ZAHAR E IL MIRACO
Sergio se ne andò, senza dare spiegazioni. Era il terzo uomo a lasciarmi così, senza una parola. Un giorno eravamo stati amanti, la sera stessa stavamo progettando una vacanza, e la mattina lui sparì, portando via anche lo spazzolino. Mi lasciò sola, in un silenzio che mi travolse. Il cellulare era bloccato, sui social ero nella lista nera. Che cosa avevo fatto? Dove avevo sbagliato?
Quando Vittorio, il mio primo compagno, mi abbandonò, mi trasformai in una vera spia: lo aspettavo al lavoro, lo guardavo entrare nel portone, gli scrivevo lettere imploranti. Lui mi disse che sarei stata felice, ma non con lui. Non riuscivi più a capire. Lavevo amato così tanto da rimettere in discussione tutti i miei principi, a dare me stessa fino al matrimonio.
Ero orfana, cresciuta in un orfanotrofio. Contrariamente a quello che la gente dice, non tutte le ragazze di casa sono bambole senza cervello; molte, anzi, esitano a lanciarsi in una storia. Anchio ero così. Un anno trascorremmo felici, risparmiando per il matrimonio e per una luna di miele da sogno. Avevamo una piccola casa di un pezzo che il Comune ci aveva assegnato. Poi, un giorno, rimasi sola. Vittorio sparì come nebbia. Stanco delle mie persecuzioni, lasciò la città. Piansi finché gli occhi non si svuotarono, il cuore si spezzò come un biscotto indurito, e i piccioni sbuffarono su di me con una grazia crudele.
Un uomo non può andarsene così! dicevano le amiche.
Allora hai dovuto fare qualche cosa di sbagliato confermavano i loro mariti.
Se avevo sbagliato, dove? Tutto era perfetto!
Avrà trovato una donna scatenata, commentò la zia Tania, la signora della pulizia, e tu ti consumi. Sputa, strizza, non è il tuo uomo.
Per più di un anno non riuscivo a calmarmi, finché non incontrai Ignazio. Il cuore mi balzò in petto, le emozioni dimenticate tornarono a fremere. Tenni Ignazio a distanza, nella cosiddetta friend zone, finché non mi propose: matrimonio, luna di miele in Sicilia, felicità senza fine Ma tre mesi dopo il marito tornò nella sua terra e non fece più ritorno. Il divorzio fu gestito da un avvocato, senza neanche poter parlare faccia a faccia con lui.
E poi venne Sergio Confesso che caddi in una depressione tale da desiderare di dormire per sempre. Chi ha provato una tale disperazione capirà. Non andavo al lavoro, non mangiavo, mi alzavo dal letto solo per necessità, che qualche giorno non cera neppure. Il mio corpo si spegneva lentamente. Un suono stridulo, come un graffio sulla porta, mi strappò dal torpore: Sergio era tornato! Da dove veniva quella forza? Mi avvicinai alla porta, lanciai uno sguardo allo specchio, mi spaventai, ma aprii comunque i cancelli della mia speranza e dietro cera solo vuoto. Nessuno. Che giochiamo, eh? sussurrai amaramente. Siamo arrivati. Stazione finale.
Mi venne voglia di una tazza di tè, caldo, forte, dolce. Le gambe tremarono per la debolezza, la gola si riempì di nausea. Raggiunsi la cucina, preparai il tè. Dopo il secondo sorso, un calore dimenticato si diffuse per il corpo e mi invogliò a vivere ancora. Ma il corpo era così esausto che non rispondeva più. Per una settimana dosai a piccole gocce la mia forza vitale, grazie alle scorte di cibo che avevo in frigo. Nel fine settimana, uscii dallappartamento con un sacchetto della spazzatura. Davanti al cassonetto, una bestiola avvinghiata con il pelo trasandato mi fissò il sacchetto.
Scusa, piccolo, ma lì non troverai nulla per te. Se aspetti, ti compro una salsiccia e del latte.
Il cucciolo sbatté le orecchie e si allontanò. Guardai dentro il cassonetto: una scatola di cartone e due piatti di metallo, vuoti. Qualcuno stava nutrendo un cucciolo, ma ora erano spogli. Al mercato, su impulso, presi una confezione di cibo per cani e un collare antiparassitario. Quando tornai, il piccolo non cera più, nemmeno la scatola.
Ehi, dove sei? chiamai.
Silenzio.
Lho buttato via, udii una voce dallalto. Una spazzatura, una piaga!
Scesi piano, girai il quartiere a cercare il cucciolo. Non lo trovai. Un peso si posò di nuovo sul cuore. Rientrai a casa. Lappetito acceso dal mercato svanì. Accesi la televisione e cominciai a cambiare canale a caso. Un rumore di graffiò alla porta! Ora sapevo con certezza che non era più Sergio. Ma non provai mai la felicità di quel giorno di nozze! Il cucciolo abbaiò e si infilò in casa.
Allora sei qui per salvarmi dissi, accarezzandolo.
Il miracolo si rivelò un cane adulto, piccolo, incinta. Il veterinario disse fosse uno spitz, probabilmente smarrito dal proprietario. Non cerano segni identificativi. Lo fotografai, appesi annunci su tutti i forum di spitz, ma nessuno rispose. Così Mirco divenne mio. Distribui i cuccioli, eccetto uno che era troppo legato a sua madre e a me. La vita tornò a colorarsi di nuovi toni, ma dentro di me rimaneva unombra di incomprensione e rabbia. Decisi di liberarmene, e il piano si formò da solo. Scrissi lettere formali da notaio oggi si possono falsificare e le inviò ai miei ex. Essendo orfana, dichiarai lintero patrimonio in eredità. Chi non si beccerebbe uneredità? Li conoscevo bene.
