CARA ZIA
Oggi è stata una giornata che non dimenticherò facilmente. È arrivata zia Paola dalla campagna. La sua vecchiaia ormai non le permette più di occuparsi del podere come una volta, così ho deciso di portarla qui a Milano con noi. Mio marito Andrea, tranquillo e magro, col suo modo discreto e i suoi occhiali tondi, non ha avuto nulla da obiettare. Daltronde, lui ascolta sempre senza discutere la sua Lidia, che, come tutti dicono, ha voce potente e forme generose.
Non è estranea, è famiglia! Non ha figli, e io ormai non ho più la mamma. La mia era trentanni più giovane di zia Paola, nata dal papà nella seconda moglie. Che storia. Non mi capacito ancora che mamma sia andata così presto via. Che dispiacere, povera zia! La portiamo con noi. Ho deciso proprio così.
I miei bambini, Cosimo e Nunzia, non la conoscevano affatto. Dico la verità, anche io lavevo vista poche volte. Al telefono mai, scambiavamo solo lettere, perchè zia Paola non ha niente di tecnologico.
Ora eccola qui. Minuscola, come un folletto (Cosimo, che ha tredici anni, la sovrasta di parecchio). I suoi capelli, parevano soffici come un fiore di tarassaco; sulla testa aveva un cappellino tondo. Ma gli occhi così giovani e di un blu intenso!
Stringeva un sacco a rete e una borsa di stoffa, quelli che si usavano negli anni settanta. Due vecchie valigie. In braccio un gatto rossiccio, gonfio e pigro. Appena entrato, ha osservato tutti con fare indolente, poi si è lanciato ad esplorare la casa.
“Questo è Mandarino. Lho portato con me. Ha unanima, non ve la prendete,” ha detto zia Paola, sorridendo.
“Ecco i miei! Siete proprio i miei cari figli!”
Abbiamo fatto merenda insieme. Lei aveva portato barattoli di conserve, marmellate, sottoli. Ed io mi sono stupita vedendo i miei bambini, così schizzinosi, inghiottire cucchiaiate di marmellata, cetriolini, peperonate e altro.
Lidiuccia! Avete una villetta fuori città? Voglio piantare qualcosa, la salute mi manca ma la terra serve sempre! Bisogna coltivare, niente come il nostro orto! ha insistito zia Paola. Io le ho risposto che non abbiamo la villetta. Perché dovremmo? Si compra tutto, e non abbiamo tempo. Lavoriamo entrambi, io anche in due posti. Si vede appena la famiglia. Abbiamo comprato casa con mutuo, e ce ne vorrà ancora per estinguerlo.
La terra è basilare, Lidia. Non guardarmi così: luomo senza terra non vale. La compreremo. Vedremo qualche terreno. E si è ritirata nella sua stanza.
Mica male, eh? Lei crede che siamo milionari! ho borbottato mentre lavavo i piatti.
Il giorno dopo, il sabato, Andrea ha passato la mattina a letto tra giornale e pigrizia. Io, urlando di scaldare qualche piatto pronto ai figli, ho deciso di riposarmi ancora. Cosimo e Nunzia, otto anni, concentrati sui loro cellulari. Mandarino osservava la scena, dondolando la testa.
È entrata zia Paola: Cosa fate? I bambini si sono messi a spiegare, mostrandole schermate. Zia continuava a scuotere la testa, però poi ha detto: In campagna anche noi ormai abbiamo questi aggeggi, magari non proprio così avanzati. Io non ne ho mai sentito il bisogno; ho preferito scrivere lettere a vostra madre. Utile invenzione, però: si può trovare chiunque ovunque. Ma ora basta, lasciateli e venite con me!
Perché? Giochiamo! ha protestato Cosimo.
Ma se giocate qui, non parlate! State con quei telefoni! ha osservato lei, stupita.
Ma giochiamo nel telefono! ha risposto Nunzia, strascicando la voce.
