Zia

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Zia Paola labbiamo portata dalla campagna. Era ormai difficile per lei occuparsi da sola della casa. Così la mia cara cugina Letizia lha presa con sé, portandola qui, a Firenze.

Il marito di Letizia, Alessandro, non si è opposto. Un tipo tranquillo, magro, con gli occhiali, sempre pronto ad ascoltare e seguire senza discussioni la sua energica e prosperosa Letizia.

Non è una estranea, è pur sempre zia. Non ha figli e io non ho più la mamma. Lei, la mia, era trentanni più giovane di zia Paola, nata dallaltro matrimonio di mio padre. Che destino! La mia mamma se nè andata troppo presto, ahimè. Che dispiacere per zia Paola! La prendiamo, aveva deciso con fermezza Letizia.

I suoi figli Costantino e Agnese non conoscevano la zia. In realtà, nemmeno Letizia laveva vista più di due volte. Non si sentivano di persona, solo tramite lettere. Scoprimmo che zia Paola non possedeva nessun apparecchio moderno.

Ed eccola qui, con noi. Piccola, quasi una gnoma (Costantino, a tredici anni, era già più alto). I capelli vaporosi come un soffione, il cappello tipo pillbox e quegli occhi azzurri, giovani e penetranti. In mano aveva la sua borsa e una retina vecchio stile, tipica dei tempi del dopoguerra, più due valigie malandate. Tra le braccia stringeva un gatto rosso, soffice.

Il gatto, Arancino, guardò svogliato i nuovi padroni, saltò a terra e iniziò ad esplorare la casa.

Questo è Arancino. Non potevo lasciarlo. Unanima viva, spero che non vi dispiaccia, disse zia Paola. E aggiunse:
Ecco i miei cari! La mia famiglia!

Quella sera abbiamo imbandito la tavola. La vecchietta aveva portato conserve, marmellate, sottaceti fatti in casa. Letizia si stupì di quanto i suoi figli, solitamente schizzinosi, si abbuffassero di marmellata, cetrioli, peperonata e tutto il resto.

Letizia! Avete una casa di campagna? Se pianto qualcosa, cresce tutto! Anche se ormai la salute non è più quella, serve coltivare. Senza il proprio raccolto, non si può vivere, proclamò zia Paola.

Letizia rispose che la casa di campagna non ce lavevano. Perché prenderla? Si può comprare tutto e tanto non cè mai tempo. Lavora su due turni, Alessandro pure. Vedono i figli solo di sfuggita. La casa lhanno presa col mutuo e ancora devono pagare tanti anni.

Una casa in campagna ci vuole. Non guardarmi così, Letizia. Luomo senza terra non sta bene. Compriamola. Diamo unocchiata ai terreni, poi zia Paola andò nella sua stanza.

Guarderemo, sì Ma giriamo come trottole e spesso ci priviamo di tutto. Zia pensa che siamo ricchi, boh, borbottava Letizia, mentre lavava i piatti.

Il giorno dopo era domenica. Alessandro beatamente se ne stava a letto, leggendo il giornale. Letizia, dopo aver urlato ai figli di scaldare qualche piatto pronto, si sdraiò di nuovo.

Costantino e la piccola Agnese, otto anni, si immergevano ormai abitualmente nei loro cellulari.

Il gatto Arancino si era accoccolato vicino a loro, muovendo la testa avanti e indietro. Entrò zia Paola.

Cosa fate? chiese.

Costantino e Agnese iniziarono a spiegare agitati e a mostrare. Zia Paola scuoteva la testa, poi disse:

In campagna ho visto anche io questi cosi. Forse non proprio questi, più semplici. Io non li ho mai usati, non ne ho avuto bisogno. Alla vostra mamma scrivevo lettere, mi veniva più comodo. Però sono utili, sembra che si possa trovare chiunque, dovunque. Uninvenzione utile. Va bene, lasciateli e venite con me!

Perché? Stiamo giocando qui! rispose Costantino.

Dove giocate? State solo col telefono. Non chiamate nessuno, si stupì zia Paola.

Giochiamo dentro, no, nel telefono! squittì Agnese.

Zia Paola cominciò a raccontare come, in campagna, si giocava un tempo. Poi portò i bambini in cucina.

Quando Letizia arrivò, rimase sbalordita. Sul tavolo cera una pila di crêpes. Costantino, felice, sorseggiava il tè. Agnese, accanto a zia Paola, arrotolava ravioli.

Guarda, mamma! Qui cè la fortunella, magari ti capita! sorrideva.

