Vivrò una vita migliore della vostra

Come fate a vivere in una casa così modesta? Giulia arricciò il naso con disprezzo. Guardatevi attorno, in ventanni non siete nemmeno riusciti a ristrutturare! E poi avete il coraggio di insegnarmi qualcosa sulla vita!

Teresa Mancini abbassò le spalle, stanca. Massimo Mancini sollevò la tazzina alle labbra e bevve un sorso di caffè in silenzio, evitando lo sguardo della figlia. Giulia, infuocata dalla rabbia, aspettava almeno una reazione da quei genitori troppo calmi, ma il loro silenzio la irritava più di qualsiasi rimprovero.

Marco è una brava persona, proseguì Giulia, accanita. Siete voi che non capite proprio nulla della vita!

Teresa alzò su di lei gli occhi segnati dalla stanchezza.

Giulietta, non ce labbiamo con Marco, scosse la testa Teresa con dolcezza. Vogliamo solo che tu finisca prima gli studi e ti assicuri un po di stabilità.
Che stabilità? Giulia sospirò, esasperata. Volete che viva come voi? Ventanni nello stesso appartamento senza neanche imbiancare le pareti!
Hai solo diciannove anni, piccola mia, la voce della madre era bassa e tenera. È troppo presto per sposarsi, credimi.

Massimo appoggiò la tazza sul tavolo e finalmente rivolse a Giulia uno sguardo addolorato ma privo di rabbia, solo velato da una tristezza infinita.

Costruisci pure la tua vita, quando sarai pronta, aggiunse Teresa senza alzare la voce. Solo non ora, non così di fretta.
Volete solo rovinare la mia felicità! gridò Giulia, battendo il piede come da bambina. Tutto qui!

Si voltò di scatto e afferrò la borsa dal corridoio. Teresa si alzò subito, tendendo una mano verso di lei.

Giulietta, aspetta la madre la chiamò, tentennando.

Ma Giulia, accecata dal risentimento, infilò la giacca a fatica, sbagliando le maniche.

Io e Marco saremo felici, urlò Giulia dal corridoio. Anche per dispetto a voi!

Massimo uscì lento dalla cucina, appoggiandosi allo stipite.

Figlia mia, non comprendi, iniziò, ma Giulia lo interruppe in fretta.
Io vivrò nel benessere! Avrò soldi, fortuna, tutto quello che voi non avete mai avuto! afferrò la maniglia della porta dingresso. Altro che la vostra miseria!

Sbatté la porta dietro di sé, sparendo sulle scale. Lultimo rumore fu il sospiro flebile di sua madre, e il tonfo sordo di un oggetto caduto

Scese le scale di corsa, senza voltarsi mai, ripetendosi con convinzione che aveva ragione lei

…Quattro anni dopo, Giulia si ritrovò di fronte a quella stessa porta scrostata dal tempo, la vernice ormai sbiadita. Stringeva la mano calda di Mattia, il suo bambino di tre anni, che osservava curioso quella porta sconosciuta. Giulia alzò per bussare, la mano tremante a mezzaria. Non riusciva a toccarla. Mattia le tirò delicatamente la giacca, fissandola con occhioni interrogativi.

Mamma sussurrò il bimbo, saltellando da un piede allaltro.

Giulia guardò prima lui, poi la valigia sgangherata e pesante poggiata accanto a loro. Era tutto quello che restava dei suoi sogni e delle sue promesse urlate. Non aveva più visto, sentito o scritto ai genitori in questi quattro anni: si era creduta migliore, superiore a loro, alla loro dignitosa semplicità. Ora era lì, davanti a loro, a capo chino e col cuore a pezzi

Finalmente, abbassò la mano e bussò tre volte. I colpi furono timidi, esitanti lontani dal fragore con cui aveva chiuso la porta alle spalle anni fa. Di là sentì subito dei passi: si vedeva che laspettavano. Si aprì la porta e apparve Teresa, visibilmente invecchiata, con più rughe e i capelli grigi sulle tempie.

Vide subito il volto rigato di lacrime della figlia, gli occhi gonfi, il trucco sciolto. Guardò anche il piccolo Mattia, che si era stretto alla gamba della madre. E dietro di loro, la vecchia valigia: Teresa capì subito tutto. Non chiese niente, non ricordò a Giulia le parole che avevano fatto da lama quattro anni prima. Si fece da parte e li fece entrare in casa.

Giulia varcò la soglia e si guardò attorno. Tutto uguale, solo più vecchio. Le stesse carte da parati, la solita credenza, lo stesso odore di casa che un tempo disprezzava. Mattia gironzolava curioso, osservando ogni cosa.

Mattia, vai pure nella cameretta, sussurrò Giulia inginocchiandosi ci sono dei giocattoli. Vai a vedere, tesoro.

Lo incoraggiò col sorriso, e il piccolo si avventurò nel corridoio verso la stanza in fondo. Poi si rialzò davanti alla madre, che la fissava in silenzio.

Avrebbe voluto parlare, spiegare, giustificare. Ma le parole non venivano: cera solo la verità, amara e ormai chiara. Giulia fece due passi verso Teresa e poi la abbracciò disperata. Il pianto la travolse, facendola tremare tutta. Si lasciò andare al singhiozzo, stringendosi nelle braccia della madre che odoravano ancora dello stesso detersivo di una volta.

