Marco, ma sei proprio fuori di testa? Pensi che ti sto invitando a vivere da me solo per un po di soldi? Che pena per te, è tutto, lo dico!
Costantino, seduto nella sua poltrona invalida, osservava fuori dalla finestra impolverata. La stanza dava su un cortile interno dellospedale di Bologna, dove cera un piccolo giardino con chioschi e aiuole, ma quasi nessuno passeggiava.
Era inverno, e i pazienti uscivano raramente per una passeggiata. Costantino era solo nella sua ala. Una settimana prima il suo compagno di stanza, Lorenzo Timosi, era stato dimesso, e da allora Costantino si sentiva davvero solo.
Lorenzo era un tipo socievole, sempre allegro, con un milione di storie da raccontare come se fosse un attore. Lui studiava recitazione allAccademia di Bologna, al terzo anno.
Stare con Lorenzo era impossibile annoiarsi. Inoltre, sua madre passava tutti i giorni a portare dolci appena sfornati, frutta e caramelle, che Lorenzo condivideva generosamente con Costantino.
Con la partenza di Lorenzo la stanza ha perso un po di quel calore domestico, e Costantino si è sentito più solo e inutile che mai.
I suoi pensieri tristi sono stati interrotti dallinfermiera che è entrata. Guardandola, il suo umore è peggiorato: le iniezioni non le faceva più la simpatica giovane Diana, ma la perennemente accigliata e insoddisfatta Ludovica Arcadi.
In due mesi di degenza, Costantino non laveva mai vista sorridere o anche solo fare una smorfia gentile. La sua voce era sempre tagliente, ruvida, sgradevole in sintonia con il suo sguardo.
Allora, che ti stai lamentando? Torna a letto! ha sbottato Ludovica, tenendo pronto lo siringa piena di medicinali.
Costantino ha sospirato, ha girato la sedia e si è avvicinato al letto. Ludovica, agile, lo ha aiutato a sdraiarsi e in un attimo lo ha girato a pancia in giù.
Togli i pantaloni, ha ordinato. Costantino ha obbedito, ma non ha sentito nulla. Le iniezioni le faceva con maestria, e per questo la ringraziava mentalmente ogni volta.
Chissà quanti anni avrà pensava Costantino, osservando la dottoressa che cercava una vena sul suo braccio magro forse è già in pensione. La pensione è piccola, quindi deve lavorare tanto e finire così irritata.
Alla fine, Ludovica è riuscita a infilare lago nella sua vena quasi invisibile, facendolo solo accennare un piccolo grimace.
Fatto, finito. Il dottore è passato oggi? ha chiesto improvvisamente, mentre si preparava a uscire.
No, ancora no ha scosso la testa Costantino forse più tardi
Aspetta un attimo. E non stare vicino alla finestra, ti entra freddo, è secco come il baccalà ha aggiunto, uscendo.
Costantino voleva rispondere con un rimprovero, ma non poteva: dietro la sua bruschezza cera una strana dolcezza, una preoccupazione che non aveva mai conosciuto.
Costantino è un orfano. I genitori sono morti quando aveva quattro anni, in un incendio nella loro casa di campagna. È rimasto lunico sopravvissuto.
Il ricordo è inciso nella bruciatura al cuore e al polso: la madre, con lultimo filo di forza, lo ha lanciato fuori da una finestra rotta, atterrando in un mucchio di neve. È riuscita a farlo un attimo prima che il tetto, in fiamme, crollasse su tutta la famiglia. Così Costantino è finito in un orfanotrofio. Aveva parenti, ma nessuno gli ha mai aperto le porte di casa.
Dal sangue della madre ha ereditato un carattere dolce e sognatore, occhi verdi come smeraldi; dal padre ha preso laltezza, landatura slanciata e la passione per la matematica.
Ricorda a malapena i genitori, solo frammenti come scene di un film: una festa di paese con la mamma, strisciante una bandiera colorata, o seduto sulle spalle del papà sentendo il vento estivo sul viso. Ricorda anche un grosso gatto rosso, chiamato Micio o Barone Oltre a questi ricordi, non gli resta nulla: lalbum di famiglia è andato in fumo nellincendio.
Nessuno lo visita in ospedale non ha nessuno. Quando ha compiuto diciotto anni, lo Stato gli ha assegnato una grande stanza luminosa in un dormitorio al quarto piano.
Vive da solo e gli piace, ma a volte una nostalgia lo assale fino a farlo piangere. Si è abituato alla solitudine e ha persino trovato dei lati positivi.
Il suo passato da orfanotrofio lo tormenta quando vede famiglie nei parchi, nei supermercati o per le strade di Bologna: gli tornano in mente pensieri amari e tristi
Dopo la scuola, voleva entrare alluniversità, ma non aveva i voti necessari, così ha dovuto andare al tecnico. Lì ha trovato una specializzazione che gli piaceva.
Con i compagni di corso le cose non sono andate bene: è silenzioso e introverso, quindi non suscitava interesse. Parlare con loro era difficile, perché preferiva libri e riviste scientifiche a chiacchiere, videogiochi o sbarchi festosi.
