“Ma sei stata tu a proporre di prendere mamma con noi. Non ti ho costretto io,” disse Luca ad Alessia.
Alessia, dopo la laurea, trovò lavoro nella stessa azienda dove già lavorava Luca. Lui notò subito quella ragazza timida e carina. Da veterano, le fece fare il giro dell’ufficio, e dopo il lavoro l’aspettava in macchina all’uscita. Così iniziarono a uscire insieme, e dopo sei mesi si sposarono.
Luca aveva appena comprato un appartamento, ma i soldi per la ristrutturazione erano finiti. Aiutarono i genitori di Alessia. I due giovani si buttarono a capofitto nell’arredare il loro primo nido: giravano i negozi, sceglievano la carta da parati, la sera la incollavano da soli.
A volte chiamavano gli amici per una mano. Il lavoro procedeva spedito, tra risate e chiacchiere. Alessia sceglieva i mobili e quei piccoli dettagli che rendono una casa accogliente. Quando finirono, festeggiarono con una grande cena. Ora non restava che vivere felici.
“Che bello, vero? Aspettiamo con i figli. Prima facciamo una bella vacanza, ci riposiamo, poi…” diceva Luca ad Alessia.
Era un giugno caldo e soleggiato, con i pioppi che spargevano lanugine nell’aria. Iniziò la stagione delle ferie. La sera, discutevano su dove andare, sceglievano l’hotel, prenotavano i biglietti. Ma il guaio arrivò da dove meno se l’aspettavano, e i sogni di vacanza svanirono.
Una mattina, mentre Alessia si rifiniva il trucco in cucina e Luca controllava il caffè sul fornello, squillò il telefono.
“Ale, il caffè è pronto,” disse Luca, rispondendo alla chiamata.
Alessia versò la bevanda bollente e avvicinò la tazza alle labbra.
“Che cosa?” urlò Luca nel telefono.
La mano di Alessia tremò, si scottò le labbra e la lingua, e il caffè si rovesciò sul tavolo in una pozza informe.
“Che succede?” chiese Alessia, vedendo la faccia sconvolta del marito.
“Mamma è all’ospedale. Ha chiamato la vicina. Vado io a vedere. Tu riesci ad andare al lavoro da sola? Avverti che arriverò più tardi.”
“Sì, certo,” disse Alessia, fissando la macchia marrone sul tavolo.
“Corri, poi pulisci. L’autobus non aspetta,” disse Luca, e lei obbedì, scomparendo verso il lavoro.
Mentre camminava veloce verso la fermata, passò Luca in macchina, suonando brevemente il clacson. Alessia gli fece un cenno con la mano, leccandosi le labbra bruciate.
“Com’è mamma?” chiese quando, tre ore dopo, Luca arrivò in ufficio.
“Male. È paralizzata. La metà destra non risponde. Non parla. Il medico dice che le probabilità di migliorare sono poche. Da sola non ce la farà.”
“Allora portiamola da noi. Che c’è da pensare? O vuoi andare da lei ogni sera dopo il lavoro? Dovremmo darle da mangiare, cambiarle i pannoloni… Almeno così risparmieremmo tempo.”
Luca annuì. Ad Alessia parve quasi che aspettasse proprio quella proposta.
Tre settimane dopo, portarono Grazia, la madre di Luca, a casa dall’ospedale. Alessia e Luca le cedettero la loro camera da letto.
“Potremmo prenderci le ferie a turno per badarle? Come facciamo a lasciarla sola?” sussurrò Alessia in cucina.
“Ale, sei una donna, è più facile per te occupartene. Domani resta a casa, io parlerò al lavoro per farti fare smart working. Abbiamo speso tutto per la casa. Una badante non ce la possiamo permettere. E poi ci sono le medicine, la fisioterapia…” disse Luca, e Alessia obbedì di nuovo.
Lei si faceva in quattro. Dava da mangiare a Grazia col cucchiaino, cambiava i pannolini. Appena si sedeva al computer, Grazia mugolava e la chiamava. E poi c’era la spesa, da fare, e i pasti da cucinare. Quando Luca tornava dal lavoro, Alessia crollava dal sonno.
La stanchezza cresceva, insieme al rancore verso Luca, che non la aiutava per niente e andava dalla madre solo per un saluto veloce. Cominciava a sbagliare al lavoro, e il capo le rimandava indietro i documenti. Poi telefonò per dirle che Luca aveva chiesto di licenziarla. Avevano assunto un altro al suo posto…
“Ma davvero non riesce a tenere il cucchiaio con la mano buona? Mi aiuti almeno un po’!” sbottava Alessia, esasperata con Grazia.
“Come hai potuto decidere per me?” rimproverava il marito.
“Non ce la facevi più.”
“Tu avresti potuto aiutarmi. Mi sono spezzata la schiena… Non ne posso più.” Si sedette al tavolo, afferrandosi la testa tra le mani. “Sto impE mentre passava davanti a una vetrina, vide il suo riflesso accanto a quello di Daniele, e per la prima volta dopo mesi, si riconobbe in quella donna che sorrideva.





