Voi siete solo invidiosi — Mamma, davvero? Il ristorante “La Pergola”? Sono almeno duecento euro a …

Mamma, ma sei seria? Vuoi andare al ristorante “La Fenice”? Ma lo sai che lì una cena costa almeno cento euro! A testa!

Riccardo lancia le chiavi sulla mensola, con tanta forza che queste rimbalzano contro il muro. Francesca si gira dai fornelli, dove mescola il sugo, e nota subito le nocche bianche delle sue mani strette al telefono.

Lui ascolta ancora qualche minuto la madre, poi taglia corto, imprecando, e stacca la chiamata bruscamente.

Che succede?

Riccardo si lascia cadere pesantemente sulla sedia della cucina e fissa il piatto di patate davanti a sé. Francesca spegne il fornello, si asciuga le mani sullo strofinaccio e si siede di fronte a lui.

Riccardo
Mamma ha perso completamente la testa. Davvero, è impazzita. Alza lo sguardo, e Francesca vi legge dentro rabbia e impotenza così miste che le si stringe il cuore. Ti ricordi che ti ho parlato di quel Giulio? Quello del corso di ballo?

Francesca annuisce. La suocera aveva accennato a un nuovo amico circa un mese fa, arrossendo e giocherellando con lorlo della tovaglia. Era sembrata una faccenda tenera: vedova da cinque anni, sola da tanto, e poi quel corso di ballo presso il circolo culturale, il cavaliere galante che la faceva roteare nel valzer.

Allora. Riccardo scosta il piatto. Ce lha portato alla Fenice. Tre volte in due settimane. Gli ha comprato un vestito da mille euro. Il weekend scorso sono andati a Firenze, e indovina chi ha pagato per albergo ed escursioni?
Signora Maria.
Esatto. Si strofina la faccia con le mani. Mamma quei soldi li ha messi via per anni. Per sistemare la casa, per le emergenze. E ora li spende per uno che conosce da un mese e mezzo. È follia pura

Francesca resta in silenzio, scegliendo le parole. Conosce bene la suocera: romantica, aperta, ingenua fino alleccesso. Quel genere di donna che crede nellamore vero anche dopo aver superato la cinquantina.

Ascolta, Riccardo Gli copre la mano con la sua. Signora Maria è adulta. Sono soldi suoi, scelte sue. Non impicciarti, tanto adesso non ti darebbe retta lo stesso.
Francesca, sta facendo solo errori!
Può darsi. Ma è suo diritto sbagliare. E poi, secondo me stai esagerando.

Riccardo fa spallucce, ma non si ritrae.

Non ce la faccio a vederla così
Lo so, amore. Ma non puoi vivere la sua vita al posto suo. Francesca gli accarezza il polso. Deve assumersene la responsabilità. Anche se non ci piace. In fondo, è una persona lucida.

Riccardo annuisce, cupo.

…Due mesi volano in fretta. Le discussioni su Giulio si diradano; la suocera chiama di rado, parla svogliata, come con qualche segreto tra le labbra. Francesca pensa che la storia sia già finita e smette di preoccuparsi.

Così, quando una domenica sera sente suonare il campanello e si ritrova davanti signora Maria, ci mette un attimo a realizzare.

Figli miei! Ma siete qui! La suocera entra di slancio in casa, lasciando una scia di profumo dolce. Mi ha chiesto di sposarlo! Guardate qui! Guardate!

Al dito una piccola fede con una pietrina minuscola. Costa poco, ma lei la contempla come se fosse un diamante gigantesco.

Ci sposiamo! Il mese prossimo! Lui è è Si porta le mani alle guance e ride, squillante come una ragazzina. Non pensavo che a questa età e che avrei provato ancora queste emozioni

Riccardo abbraccia la madre e Francesca nota che le sue spalle si rilassano. Forse non è poi così male tutto questo. Forse davvero Giulio la ama, e loro hanno solo visto ombre dove non cerano.

Congratulazioni, mamma. Riccardo si scosta, ma sorride. Te lo meriti davvero.
E ho già intestato la casa a lui! Ora siamo una vera famiglia! esclama signora Maria, e sembra che il tempo si fermi.

Francesca trattiene il respiro. Riccardo si irrigidisce, come contro un ostacolo invisibile.

Hai detto cosa?
La casa. La suocera agita una mano, senza fissarli. Così sa che mi fido. Lamore è fiducia, figli, e io mi fido di lui. È vero amore!

Cala un silenzio tale che dai mobili arriva chiaro il ticchettio dellorologio.

Signora Maria Francesca parla per prima, molto cauta. Ha intestato casa sua a un uomo che conosce da tre mesi? Prima ancora del matrimonio?
E allora? Maria si drizza. Io mi fido di lui, è una bravissima persona. Voi invece non gli date fiducia, lo so.
Noi non pensiamo niente. Francesca avanza un passo. Ma almeno poteva aspettare. Perché questa fretta?
Non capite. È la prova damore. Maria incrocia le braccia. Che ne sapete voi di sentimenti veri? Di fiducia?

Riccardo finalmente riesce a parlare, a denti stretti:

Mamma
Basta! Batte il piede, e Francesca rivede una ragazzina testarda, non una donna adulta. Non voglio più sentire niente! Siete solo gelosi della mia felicità! Volete rovinare tutto!

