Zia in visita a sorpresa, moglie in lacrime: la notte in cui la famiglia di Robert ha sconvolto la c…

La zia in visita, la moglie in lacrime

Roberto fu svegliato dal suono acuto del campanello, che sembrava rimbombare nei muri come le campane del Duomo di Firenze in una giornata di nebbia. Dallaltro lato del letto, la moglie, Giulia, iniziava a riemergere lentissimamente dal suo sogno. Le sfiorò la spalla con delicatezza:
Amore, resta a letto, ci penso io.
Si trascinò verso la porta, e nel corridoio in penombra mormorò agitato:
Chi sarà mai, a questora?

Quando aprì la porta, la vide. Zia Carmela, imponente, con una enorme borsa di cuoio fiorentino che sembrava custodire tutti i segreti di una vita, sorrideva sullo zerbino. Dietro di lei, lo zio Luigi dondolava da un piede pe un altro come se aspettasse la benedizione del Papa.

Carissimo nipote mio! strillò la zia, avvolgendolo in un abbraccio che sapeva di bucato fatto in casa e basilico fresco. Non sei contento di vedermi? Forza, vieni qui a stringere la tua zia!

Addio tranquillità, pensò Roberto con una malinconia tutta italiana, trascinando le valigie piene di misteri lungo il corridoio che ora sembrava un labirinto di Venezia allagato.

Il resto della notte divenne una giostra onirica. La zia Carmela rifiutò sdegnata la comoda ma insopportabile poltrona letto, asserendo che neanche un topo del Trastevere avrebbe potuto dormirci. Poi, in un sussurro teatrale, domandò al nipote se avrebbe potuto farle il letto come faceva la buonanima di sua madre.

Giulia osservava sconcertata, barcollando tra realtà e surreale, mentre nel giro di mezzora la zia aveva rovesciato ogni cosa, perfino lordine degli armadi. Alla fine, tutti cedettero al sonno: la zia e lo zio occuparono il letto matrimoniale, e Roberto con la moglie condivisero il divano, stretto come un tramezzino al prosciutto.

Secondo te, quanto resteranno? sussurrò Giulia allalba, abbandonandogli davanti il caffè e una fetta di panettone avanzata.
Chissà, magari glielo chiedo stasera, sospirò lui, stringendosi nelle spalle come un pescatore che guarda il mare in tempesta.

Giulia ascoltò i clamorosi russamenti doltreporta e sussurrò, già in ansia:
Roberto, mi fanno paura Non puoi tornare prima oggi?
Ci provo, rispose lui, e uscì lasciandosi dietro la scena come un commediante in una tragedia greca.

Al ritorno dal lavoro, Roberto trovò la tavola preparata come a Natale: tovaglia bianca, bicchieri di Murano, ogni piatto diverso dagli altri.
Su, entra figliolo, festeggiamo la famiglia! gridò Carmela dalla cucina.

Giulia gli corse incontro e, piano, quasi piangendo come una madonnina sorretta dagli angeli, gli sussurrò:
Sono così felice che sei tornato!

Si sedettero tutti insieme e Roberto, con voce tremante fra sogno e realtà, domandò:
Zia Carmela, state da tanto qui?
Eh, vuoi forse mandarci via? borbottò la zia, rivolgendosi in cadenza napoletana a Luigi. Non siamo più graditi? Forse dovremmo ritornare in Sicilia!

Ma zia, che dici? Potete restare quanto volete! si affrettò a dire Roberto, un po sudando freddo come davanti alla immagine di San Gennaro.

Resteremo, caro mio, resteremo per sempre, perché il nostro appartamento labbiamo venduto già. Tu sei tutto ciò che ci resta. Non è che vorrai vedere la tua famiglia sotto i ponti, vero? Sopporterai la vecchia zia per il tempo che ci resta? e si asciugò una lacrima con la delicatezza di una diva retrò.

A quelle parole, la mascella di Roberto cadde quasi sul tavolo, mentre Giulia scoppiava in lacrime e se ne andava nella stanza del corridoio.

Nel silenzio surreale, lo zio Luigi masticava in pace la sua insalata caprese.
Ma allora non dici niente? sbottò Carmela. Tu solo mangi e basta. Almeno fingi un po di personalità!
Hai ragione tu, Carmela, hai sempre ragione tu, bofonchiò Luigi rassegnato, come un santo in processione.

Povero sciocco! urlò la zia, girandosi verso Roberto. In questa casa decido sempre io, lui è solo ombra. Tu, nipote, sei felice? Ci sopporterai come due gatti nel sacco?

Restate quanto volete! disse Roberto, e in quellattimo il pianto di Giulia risuonò come uneco nel corridoio.

Roberto prese in mano la forchetta come si impugna una rosa col gambo troppo spinoso. La coppia di zii divorava le pietanze con tale energia che gli sembrava di sentire il crepitio nelle orecchie.

Appena Carmela finì tutto, reclinò la testa indietro come a teatro e disse:
Che banchetto! Roberto, stavo solo scherzando. Siamo qui solo per una visita di controllo allospedale, forse tre giorni. Sei proprio cresciuto, si vede che la famiglia la tieni stretta. Dopo di me, la mia casa a Napoli sarà tutta tua, perché figli nostri non ne abbiamo. Tu sei lunico erede.

Roberto, più sollevato che dopo una confessione in Duomo, rispose allegro:
Cara zia, che tu possa vivere centanni e più!

Nei giorni seguenti però, la casa sembrava la scena di una commedia tragica: Giulia non azzeccava la minestra, le cotolette erano dure come la pietra del Colosseo, i panni venivano stesi nel modo sbagliato e il pavimento era pulito da schifo.

Al momento degli addii, Carmela sussurrò maliziosa allorecchio del nipote:
Ma come hai fatto a sposare una così lamentosa? È incinta? Quella piange pure per il gelato sciolto!

Appena la porta si richiuse dietro la coppia, Giulia scoppiò in una danza di gioia, saltellando come alla sagra del paese:
Speriamo che non tornino mai più, gridò, con inaspettata speranza.

Chissà. Però mi sa che alla zia è piaciuto troppo stare qui!
Basta, non ce la faccio più! brontolò lei come una vecchia zingara stanca.

Dun tratto, il campanello suonò di nuovo, ossessivo e impossibile da ignorare.

Davvero ancora loro? sussultò Roberto, poi sorrise, sollevato: Ah no, era solo la sveglia! Mi aspetta una giornata meravigliosa.

E tutto finì come un sogno, dissolto nello splendore dorato di un mattino italiano.

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