Sergio se ne andò, senza dirne una parola. È stato il terzo uomo a lasciarmi. Semplicemente sparito, senza addio, senza un addio. Eppure, solo quella sera avevamo condiviso lamore, e al mattino pianificavamo di partire per le vacanze! Poi, al ritorno dal lavoro, trovai lappartamento vuoto: né lui, né i suoi vestiti. Anche lo spazzolino lo aveva preso. Tutto sparì. Mi lasciò solo, senza lacrime, solo un vuoto e una stupefazione. Il telefono era bloccato. Nei social ero nella lista nera. Cosa era successo? Dove avevo sbagliato?
Quando mi abbandonò Vincenzo, il mio primo amore, mi comportai da sciocca, lo aspettavo al lavoro, lo osservavo allingresso del palazzo, gli scrivevo lettere imploranti chiedendo spiegazioni. Lui mi rispose che sarei stata felice, ma non con lui. Non ottobbi più nulla. Lo amavo così tanto da mettere in discussione i miei valori, a dedicarmi a lui fino al matrimonio.
Sono orfana, cresciuta in un orfanotrofio. Contrariamente a quel che si dice, le ragazze di casa non sono tutte sbandierate. Molte, anzi, attendono a lungo prima di cimentarsi in una relazione. Io sono una di quelle. Per un anno godemmo la felicità, risparmiammo per il matrimonio e per una luna di miele sontuosa. Per fortuna avevamo un tetto dove vivere: lappartamento monolocale che lo Stato ci aveva assegnato. Finché, un giorno, mi trovai sola in casa. Vincenzo era sparito come nebbia. Non sopportando le mie persecuzioni, alla fine lasciò la città. Piansi fino a non vedere più nulla; il cuore si frantumò come una crosta secca, e gli uccellini del cortile beccavano la sua fine, infliggendo un dolore insopportabile.
Un uomo non può andarsene così! dicevano le amiche.
Allora deve essere colpa nostra! confermavano i loro mariti, con fare serio.
Se avevo sbagliato, dove? Tutto andava alla grande!
Hai trovato una bocca di fuoco, diceva la zia Tania, la signora delle pulizie dellufficio, e tu continui a tormentarti. Sputaci su, strofinalo, così non è il tuo uomo.
Passai più di un anno a non trovare pace, finché incontrai Ignazio. Il cuore batté forte, era unemozione riscoperta. Temevo ancora, così lo tenni nella zona amica finché non mi propose il matrimonio. Sposarci, luna di miele in Sicilia, io la sposa più felice, Ignazio al centro del mio cielo Tre mesi dopo, però, il marito ripartì per la sua terra e non tornò più. Il divorzio lo gestì un avvocato; non ebbi nemmeno la possibilità di parlargli faccia a faccia.
E adesso è Sergio Ammetto, cadevo in una depressione così profonda da pensare di dormire per sempre. Chi ha vissuto qualcosa di simile mi capirà. Non andavo al lavoro, non mangiavo, e mi alzavo dal letto solo per necessità, che poi svaniva dopo qualche giorno. Mi spegnevo lentamente. Un rumore fastidioso, come qualcuno che graffiava la porta, mi risvegliò: Sergio era tornato! Da dove veniva quellenergia? Corrii verso la porta, lanciandomi anche uno sguardo allo specchio, lo vidi e quasi caddi, ma aprii comunque le porte della mia felicità Tuttavia, non cera felicità dietro la porta. Vuoto, nessuno. Fantasmi, dissi amaramente. Sono arrivati, stazione finale.
Allora desiderai una tazza di tè. Caldo, forte, dolce. Le gambe tremarono per la debolezza, lo stomaco girò. Raggiunsi la cucina e preparai il tè. Dopo il secondo sorso, un calore dimenticato si diffuse nel corpo e una voglia disperata di vivere mi pervase. Il corpo però era così indebolito che non voleva più obbedire. Per una settimana dosai a gocce la mia energia, grazie ai provviste nel frigo. Il fine settimana riuscii a uscire dallappartamento, portando con me un sacco della spazzatura. Accanto al cassonetto, scivolò ai miei piedi una bestiola squattrinata, che guaì e fissò il sacco con speranza.