Maria gira sui tacchi ed esce, urtando contro luscio. Una frazione di secondo dopo la porta si chiude e i vetri della credenza ancora tremolano…

…Il matrimonio è semplice: municipio di quartiere, abito trovato in un mercatino, un mazzolino di tre rose. Ma Maria brilla come se stesse uscendo dalla cattedrale di Milano. Giulio tarchiato, con stempiatura e sorriso untuoso sembra impeccabile. Bacia le mani della sposa, le sposta la sedia, le versa lo spumante. Sembra il marito ideale.

Francesca lo osserva dietro il bicchiere. Qualcosa non torna. Gli occhi. Quando guarda Maria, le pupille restano fredde, taglienti. Una gentilezza da copione, studiata.

Lei tace. A cosa serve parlare quando tanto nessuno ascolta?

…Per i primi mesi, Maria chiama ogni settimana entusiasta, raccontando di teatri e ristoranti, di quanto sia premuroso il marito.

Ieri mi ha regalato delle rose, senza motivo!

Riccardo ascolta, annuisce, poi chiude e resta un bel po a fissare il vuoto.

Francesca non dice nulla. Aspetta.

Passa un anno in un lampo.

E poi il campanello…

Francesca apre la porta e quasi non riconosce la donna sulluscio. Maria sembra invecchiata di dieci anni: rughe profonde, occhi spenti, spalle curve. In mano una vecchia valigia, la stessa di quando era andata a Firenze.

Mi ha buttata fuori. singhiozza Maria. Ha chiesto il divorzio e mi ha lasciata in mezzo a una strada. La casa ormai è sua. Per la legge.

Francesca si scansa, la fa entrare.

Il bollitore fischia in fretta. Maria è sulla poltrona, avvolta nella sua tazza, piange a voce bassa, senza speranza.

Lho amato così tanto. Ho fatto tutto per lui. E lui lui

Francesca la lascia sfogare, la accarezza sulla schiena e aspetta che si calmi.

Riccardo rientra dopo unora. Si blocca sulla soglia, vede la madre e la sua espressione si fa dura.

Figlio mio Maria si alza, tende le braccia. Riccardo, non ho un posto dove andare non mi lascerai per strada, vero? Anche solo una cameretta. I figli devono aiutare i genitori
Basta. Riccardo alza una mano. Basta, mamma.
Non ho un centesimo. Ho dato tutto a lui, ogni euro. La pensione basta a malapena, lo sai
Ti avevo avvisato.
Cosa?
Ti avevo avvisato. Riccardo si siede pesante sul divano, come se avesse un macigno addosso. Ti dicevo: vai piano. Conoscilo meglio. Non intestargli la casa, ti prego. Ti ricordi cosa mi rispondevi?

Maria abbassa lo sguardo.

Che noi non capivamo lamore vero. Che eravamo gelosi della tua felicità. Ricordi bene, mamma!
Riccardo Francesca cerca di intervenire, ma lui la ferma con un gesto.
No. Lascia che senta. Si rivolge alla madre. Sei una donna adulta. Hai fatto una scelta. Hai ignorato chiunque volesse farti ragionare. Ora vuoi che sistemiamo tutto noi?
Ma sono tua madre!
Proprio per questo sono arrabbiato! Riccardo si alza di scatto, la voce si spezza nellaria. Sono stanco, mamma! Stanco di vederti buttare via la vita e poi venire qui a piangere!

Maria si fa piccola, fragile.

Mi ha ingannata, Riccardo. Io ci ho creduto davvero
Hai creduto così tanto da regalargli casa tua. Brava, mamma. Geniale davvero. Ti ricordi che quella casa laveva comprata papà?
Perdonami. Le lacrime tornano a solcarle le guance. Sono stata stolta, lo so. Ti prego dammi unaltra occasione, non succederà mai più
Gli adulti sono responsabili delle loro azioni. Ora Riccardo parla piano, stanco. Volevi autonomia? Ora arrangiati. Trovati una sistemazione. Un lavoro. Vedi tu come fare.

Maria esce di casa in lacrime, i singhiozzi rimbombano sulla tromba delle scale.

Quella notte Francesca resta accanto al marito, senza parlare, stringendogli semplicemente la mano. Riccardo non piange. Fissa il soffitto e ogni tanto sospira forte.

Ho fatto la cosa giusta? domanda verso lalba, quando il cielo comincia a schiarirsi.
Sì. Francesca gli accarezza la guancia. È dura. Fa male. Ma hai fatto bene.

Al mattino Riccardo chiama la madre e le trova una stanza in una casa popolare alla periferia di Torino. Paga sei mesi anticipati. È lultima cosa che si sente di fare.

Da adesso ti arrangi, mamma. Se ci sarà da andare in tribunale, ti aiuteremo, pagheremo lavvocato. Ma a vivere con noi, no…

Francesca ascolta questa telefonata e riflette su che cosa sia la giustizia. A volte la lezione più dura è lunica che resta impressa. La suocera ha ottenuto esattamente ciò che ha cercato con la sua cecità.

E quel pensiero le lascia in bocca un sapore amaro, ma anche una pace sottile. E in fondo al cuore la sensazione che, in qualche modo, prima o poi tutto si sistemerà. Non sa come, ma si sistemerà.

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