Eccola lì, la figlia che sta per partorire e pensa solo a beauty center e aperitivi con le amiche. Come se non avesse un bambino in arrivo da un momento all’altro…
Anna Maria era seduta in cucina, fissando la finestra mentre fuori iniziava a nevicare, il primo dicembre. Quello che le stringeva il cuore non era il freddo, ma l’ansia per la figlia, per il nipotino, per il domani. Caterina, la sua unica figlia, era incinta di otto mesi e mezzo, ormai in prossimità del parto. Eppure, invece di preoccuparsi di fasce, culle e notti in bianco, pensava solo a manicure, massaggi, shooting fotografici, caffè con le amiche e vacanze di Capodanno.
Anna Maria non riusciva a crederci. Ma com’è possibile? Dov’è l’istinto materno? Quel tremore che sentono persino le gatte selvatiche quando stanno per partorire? E invece Caterina aveva già pianificato tutto, compreso l’inserimento in agenda… della nonna. Cioè lei. Sarebbe toccato a Anna Maria badare al neonato mentre la giovane mamma sarebbe corsa a “sistemarsi”.
«Mamma, tanto non lavori. Tienilo tu il piccolo, io vado solo un attimo dalla parrucchiera e dall’estetista. Mica posso fare le foto col bambino in vestaglia!»
Anna Maria aveva quasi avuto un colpo. Ma chi stavi per mettere al mondo, Caterina, un figlio o un accessorio per Instagram?
Caterina era sposata da sei anni, s’erano unita con il marito all’università. Lui era una brava persona, tranquillo, rispettoso. Avevano un lavoro, un mutuo con l’aiuto dei genitori. Avevano aspettato per i figli, prima la carriera, la stabilità. E finalmente, nel pieno dei trent’anni, la gravidanza. Le nonne erano fuori di gioia. Ma poi si era capito che la futura mamma aveva un approccio completamente diverso.
All’inizio Anna Maria pensava fosse solo una fase. Forse aveva paura, si nascondeva dietro battute. Ma aveva capito tutto il giorno in cui aveva visto la figlia passare ore a cercare siti per trovare una tata… per un neonato! Il bambino non era ancora nato e lei già cercava a chi affidarlo.
«Caterina, ma sei seria? Che tata?! Con un neonato devi esserci tu! Per l’allattamento, il legame, la routine! Non è un gattino a cui butti le crocchette e via!»
«Mammà, sei rimasta indietro. In Europa tutti hanno una tata dalla nascita. La mamma non è una schiava. Anch’io ho diritto alla vita, no? Basta uno sling e si va. Oggi i bambini te li porti ovunque, la vita continua!»
Quelle parole le erano entrate come un coltello. Ai suoi tempi si diventava madri a vent’anni, e nessuno pensava che fosse un peso. Era la vita, quella vera. Notti insonni, corse dal lavoro per allattare, risparmi per il latte in polvere. Niente Instagram, niente foto in ospedale con il trucco. C’erano amore, paura, responsabilità. E una felicità vera, non inscenata. Ma ora…
Tutto il corredino lo aveva scelto Anna Maria, trascinando Caterina in negozio per forza. Lei acconsentiva, ma svogliata, solo per togliersela dai piedi. Biancheria lavata, stirata, piegata… tutto fatto dalle nonne. E la figlia sognava la gita di Capodanno.
«Con le amiche stavamo pensando di andare al ristorante il primo gennaio, se tutto va bene. Mica sono in prigione, no?»
A quel punto Anna Maria aveva perso la pazienza. Le aveva detto tutto, senza mezzi termini. Che non ci si comporta così. Che essere madre non è una passeggiata, ma una responsabilità enorme. Che un neonato non è un accessorio. Che non si può pensare agli shooting fotografici prima ancora di affrontare il parto, le notti insonni, le coliche, il latte che non sale. Che una madre è prima di tutto l’anima del bambino, non una macchina per nutrirlo.
Ma a Caterina era entrato da un orecchio e uscito dall’altro.
«Dai, mammà, esageri. Oggi è diverso. L’importante è essere felici, e felici si è se ci si sente belle.»
E così, ogni sera, Anna Maria si chiedeva: dove ha sbagliato? L’ha viziata troppo? Non le ha insegnato l’essenziale? O forse è solo questo il nostro tempo, in cui le donne diventano madri prima… e poi, forse, crescono?
Ma nel fondo del cuore, spera. Che quando Caterina vedrà quel batuffolo in ospedale, quando le stringerà il dito con la manina, quando si sveglierà di notte al suo pianto… allora qualcosa cambierà. E non penserà più ai beauty center, ma a quel minuscolo essere per cui lei sarà tutto il mondo.
Per ora, Anna Maria prega. Per la figlia. Per il nipotino. E perché nel cuore della sua bambina cresciuta sbocci un vero istinto materno—non da fotografia, ma dall’amore.