Dopo arrivò Alessandro, felice, annusando il profumo.

Da oggi, la domenica, ravioli tutti insieme! E anche le crêpes. Bisogna mangiare sempre le cose fatte da noi! dichiarò zia Paola.

Ma qual è il senso? Si può comprare tutto oggi! ribatté Letizia, che non sopportava cucinare. Comprava quasi tutto pronto o surgelato. Finora la famiglia non aveva protestato. Fino a quel giorno.

No, mamma. Facciamo da soli. Non ho mai mangiato ravioli così buoni! disse Costantino.

Poi zia Paola, prendendo un gomitolo, lo sistemò sulle sedie e cominciò a insegnare ad Agnese il gioco della corda, come facevano in paese.

E voi? Non saltate così? chiedeva.

Ma chi! Anche quando escono, stanno sui telefoni! Questa è la nuova generazione, sbuffò Alessandro.

Non va bene! Bisogna parlarsi, stare insieme. I telefoni sono necessari, certo, ma andrebbero usati per chiamare, o mandare qualcosa quando serve. E basta! sentenziò zia Paola.

La sera lavorava a maglia, col gatto Arancino disteso sulla poltrona.

Mamma, vieni! chiamò Agnese.

Letizia uscì dal corridoio e guardò dentro il bagno. Zia Paola stava accarezzando la lavatrice, dicendo:

Buona festa a te, lavatrice! Servici a lungo, cara!

Zia Paola, ma cosa fai? sussurrò Letizia, pensando che la zia avesse perso la testa.

Oggi è l8 marzo. E la lavatrice è una signora. Lho voluta festeggiare! rise zia Paola.

Ma è una cosa senza vita, zia. Che sciocchezza! sbuffò Letizia.

Ma la tecnologia capisce! Una volta, in campagna, il trattore di Sandro rischiava di bloccarsi. Lui lo ha incoraggiato con parole dolci e ne è uscito. E il signor Luigi, ogni volta che guida la sua macchina, le dà il benvenuto e la chiama “Maria”. Non capite nemmeno quanto siete fortunati! Una volta si lavava tutto a mano, tanta fatica. Bisognava andare al fiume a risciacquare i panni. Ora è tutto comodo, eppure siete sempre cupi! I telefoni ci sono, se li usate bene, si sa sempre dove sono i figli. La lavatrice fa tutto, il microonde scalda come una magia, si rallegrava zia Paola, guardando ogni apparecchio con gioia.

Iniziò anche ad andare a prendere i bambini da scuola.

Un giorno Costantino ebbe dei problemi in classe. Ai genitori non raccontava nulla, piangeva in silenzio. Ma zia Paola entrò decisa in camera, lui le confidò tutto, senza nemmeno capire come. Il giorno dopo non andò alle prime due lezioni. In casa regnava il silenzio, anche zia Paola non si vedeva.

Sarà andata a fare una passeggiata, pensò Costantino.

Quando arrivò a scuola, sentì un voce familiare nella classe. Dalla porta socchiusa vide che linsegnante era seduta, e zia Paola, davanti alla lavagna, raccontava qualcosa con grande entusiasmo.

Oh no! Perché è venuta! Mi prenderanno in giro! si avvicinò alla porta.

Ma nessuno rideva. Finita la lezione, i compagni si avvicinarono a zia Paola. Costantino entrò di lato. Gli venne incontro Pietro, il capo degli scherzi, quello che lo tormentava sempre.

Ciao, oggi sei arrivato tardi? Senti, tua nonna è fantastica! Ci ha raccontato un sacco di cose. Che peccato, io non ho una nonna, mi manca tanto. Domani ha promesso di portarci al parco. Sa tutto sulle piante e sugli animali! Parla in modo davvero interessante. La maestra le ha lasciato spiegare, sorrideva Pietro.

Sì È proprio così! rispose Costantino, sorridendo e abbracciando zia Paola.

La sera Letizia scoppiò a piangere, sfinita. E subito le fu vicino la zia.

Non piangere, cara. Che hai? Tutto va bene, perché piangi?

Sono stanca! Lavoro tanto, la vita mi sfugge. Alessandro è sempre passivo. Gli altri uomini sono più risoluti! Mi sento trascurata. Adesso donne come me non vanno di moda, sfogava Letizia singhiozzando sulla spalla della zia.

Zia Paola la lasciò sfogare, le offrì un tè e raccontò come aveva perso tre figli ancora piccoli, uno dopo laltro. Come suo marito sano e bello se nera andato prematuramente. Come aveva combattuto una malattia lunga e dolorosa, ma era sopravvissuta, anche se soffriva e non mangiava quasi nulla.

