Ingiustizia
Mamma, ripeté Silvia, perché mi sono arrivati solo trecentotrentamila euro? Non doveva essere quasi un milione Che razza di cifra è questa
Dal bagno si sentiva il rumore del phon di mamma. Lo spense prima di risponderle con tutta calma:
Sì, è giusto così, disse Vera, la mamma di Silvia, che aveva liquidato con una rapidità sospetta il milione di un altro, trecentotrentamila.
Ma a Silvia spettava decisamente di più.
Trecentotrentamila? Mamma, e gli altri seicentottantamila dove sono finiti? Io aspettavo un milione! Praticamente preciso. Sono i soldi di papà, gli stessi che dovevi girarmi dopo aver venduto lappartamento.
Dai, non attaccare con i conti, Silvia, sbuffò la mamma, Sai benissimo che ho fatto tutto onestamente.
Onestamente? In che senso scusa? e il parquet sotto i piedi scricchiolava come a fare coro al suo sdegno, Ti ho dato la delega per vendere quellappartamento che mi aveva lasciato mio padre. Ti avevo chiesto di trasferirmi tutto. E? Dove si sono persi i soldi?
Eh, Silvia aveva capito che era troppo presto per rilassarsi.
Te li ho passati! rispose la mamma, facendo ripartire il phon, Ma da madre. Da brava madre. Ho suddiviso i soldi tra tutti i figli. In parti uguali. La tua terza parte è lì.
Tutto il suo giusto diceva la madre era solo un terzo.
Hai diviso leredità di mio padre in tre? Per me e loro? Silvia pensava ai suoi fratellastri, Mamma, sono solo miei quei soldi! Mio padre! Abbiamo padri diversi, ti sei dimenticata?
Che importa chi è il padre? mentre aggiustava i capelli, la mamma filosofeggiava, I soldi sono di famiglia. E loro sono tuoi fratelli. Io sono tua madre. Avrei dovuto forse assistere mentre tu da sola tiravi le fila di una fortuna simile e gli altri a rodersi dallinvidia? No, no, no! Ho dato pari opportunità. Tutti uguali.
Rimpiangeva il giorno in cui aveva firmato quella delega Avrebbe dovuto darsi una sberla da sola.
Pari opportunità? Il mio milione diviso in tre! Trecentotrentamila euro! E il resto, mamma? Lappartamento valeva anche di più!
Sì, la cifra era un po più alta dopo tutte le tasse e spese, tagliò corto Vera, Ho arrotondato. Il resto lho tenuto io per il disturbo. Avresti fatto tu le corse tra notai e uffici? No! Ho fatto tutto io mentre tu lavoravi.
E hai sofferto tanto, eh?
Smettila con queste battutine! abbaiò la mamma, Tuo padre forse sì, era tuo padre, ma io sono tua madre e decido io. E poi tu sei grande ormai, sei la maggiore, hai meno bisogno degli altri. I ragazzi devono mettere su casa. Tu sei una donna, a te non serve molto.
Ah, certo, Silvia acida, Io una famiglia non la devo fare? O devo mangiare aria perché sono donna e da me non ci si aspetta nulla? Mamma, gira il resto. Subito.
No.
Secca. Come una sentenza.
La mamma sapeva perfettamente che Silvia non avrebbe fatto niente. Citare in giudizio la madre per soldi? Eh, bella roba. Nessuno la capirebbe e anzi, la darebbero pure alla mamma. Insomma, mamma è pur sempre mamma.
Silvia, nel giro di un paio di settimane, si rasserenò. Mise in ordine le sue finanze, e vide su Instagram le foto dei fratellastri: Ivan tutto fiero vicino alla sua Polo nuova di zecca, mentre Domenico postava la storia:
La mia nuova bambina!
Ognuno coi propri giocattoli. Vabbè, Silvia decise di mettere via i suoi trecentotrentamila euro e aspettare. Pazienza: larte più diffusa tra le nonne italiane.
Dopo più di un anno, Silvia aveva lavorato, messo da parte, pianificato. Aveva lasciato perdere, non dimenticato. La mamma si comportava come se nulla fosse: telefonate allegre, chiacchierate di routine.
Ma oggi la chiamata era diversa, con quella voce che mette i brividi.
Silvia si irrigidì.
Che succede, mamma?
Tua nonna esitò Vera, La nonna di Ivan e Domenico stamattina non ce lha fatta.
Silvia si sentì distaccata come in una scena di un film. Quella nonna non era la sua nonna: nella sua vita zero impatto. Una comparsa di famiglia. Però, certo, umanamente dispiaceva.
Mi dispiace, disse Silvia, Davvero.
Cè da fare tutto: funerale, carte, mille giri. Sono da sola, sai I ragazzi mica sanno come si fa. Vieni ad aiutarmi?