Con le ragazze è stato lo stesso: la sua timidezza lo faceva sembrare poco maschile, e cerano sempre altri più decisi e loquaci che conquistavano lattenzione.
A diciotto anni e mezzo sembrava non più di sedici. Era diventato il banchiere bianco del gruppo, ma questo non lo disturbava affatto.
Due mesi fa, correndo sul marciapiede ghiacciato per non arrivare in ritardo alle lezioni, è scivolato in un passaggio sotterraneo e si è rotto entrambe le gambe. Le fratture sono state complesse, la guarigione lenta e dolorosa, ma nelle ultime due settimane è migliorato.
Sperava di essere dimesso presto, ma è tornata la preoccupazione: il suo appartamento a Bologna non ha ascensore né rampe per disabili. Rimanere in sedia a rotelle sembrava un futuro lungo.
Dopo pranzo, è entrato nella stanza il dottor Riccardo Bianchi, traumatologo.
Esaminando le gambe e le radiografie, ha dichiarato:
Allora, Costantino, buona notizia: le fratture stanno finalmente consolidandosi come dovrebbero. Tra qualche settimana sarai in grado di usare le stampelle. Non ha più senso stare qui, ti dimitteremo e potrai continuare in ambulatorio. Tra unora ti arriverà la dimissione. Vuoi che qualcuno ti aspetti?
Costantino ha annuito silenzioso.
Perfetto. Chiamo subito Ludovica, ti aiuterà a raccogliere le cose. Stammi bene, Costantino, e cerca di non tornare più qui.
Farò del mio meglio.
Il dottore ha strizzato locchio e uscito, mentre Costantino iniziava a pensare a come organizzarsi. A quel punto è intervenuta Ludovica.
Che ti fermi lì? Ti stanno dimettendo ha detto, porgendogli lo zaino sotto il letto alzati, Nina Petrini verrà a cambiare la biancheria.
Costantino ha messo nello zaino i suoi averi e ha notato lo sguardo attento dellinfermiera.
Perché hai mentito al dottore? ha chiesto, inclinando leggermente la testa.
Di cosa parli? ha risposto Costantino, con un volto sorpreso.
Non fare il fesso, Costantino. So che nessuno verrà a prenderti. Come farai a tornare a casa?
Arriverò in qualche modo ha borbottato.
Non potrai camminare per almeno un mese. Come farai a vivere?
Lo risolverò, non sono più un bambino.
Allimprovviso Ludovica si è seduta sul letto accanto a lui e ha fissato il suo viso.
Costantino, forse non è affar mio, ma con queste ferite ti servirà aiuto. Non ce la farai da solo. Non ti offendere, dico solo la verità ha detto dolcemente.
Ce la farò da solo.
Non lo farai. Non è il mio primo anno in medicina. Perché ti opponi, piccolino? ha iniziato a irritarsi.
Anche così, perché me lo dice?
Perché finché non ti metterai in ordine, non ti starò più a disposizione. Vivo fuori città, ma la porta è a due gradini. Ho una stanza libera. Appena potrai alzarti, tornerai a casa. Io vivo da sola, il marito è morto da tempo, i figli non li ho mai avuti.
Costantino è rimasto sbalordito. Vivere da lei? Erano estranei, e Costantino non sperava più in nessuno tranne sé stesso.
Perché taci? ha chiesto, arrabbiata.
È un po imbarazzante, e poi ha balbettato Costantino.
Smetti di fare il finto, Costantino. È scomodo stare in sedia a rotelle in una casa senza ascensore né rampe ha ribattuto Ludovica, nel suo solito tono ruvido Allora, vieni da me?
Costantino ha esitato. Da una parte, vivere con una sconosciuta sembrava strano, dallaltra, le sue gambe non erano ancora robuste e Ludovica non era così distante.
A quel punto ha capito che tutti quei piccoli gesti una fetta di pane oggi, chiudi la finestra, fa freddo?, Mangia il formaggio, è ricco di calcio erano il suo modo di prendersi cura di lui. Era lunica persona al mondo che sembrava davvero pronta ad aiutarlo.
Sono daccordo ha detto alla fine solo che non ho soldi la borsa di studio non arriva ancora.
Ludovica, appoggiando le mani sui fianchi, lo ha guardato sorpreso, si è accigliata di nuovo e, con una punta di rabbia, ha ripetuto:
Costantino, ma sei proprio fuori di testa? Pensi che ti sto invitando a vivere qui solo per i soldi? Che pena per te, è tutto.
Io ha iniziato Costantino, ma si è interrotto, scusandosi.
Non mi offendo. Andiamo in infermeria, ti siedi lì un attimo ha comandato linfermiera il mio turno finirà presto e partiremo.
Ludovica viveva in una piccola casa ordinata, con finestre strette. Dentro cerano due camere accoglienti; una di queste è diventata la stanza di Costantino.
I primi giorni era molto timido, usciva poco dalla stanza e cercava di non disturbare la padrona di casa con le sue richieste.
Vedendo ciò, la vecchia infermiera è intervenuta:
Basta timidezza. Se ti serve qualcosa, chiedi, non sei un ospite.
