«Voglio il divorzio», sussurrò lei, distogliendo lo sguardo.
Era una sera gelida a Milano quando Livia disse a bassa voce: «Voglio il divorzio», mentre gli occhi di suo marito, Tommaso, si perdevano nel vuoto.
Il volto di Tommaso impallidì allimprovviso; un silenzioso interrogativo aleggiò nellaria.
«Ti consegno alla donna che ami davvero», proseguì Livia, realizzando che la figura più importante nella vita di Tommaso era sempre stata sua madre. «Non voglio più essere la seconda opzione».
Livia sentì la gola strapparsi, gli occhi si inumidirono di lacrime. Il dolore e la delusione accumulati per anni esplosero, soffocandole il respiro.
«Di cosa parli? Di quale altra donna?», chiese Tommaso, sorpreso, fissandola con incredulità.
«Ne parliamo da tempo. Dal giorno del nostro matrimonio tua madre ci ha drenato finanziariamente, emotivamente e con il suo tempo. Tu accetti tutto perché «la sua zuppa è più saporita e i suoi gnocchi più soffici». Non ce la faccio più», scoppiò Livia.
Le lacrime scivolavano incessanti sul suo viso arrossato. Rimpiangeva i sogni che aveva avuto con tanta chiarezza: un fidanzato promettente, una carriera stimata, la vita nel centro di Milano, che si era rivelata una lotta costante per la propria felicità.
Cinque anni prima, Livia si era avventurata timidamente nel grande salotto del loro appartamento. Mobili, stoviglie, decorazioni per una ragazza che aveva vissuto gran parte della vita in una casa condivisa e, di recente, in un dormitorio universitario, tutto appariva costoso e fragile.
«Come ho potuto avere la fortuna di trovare un uomo con una casa tutta sua?», aveva sorriso sarcastica, poggiando le mani sulle spalle di Tommaso.
«Aspetta che sparga le calze ovunque, e dimmi quanto sei impressionata da me».
Livia si era avvicinata a lui rapidamente dopo il primo incontro. Fu una storia damore fiorente, che sembrava chiedere un seguito.
Allepoca Livia frequentava lultimo anno di giornalismo allUniversità degli Studi di Milano, mentre Tommaso, più grande di cinque anni, era direttore vendite con uno stipendio stabile.
Un anno dopo il trasloco, si erano sposati.
«Presto potremo trasformare la stanza degli ospiti in una cameretta», aveva commentato Livia, avvolgendo Tommaso in un abbraccio, lasciando intendere che era pronta per un figlio.
Ma un mese dopo arrivò linaspettato crescere: la madre di Tommaso, Signora Maddalena Bianchi, si presentò alla porta con due valigie. Per lei il rapporto con il figlio era impeccabile, almeno dal suo punto di vista.
La sua educazione, segnata da un costante senso di colpa e dalle pretese di un genitore unico, aveva forgiato un uomo che si sentiva in debito con lei. Era fiera dei traguardi del figlio, credendo che fossero merito suo.
Ogni giorno di paga Tommaso pagava i debiti della casa, dellauto e dei ricordi dinfanzia. Livia osservava da lontano, senza voler turbare il marito, e ne parlava solo di tanto in tanto, con cautela.
«Dove avete investito i soldi della vendita della casa?», chiese Livia mentre versava il tè, accennando al tema. La Signora Bianchi proveniva da un piccolo borgo vicino a Brescia, dove aveva ereditato una casetta con giardino.
Anno dopo anno Tommaso offriva aiuto nella ricerca di un appartamento in città, ma la madre non voleva trasferirsi. Improvvisamente vendette la sua casa: veloce, ma a prezzo basso.
«In parte per la mia prossima vacanza, in parte per il nuovo negozio».
Nonostante le difficoltà della sua giovinezza, la signora Bianchi rimaneva ambiziosa, attiva e, soprattutto, molto prepotente. Con persone così bisognava stare attenti, poiché tendevano a mordere la mano che le offriva un piccolo gesto.
Recentemente aveva scoperto, su internet, una società che vendeva cosmetici online. Un requisito per collaborare era lacquisto mensile di prodotti in quantità considerevoli. Con i proventi della vendita della casa, Bianchi investì proprio in quel guadagno.
