– Ti stai sbagliando, stiamo prendendo in affitto questo appartamento, – sorrise confusa la ragazza.
– Non è adatto a te! – ripeté per la centesima volta Anna Martini. – Un giorno lo capirai da sola!
– Mamma, allora non preoccuparti, visto che pensi che quel momento debba necessariamente arrivare, – ridacchiò Vera in risposta.
Certo, la ragazza era molto irritata che la madre si opponesse alla sua relazione con Pietro, ma non aveva intenzione di lasciare il ragazzo, solo perché lo desiderava sua madre.
Al contrario, Vera si divertiva a irritare Anna Martini e a sottolineare che tra lei e Pietro andava tutto bene.
– Dove stai andando? – chiese severamente la donna, vedendo la figlia che preparava le valigie.
– Io e Pietro abbiamo deciso di prendere in affitto un appartamento, – annunciò gioiosamente Vera.
– Con quali soldi? Non è solo un fannullone, ma anche un poveraccio, – sbuffò Anna Martini.
– Mamma, io e Pietro divideremo a metà l’affitto. Se lo hai dimenticato, lavoriamo entrambi!
– Dove lavora, me lo ricordi? – sogghignò la donna con diffidenza. – In quale fabbrica?
– Perché bisogna necessariamente lavorare in una fabbrica per guadagnare soldi?! Hai una visione sbagliata della vita moderna. Pietro lavora da casa.
– Pietro ti racconta solo bugie! – gridò indignata Anna Martini. – Sei solo tu a lavorare. Si vede dalla faccia che è un truffatore!
– Mamma, basta infangarlo! – disse furiosa Vera. – Basta, ci sentiamo. Ti chiamo io.
La ragazza prese le sue cose per andarsene, non volendo più discutere con la madre, che la seccava con i suoi sospetti.
Quella sera stessa Vera e Pietro affittarono un monolocale che lui aveva trovato grazie a dei conoscenti, e iniziarono a convivere.
Durante il giorno la ragazza studiava all’istituto pedagogico e la sera lavorava come addetta alle pulizie in due negozi.
Pietro lavorava esclusivamente da casa. Vera non si preoccupava più di tanto di cosa si occupasse esattamente.
L’importante era che Pietro guadagnasse dei soldi, e insieme dividevano le spese per l’affitto dell’appartamento e per il cibo.
Sembrava che tutto nella coppia stesse andando per il meglio. L’unica cosa che infastidiva la ragazza era che lui non la presentava ai suoi amici.
Vera provò a parlarne un paio di volte, ma Pietro ogni volta scherzava sull’argomento, proponendole però di invitare le sue amiche.
– Come vogliamo festeggiare il tuo compleanno? – chiese la ragazza dopo tre mesi.
– Non ho voglia di festeggiare niente, – fece una smorfia lui.
– Pietro, compirai venticinque anni! È un evento importante! Si deve festeggiare, – insisteva lei.
– Non ci sono soldi per un ristorante…
– Invitiamo i tuoi amici da noi! Cucino tutto io, sarà meno costoso. Dai, Pietro, – iniziò a supplicarlo Vera e alla fine lui cedette alle sue insistenze.
Il giorno stabilito, la ragazza trascorse tutto il giorno ai fornelli, e alla sera non sentiva più le gambe.
Tagliava e preparava insalate, friggeva polpette, arrostiva pollo. Pietro non la aiutava in niente.
Alle sette di sera arrivarono gli amici del festeggiato. Erano più numerosi del previsto.
Erano molto chiassosi, e Vera si stancò presto di loro. Prese la scusa di essere occupata e uscì sul balcone.
Però non riuscì a rimanere in silenzio. Dopo pochi minuti, si unì a lei Chiara, un’amica del suo ragazzo.
– Sei fortunata, Vera, ti sei fatta un ragazzo con casa propria, – sussurrò con invidia l’amica. – Lo sapevi già?
– Con una casa? Pietro ha una casa? – si stupì la ragazza.
– Certo che l’ha, – sussurrò stupita Chiara. – È qui che vivete.
– Cosa? – Vera sbatté gli occhi, nervosa. – Sei in errore, lo stiamo affittando.
– Non potete affittarlo, perché questo appartamento Pietro l’ha ereditato dalla nonna paterna. Sono stata qui cento volte, e ci vive da cinque anni, – obiettò la ragazza.
Vera non staccava lo sguardo da Chiara, cercando di assimilare l’informazione che aveva appena ricevuto.
– Non lo sapevi? – esclamò la ragazza. – Non ti ha detto nulla? Forse voleva verificare se fossi interessata ai suoi soldi.
Chiara scoppiò in una risata fragorosa. Sembrava lo facesse apposta per deridere Vera.
– Pietro, – si avvicinò al ragazzo che beveva birra con gli amici, – dobbiamo parlare!
– Parliamo poi. I ragazzi stanno raccontando una barzelletta spiritosa, – Pietro la scacciò come si fa con una mosca fastidiosa.
– No, ne parliamo adesso! – insistette la ragazza.
– Allora dillo davanti a tutti, – disse il ragazzo, sorseggiando dalla lattina.
– Perché non mi hai detto che hai un appartamento? – Vera mise le mani sui fianchi in modo minaccioso.
– Non ho niente, – sorrise falsamente Pietro.
– E questo appartamento? Di chi è?
– Sì, di chi è? – emerse dalle spalle di Vera Chiara. – Tuo! Tutti i tuoi amici possono confermare!
– Sì, certo, – iniziarono a gridare gli amici.
– Allora mi hai mentito? Aspetta, a chi abbiamo pagato l’affitto? – rimase sbalordita la ragazza. – A te?
Pietro sorrise ingenuamente e ridacchiò nervosamente. Capì che Vera l’aveva colto in flagrante.
Infatti, per tutti e tre i mesi che la coppia aveva vissuto nell’appartamento, i soldi per l’affitto andavano a finire nelle tasche del ragazzo.
Pietro aveva affittato l’appartamento. La ragazza non aveva mai inviato soldi al proprietario e non l’aveva mai visto in faccia.
Ora era emersa la scomoda verità che i cinquecento euro che Vera aveva consegnato a Pietro finivano nelle sue tasche.
– Che meschino che sei, Pietro! – disse la ragazza con le lacrime agli occhi e iniziò a raccogliere le sue cose.
Non voleva più vivere con un bugiardo. Le sue menzogne e la sua avidità avevano cancellato tutto il bene che c’era nella loro relazione. Quella stessa sera Vera tornò da sua madre.
– Mamma, avevi ragione, – disse la ragazza con dolore e raccontò a sua madre come Pietro l’aveva ingannata per diversi mesi.
Dopo questo episodio, Vera e il suo ex fidanzato non si incontrarono più. Tuttavia, giunsero voci alla ragazza che Pietro e Chiara avevano iniziato a convivere.



