7luglio. Non può essere una semplice coincidenza. Il nome Andrea, la dataMi sembra di leggere un copione scritto da un burlone.Ho fissato il ritratto del sindaco sul muro dellufficio, sperando di scorgere qualche traccia di familiarità.
Stamane, nella sede del Consiglio Comunale di Firenze, lufficio del personale ha appena completato lassunzione di una nuova collaboratrice. La responsabile, la signora Ines Lombardi, mi ha telefonato:
Ines, fai entrare la signora Ginevra, per favore! È la nostra nuova addetta alle pulizie.
Qualche minuto dopo è comparsa nella mia stanza, un po timida ma con gli occhi pieni di curiosità.
Sei la nuova custodina?
Sì.
Io sono la direttrice dei servizi di pulizia, mi chiamo Ines Lombardi, si è presentata subito, con un tono professionale ma cordiale. E tu come ti chiami?
Ginevra, ha corretto, notando la mia espressione perplessa. Ginevra Maria.
Vieni, ti mostro il tuo posto di lavoro, ha continuato mentre uscivamo, parlando del terzo piano, dove sarebbe stato il suo reparto.
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Ginevra era felice di aver trovato quel lavoro. Sorridente, ha iniziato a guardare il suo nuovo ambiente:
«Mancano due anni alla pensione. Però qui si può continuare a lavorare anche dopo, con un salario di ottomila euro più qualche bonus. Con Andrea, mio marito, ci la faremo. I figli sono ormai adulti e vivono fuori. Che nome ha il nostro sindaco, davvero? Se mi chiedessero, non saprei. Domani a pranzo cè una foto di tutti i sindaci al primo piano perché non lho mai guardata?»
***
Tornando dalla mensa, Ginevra ha notato un cartellone con il nome del sindaco: «Andrea Borsetti, nato il 7luglio1983». Una scintilla di sorpresa è balzata nei suoi occhi.
Oh, è davvero giovane, non ha ancora trentanni
E poi, improvvisamente, ha ricordato:
Andrea? 1983 il 7luglio
Ha ricontrollato la data di nascita:
«7luglio! Non può essere! Solo una coincidenza. Ma anche il nome Andrea. Cognome diverso, ovviamente. È come se chi adotta potesse cambiare anche il cognome e il nome»
Ha fissato il ritratto del sindaco per un lungo istante, sperando di scorgere qualche somiglianza.
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Il nuovo impiego ha spinto i pensieri di Ginevra in secondo piano. Quella sera è tornata a casa e ha chiacchierato a lungo con il marito, poi lui è andato a guardare la partita di calcio nella sua stanza, mentre lei si è sistemata nella sua.
La loro casa è un ampio appartamento di tre locali; i figli, ormai sparsi per lItalia, hanno lasciato molto spazio vuoto. Il marito dorme ormai sempre meno accanto a lei.
Adesso, sdraiata sul suo letto, la mente di Ginevra gira tra ricordi di gioventù e un segreto che non ha mai confidato a nessuno. Aveva avuto un figlio fuori dal matrimonio, chiamato Andrea, quando aveva diciannove anni. Nessun lavoro, pochi soldi, un dormitorio di un istituto tecnico a cui non poteva più dare un futuro. Dopo sei mesi lha affidato allorfanotrofio.
Tre anni dopo, si è sposata con Andrea, il suo attuale marito. Non hanno mai parlato del passato. Sono nati due figli: due figlie. La più grande ha studiato alluniversità di Bologna e si è sposata lì; le nipotine frequentano le scuole elementari. Laltra figlia è sposata e vive a Milano.
Ginevra non ha mai ottenuto una qualifica professionale stabile. Per ventanni è stata responsabile della pulizia in una fabbrica di tessuti a Prato; la società è fallita e tutti sono stati licenziati. Una amica ha suggerito di provare in comunale come addetta alle pulizie, e Ginevra ha accettato.
Ora, il sindaco Andrea Borsetti è nato nel 1983. Ginevra non si lamenta della sua vita, ma il pensiero del figlio che ha lasciato in orfanotrofio la perseguita. Lo sogna talvolta, vuole solo accertarsi che sia felice, che viva una vita serena.
***
Qualche giorno dopo, mentre puliva il suo piano, ha sentito dei rumori di voci. Il sindaco Andrea Borsetti passava di corsa, chiacchierando con altri dipendenti. Quando lha visto, ha annuito e continuato il suo discorso, senza fermarsi.
In quel momento le è tornata in mente la figura di Vitalio, il ragazzo di cui si era innamorata quarantanni fa. Allora era un giovane allegro e spensierato, ma lei lo immaginava serio e dimprenditore. Ora, vedendo il sindaco, ha compreso che il suo ideale di Vitalio era proprio quello: un uomo determinato, pronto a prendere le redini della città.