«Ho deciso che non sarà un problema restare qui», disse con sicurezza, mescolando il miele nel tè.
«Certo, siamo felici di ospitare ospiti!», replicò Livia, volendo accertarsi che fosse solo una soluzione temporanea. «Speriamo di trovare presto una sistemazione più comoda per voi. Chiederò a unamica agente immobiliare, troverà unabitazione in un buon quartiere».
«Non serve. Due case sarebbero troppe. Risparmiamo qui, non è un problema», rispose la signora Bianchi, facendo la vittima della situazione.
Livia fissò Tommaso con speranza. Non aveva nulla contro sua madre, ma dividere per sempre lo spazio era un compito arduo e ingiustificato. Tommaso scrollò le spalle: «Come preferisci».
Lui sosteneva ogni idea della madre, per quanto dubbiosa, credendo di non avere il diritto di opporsi a ciò che la signora Bianchi diceva o faceva. E così faceva: macramè, candele, saponi, album fotografici, diari la signora Bianchi trovava in Tommaso la risorsa per pagare tutto il materiale necessario alla sua attività, senza mai aver svolto un giorno di lavoro.
Da quando era diventato dirigente, la signora Bianchi non aveva più messo piede fuori casa.
Il legame di Tommaso con la madre, nato da un senso di gratitudine per la sua infanzia, soffocava la sua volontà, manifestandosi in un aiuto finanziario sproporzionato e in unaccondiscendenza totale verso ogni sua richiesta. Era sorprendente vedere un uomo adulto agire come un bambino sotto tale influenza.
Il soggiorno degli ospiti non divenne mai cameretta, e dopo tre anni poco era cambiato. Livia lavorava per una casa editrice; i suoi articoli apparivano nella rubrica «Famiglia e relazioni», analizzando storie di gioia e dolore, ma nella sua stessa famiglia non riusciva a trovare chiarezza.
La sua opinione rimaneva in secondo piano, mentre la signora Bianchi brandiva il bastone. Livia capì le ragioni: un figlio unico di una madre single che sposa una donna che richiederebbe tutto il suo tempo e denaro era una trappola, solo da spezzare focalizzandosi su sé stessa.
Nel caso di Maddalena Bianchi, il sentimento di superiorità e il credere che il figlio le dovesse qualcosa mescolava tutto. Solo Tommaso avrebbe potuto rendersi conto di tale dinamica, ma sembrava cieco.
Lintera chimica domestica era stata sostituita da prodotti della rete di cosmetici, e Livia non riusciva più a distinguere le bottigliette dal caos. Lattività della signora Bianchi non portava i ricavi sperati; Livia lo vedeva come un vuoto passatempo per il marito e unulteriore spesa per la madre.
Ogni volta che sollevava largomento, Tommaso rispondeva: «Mamma sa quello che fa», e la signora Bianchi aggiungeva: «Bisogna avere pazienza, non si fa crescere un albero in un giorno». Eppure, tre anni dopo, lalbero non era ancora germogliato, mentre le spese aumentavano.
Quando la suocera suggerì che anche Livia dovesse investire nellattività di famiglia, la ragazza comprese che fossero necessarie misure radicali.
Lultimo punto di rottura fu una conversazione che non sarebbe dovuta avvenire.
La vigilia del Capodanno 2023, il coppia riuscì finalmente a ritagliarsi una serata solo per loro, dopo una giornata sulla pista di ghiaccio di Milano, per poi fermarsi in un piccolo caffè.
Con le guance arrossate, Livia brillava damore, facendo sentire a chiunque il calore del suo cuore.
«Tommaso, sei felice?», chiese.
«Certo», rispose lui, stringendole la mano. «Stare accanto a te non mi può far sentire infelice».
«Voglio un bambino», sussurrò Livia, avvicinandosi.
«Subito?», sorrise Tommaso, baciandole la mano.
Quella notte decisero che era giunto il momento di dare vita a quel miracolo. Ma ventiquattro ore dopo, la signora Bianchi irrompeva nella loro camera da letto. Livia era appena rientrata dal lavoro.
«Non potete avere un figlio adesso!».
Scossa dalla sfacciata osservazione della suocera, Livia non reagì subito.