Allora zia iniziò a raccontare dei giochi di paese, e li tirò in cucina. Quando sono arrivata, sono rimasta senza parole: sul tavolo cera una pila di crespelle. Cosimo sorrideva, beveva tè. Nunzia arrotolava ravioli vicino a zia Paola.
Mamma, guarda! Qui dentro cè la felicità! Magari tocca a te! Nunzia era raggiante.
Anche Andrea si avvicinava, annusando soddisfatto. “Da ora prepariamo ravioli e crespelle tutti insieme, nei giorni di festa! Bisogna mangiare cose fatte da noi!” proclamò zia Paola.
“Ma non ha senso! Si trova tutto pronto!” ho ribattuto, esasperata dal cucinare. Compro quasi tutto surgelato e già pronto, e nessuno sembrava lamentarsi. Fino ad oggi.
“No, mamma, facciamoli da noi! Non ho mai mangiato ravioli così buoni!” ha detto Cosimo.
Poi zia Paola prese un gomitolo di elastico, e lo legò tra le sedie, mostrando a Nunzia come si giocava con la corda nel loro paese.
“E voi niente? Non saltate?” chiese.
“Ma dai! Anche quando vanno in piazza, stanno sul telefono!” sbuffò Andrea.
“Non va bene! Bisogna parlare dal vivo. Il telefono serve, ma deve essere usato per chiamare o mandare cose importanti, altrimenti basta così!” decretò zia Paola.
La sera, lavorava a maglia, mentre Mandarino si allungava sul suo solito poltrone.
“Mamma, vieni!” mi chiamò Nunzia un pomeriggio. Mi portò nellingresso e poi nel bagno. Zia Paola carezzava la lavatrice come fosse una creatura, dicendo: “Auguri, lavatrice! Servici a lungo, cara!”
“Zia Paola, che fai?” sussurrai, pensando che fosse impazzita.
“Ma oggi è l8 marzo, la lavatrice è donna! Cosè una sciocchezza? Le cose capiscono, non dire così! Da noi, il trattore di Vito si era quasi bloccato; lui lha incoraggiato, e si è sbloccato. E Kuzma, sullauto, le parla sempre. Vi rendete conto che siete fortunati? Prima si lavava tutto a mano, in fiume. Ora avete comodità ovunque, ma sempre scontenti! I telefoni, se li usate bene, ottimi. La lavatrice brava fa tutto. Il microonde scalda, come fosse un bambino”, rideva guardando tutto. Ora accompagna anche i bimbi a scuola.
Un giorno, Cosimo ebbe problemi in classe, ma non lo raccontò né a me né ad Andrea. Piangeva in disparte, ed entrò zia Paola: le confidò tutto senza nemmeno accorgersene. Il giorno dopo non andò a scuola alle prime due lezioni. Casa era silenziosa, anche zia non cera.
Avrà fatto una passeggiata, pensai. Mi girai e andai a scuola. Sentii una voce familiare dal corridoio. Dentro, la maestra stava zitta, accanto alla lavagna zia Paola raccontava animatamente.
Oh! Che ci fa qui! Mi prenderanno in giro Ho origliato. Nessuno però rideva. Finito il racconto, la classe ha circondato zia Paola. A fianco passava Pietro, il leader delle bravate, che di solito tormentava Cosimo.
“Ehi, come mai tardi oggi? Che brava la tua nonna! Ha raccontato tantissime cose. Peccato non avere una mia nonna la vorrei tanto. Domani ci porta al parco, sa tutto di piante e animali! Interessantissima!” sorrideva Pietro.
“Vero È così,” ha risposto Cosimo, correndo poi ad abbracciare zia Paola.
La sera, io sono crollata: sopraffatta dal lavoro e dalla stanchezza, piangevo sulla spalla della zia.
“Non piangere, piccola. Coshai? Tutto al suo posto, perché lacrime?”
“Sono stanca, non vivo più. Andrea e così Moscio. Gli altri hanno uomini veri! E io sono fuori moda. Adesso donne come me non piacciono,” piangevo sulla sua spalla.
