Zia in visita, moglie in lacrime: una notte di caos familiare, ospiti invadenti e segreti svelati a …

Diario personale

Stanotte, campanello all’improvviso. Ancora immerso nel buio, ho sentito la voce di Claudia, mia moglie, accanto a mine. Ho mormorato piano: “Amore, resta pure a letto, vado io a vedere chi è.” Mi sono infilato le ciabatte e ho controllato lora, che segnava da un pezzo la mezzanotte. Chi poteva bussare a quellora?

Apro la porta e in corridoio trovo zia Lidia con una valigia gigantesca. Dietro di lei cera lo zio Paolo, con quellaria tra il paziente e il rassegnato.
“Carissimo nipote!” ha strillato zia Lidia, gettandomisi al collo. Mi ha schiacciato in un abbraccio da cui sembrava volesse stritolarmi, mentre io pensavo: Addio pace e tranquillità!

Il resto della notte è stato un piccolo inferno. Zia Lidia sè impuntata: il divano era troppo duro, non voleva sentirne di dormirci, e voleva che scegliessi per lei il posto migliore dove sistemarsi. Claudia restava a guardare, perplessa non era passata unora de la loro arrivata e casa nostra era ormai sotto sopra.

Alla fine sono finiti zia e zio nel nostro letto e noi due, Claudia ed io, in salotto sul divano. Ero annientato, ma almeno tutto era silenzio.
Claudia, già allalba, mentre mi posava il caffè e una fetta di panettone davanti, mi ha domandato sottovoce:
“Secondo te, quanto si fermano?”
“Non so, amore Chiederò stasera, appena torno dal lavoro”, ho risposto, tentando un sorriso.

Claudia rimase seduta, ascoltando il russare che proveniva dalla nostra stanza. Poi, sospirando, aggiunse: “Roberto, mi mettono ansia. Torna presto, per favore.”
“Ci provo”, le ho detto, uscendo di casa, già sentendo il peso della giornata.

Al mio rientro, la tavola era apparecchiata come per una grande festa. “Avanti, vieni nipote stasera si celebra la famiglia riunita!”, mi ha chiamato zia Lidia dalla cucina. Claudia si è avvicinata rapida, sussurrando: “Mai stata così felice di vederti!”

Ci siamo messi tutti a tavola e, mentre mangiavamo, ho chiesto casualmente:
“Zia, vi fermate tanto?”
“Ah, già ci vuoi mandare via?” ha risposto lei, offesa. Ha lanciato unocchiata drammatica a zio Paolo. “Qui non siamo i benvenuti. Dimmelo pure, che ce ne andiamo”

“No, ma che dici! Potete restare quanto volete!”, dissi, anche se dentro di me cresceva linquietudine.
“Allora lo diciamo: staremo qui per sempre, Roberto. Abbiamo già venduto lappartamento di Napoli. Sei lunica famiglia che ci è rimasta. Non vorrai mica buttare la zia per strada? Sii paziente, quel che ci resta di vita passerà presto. Puoi sopportarci ancora un po?”, e si asciugò una lacrimuccia, teatrale.

Mio stomaco era un nodo, Claudia corse via, piangendo. Si fece un silenzio glaciale a tavola, mentre lo zio Paolo continuava a mangiare la sua insalata come se niente fosse.
“Non dici nulla almeno ora?”, sbottò la zia guardando lo zio, “Come al solito, lasci fare tutto a me! Sei proprio un mollaccione, sempre daccordo. Ma che uomo sei? e si girò verso me Tu sei felice, Roberto?”
“Restate quanto volete, zia”, mormorai, sentendo le lacrime di Claudia dallaltro lato della porta.

Mangiavo senza sentire il sapore. I miei zii divoravano tutto ciò che era in tavola con un entusiasmo rumoroso, mentre io mi domandavo che ne sarebbe stato di noi.

Quando le pietanze sono finite, zia Lidia si è stirata soddisfatta. “Basta, sono piena. Roberto, scherzavo eh! Siamo solo qui per qualche giorno, dobbiamo fare dei controlli in ospedale, pensa, massimo tre giorni. E tu te la sei cavata bene, si vedeva che avevi paura, ma non lhai mostrato. Tieni a questa famiglia Dopo di me, lappartamento di Sorrento sarà tuo, perché non abbiamo altri nipoti. Sei il nostro unico erede.”

Mai mi sono sentito così sollevato. “Allora, zia mia, spero tu campi centanni!” risposi, quasi ridendo.
Ma nei giorni seguenti, Claudia era sempre in lacrime. Non riusciva a farle piacere nulla: la minestra mai era giusta, le cotolette troppo dure, la colazione sbagliata, i panni lavati male e il pavimento poco pulito secondo zia.

Quando finalmente si congedavano, zia Lidia mha sussurrato allorecchio:
“Come hai fatto a sposare una donna così lacrimosa? È incinta? O piange sempre così?”

Appena la porta si è chiusa dietro di loro, Claudia ha cominciato a ballare per la gioia. “Speriamo non tornino mai più!” sussurrò, con gli occhi pieni di speranza.
“Chissà Sai che la zia si è trovata bene qui”, tentai di sdrammatizzare.
“Non ce la faccio più”, gemette lei.

Allimprovviso, il campanello tornò a suonare forte.
“Ma no, di nuovo?” balzai su Ma era solo la sveglia. Sorrisi: la giornata poteva solo migliorare!

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