«Tommaso non ha ancora estinto il mutuo, ha ancora debiti per lauto», replicò.
«È solo paura che tu smetta di dargli soldi per le tue infinite capricci», controbatté Livia, per la prima volta affrontando apertamente la madre.
«Ho sempre desiderato il meglio per mio figlio, anche se ho chiesto un piccolo aiuto. È lunico su cui poter contare, perché lho nutrito, vestito e reso un uomo indipendente».
«Non gli devi nulla, smetti di farle credere il contrario. Hai generato un figlio per amore, non per obbligo. Può sperare nel tuo aiuto solo per affetto, non per dovere».
La signora Bianchi sembrava capire, ma non voleva rinunciare al suo comodo tenore di vita, rispondendo: «Tommaso capirà che ho ragione».
Livia temeva che potesse esser vero, dato quanto Tommaso dipendesse dallopinione della madre.
Nessun ostacolo riuscì a fermare Livia nel desiderio di rimanere incinta, ma per Tommaso la madre era un ostacolo troppo grande, deludendolo. Sperava ancora nella ragione del marito.
Una breve discussione notturna rivelò che Tommaso era ormai perduto, persino per sé stesso. Un giorno prima aveva abbracciato lidea di un figlio con entusiasmo; quella sera sosteneva: «Forse non è ancora il momento, perché correre? Non siamo pronti, non possiamo provvedere a tutto». Livia capì che non poteva più proseguire così.
«Voglio il divorzio», disse, consapevole che la loro vita familiare era in un vicolo cieco.
Il volto di Tommaso impallidì.
«Ti libero alla donna che ami davvero. Non voglio più essere il secondo ruolo».
Era impossibile chiudere gli occhi di fronte al dolore che lingiustizia le infliggeva. Quante volte Livia aveva provato a parlare con la suocera, ma Tommaso non la ascoltava, negando la realtà.
Le lacrime le inondarono gli occhi.
«Di cosa parli? Di quale altra donna?», chiese Tommaso, stupefatto, fissandola.
«Da quando ci siamo sposati ripeti sempre: Mamma, mamma La sua zuppa è più saporita, i suoi gnocchi più soffici. Gestisce le nostre finanze. Non ce la faccio più».
Tommaso cercava di capire come fossero arrivate lì, quando la moglie si fermò. Si sedette accanto a lei, guardandola negli occhi bagnati di lacrime.
«È davvero solo questione del fatto che tua madre viva con noi?».
«Non lo vedi? Ha assorbito tutta la tua vita. Senza il mio stipendio saremmo a lottare. La suocera ti ha vietato di rimanere incinta per paura di perdere il suo flusso di denaro. È una buona donna, ma deve riconoscere dei limiti. Tu li cancelli con la tua totale concessione. Ne soffri, così come io e il nostro futuro bambino. I tuoi debiti sono pagati, Tommaso, vivi per te, non per tua madre».
Il confronto fu duro, ma Tommaso chiese una possibilità, promettendo di chiarire i rapporti con la madre e di mettere al primo posto la loro vita insieme.
I primi passi furono difficili: negare alla madre le grandi somme mensili per il suo business vuoto, suggerire che non dovesse più abitare con loro.
Un mese dopo Livia scelse la carta da parati per la cameretta. Con la suocera avevano ora un rapporto migliore, più distaccato. Maddalena Bianchi, abituata al peso dellinfluenza su Tommaso, faticava a sopportare il cambiamento, ma alla fine accettò che non poteva più gravare su di lui. Senza i suoi fondi, non poteva più sostenere gli acquisti per la compagnia cosmetica e fu quasi costretta a uscire di casa. Alla fine trovò un lavoro normale, imparando a contare su se stessa.
Un anno dopo, portarono a casa un bambino, e la signora Bianchi, ormai più indipendente, aiutava felice Tommaso e Livia. Lintera famiglia trascorreva momenti insieme, tutti contenti.
Da questa storia emerge una verità fondamentale: chi si dimentica di ascoltare il proprio cuore per accontentare gli altri finisce per perdere sé stesso. Solo rispettando i propri limiti e quelli degli altri si può costruire una vita autentica e felice.