In realtà a Costantino piaceva: i cumuli di neve fuori dalla finestra, il crepitio del fuoco nel camino, lodore del cibo casalingo tutto gli ricordava la sua casa e uninfanzia felice.
I giorni passavano. Lì cerano la sedia a rotelle, poi le stampelle. Era ora di tornare in città.
Dopo una visita al centro ambulatoriale, Costantino, zoppicando un po, camminava accanto a Ludovica, condividendo i piani per i prossimi giorni:
Devo fare gli esami, i crediti. Ho perso così tanto tempo, è un incubo. E non voglio più ripetere lanno tecnico.
Allora, inizia a correre, come se fossi stato scottato ha detto Ludovica cosa ti ha detto il dottore? Ridurre il carico temporaneo sulle gambe!
Nelle settimane successive si sono avvicinati molto. Costantino si è sorpreso a non voler più lasciare quella casa accogliente e quella donna così buona.
Lei è diventata per lui, da orfano, una seconda madre, ma non ha avuto il coraggio di dirglielo né a lei né a sé stesso.
Il giorno dopo, mentre raccoglieva le cose, cercava il caricabatterie del telefono e si è fermato, guardando intorno: alla porta della sua stanza cera Ludovica, in lacrime. Costantino, guidato da un impulso sconosciuto, le è andato incontro e lha abbracciata forte.
Vuoi restare, Costantino? ha sussurrato tra i singhiozzi come farò senza di te
E così è rimasto. Anni dopo, Ludovica ha preso posto al tavolo del suo matrimonio come madre della sposa, e un anno più tardi ha accolto al reparto di maternità la nipotina, chiamata in onore della nonna, Ludovica.
Un abbraccio, amico mio, e ricorda di seguirci per altre storie! Il sorriso di Ludovica, ancora intriso di lacrime, si fece più sereno quando il sole di dicembre si infiltrò tra le persiane, gettando una luce dorata sulla tavola apparecchiata. Costantino, con le mani leggermente tremanti, sollevò il bicchiere di vino rosso e lo posò davanti a lei.
Alla vita che ci ha insegnato a ricominciare disse, la voce calda e carica di emozione e a chi, come te, ha saputo trasformare un gesto di semplice gentilezza in un legame indissolubile.
Ludovica rispose con un leggero cenno, gli occhi che brillavano di una gioia mai provata prima. Il piccolo bimbo che giocava sul tappeto, il fratellino di Costantino, corse tra le gambe dei due adulti, spargendo risate come spighe di grano in un campo di primavera. Il loro nome, Marco, era stato scelto per onorare la memoria di quel compagno di stanza, la cui voce avrebbe sempre riecheggiato dentro di loro.
Mentre la gente si avvicinava per brindare, la porta della casa si aprì leggermente e una leggera brezza portò con sé lodore del pane appena sfornato, ricordando a tutti i presenti gli antichi profumi della cucina di mamma. Costantino sentì un brivido lungo la schiena, come se la mano della madre, seppur perduta, lo avesse accarezzato ancora una volta.
Quella sera, dopo che gli ultimi ospiti se ne andarono e la casa si riempì di un silenzio rassicurante, Costantino si sedette accanto a Ludovica davanti al camino. Le fiamme danzavano, disegnando ombre che sembravano raccontare storie di passati lontani e di future speranze.
Sai, ho sempre creduto che il destino fosse una linea retta confessò, guardando il fuoco ma ora capisco che è più un intreccio di strade, tutte diverse, tutte collegate.
Ludovica lo accarezzò delicatamente sulla spalla, il suo sguardo fissato sulle scintille rosse.
Noi siamo quei nodi, Costi rispose, con un tono che sembrava quasi cantare e ogni volta che ci troviamo in un punto di svolta, è la nostra capacità di aprirci agli altri che decide quale sentiero prenderemo.
Il silenzio si fece più profondo, interrotto solo dal crepitio del legno. Fu allora che il telefono di Costantino vibrò, segnalando un messaggio. Era la dottoressa Bianchi, che lo informava di un nuovo progetto di ricerca sul recupero motorio, una opportunità di cui avevano parlato da mesi.
Senza esitare, Costantino alzò lo sguardo verso Ludovica, il viso illuminato da una luce nuova.
È il momento di restituire tutto quello che ho ricevuto disse, la voce ferma e di aiutare chi, come noi, è alla ricerca di una via duscita dal buio.
Ludovica gli strinse la mano, il gesto pieno di fiducia e orgoglio. Poi, con un sorriso che sembrava quasi una promessa, aggiunse:
Il futuro è quello che costruiamo insieme, e noi ne saremo i custodi.
Il fuoco si spense lentamente, lasciando la stanza avvolta da una dolce penombra. Fuori, la neve cadeva ancora, ma il cuore di Costantino batteva più caldo che mai, sapendo che, per la prima volta nella sua vita, non era più solo. Il suo cammino, intrecciato a quello di Ludovica e di Marco, si apriva davanti a loro come un sentiero di luce, pronto a essere percorso passo dopo passo, mano nella mano.