Vitalio era sparito poco dopo aver saputo che Ginevra avrebbe avuto un bambino; era partito per lavorare allestero, promettendo di tornare. Lei lo aveva aspettato, ma alla fine ha capito che era una fuga.
«È davvero possibile che il sindaco sia mio figlio?»
Se non avesse affidato Andrea allorfanotrofio, forse sarebbe stato diverso. Le sue figlie, però, hanno avuto una vita migliore: la più grande è sposata, con un grande appartamento e unauto; la più giovane ha anche lei tutto ciò di cui ha bisogno. Ma il suo figlio non cè più.
Si è chiesta se, se non avesse lasciato Andrea, si sarebbe sposata con il suo attuale marito o avrebbe vissuto una vita diversa. Forse il sindaco non è suo figlio, ma le coincidenze a volte sono davvero strambe.
Alla fine, non importa. Il ragazzo ha genitori che lhanno cresciuto, forse non gli hanno mai detto che non era loro sangue. Ha avuto uninfanzia serena, nonostante le circostanze. Un semplice operaio che diventa sindaco è già di per sé una storia incredibile.
***
Dopo pranzo, una giovane collega, Oliva, si è avvicinata a Ginevra:
Ciao, zia Ginevra!
Ciao!
Venerdì celebriamo il compleanno di Luisa, che pulisce il sesto piano. Compie quarantacinque anni. Vieni con noi?
Certo! ha sorriso Ginevra.
Allora ti devo duecento euro. Portiamo qualcosa di originale da mangiare.
Va bene, ha estratto il portafoglio e ha dato i soldi.
Siamo tutti qui a festeggiare.
Oliva, chiamami solo Ginevra. Siamo colleghe.
Certo, Ginevra!
***
Venerdì, dopo il lavoro, ci siamo radunati al settimo piano. Cera una stanza libera, abbiamo apparecchiato una tavola e, come sempre, tutti i presenti hanno alzato i calici e brindato con un bicchiere di vino rosso.
Allimprovviso, la porta si è aperta e ha fatto il suo ingresso il sindaco Andrea Borsetti, con un sorriso caloroso.
Buon compleanno, Luisa! ha detto, porgendo una piccola scatola. Un piccolo regalo.
Grazie, signor Sindaco! le lacrime le hanno bagnato gli occhi.
Andrea, accomodati con noi! ha proposto la direttrice dei servizi di pulizia.
Solo per poco, ha risposto il sindaco, sedendosi accanto a Ginevra.
Ho servito subito insalata, fette di prosciutto e ho riempito i bicchieri di rosso. Il sindaco ha fatto un brindisi. Ginevra lo guardava, il cuore le batteva forte. Aveva ormai la certezza: quelluomo era suo figlio.
Andrea è rimasto per circa venti minuti, ha salutato e se nè andato.
Che tipo di persona! ha commentato Katia, la collega più anziana, che lavora in municipio da decenni. Il nostro ex sindaco non avrebbe mai immaginato di sedersi così con noi.
Andrea Borsetti è qui da un anno, vero? ho chiesto.
Sì. Lo ricordate? Lo abbiamo eletto lo scorso anno.
Ginevra non ricordava. Era sempre suo marito a decidere.
Sapete che i suoi genitori sono ricchi, ma non sono i suoi veri genitori? ha continuato Katia. Lho scoperto due anni fa, quando ha iniziato a prepararsi alle elezioni. Lui stesso ne è rimasto ignaro, non ha reagito.
Da dove lo sai? ha chiesto Ginevra.
Dalla segretaria del sindaco, Olga Pavoni. Raccoglieva le informazioni per proteggere il suo capo, ma il vecchio sindaco non è stato rieletto.
Il sindaco non sa chi sono i suoi veri genitori? ha insistito Ginevra.
Pare che no. Ama chi lo ha cresciuto, quelli che lo hanno allevato. È una persona corretta, in tutti i rapporti.
Ginevra ha guardato la porta del suo ufficio, dove Andrea Borsetti era rimasto seduto. Un misto di gioia e tristezza lavvolgeva. Felice di sapere che il suo figlio vive bene, ma dolorosa per non poterlo abbracciare mai più.
Con un sorriso, ha sussurrato a sé stessa:
«Non ti disturberò più, figlio mio. Sarò sempre qui, in qualche angolo del mio cuore, a guardare il tuo cammino.»
**Lezione personale:** a volte la vita ti restituisce ciò che hai lasciato, ma il vero rimedio è accettare il passato, imparare a perdonare e a vivere il presente con gratitudine.