Mamma sospirò tra i singhiozzi Mamma, perdonami.

Teresa la strinse e le accarezzò la schiena come quando era bambina. Giulia piangeva tutte le sue illusioni, il matrimonio finito con un uomo che non conosceva affatto. Piangeva la sua superbia, il disprezzo verso due genitori che avevano dato tutto quel che potevano.

Avevi ragione tu, Giulia sollevò il volto in lacrime. In tutto avevi ragione.

Teresa non disse nulla, la tenne solo ancora più stretta.

Vieni in cucina, le sussurrò prendendola per mano. Preparo un po di tè.

Giulia annuì e si asciugò il viso con il dorso della mano. Si sedette al suo solito posto, vicino alla finestra. Teresa mise il bollitore sul fuoco e tirò fuori le tazze dalla credenza. Giulia la guardava e si accorgeva per la prima volta di quanto si fosse persa in quei quattro anni.

Papà dovè? domandò, rendendo conto della sua assenza.
È a lavoro, rispose Teresa, poggiandole davanti la tazza. Tornerà tra poco.

Giulia provò a ingoiare il nodo in gola, fissando le proprie mani sul tavolo.

Vi ho detto cose terribili, confessò sottovoce. Sulla povertà, sulla casa

Teresa si sedette davanti a lei e le prese la mano fra le sue.

Limportante è che sei tornata, Teresa la strinse dolcemente. Tutto il resto non conta.
Lui mi ha tradita, mamma Giulia singhiozzò. E poi mi ha cacciata via, come niente fosse.

Teresa accarezzò la testa della figlia, tenera come ai vecchi tempi.

E io ci credevo davvero, Giulia tirò su col naso. E adesso? Come studio, come ricomincio con un figlio piccolo?

Teresa la cullava a sé, piano.

Troveremo una soluzione, Giulietta, le accarezzò dolcemente la schiena. Insieme, possiamo superare tutto. Non oggi, magari ma sempre insieme.

Passarono i mesi da quel giorno. I sogni di Giulia su una vita da favola erano ormai crollati. Era seduta in un bar, in un tavolino dangolo, con due amiche. Alessia giocherellava con la tazzina vuota, il volto cupo. Il suo compagno laveva lasciata piena di debiti.

Mi chiamano quelli delle rate ogni giorno, sbuffò Alessia. E lui a farsi la bella vita a Torino.

Giulia annuì e guardò laltra amica, Chiara, che crescea la figlia da sola: il padre se lera squagliata prima di sposarsi.

Almeno non mi ha lasciata nei guai coi soldi, sorrise amara Chiara. Mi ha solo detto che non ce la faceva a prendersi delle responsabilità.
Il mio, invece, era pronto ironizzò Giulia Pronto a occuparsi di unaltra, mica di me.

Alessia fece una smorfia e scosse la testa, solidale.

Quanto eravamo ingenue, sospirò Alessia, lasciandosi cadere contro lo schienale Credevamo di aver trovato principi azzurri
E invece solo pagliacci al luna park, aggiunse subito Chiara.

Giulia ascoltava le amiche e pensava a quanto si somigliassero le loro storie. Tre giovani donne con sogni spezzati, sedute in un locale economico a leccarsi le ferite.

Basta piangersi addosso, disse Alessia, battendo il palmo sul tavolino. Almeno prendiamoci un dolce!

Giulia sorrise e fece segno al cameriere, grata di potersi distrarre un attimo dai pensieri cupi.

La sera Giulia tornava alle strade familiari del quartiere dove era cresciuta. Entrò in casa con il solito passo leggero, ascoltando i rumori dentro. Dalla stanza in fondo arrivavano le risate di Mattia e il vociare affettuoso dei genitori.

Attraversò il corridoio e si fermò sulla soglia. Massimo sedeva sul tappeto, costruendo una torre con vecchi cubetti di legno. Mattia ogni volta che la torre cresceva batteva le mani, felice. Teresa, seduta in poltrona con la lana tra le mani, sorrideva guardandoli.

Giulia si commosse, osservandoli. Ripensò al suo disprezzo per quella casa semplice, per quelle piccole gioie. Per la porta sbattuta, convinta di essere migliore.

Ora vedeva tutto con occhi diversi. Teresa e Massimo stavano insieme da trentanni, avevano affrontato tutto: problemi, crisi, malattie, dolori. Avevano una casa, piccola sì, con le pareti da imbiancare, ma era loro. Un lavoro dignitoso e un tetto sotto cui riunire la famiglia.

Non avevano viaggiato ogni anno, né possedevano vestiti firmati o auto nuove. Ma avevano una cosa che nessun benessere poteva comprare: una vera famiglia, unita nonostante tutto.

Giulia era rimasta sola, con un figlio e nessuna certezza. Lorgoglio bruciava ancora dentro di lei, a dirle che erano solo difficoltà temporanee, che ce lavrebbe fatta. Ma ormai aveva imparato una verità che faceva male.

La vera sconfitta, in questa storia, non era la mamma nella sua casa modesta. Non era papà, col vecchio vestito e un lavoro normale. Lo era Giulia, che aveva inseguito il miraggio di una vita luccicante, perdendo tutto.

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