Silvia davvero non poteva altro che cattiveria: in ufficio era come la colonna del bilancio.
Mamma, lavoro. Non posso prendere e volare per il funerale di una signora che avrò visto sì e no tre volte in vita mia, spiegò Silvia.
Inviti a casa di quella nonna? Mai vista.
Dai, per favore! implorò la mamma, Ne ho bisogno.
Non verrò, ma aiuto con i soldi. Quanto serve? Dimmi e te li mando.
La mamma, tentennante, capì che i soldi avrebbero fatto comodo.
Non è lo stesso però va bene. Aggiungi ventimila euro?
Ricevuto. E aggiungo anche qualcosina extra così eviti i pensieri. Consideralo un mio modo per onorare la loro nonna.
Grazie, Silvietta. Tu ci sei sempre.
Silvia chiuse la telefonata, provando quello schifoso piacere di chi trova una scusa perfetta: non cè andata, ma ha pagato. Così nessuno poteva puntarle il dito.
Passò mezzo anno. Il funerale era un ricordo lontano. Ivan e Domenico già sgasavano nuovi scooter o forse smanettavano coi cellulari più freschi.
Un martedì placido, Silvia sentì che era giunta lora. Comodamente seduta al bar dellufficio, tra un caffè amaro e pensieri sul prossimo meeting, chiamò la mamma.
Ciao mamma! Tutto bene?
Silvietta! Sì, dai, viviamo. Domenico ha trovato un nuovo lavoro, meglio del precedente. Ivan pure lui, ha conosciuto una ragazza simpatica.
Contentissima per loro, rispose Silvia, Senti mamma, volevo chiederti una cosa
Una cosa? subito guardinga la mamma.
Capisco che ormai sono passati sei mesi dalla morte della nonna. Hanno già fatto tutti le pratiche per leredità, no?
La conversazione fu ancora più pesante di quella sui trecentotrentamila euro.
Silvia, dove vuoi arrivare? Certo che hanno sistemato tutto.
Bene, e la mia parte delleredità?
Ma quale parte? provò a fingersi sorpresa la madre, ma Silvia sentiva già il tono, quello da sto inventando. Nella mamma, le bugie erano uno stile.
Quella della nonna.
Ma non era la tua di nonna.
E che importa? Silvia, decisa a giocare con la logica della madre, Siamo tutti figli tuoi. Per il mio milione, hai detto che si divideva in tre, senza guardare i padri. Quindi, pure ora
Silvia, questa è una situazione completamente diversa! la mamma tentava la difesa.
Ah, davvero? Strano come cambiano le regole: quando si trattava delleredità di mio padre, improvvisamente si diventava tutti fratelli, tutti uguali. Ora che cè la casa della loro nonna, subito diventa una questione di sangue.
Non essere pignola! sbuffò la mamma, Che vuoi, presentarti dai ragazzi dicendo che vuoi pure tu la loro eredità?
Voglio solo applicare la tua logica. Mi hai tolto una fetta dei miei soldi con la scusa che una madre deve essere giusta. Adesso, stessa giustizia anche per me. Perciò, dove sono i miei soldi? Anche tu hai aiutato loro a vendere casa, no?
Sono già stati spesi.
Spesi in che? Macchine? Ristrutturazioni? Guarda che anche io avrei idee. Dovè la mia parte? E ricorda: mi hai spiegato che io dovevo accontentarmi perché sono una donna. Io non la penso così.
La mamma sembrava masticare amaro, alla ricerca disperata della scappatoia. In famiglia era sempre stato così: al compagno della mamma, i ragazzi erano dedicatissimi. A Silvia spettavano le briciole. Quella nonna non laveva mai voluta, mai sentita nipote. E la mamma? Mai difesa.
Silvia, ma tu che persona sei? ormai a secco di argomenti la mamma, Ti servono proprio quei soldi? Tu lavori, sei giovane, sei in salute! I ragazzi invece devono sistemarsi, sono uomini!
Quindi, per te: leredità di papà è di tutti perché siamo fratelli e sorelle; quella della nonna invece solo dei maschi, perché sono uomini e io sono donna e posso arrangiarmi?
Non essere sgarbata, si gonfiò la mamma, Non so dove la trovi tutta questa avidità.
Mamma non avrebbe mai ammesso di avere torto. Silvia era lavara solo perché aveva preteso giustizia.
Non so se lo sai, ma con quella delega tu dovevi versarmi tutta la cifra dellappartamento. E la prescrizione non è ancora scaduta. Non minaccio, però
Silvia!! Mi stai forse minacciando? la mamma, sottovoce, già preoccupata.
No, mamma. Dico solo che posso ancora richiedere ciò che mi spetta. Pensaci su.
Dopo appena un mese Silvia si vide arrivare tutto quanto le spettava, e come bonus si prese pure il blocco sui social dalla sua dolce mamma.