Scusa, piccino, ma temo che non trovi nulla per te lì dentro. Se aspetti, ti compro una salsiccia e un latte. disse la bestiola, e scappò dietro il condotto. Guardai dentro: una scatola di cartone e due ciotole di ferro. Qualcuno nutriva un cucciolo, ma le ciotole erano vuote.
Al negozio, spinta da un impulso, presi una confezione di cibo per cani e un collare antiparassitario. Quando tornai, il cuccioloche mentalmente avevo già chiamato Miracolonon era più lì. Sparì anche la scatola e le ciotole.
Ehi, dove sei? chiamai.
Silenzio.
Lho gettato via, rispose una voce dallalto. Sporco e infestazione!
Scesi in piano, girai per le vie cercando il cucciolo. Non lo trovai. Il peso del cuore tornò a gravare. Tornai a casa. Lappetito acceso al negozio svanì. Accesi la televisione, cambiando canale senza meta. Un suono estraneo: qualcuno graffiava la porta! Ora sapevo bene che non era Sergio. Ma non provai mai una gioia così grande, nemmeno al giorno del matrimonio! Il cucciolo guaì e si infilò in casa.
Quindi mi hai salvato, dissi, accarezzando il cucciolo. Il Miracolo si rivelò una cagnolina adulta, piccola, ma incinta. Il veterinario disse fosse uno spitz, di razza, probabilmente con il proprietario in cerca di lei. Nessun tatuaggio identificativo. Allora scattai una foto al Miracolo e feci dei manifesti. La ricerca online non diede risultato, nonostante avessi girato tutti i canili e i forum di spitz.
Così il Miracolo divenne mio. Distribui i cuccioli, tranne uno, che rimase attaccato alla madre e a me. La vita si riempì di nuovi colori, ma dentro di me rimaneva una segheria di incomprensioni e rancori. Decisi di liberarmene. Il piano si formò da solo. Redassi lettere ufficiali, quasi notarilioggi si può falsificare tuttoe le inviai ai miei ex. Essendo orfana, dissi che avrei lasciato tutto il mio bene in eredità. Chi non morderebbe leredità? Li conoscevo molto bene. Allorario stabilito, erano seduti in uno studio affittato per loccasione, aspettando lavvocato. Allora entrai io, chiusi la porta con cura per non farli fuggire.
Non vi lascerò andare finché non spiegate perché mi avete abbandonata, dissi senza preambolo, prendendo posto a capo del tavolo. Iniziamo da Sergio.
Forse il momento fu di sorpresa, o forse altro, ma cominciarono a parlare. Prima Sergio, poi gli altri, intercalandosi, annuendo. Io restai in silenzio, sbalordita da una scena così assurda da far ridere. Alla fine sputai:
Perché allora mi avete lasciata?
Non potevo più sopportarlo! esclamò Ignazio, troppo emotivo. Metti te al mio posto!
Il caso era che, a nottate, io ripetevo continuamente un nome maschile, non il loro. Lo pronunciavo come se fossi incantata nel sonno, dicevano. Un certo Zaccher. La cosa più strana era che non conoscevo nessuno con quel nome! E, naturalmente, non tradivo nessuno! Che stupidità!
E parlare con me? guardai i tre uomini.
Ti ho chiesto: chi è Zaccher? scrollò le spalle Vitalio. Tu ridevi…
Assurdo, vero? Io, nel sonno, dico qualcosa e mi accusano di tradimento, di abbandono!
Ho persino assunto un investigatore per smascherarla, rise Ignazio. La situazione lo divertiva. Dopo aver scappato da me, trovò consolazione e già aveva due figlie.
Anchio lo pensavo: ti prenderò! confermò Sergio, a sostegno di Ignazio. Lui continuava a sposarsi, a cambiare donna dietro donna.
Vincenzo, invece, mostrava evidente nervosismo, mordeva il labbro, serrava i pugni, rivivendo laccaduto. Per lui, ero più dolorosa. Era il mio primo uomo E credevo che sarebbe stato lunico.
Può lasciarci andare? O avete altre domande? chiese Ignazio, alzandosi e scricchiolando le ossa.
