando era piccolo, ti ha pure difeso lappartamento ai tempi del divorzio.

Ma che vuoi che sia, oh! Quella è roba di anni fa. Antonio adesso ha diciassette anni, io mi sono sposata prima di te, ricordi? Va be, la tua Claudia mi avrà aiutata, ma lavoravo sempre fuori. Per quello le avevo regalato quellanello doro.

Sì, peccato che Claudia te lha rimandato subito indietro, e tu subito te lo sei ripresa, ben contenta.

Ma se non lo voleva, che dovevo fare? Poi, diciamoci la verità: badare a un bambino sano non è come stare con una moribonda. No, no, non fa per me, tagliò corto, nemmeno un grazie per la lavatrice.

Marco, dopo quelle parole, non si offese solo pensò:

Non venire mai più da me. Sei senza cuore.

Non la cercò più. Claudia si spegneva ogni giorno di più. Quel giorno Francesca vide il papà arrivare dalla finestra e gli corse incontro.

Papà, mamma non ce la fa più non mangia, è girata verso il muro, non dice nemmeno una parola. Ho provato a darle le medicine, lacqua

Tranquilla, tesoro, ce la faremo. Ce la faremo insieme, tu ed io.

Quella notte, però, Claudia morì. Marco e Francesca piansero, rimasero soli. Per Marco, nonostante tutto, fu quasi un sollievo: pensava che Claudia non soffrisse più, e neanche la figlia doveva vedere cose così crudeli. Non che non la amasse, anzi: la malattia aveva consumato tutti loro, nella mente e nel cuore.

Dopo il funerale, Marco si sentiva disperato. Gli mancava lo sguardo di Claudia, la sua voce, la sua dolcezza. Era un vuoto che non riusciva a riempire. Francesca, però, cercava di consolarlo:

Papà, abbiamo fatto tutto quello che era umanamente possibile. E anche se la mamma non cè più, dobbiamo imparare a convivere con questo dolore. Là dove si trova ora, sta meglio e non soffre più. La cosa più importante è che ci siamo io e te.

Ma guarda un po che donna stai diventando si meravigliò Marco Tutta questa sofferenza ti ha fatto crescere tanto.

Francesca pensava al papà, stava spesso con lui, Marco non vedeva lora di tornare a casa per trovarla. Lei aveva imparato a cucinare, così la sera cenavano insieme e si raccontavano la giornata.

Un giorno, tornando dal lavoro, Francesca gli disse:

Papà, oggi tornando da scuola è venuta zia Roberta.

Che voleva? sbottò subito lui. Non lasciarla entrare più!

È entrata dietro di me, non ho fatto in tempo a chiudere la porta. Ha detto che doveva prendere la pelliccia della mamma e altre cose sue, dice che tu sei daccordo.

Non le dare niente, non le ho dato nessun permesso. E la prossima volta chiudi subito! Qui non ci deve mettere piede.

Mentre Marco era al lavoro, ebbe un malore al cuore. Allimprovviso, qualcosa gli strinse il petto e non riusciva più a respirare, la vista si annebbiava. Il collega chiamò subito lambulanza che lo portò al pronto soccorso. Francesca arrivò di corsa, in lacrime, ma il dottore la tranquillizzò:

Non preoccuparti piccola, papà è cosciente, ma serve una cura: siamo a un passo dallinfarto.

Tutte le responsabilità ora erano sulle spalle di Francesca: papà, scuola, casa faceva tutto da sola e correva di qua e di là. Andava in ospedale a portargli un po di tutto, anche qualcosa da mangiare preparato da lei. Un giorno arrivò Roberta con una torta.

Francesca, ho fatto una torta per tuo padre. Come sta? Io non salgo a trovarlo, figurati, non mi può vedere. Portagliela tu da parte mia, ma non dirgli che lho fatta io.

Va bene, grazie zia, rispose Francesca. Roberta se ne andò.

Dopo circa un quarto dora entrò Antonio. Spesso aiutava Francesca, in fondo era suo fratello. Era appena uscito da scuola, studiava per entrare alluniversità.

Ho dimenticato le chiavi di casa, e sono passato di qui, spiegò. Che profumo, hai fatto tu la torta?

No, non sono capace, lha portata la mamma tua poco fa. È per papà in ospedale. Tagliamone un pezzo, a papà ne portiamo solo metà.

Antonio accettò volentieri, Francesca gli offrì anche del tè. Decisero di andare insieme in ospedale. Su per le scale, allimprovviso, Antonio diventò pallido e sudato; si aggrappò alla ringhiera e crollò proprio lì davanti. Fortuna che erano già in ospedale!

Scoprirono che nel sangue di Antonio cera una sostanza velenosa.

Che cosa ha mangiato? domandò il medico.

La torta, venivamo a portarla a mio padre! Lha fatta la sua mamma, per mio papà.

Non darne assolutamente a tuo padre, la porto io a far analizzare.

Avvisarono Roberta, che corse in ospedale, stravolta:

Oddio il mio bambino! Ma cosa può aver mangiato?

Ha mangiato la tua torta, zia Roberta, glielho data io perché era appena arrivato da scuola, rispose Francesca. Roberta sbiancò di colpo.

Dopo qualche giorno, portarono Roberta in questura. Aveva messo di proposito qualcosa di strano nella torta, per avvelenare Marco. Così avrebbe venduto la sua casa e Francesca sarebbe finita alluniversità, magari in un collegio lontano. Aveva pensato a tutto, Roberta: le servivano soldi. Ma non aveva calcolato che la torta potesse finire al figlio suo.

Quando Marco si riprese, insieme a Francesca e Antonio andarono a trovare Roberta in carcere.

Perdonami Marco perdonatemi tutti, Antonio Francesca vi prego, non sono più io. Chiedo solo perdono, piangeva.

Marco ritirò la denuncia. Roberta, poco dopo, fu scarcerata. Antonio però non riuscì più a perdonarla: stava sempre più spesso con Marco e Francesca.

Zio Marco, non lo so se ci riuscirò mai a perdonare mamma. Mi fa paura.

Antonio, i genitori non si scelgono. Tua madre ha sbagliato tanto, ma si sta mangiando viva dal rimorso. Dagli una possibilità, un giorno capirai.

Col tempo, piano piano le cose migliorarono. Antonio entrò alluniversità, Francesca finiva il liceo e stava pensando pure lei di andare a studiare, ma non voleva lasciare il papà da solo.

Tranquilla, piccola mia. Ci arrangiamo. Lo sai, mamma voleva che entrassi allIstituto Magistrale. Tu studia, nel weekend e in vacanza torna a casa. Noi due, adesso, dobbiamo vivere luno per laltra.

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