Ma quale moda?! Dio ci ha creati tutti diversi. Alcuni sono magri come fili derba, altri con forme. I gusti cambiano, Letizia. Una volta le donne prosperose erano apprezzate! Tu sei splendida, hai capelli ricci, occhi grandi e blu. Una bella figura. Devi apprezzare ciò che hai. Altri nemmeno quello. Quante persone sono sole! Alessandro è doro, guarda con amore, pensa sempre alla famiglia. E i tuoi bambini sono una gioia! Per il resto si risolverà tutto. Ho dimenticato una cosa, ma ormai è tardi, vado a dormire, e zia Paola lasciò Letizia sola in cucina.

A Letizia non veniva più voglia di piangere. Aveva ragione la zia. Aveva tutto, la sua famiglia.

Quel giorno Letizia aspettava il marito (lei finalmente era in ferie). Ma Alessandro non arrivava.

Bambini! Papà vi ha chiamato? Dove siete? chiedeva.

Costantino era in cucina, agitava qualcosa nella tazza. Letizia notò che ultimamente si era appassionato alla cucina e sapeva già girare le crêpes in aria.

Agnese costruiva una capanna con le sedie, sistemando le coperte e i peluche.

I cellulari dei figli stavano sulle mensole. Di recente Letizia aveva notato che li prendevano solo per rispondere alle chiamate.

Letizia chiamava ancora e ancora il marito, ma sentiva solo: «Abbonato momentaneamente non disponibile».

E lì, la preoccupazione. E zia Paola? Dovè la zia? Non si sentiva il solito raspare delle sue ciabatte, né la sua voce calma.

Corse nella camera della zia. Sul letto si stiracchiava Arancino.

Costantino! Agnese! Dove è zia Paola! esclamò Letizia.

I bambini arrivarono subito.

Siamo tornati da scuola insieme a lei. Poi è uscita, sussurrò Agnese.

Da quanto? Agnese, da quanto? urlò Letizia. La bimba annuì e scoppiò a piangere.

Diamine! Le abbiamo comprato un cellulare, ma non lo prende mai! E ora? È anziana! Letizia si sedette, sconvolta.

Costantino si mise a vestirsi in fretta.

Dove vai? gridò la madre, seguendolo.

A cercarla! Mamma, non possiamo stare senza di lei! e il figlio scese di corsa.

Agnese si infilò le scarpe e seguì il fratello.

Letizia, vestendosi di fretta, corse dietro.

I bambini stavano già davanti al portone. Felici.

Cosa avete? chiese Letizia.

Indicarono a sinistra.

Da lì, tenendo Alessandro sottobraccio, arrivava zia Paola col cappello ornato di papaveri.

Zia! Ci hai fatto spaventare! Non puoi sparire così per ore! E tu dove eri? si gettò sulla spalla del marito.

Siamo andati a sistemare come si chiama la perdita dacqua, dichiarò zia Paola.

Come? Ma riuscì solo a balbettare Letizia.

Volevamo farti una sorpresa. Zia Paola è incredibile. Da non credere, ci ha salvati! rise Alessandro.

Zia Ma da dove hai preso i soldi? Non dovevi, iniziò Letizia.

Che domanda. Primo, ho risparmiato. La pensione è buona, la fattoria mi dava tutto, non spendevo quasi nulla. Uova, latte, il pane lo facevo io. Secondo, ho venduto la casa. A me non serve. In fondo, non ci sono tasche nella bara. Volevo lasciare tutto a voi. Meglio darlo subito, così serve davvero, rispose con semplicità la zia.

Letizia taceva. Ora non bisogna più fare i salti mortali al lavoro. Più tempo per la famiglia. Che felicità!

Domani andiamo fuori città. A cercare la casa di campagna! Io e Alessandro abbiamo già visto una bella casetta! continuò zia Paola.

Una casa tutta nostra! Evviva! E tu ci hai promesso di insegnarci a osservare le lucciole, intrecciare cestini e costruire piccoli segreti con i vetri e i fiori i bambini abbracciavano zia Paola.

Tutti insieme, abbracciati, tornarono a casa.

Letizia si fermò un attimo davanti al portone.

Alzando lo sguardo alle nuvole sussurrò:
Grazie. Grazie per zia Paola!

Le cose cambiano, ma nelle difficoltà è la famiglia il nostro vero rifugio. Con un cuore aperto e un po di semplicità, anche il più duro presente si trasforma in futuro luminoso.

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