Via, sbottai, lanciando le chiavi sul tavolo. Le forze mi abbandonarono. Nessuna risposta, solo più domande. E una rabbia verso gli ex che, con la loro stupidità, quasi mi avevano annientata. Che silenzio! Come avrei potuto comportarmi? Il mio uomo, di notte, chiamava un altro pazzo! Mi agiterei, certo! Forse dubiterei. Non lo so. So solo una cosa: non è una scusa per andare via così!
A casa, Miracolo e il cucciolo si lanciarono sullalbero di Natale che avevo portato. Il Capodanno era tra una settimana, e non avevo ancora decorato la casa. Al diavolo gli ex! Inizierò una nuova vita da capo. Il dubbio persiste. Mi chiedo se, ora, nei sogni, invochero ancora lo sconosciuto Zaccher. Andare da un ipnotista? Bam! Un palloncino cadde da un ramo spinoso.
Così finirai per romperlo tutto, dissi al cucciolo, osservando come proteggere lalbero dagli scorribande del piccolo.
Decisi di appoggiare lalbero sul tavolo. Lo sollevai con delicatezza e lo avvicinai. Proprio in quel momento il telefono squillò.
Basta! cantai. Richiamerò dopo.
Scivolai sui pantofole, quasi cado. Il telefono continuava a suonare. Il cucciolo si incasinava ai miei piedi, cercando di afferrare un altro palloncino. Che festa!
Quando lalbero fu al sicuro, decisi di versare un bicchierino di grappa per linizio di una nuova vita. Io, che non bevo mai! Ma la grappa era lì, riservata per gli ospiti che non arrivano mai. Un dissonanza. Bevvi, mi sentii leggera, mi addormentai. Il telefono suonò di nuovo
Buongiorno. Sono in risposta al suo annuncio! Scusi il ritardo, ma non ha risposto
Quale annuncio?
Ksenia. Ho la sua Ksenia, la cagnolina. Posso venire a vedere? Non ho più speranze di trovarla
Parlava ancora, ma il cuore batteva così forte che non sentii nulla Restituirla? Mai! Come potrei farlo? E, quasi in risposta ai miei pensieri, il cucciolo mi mordette il tallone. Che fai? Io rimarrò con te!
Il suo proprietario arrivò unora dopo, soffiando freddo e felicità. Io mi nascosi, con lodore dellalcol sul viso.
Ksenia! si gettò sulle ginocchia, annusando il pelo soffice. Stupida, pupazzo, bestiola, sussurrò. Grazie, grazie! si alzò, stringendomi la cagnolina tra le braccia, gli occhi colmi di lacrime. Otto mesi! Pensavo fosse già Mai!
Non la darò via, mi incrocio.
Onestamente, non volevo più parlare di lei e la rinchiusi in bagno, dove sentii solo un debole lamento.
Che cucciolo è? il uomo allargò gli occhi. Hai esagerato? lo fissò severo.
Lei abbassò timidamente lo sguardo. Che disastro.
Certo, potete tenerla, sorrise luomo. Solo
Già immaginavo quanti soldi avrei potuto avere.
Solo, se posso darle unocchiata. Solo per curiosità, disse, timidamente. Ksenia era una bambina come i nipoti
Oh, oh, oh, balzò fuori da me, mentre il bicchiere di grappa cadeva.
Quel pazzo! Non cè dubbio!
È possibile? si contorse per la mia risposta, aggiungendo: In ogni caso, le devo compensare per le spese di Ksenia
Siete impazziti? sbuffai, ma, improvvisamente, mi venne in mente unofferta: Vuole una bottiglia? dissi, giustificandomi: è Capodanno, è vicino.
Mi sentii come unalcolizzata.
Perché no? sorrise il proprietario, togliendosi le scarpe.
Il resto fu quasi burocratico: andammo in cucina, lui, senza togliere la cagnolina dalle braccia, si sedette al tavolo; io affettai limone e formaggio, posai i bicchieri e mezza bottiglia di grappa, scusandomi per lo stress, lui annuì, come se fosse normale. Poi bevvemmo in silenzio, afferrando una fetta di limone.
Zaccher, si presentò allimprovviso, è il nome che ho sentito nei miei sogni…