Allorario stabilito, si presentarono in uno studio affittato per loccasione, aspettando lavvocato. Io aprii la porta, chiusi a chiave lufficio per non farli fuggire.
Non vi farò uscire finché non mi direte perché mi avete lasciata, dichiarai senza saluto, sedendomi a capo del tavolo. Iniziamo da Sergio.
Qualcosa di inaspettato li fece parlare. Prima Sergio, poi gli altri, a intermittenza, annuivano. Rimasi in silenzio, una scena così assurda che solo potei soffiare:
Perché mi avete abbandonata?
Non ce la facevo più! esclamò Ignazio, troppo emotivo. Mettiamoci nei miei panni!
Il caso era che, di notte, io ripetevo incessantemente un nome maschile, non il loro. Zahar. Un nome che non avevo mai sentito in Italia. Ero certa di non aver tradito nessuno! Che follia!
E parlare con me? domandai a tutti.
Ti ho chiesto: chi è Zahar? sbottò Vito. Tu ridevi…
Una situazione assurda, vero? Nella notte mormoro qualcosa e loro mi incolpano di tradimenti inesistenti!
Ho persino assunto un investigatore, rise Ignazio. È divertente, vero? Dopo che è scappato da me, ha trovato conforto e già ha due figlie.
Anchio pensavo di beccarlo! sostenne Sergio. È ancora un cavalierone, cambiano donne come cambiano calzature.
Vittorio, però, era visibilmente teso. Mordeva le labbra, stringeva i pugni, come se rivivesse il ricordo. Per lui provai il rimorso più grande: era il mio primo uomo e lo avevo creduto unico.
Volete liberarci? O ci sono altre domande? chiese Ignazio, alzandosi e scricchiolando le ossa.
Via! sbottai, lanciando le chiavi sul tavolo.
Le forze mi abbandonarono. Nessuna risposta, solo più domande e una rabbia verso questi ex che con la loro stupidità quasi mi rovinano la vita. Come hanno potuto tacere così? E se mi trovassi in una situazione del genere? Il mio uomo di notte chiama qualcun altro Che fumo! Mi agiterei, forse sospetterei, ma non saprei cosa fare. Lunica cosa che so è che non è scusa per andare via così!
A Natale, Mirco e il suo cucciolo si lanciarono sullalbero di Natale che avevo trascinato dentro. Una settimana prima del Capodanno, non avevo ancora addobbato la casa. Al diavolo gli ex! Volevo ricominciare da zero. Lincredulità non mi lasciava. Forse, ora, nei sogni chiamo ancora lo strano Zahar? Dovrei andare da un ipnotista? Un lampo! Un palloncino scivola da un ramo pungente.
Così romperai tutto, dissi a Mirco, guardando lalbero di nascosto.
Presi lalbero e lo sistemai sul tavolo. Proprio in quel momento squillò il telefono.
Lasciatemi in pace! cantai. Ti richiamerò più tardi.
Sbagliai il passo, quasi caddi. Il cellulare continuava a squillare. Mirco correva sotto i piedi, cercando di strappar via lultimo palloncino. Che divertimento!
Quando lalbero fu al sicuro, versai un bicchiere di grappa per celebrare il nuovo inizio. Io, che non bevo mai, tenevo la bottiglia per gli ospiti che non arrivano mai. Un dissonante calore mi fece barcollare. Unaltra chiamata…
Buongiorno, ho visto il suo annuncio. Scusi il disturbo tardivo, ma non ha risposto…
Di quale annuncio?
Di Ksenia. È la mia cagnolina, piccola Posso venire a prenderla? Non riesco a trovarla
Il suo vocale era confuso, il mio cuore battereva così forte da non sentire nulla. Restituirla? Impossibile! Non potevo farlo. E come se avesse letto i miei pensieri, Mirco guaì e mi morse il tallone: «Che fai? Rimarrò con te!»
Il padrone di Mirco arrivò unora dopo, avvolto dal freddo e dalla felicità. Si inginocchiò, accarezzò il pelo e, tra lacrime, disse:
Grazie, grazie! Otto mesi e ancora
Non lascerò il cucciolo, ribelli il mio tono.
Lo tengo in bagno, confessai, mentre il cane piagnucolava.
Che cucciolo? chiese luomo, con sguardo severo. Hai mentito?
Il cane abbassò gli occhi, timido.
Certo, potete trattenerlo, sorrise luomo, ma con una condizione.
Pensai ai miei risparmi, a quanti euro mi restavano.
Solo se posso vederlo, aggiunse, curioso. È una femmina?
Oh, oh, balbettai, mentre il liquore scivolava.
Luomo, un po stufo, mi offrì un bicchierino.
E perché no? sorrise, togliendosi le scarpe.
Passò il resto della serata in modo quasi commerciale: andammo in cucina, lui, con Mirco in braccio, si sedette al tavolo; io affettai limone e formaggio, posai i bicchieri e mezza bottiglia di grappa, scusandomi per lo stress, e lui annuì, succede. Bevve in silenzio e poi ci contendemmo lultima fetta di limone.
Allimprovviso, si presentò: Zahar. Il suo nome era così.