Mi ha lasciato sfogare e poi ha versato il tè. Ha iniziato a raccontare del dolore di aver perso tre figli da piccoli, del marito forte ma morto troppo presto, della malattia e della lotta. “Quale moda? Siamo tutti diversi, creati così. Alcuni sottili, altri pieni. E anche i gusti cambiano, Lidia. Una volta le donne formose erano più apprezzate! Tu sei bellissima, i tuoi capelli si arricciano da sé, gli occhi blu, la tua figura: apprezza ciò che hai. Altri non ne hanno niente. Quanta solitudine cè. Andrea ti ama, è oro. I bimbi sono gioia. Il resto si risolve. Mi sembra di aver dimenticato qualcosa. Vado a letto.” Se ne è andata, lasciandomi in cucina. Mi sono sentita meglio. Aveva ragione, in fondo.
Quel giorno aspettavo Andrea che tornasse dal lavoro (finalmente era iniziato il mio ferie tanto atteso). Ma non arrivava.
“Ragazzi! Papà ha chiamato? E zia Paola dovè?”
Cosimo era in cucina, impastando qualcosa. Sempre più appassionato di cucina: ormai sapeva lanciare le crespelle in aria. Nunzia costruiva una tenda con le sedie, sistemando i peluche. I telefoni sembravano ormai dimenticati, li usavano solo per le chiamate.
Chiamavo Andrea, ma niente, Labbonato non è disponibile.
E mi sono irrigidita. Zia Paola! Silenzio, nessun rumore di ciabatte, nessuna voce tranquilla.
Sono corsa in camera sua. Solo Mandarino allungato sul letto.
“Cosimo! Nunzia! Dovè zia Paola?”
“È venuta con noi dalla scuola, poi è uscita,” mormora Nunzia, tra le lacrime.
“Da quanto? Nunzia, da quanto?” lei annuisce e scoppia a piangere.
“Mio Dio! Le abbiamo comprato il cellulare, ma non lo porta mai. Che facciamo, è anziana!”
Cosimo si precipita a vestirsi.
“Dove vuoi andare?”
“A cercarla! Mamma, non possiamo stare senza di lei!” E corre giù per le scale. Nunzia si infila le scarpe e segue Cosimo. Io, affannata, dietro.
Arrivati fuori casa, i bambini indicano a sinistra.
Da là, tenendo Andrea sottobraccio, arriva zia Paola con il suo cappello decorato di papaveri.
“Zia! Ci hai spaventato! Non puoi sparire!”
“E noi siamo andati a chiudere quella perdita, come la chiamate voi” dichiara zia Paola.
“Come? Ma come?”
“Volevamo sorprenderti. Zia Paola è incredibile! Ci ha salvato!” ride Andrea.
“Da dove hai preso i soldi? Non dovevi…”
“Ma dai! Ho risparmiato. Ho una pensione discreta. Ho venduto la casa in paese, e non ho speso quasi nulla, facevo tutto da sola. Le uova, il latte, il pane. Non mi servono soldi. Le tasche in bara non ci sono. Meglio darveli subito che dopo,” ha detto semplicemente zia Paola.
Io sono rimasta in silenzio. Posso finalmente mollare uno dei miei lavori, avere più tempo per la famiglia. Che benedizione!
“Domani andiamo fuori Milano. Andiamo a vedere la villetta! Io e Andrea ne abbiamo già scelta una!”
“Avremo la nostra casa! Evviva! Nunzia, hai promesso di insegnarci a vedere le lucciole, intrecciare cestini, e fare quei tesori segreti con i vetri colorati da scavare!” I bambini abbracciavano zia Paola.
Tutti insieme, abbracciati, siamo rientrati a casa.
Mi sono fermata un attimo sotto il portone. Guardando verso le nuvole, ho sussurrato: “Grazie. Grazie per zia Paola!”




