**Rimpianti Infantili**
Ginevra versò il porridge nelle ciotole e, con la marmellata, creò una faccina buffa nella ciotola del figlio.
“Uomini! Colazione!” chiamò, riempiendo le tazze di tè appena preparato.
Leo si sedette a tavola e fissò la ciotola con aria contrariata.
“Non mi piace il porridge,” borbottò, accigliato.
“Che novità sono queste? L’avena fa bene. Se vuoi andare al pattinaggio, devi prima fare una buona colazione,” disse Tommaso, sedendosi di fronte al figlio e prendendo un cucchiaio.
“Mmm… che buono. Nostra madre è una maga. Credimi, nessuno sa preparare l’avena come lei.”
Leo guardò il padre con sospetto, ma afferrò comunque il cucchiaio. Quando finì, Ginevra ritirò il piatto vuoto e avvicinò la tazza di tè al figlio.
“È successo qualcosa?” chiese al marito. “Ultimamente sei distratto. Problemi al lavoro?”
“Ho finito. Quando andiamo a pattinare?” chiese Leo, allegro.
“Vai a giocare. Io e la mamma dobbiamo parlare.” Tommaso incrociò lo sguardo deluso del figlio. “Fra poco, va’. Vai.”
Per un attimo, Ginevra ebbe l’impressione di leggere i pensieri di Leo: stava decidendo se piangere, temendo che il pattinaggio saltasse, o andare in camera a tormentarsi. Gli sorrise e annuì, rassicurandolo che più tardi ci sarebbero andati.
Leo scivolò giù dalla sedia e uscì dalla cucina con aria offesa.
“Allora, cosa ti tormenta?” Ginevra prese il posto del figlio.
“Non so da dove cominciare. Non capisco neanch’io,” disse Tommaso, ruotando la tazza sul tavolo.
“Hai un’amante? Vuoi lasciarmi?” domandò Ginevra, senza giri di parole.
“Ginevra, ma che dici? Come ti è venuto in mente?” sbottò Tommaso, indignato.
“E cos’altro avrei dovuto pensare? Se al lavoro va tutto bene, cos’altro ti turba così?” Ginevra iniziò a perdere la pazienza. “Ieri ti ho chiesto di buttare la spazzatura. Hai annuito, ma poi te ne sei dimenticato. Sei distratto. Parla, ma non mentire.”
Tommaso la fissò attentamente.
“È venuta mia madre,” disse finalmente, con fatica.
Ginevra vide quanto fosse difficile per lui pronunciare quelle parole.
“In sogno? E cosa ti ha detto dall’aldilà per sconvolgerti così?” scherzò.
“No, non in sogno. Viva.” Tommaso spinse via la tazza bruscamente. Il tè si rovesciò sul tavolo. Ginevra balzò in piedi, prese una spugna e asciugò.
“Ma è morta. O mi hai mentito tutti questi anni?” Gettò la spugna nel lavandino e si riseTommaso sospirò profondamente e disse: “Era viva tutto questo tempo, ma per me era come se non esistesse più, finché non ha bussato alla mia porta e mi ha ricordato quanto sia fragile il filo che ci lega al passato.”




